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Silenzio in Emilia

Di

Editore: Quodlibet

3.9
(81)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Altri

Isbn-10: 8874622821 | Isbn-13: 9788874622825 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Ho detto: Veh, Cagnolati! Ma subito ho pensato: Perdio, cosa ci fa qui? Sarà mica venuto a tirarmi due rivoltellate?"

Dopo che uno è morto continua a vagare in terra più o meno nei luoghi che abitava, senza sapere di essere morto, e con in testa le ossessioni che l’hanno perseguitato da vivo. Questo più o meno il panorama generale e piuttosto insolito del libro di Daniele Benati.
Ma succede che le cose qualsiasi e banali, viste dall’aldilà, diventano visioni come quelle dantesche, e l’ordinario si rivela come la cosa più immaginifica che esista. Come in tutti gli altri suoi libri, quello che colpisce di Benati sono le intensità comiche delle sue frasi, sempre su uno humour violento e paranoico, come quello di certi personaggi nell’Amarcord di Fellini. Questi racconti, ha scritto Gianni Celati, ci portano in una dimensione ormai quasi scomparsa dalla narrativa in auge ai nostri tempi: non c’è più niente di soggettivo, qui è tutto un circolare di voci, una comunanza di sogni, visioni e apparizioni che formano un intelletto collettivo.

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  • 4

    "E' stato una sera cambiando canale alla televisione che mi sono accorto di quanta gente inutile c'è in giro. (...) che parla e scrive solo per farsi pubblicità."

    La mia Emilia, raccontata nei modi ...continua

    "E' stato una sera cambiando canale alla televisione che mi sono accorto di quanta gente inutile c'è in giro. (...) che parla e scrive solo per farsi pubblicità."

    La mia Emilia, raccontata nei modi e nelle parole dei miei luoghi. Un viaggio sognante fra vivi e morti della pianura padana, fra Reggio Emilia e Modena, con i suo vezzi e i suoi personaggi che sembrano spiccare il volo solo dopo la morte. Diversi racconti che si incrociano nell'epilogo finale la cui scrittura in prima persona riflette il protagonista, a volte fastidioso, ma che nell'insieme lascia segni profondi. Mi mancheranno il Cagnolati, il Priglia e gli altri compagni della squadra del Libertecchio.

    ha scritto il 

  • 5

    di un'intera vita poi resta quasi niente. "Signore, se ci siete/ Fate che la mia anima, se ce l’ho/ Vada in Paradiso, se c’è

    Questi undici racconti li ho ascoltati, scaricandoli dal podcast di Paolo Nori, letti da lui, con quelle vocali tirate in lungo come la pasta per i tortellini col ripieno di zucca. ...continua

    Questi undici racconti li ho ascoltati, scaricandoli dal podcast di Paolo Nori, letti da lui, con quelle vocali tirate in lungo come la pasta per i tortellini col ripieno di zucca. http://www.ilpost.it/paolonori/2012/02/14/silenzio-in-emilia-e-le-opere-complete-di-learco-pignagnoli-parte-seconda/ Ed è più bello ancora, secondo me, ascoltarle queste storie inverosimili di gente che è morta. Li ascoltavo in macchina, dal cellulare, che li ho scaricati li cosi potevo ascoltarli anche a letto se volevo, ma li ascoltavo in macchina, ad andare e tornare dal lavoro, che ci impiego mezz'ora e cosi ogni volta un capitoletto, un racconto. Bello! Però cosi, Benati non prende una lira dei diritti ma il libro me lo compro perchè è una di quelle cose che devo avere.

    Microstorie di umani generici che hanno tutte a che fare con una qualche morte e il silenzio che ne segue; qualcuno sa di essere morto ma la maggior parte no, e la morte è una cosa buffa allora, vista cosi, niente di tragico e allora c'è questo clima di straneamento e il banale di quelle vite d'improvviso si sensazionalizza, il qualsiasi si fa debordante e, tante volte, il mondo dei morti pare piu bello. Una Spoon River della piana, una fantasia dantesca che per me, a suo modo indaga il rapporto con la morte e il sacro, il silenzio, la luce e il vuoto, ribaltando le consuetudini prospettiche. Di queste cose nel libro non ne parla mai.

    E poi muoiono cosi, come giganti bonari che quasi neanche s'accorgono, giganti del niente, dentro vite comuni: del tutto c'è poco, poi tornano e combinano qualche casino perchè di un'intera vita resta sempre quasi niente. Le immagini che ti tornano alla mente, che nascono, palpitano e fluiscono e sono le molle di quel gioco impreciso le cui regole mutano ad ogni istante e che viene convenzionalmente chiamato destino, oppure la befffa. Poi, la giostra si ferma.

