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Sinsajo

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Publisher: Del Nuevo Extremo

3.9
(10165)

Language:Español | Number of Pages: 424 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Catalan , English , Chi traditional , Chi simplified , Dutch , German , French , Portuguese , Finnish , Swedish , Danish , Czech , Italian , Polish , Russian , Indonesian

Isbn-10: 9876092448 | Isbn-13: 9789876092449 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Others , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Teens

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Book Description
El esperado desenlace de la trilogía "Los Juegos del Hambre".

Katniss Everdeen, la chica en llamas, ha sobrevivido de nuevo a los Juegos, aunque no queda nada de su hogar. Gale ha escapado. Su familia está a salvo. El Capitolio ha capturado a Peeta. El Distrito 13 existe de verdad. Hay rebeldes. Hay nuevos líderes. Están en plena revolución. El plan de rescate para sacar a Katniss de la arena del cruel e inquietante Vasallaje de los Veinticinco no fue casual, como tampoco lo fue que llevara tiempo formando parte de la revolución sin saberlo.El Distrito 13 ha surgido de entre las sombras y quiere acabar con el Capitolio. Al parecer, todos han tenido algo que ver en el meticuloso plan; todos menos Katniss.

"No pude dejar de leer, este libro es adictivo." Stephen King

En esta trilogía nos brinda por partes iguales suspenso, ética, aventura y amor en un contexto situado en un futuro con inquietantes paralelismos con nuestro mundo actual. Ha cosechado un rotundo éxito con los dos primeros volúmenes de Los juegos del hambre y ha alcanzado los puestos más altos en las listas de los libros más vendidos en Estados Unidos y en todo el mundo, recibiendo numerosas críticas positivas, así como multitud de elogios y galardones. La serie ha sido traducida a más de treinta y cinco idiomas y próximamente será llevada al cine.

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  • 2

    Impossibilitata a riproporre un nuovo Hunger Games nel capitolo conclusivo della sua trilogia, la Collins si presenta nuda alla stesura del Canto della Rivolta e mostra tutti i suoi limiti.

    Cominciamo ...continue

    Impossibilitata a riproporre un nuovo Hunger Games nel capitolo conclusivo della sua trilogia, la Collins si presenta nuda alla stesura del Canto della Rivolta e mostra tutti i suoi limiti.

    Cominciamo con una Katniss particolarmente più frignona dei primi due volumi, al livello dell'insopportabilità. Mettiamoci d'accordo, con quell che ha passato nei capitoli precedenti, la nostra ghiandaia dovrebbe essere impazzita oppure divenuta un'assassina spietata e senza anima. Invece no, ogni orrore le finisce addosso come fosse la prima volta, lasciandola a piangere in un angolo e a godersi la sua assidua ingenuità.

    Nel mondo a playmobil di Panem, intanto, la guerra procede in maniera un po' casuale. La Collins cerca di portare avanti una visione che era un po' quella di Hunger Games, ovvero che lo scontro sia d'immagine e comunicazione piuttosto che fisico. E' un tema interessante, ma che va bene agganciato a un conflitto in cui il fattore politico è più determinante di quello strettamente militare (vedere Vietnam). Qui invece abbiamo gente che combatte casa per casa e bombardieri letali. Vien da chiedersi cosa cambierà mai, a mettere in giro i filmatini della nostra vestita da Avengers.

    Intanto, anche la lezione delle distopie letterarie classiche viene disattesa e la dittatura di Panem, invece di concretizzarsi in un sistema grigio, incolore, e asettico, si personalizza in Snow. Visto che il problema è Snow vien da chiedersi se prima di lui la gente dei distretti non si divertisse, tra la dittatura, l'oppressione e i bimbi mandati al macello.

