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Sinfonia Leningrado

Di

Editore: Neri Pozza

3.7
(96)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8854505900 | Isbn-13: 9788854505902 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Brovelli

Genere: Fiction & Literature , History , Musica

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Descrizione del libro
Giugno 1941. L'armata tedesca circonda Leningrado. Il piano di Hitler è bombardare e isolare la città per costringere la popolazione alla resa. Ma Dimitri Shostakovich decide di restare per terminare la sua composizione più grande, la sinfonia simbolo della lotta contro la barbarie nazista.
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  • 2

    Siamo nella Leningrado del 1941, in piena 2° Guerra Mondiale.


    I tre protagonisti della storia fanno tutti parte dell’ambiente artistico della città: un professore del conservatorio, un grande compositore e un direttore d’orchestra.


    Ognuno dei tre ha una storia personale alle spalle: ...continua

    Siamo nella Leningrado del 1941, in piena 2° Guerra Mondiale.

    I tre protagonisti della storia fanno tutti parte dell’ambiente artistico della città: un professore del conservatorio, un grande compositore e un direttore d’orchestra.

    Ognuno dei tre ha una storia personale alle spalle: chi ha una moglie e dei figli ma rifiuta di lasciare la città anche sotto le bombe dei nemici, chi è vedovo e ha una figlia che adora e vuol assolutamente proteggere dalla morte e dalla fame e chi ha una madre da accudire che sembra piuttosto un peso e un ostacolo.

    Tutti e tre vivranno in prima persona la guerra e le sue devastazioni, ma, allo stesso tempo, dovranno portare a termine un compito che viene affidato loro dai gerarchi della milizia per sollevare lo spirito dei russi ormai giunti allo stremo delle forze.

    Sostakovic ha il compito di comporre una Sinfonia che guidi l’esercito negli attacchi al nemico, Karl Elias Eliasberg dovrà dirigere l’orchestra composta da pochissimi elementi e uno più malconcio dell’altro e Nicolaj dovrà suonare in quella stessa orchestra anche se sconvolto dal dolore.

    La prima frase di questo libro è la seguente: “Sono nato senza un cuore”.

    Dopo aver letto questo incipit ho pensato che, molto probabilmente, avrei amato questo libro e questa storia, poiché si tratta, senz’altro, di un inizio che colpisce e desta l’attenzione chi si avvicina a leggere tutta la storia.

    Invece il mio entusiasmo iniziale è andato scemando e anche in modo veloce….

    Detto questo, si tratta di una storia scorrevole che si legge anche abbastanza volentieri, ma non riesce a comunicare granché, se escludiamo l’ultima parte, veritiera e raccapricciante, in cui vengono descritti minuziosamente le conseguenze della guerra, del razionamento, dei bombardamenti, della paura…

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro di maniera, ma non parlate di talento, per carità! Sarah Quigley si applica, ricostruisce con pazienza un'atmosfera, ma alla fine rimane forte una sensazione di distacco. Compitino ben fatto, che merita comunque sufficienza piena.

    ha scritto il 

  • 5

    i rumori della guerra

    E' un libro che parla di musica, ma anche di suoni in senso più ampio e di conseguenza di rumori (avete mai pensato al rumore che si può sentire in guerra?)
    E' la storia commuovente dei musicisti rimasti a Leningrado nei giorni dell'assedio del 1941 da parte dell'esercito tedesco. Si intrec ...continua

    E' un libro che parla di musica, ma anche di suoni in senso più ampio e di conseguenza di rumori (avete mai pensato al rumore che si può sentire in guerra?)
    E' la storia commuovente dei musicisti rimasti a Leningrado nei giorni dell'assedio del 1941 da parte dell'esercito tedesco. Si intrecciano tre filoni: la composizione della sinfonia Leningrado da parte di Shostackovich (e le nevrosi del compositore), uno dei violinisti dell'orchestra che teme di avere perso la figlia e il solitario direttore d'orchestra che per primo dirigerà la sinfonia in piena occupazione.
    Tenete i fazzoletti a portata di mano

    ha scritto il 

  • 4

    La guerra, e in particolare l'assedio di Leningrado, da un originale punto di vista: quello di alcuni musicisti che nonostante tutto, con passione, coraggio e senso del dovere, tengono fede ai valori della musica proprio nel momento in cui le arti, sembrando "inutili", sono chiamate a dimostrare ...continua