    L'originalità dei personaggi, i loro tic, portatori di un pensiero stravagante ed originale, in qualche modo dissociato, che permette di mettere in discussione certi concetti preesistenti e che diamo per scontati, assodati. Per spiegarli si incoccia indubbiamente nel comico, una comicità malinconica, surreale di morti che tornano e rivedono dove eran vissuti e con i loro ribollimenti di pensieri che ti fanno ribollire anche i tuoi perchè queste storie ti fanno entrare in uno stato di intesa, almeno a me, per simpatia, anche con quelli piu cancheri. Vedono cose che si legano ad un fantasticare carnevalesco, in una specie di calderone con uno sguardo che parte dal basso, dal semplice e scanzonato, anche se quello che vivono questi morti è cosi tragico e commuovente. La morte è la più grande storia del mondo, ha detto una voltaWim Wenders

    Paolo Nori nel suo Scuola elementare, scrive questo su Cosa sono i romanzi

    "Balzac, che di romanzi ne ha scritti diversi, diceva che un romanzo dev’essere una cosa inaudita, e secondo me aveva ragione, ma se qualcuno mi chiedesse perché aveva ragione, io gli direi che non lo so. Cioè che magari ci son certi momenti che mi sembra di saperlo ma che ci son delle cose che a dirle, non so come dire, non sta bene." (Paolo Nori)

    Poi uno sta qua, si sforza di spiegare, spiegare che cosa? E si mette a fare dei lunghi discorsi e mi chiedo se è per questo che a farlo si sente un piacere, un gusto solo cosi, per ragionare, cercar di spiegare dei fantasticamenti, come si dovesse in ogni cosa attribuire un significato. Sarebbe ora di finirla no? Sono storie che ti allagano i pensieri, ad ascoltarle, e i pensieri ti vanno che non sai neanche dove, e li devi lasciar stare che sennò è come quella storia del millepiedi che se si mettesse a pensare del come si muovono i suoi piedi lui, cascherebbe subito per terra.

    Un'altra cosa che secondo me ha a che fare con questi racconti, con il loro spirito, Paolo Nori la spiega cosi: "Scuola elementare Il mondo mercoledì 23 ottobre 2013 "Ieri son stato a Reggio Emilia a fare una cosa e dopo alla fine ho risposto a tre domande sulla cultura, che una chiedeva cosa cambia, con la cultura, e io ho risposto una cosa abbastanza lunga che finiva dicendo che, per me, quando leggevo un libro che mi piaceva molto, nel momento che lo leggevo avevo l’impressione che il mondo fosse più mondo, e che la cultura, ammesso che serva a qualcosa, forse serviva a quello, a far diventare il mondo più mondo, ho detto, e poi son tornato a Bologna, ho ripreso la mia bicicletta, sono andato a prendere la Battaglia, l’ho caricata sulla bicicletta, e lei, sul seggiolino dietro, si è alzata appena sulle gambe, in modo da riuscire a vedere sopra la mia testa quel tratto di via Saragozza dove comincia la discesa del Meloncello, quei pezzetti lì in bicicletta che senti l’aria in faccia, e intanto diceva «Oh, che bel mondo, che bel mondo». (Paolo Nori) E anch'io, a leggerlo Silenzio in Emilia,mi pareva poi un mondo piu bello. In mezzo al campo, di qua e di la della linea, quel campo di calcio che stava la a guardare quel ragazzino, Lino Socetti che a me, mi sentivo come lui insomma-

    Forse per capire il baricentro di questi racconti, Benati dice che: "E perché non potrebbe essere proprio così l'aldilà, se ci fosse? Un mondo nel quale si ha la costante sensazione di aver perso qualcosa e ci si trova a mal partito. E' un po' il contrario di quando siamo nati, dato che in quel momento il qualcosa lo abbiamo trovato, seppure inconsapevolmente. Nei miei racconti è come se i personaggi si ritrovassero daccapo con la loro vita, ma incapaci di mandarla avanti. Hanno la stessa curiosità e la stessa preoccupazione che avrebbe un neonato se capisse che è nato. In realtà sono morti, ma non hanno la consapevolezza di esserlo esattamente come a un neonato manca quella di essere nato."

    "Signore, se ci siete Fate che la mia anima se ce l'ho Vada in paradiso se c'è." Anche se poi, il ritorno alla vita, nei posti dove stavi pare poi che sia sempre e comunque una gran delusione.