    Infine, un po' come accadeva con la storia d'amore, mandata avanti per due volumi a pungolate di buchi di trama, la nostra cerca di costruire una scena finale drammatica che possa impressionare i lettori per crudeltà e potenza. In verità quello che mette in piedi è talmente artificioso e contorto da non poter apparire reale nemmeno con tutta la sospensione dell'incredulità di questo mondo, per cui non viene da dedicargli il minimo sentimento, se non una sottile irritazione per la cattiveria gratuita.

    In conclusione due stelle perché si sa cosa si va a leggere, la prosa è scorrevole e a tratti la vicenda è divertente. Hunger Games rimane il miglior Young Adult della sua epoca, ma sicuramente più per demerito degli altri che meriti propri.

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  • 4

    Esta es una de las mejores sagas que he leído, me encantó.
    A medida que lees la saga te das cuenta de los pequeños detalles de cada libro que encajan perfectamente cuando acabas Sinsajo (los secretos ...continue

    Esta es una de las mejores sagas que he leído, me encantó.
    A medida que lees la saga te das cuenta de los pequeños detalles de cada libro que encajan perfectamente cuando acabas Sinsajo (los secretos de Finnick, la mención de los colores favoritos de Peeta y Katniss...) y todo cobra sentido.
    También me encanta la metáfora que se usa con la chispa de la revolución siendo Katniss Everdeen la 'chica en llamas'. Es una gran saga con personajes interesantes, un argumento estupendo y una forma de redactar que te engancha y no te suelta hasta que acabas de leer, con interesantes giros en ocasiones y una gran capacidad crítica respectos a temas actuales como los sistemas de gobierno.
    Desde luego, es una de mis sagas favoritas y la releeré sin dudarlo.

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  • 5

    Credo di aver finito questa saga in una settimana. Mi ci sono immersa letteralmente, non mi ha lasciata andare. Avevo proprio bisogno di qualcosa che mi distraesse!! Il terzo, comunque bellissimo, mi ...continue

    Credo di aver finito questa saga in una settimana. Mi ci sono immersa letteralmente, non mi ha lasciata andare. Avevo proprio bisogno di qualcosa che mi distraesse!! Il terzo, comunque bellissimo, mi appare più fiacco degli altri due, e avrei sprecato più parole per molte, moltissime cose. Per Finnick, per il matrimonio, per Snow e molto altro. Capisco che sono eventi che si susseguono in fretta per Katniss però... Beh comunque sono felice del fantastico epilogo, un finale non esente da colpi di scena. Sono rintontita dal troppo leggere ma immensamente felice. Questa saga mi rimarrà decisamente nel cuore

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  • 5

    Grandioso

    Il libro e stato molto avvincente, e scritto molto bene anche se certe volte è dispersivo, a differenza degli altri libri e meno movimentato, ma molto bello anche questo anche se un po drammatico e ve ...continue

    Il libro e stato molto avvincente, e scritto molto bene anche se certe volte è dispersivo, a differenza degli altri libri e meno movimentato, ma molto bello anche questo anche se un po drammatico e verso la fine ma entusiasmante di fa rimanere attaccato al libro fino alla fine finché non sei arrivato alla fine e dici che bello! Anche in questo libro come in altri libri mi sono messa a piangere ma tocca molto!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Ecco come rovinare una saga straordinaria con un finale pessimo

    Sicuramente il peggiore dei tre libri che compongono la saga. Analisi del libro?
    Pregi: davvero pochi! Diciamo che l'unica cosa che salvo da questo libro sono un paio di spunti di riflessione che ci r ...continue