    La guerra, e in particolare l'assedio di Leningrado, da un originale punto di vista: quello di alcuni musicisti che nonostante tutto, con passione, coraggio e senso del dovere, tengono fede ai valori della musica proprio nel momento in cui le arti, sembrando "inutili", sono chiamate a dimostrare la loro valenza salvifica, cioè nel momento in cui l'uomo rischia l'abbrutimento. All'autrice va il plauso per l'intuizione, un po' meno per la scrittura (questa storia, in mano ad una penna migliore, ci avrebbe dato un libro superbo), che comunque, tolta una certa lentezza iniziale, rimane nella media e sa farsi abbastanza commovente nel finale.

    ha scritto il 

  • 4

    L'autrice prende lo spunto dall'assedio di Leningrado e dalla scrittura dell'omonima settima sinfonia di Sostakovic per costruire un bel romanzo sulla citta', sulla guerra e sulla musica.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro non mi è piaciuto e vi spiego subito il perché. Nelle prime cento e passa pagine circa non succede assolutamente nulla. Il tutto è raccontato con un tono piatto, sempre con lo stesso stile. Ogni personaggio ha una propria storia, una propria psicologia, ma l’autrice non cambia il lin ...continua

    Questo libro non mi è piaciuto e vi spiego subito il perché. Nelle prime cento e passa pagine circa non succede assolutamente nulla. Il tutto è raccontato con un tono piatto, sempre con lo stesso stile. Ogni personaggio ha una propria storia, una propria psicologia, ma l’autrice non cambia il linguaggio, perciò non si coglie nulla. Una bambina di nove anni che si esprime come una di trenta? Mica lo avevo capito, io, che si trattava di una bambina. E non è la guerra che fa diventare adulti, perché non è questo che traspare dalla situazione. E’ solo una bimbetta precisa, puntigliosa, che comanda il babbo a bacchetta e che ha nove anni. I tedeschi? Manco l’ombra. Forse solo gli echi lontani del loro avvicinamento e anche qui, niente. Non ho sentito l’ansia del loro arrivo, non ho provato dispiacere per i personaggi che subivano le più atroci sofferenze dettate dalla povertà.
    Ennesimo fattore irritante: la descrizione di azioni perfettamente inutili ripetute come se potessero, in qualche modo, descrivere meglio il personaggio. Quello che all’inizio sbatte continuamente la testa contro la lampadina, quell’altro che si morde la lingua fino a farsi sangue (o erano le dita affondate nella carne?). Insomma, un disastro. Lento e noioso.
    Tre stelline. Perché? Si riprende un po’ sul finale e i personaggi, ad un certo punto, hanno cominciato a farmi tenerezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendido

    L'assedio di Leningrado visto dall'interno, da un gruppo di musicisti che cerca disperatamente di sopravvivere e contemporaneamente di continuare a fare la cosa più importante, l'unica di cui importa veramente, suonare - il valore della musica come simbolo di resistenza e di rinascita, e anche il ...continua

    L'assedio di Leningrado visto dall'interno, da un gruppo di musicisti che cerca disperatamente di sopravvivere e contemporaneamente di continuare a fare la cosa più importante, l'unica di cui importa veramente, suonare - il valore della musica come simbolo di resistenza e di rinascita, e anche il suo uso ai fini di potere-l'egoismo dei geni e le gelosie dei geni mancati, il tutto perfettamente immerso nella cultura, nelle fobie, nelle manie russe, che più russe non si può - scritte mirabilmente da una neozelandese. Avvincente come un thriller, ti cattura e ti coinvolge. Se ne capissi qualcosa di più di musica, probabilmente sarebbe ancora meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Noiosetto

    Mi piace la musica, mi piace Shostakovich, mi piace la Russia, mi piacciono le storie ambientate durante seconda guerra mondiale. Nonostante questo, il libro non mi è piaciuto. Non coinvolge, non convince, ti lascia lì, annoiato, a sperare solo che finisca presto.

    ha scritto il 

  • 5

    Per quanto, trattandosi di un romanzo, l'autrice si sia presa delle licenze rispetto alla realtà storica, è una gran bella lettura che mette vogla di andare a sentirsi o risentirsi la settima di Šostakovič. Molto apprezzato il fatto che a differenza di tanti romanzi che oggi riempiono gli scaffal ...continua

    Per quanto, trattandosi di un romanzo, l'autrice si sia presa delle licenze rispetto alla realtà storica, è una gran bella lettura che mette vogla di andare a sentirsi o risentirsi la settima di Šostakovič. Molto apprezzato il fatto che a differenza di tanti romanzi che oggi riempiono gli scaffali delle librerie, in questo la scrittrice dimostri di non essere del tutto ignorante di ciò di cui sta parlando.

    ha scritto il