    Orchestra a fiato "L'USIGNOLO" "Mirella", una mazurka https://www.youtube.com/watch?v=f8M3m-ZN2cw

    ha scritto il 

  • 5

    Pag 11: Ci sono molte credenze legate ai morti che però in tempi moderni non valgono più. La gente non ci crede o non ci pensa, ecco il perché. Mi dice un tale dalle mie parti che i morti tornano ...continua

    Pag 11: Ci sono molte credenze legate ai morti che però in tempi moderni non valgono più. La gente non ci crede o non ci pensa, ecco il perché. Mi dice un tale dalle mie parti che i morti tornano spesso dove hanno vissuto, delle volte passandoci in treno, di notte, oppure delle altre compiendo delle azioni tipiche della loro vita. Come quel muratore di Marmirolo che un giorno è tornato al suo paese dopo tanti anni che era morto, ha costruito una casa, poi è tornato via. Naturalmente si può anche non credere a queste storie, tante volte presentano dei particolari che non convincono. Come nel caso del muratore in questione, che la casa da lui costruita non l'ha mai vista nessuno. Inoltre, non tutte le persone scomparse desiderano tornare nei luoghi dove hanno vissuto, e il più delle volte rimangono dove sono, perché è ormai risaputo che il ritorno a questa vita provoca solo una gran delusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Surreali personaggi come possono esserlo realmente solamente quelli che vivono in emilia. (E in romagna. Non me ne vogliano.)

    [Non è che l'ho proprio letto. Me l'ha letto Paolonori mentre mi ...continua

    Surreali personaggi come possono esserlo realmente solamente quelli che vivono in emilia. (E in romagna. Non me ne vogliano.)

    [Non è che l'ho proprio letto. Me l'ha letto Paolonori mentre mi addormentavo. Per quello, gli ho dato un a stelletta in più.] http://www.ilpost.it/paolonori/2012/02/07/silenzio-in-emilia-e-le-opere-complete-di-learco-pignagnoli-parte-prima/

    ha scritto il 

  • 2

    due e mezzo

    Diversi scrittori hanno, nella loro carriera, scritto uno o più racconti su persone morte che non si rendono conto di esserlo, o che tornano a cercare cose o persone della loro vita e così ...continua

    Diversi scrittori hanno, nella loro carriera, scritto uno o più racconti su persone morte che non si rendono conto di esserlo, o che tornano a cercare cose o persone della loro vita e così via. Ricordo un grazioso racconto di Guareschi, letto da ragazzina, sui suoi genitori morti che lo guardavano senza farsi vedere da lui, e un altro racconto, quello su un comico...ma non ricordo l'autore, maledetta distrazione. Comunque sia, il tema non è nuovo, certo. L'ambientazione mi è cara, questa Emilia che un po' conosco. La riuscita della raccolta è discontinua. Forse non era il caso di fare una raccolta, ecco. magari qualche racconto qua e là.

    ha scritto il 

  • 5

    The others umarells

    Un The Others emiliano (pubblicato quattro anni prima del film The Others), ovvero: vertigini metafisiche, umorismo lieve e terragna mortadella in una densissima salsa esiziale con contorno di ...continua

    Un The Others emiliano (pubblicato quattro anni prima del film The Others), ovvero: vertigini metafisiche, umorismo lieve e terragna mortadella in una densissima salsa esiziale con contorno di paesaggio della bassa padana agricola e industriale abitato da umarells (anziani) fuori e dentro la fossa.

    Secondo me è un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    Quasi degli zombi

    Il silenzio è quello della morte. L'idea è bellissima: i morti non lasciano la terra subito, appena morti, ma nostalgici della vita continuano ad abitare i luoghi ai quali sono affezionati. E le ...continua

    Il silenzio è quello della morte. L'idea è bellissima: i morti non lasciano la terra subito, appena morti, ma nostalgici della vita continuano ad abitare i luoghi ai quali sono affezionati. E le persone. Un po' come dei fantasmi, quasi come degli zombi pacifici e non cannibali. Ma sentono e soffrono e gioiscono, come e di più che da vivi. Non sanno di essere morti e vagano, fino a che non si rendono davvero conto di essere morti e basta. L'idea affascinante non è sempre retta da una scrittura avvincente, è come se ci fossero delle pagine che potevano essere evitate. Alcune pagine invece sono bellissime. I migliori episodi: Il giocatore di bocce, Il ritorno di Fausto Cicala, Cagnolati, Il secondo viaggio in America.

    ha scritto il 

  • 4

    Cagnolato ***

    Letto in piu' riprese tra un libro e l'altro. Bello. Alcuni racconti son notevoli, ma nel complesso si gusta meglio "diluito", per evitare un po' la ripetizione del soggetto.Va mo' la'.

    ha scritto il