    Sicuramente il peggiore dei tre libri che compongono la saga. Analisi del libro?
    Pregi: davvero pochi! Diciamo che l'unica cosa che salvo da questo libro sono un paio di spunti di riflessione che ci regala in occasione di un attacco dei ribelli nel Distretto 2 ad una base militare situata all'interno di una montagna e in occasione della quale i ribelli devono prendere una decisione molto difficile a livello etico/morale: si dice che in guerra e in amore tutto sia permesso dunque è giusto, in tempo di guerra, concedere al nemico la possibilità di resa o deve essere sterminato in ogni caso? Idem dopo la fine della guerra, quando il regime è finito e c'è da ricostruire il sistema politico/sociale di tutta Panem, come comportarsi con coloro che avevano aderito in pieno e volontariamente al vecchio regime? a quale valore bisogna ispirarsi: alla Giustizia o alla Vendetta? Sono effettivamente dei temi molto interessanti su cui riflettere ma oltre a questo ho trovato davvero poco.
    Difetti: la prima parte nel Distretto 13 è di una lentezza e, per quanto mi riguarda, di una noia mortale con infinite descrizioni del Distretto che per me onestamente dopo 5 pagine potevano essere più che sufficienti. La seconda parte, in cui finalmente Katniss accetta di diventare la Ghiandaia Imitatrice, è ancora estremamente lenta e, sempre a mio avviso, terribilmente noiosa in tutte quelle parti in cui l'autrice torna e ritorna infinite volte sui crolli psicologici di Katniss tanto da arrivare al punto di farmela detestare (insopportabile il quantitativo di volte in cui Katniss sente di essere in debito con qualcuno persino per le cose più stupide... in pratica del personaggio coraggioso e tosto che avevamo conosciuto nei primi due libri non resta che il fantasma). La terza parte, che è quella più ricca di twist e azione (fin troppo a mio avviso), è stata scritta veramente male con un'accelerazione che abbatte il muro del suono e fa arrivare all'epilogo in appena 10 pagine. Questa parte parla della presa di Capitol City che viene descritta in 3, dico 3 pagine (e non sto scherzando), e di tutto quello che accade dopo la caduta del regime... in totale una decina di pagine. Ecco, il finale viene affidato a 10 paginette striminzite con personaggi importanti come Finnick (per il quale sono ancora under shock) o Prim. la sorellina di Katniss, che trovano un destino che lascia semplicemente basiti per l'assurdità, senza parlare di alcune trovate che sono veramente campate in aria e molto ma molto posticce. Personalmente il finale mi ha lasciato davvero ma davvero con il nervoso e l'amaro in bocca... un enorme senso di delusione.
    La recensione completa potete trovarla sulla mia pagina di Facebook di cui vi lascio il link https://www.facebook.com/pages/Il-Giardino-Segreto-di-Titti/391181627744321?sk=timeline

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  • 5

    La fine dei Giochi

    Il secondo libro della serie, “Hunger Games – La ragazza di fuoco” ci aveva lasciato con Katniss Everdeen recuperata dall’Arena e portata in salvo da un Hovercraft fino al distretto 13, distretto che ...continue

    Il secondo libro della serie, “Hunger Games – La ragazza di fuoco” ci aveva lasciato con Katniss Everdeen recuperata dall’Arena e portata in salvo da un Hovercraft fino al distretto 13, distretto che prima d’allora si riteneva abbandonato e distrutto. Ma il 13 esiste ancora, con la sua gente e con i pochi superstiti del distretto 12 (bombardato a seguito dell’azione rivoluzionaria di Katniss durante l’Edizione della Memoria), oltre ad alcuni dei Tributi partecipanti agli ultimi Giochi.
    Nel distretto 13 gli individui vestono di grigio e hanno un programma prestabilito a cui attenersi ogni giorno; non è molto diverso dalla dittatura che il Presidente Snow attua sull’intera Panem, ma qui il regime è a capo di una donna di nome Alma Coin. Katniss fatica ad ambientarsi in questa rigida società ed è tormentata dalle conseguenze delle sue azioni, nonché dalla perdita di Peeta; pur avendo la sorella Prim e il migliore amico Gale al suo fianco, l’unica cosa che comincia a muovere la ragazza è un sentimento di vendetta nei confronti del Presidente Snow, per cui, quando apprende che la Coin sta organizzando un esercito di ribelli per piegare i distretti fino ad arrivare a Capitol City, la ragazza, seppur inizialmente riluttante, accetta di riprendere le vesti di Ghiandaia Imitatrice come simbolo della rivolta.

    La prima parte del romanzo procede un po’ a rilento, ma del resto rispecchia il ritmo di quando si trattano temi come la politica, la tattica (i filmati pass-pro che sono registrati dai ribelli per fare incursioni durante le trasmissioni di Capitol City) e lo stato d’animo di una Katniss che sembra voler lasciarsi andare alla sconfitta e smettere di combattere.
    Rivedere Peeta davanti alle telecamere della trasmissione di Ceasar Flickerman, vivo, ma prigioniero, non è un sollievo: Katniss comprende subito che egli è lo strumento attraverso il quale Snow esercita una pressione psicologica nei suoi confronti; per ogni sua mossa, il presidente si rifarà su Peeta. Quello che Katniss non sa è che Snow ha già fatto qualcosa ti terribile a Peeta… con questa rivelazione si apre la seconda parte del libro, e da qui in poi il romanzo si fa ricco d’azione, avvincente come i precedenti. Ogni capitolo si conclude con un colpo di scena che non fa che accrescere la voglia di continuare a leggere, spingendo il lettore a divorare la storia pagina dopo pagina.
    Quello che mi ha piacevolmente sorpreso di (tutti gli) “Hunger Games” è che non è affatto scontato: fino all'ultima pagina non si sa chi sopravvivrà e chi no, e, in questo caso, chi metterà fine alla dittatura del presidente Snow.
    Personalmente, adoro quest’imprevedibilità, persino il fatto che l’autrice giochi sul farci credere una cosa per poi rivelarcene un’altra.
    Tutto questo accade, ovviamente, anche sul fronte sentimentale: il legame tra Katniss e Peeta si stravolge, e nemmeno il legame che Katniss ha col suo migliore amico Gale è così semplice. Perché la guerra, e l’istinto di sopravvivenza (i veri temi principali di questa saga) tirano fuori un lato di noi che persino noi stessi non conosciamo. Piccola parentesi, io che non amo i “triangoli” perché solitamente scontati, promuovo a pieni voti quello in “Hunger Games” perché ben costruito, specialmente nel formato libro (piuttosto che al cinema) dove si “sente” la voce di Katniss in prima persona che esterna tutti i suoi sentimenti e dubbi.
    Un altro grande tema della saga è la fame (“Hunger”) ma in questo volume le condizioni di miseria non sono trattate come nei precedenti (comunque, il messaggio era già arrivato forte nel primo libro), ciò nonostante, basta una citazione per farlo tornare alla ribalta, una citazione in latino che si scopre essere il motto di Capitol City: “Panem et circenses”. Pane e giochi. Un momento: Panem non è il nome della terra in cui è ambientato “Hunger Games”? Il vero messaggio dell’autrice si fa, se possibile, ancora più esplicito.

    Quello che succede sul finale è inaspettato, da non crederci, e spinge a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni (fino a che punto sono giustificate?), sul senso della guerra, sulle vittime che porta con sé e su quell’idea di Pace così effimera. Personalmente, la fase finale di questa guerra mi ha scioccato. Ma in fondo è così che nasce “Hunger Games” (ed è nell’essenza dei Giochi): non guardare in faccia a nessuno pur di sopravvivere, perché in guerra vince il più forte, mentre il debole è destinato a soccombere.
    Dopo tre volumi di crudeltà e bassezza umane, l’epilogo felice può sembrare quasi una stonatura, ma definirlo “felice” non è appropriato: è un “happy ending” che tiene in considerazione tutto l’accaduto, che ci ricorda che le ferite non sono solo fisiche, ma anche morali, e i protagonisti ne sono ancora emotivamente scossi, ed è una sofferenza palpabile, viva. Ma con questa consapevolezza, si va avanti. La vita continua oltre questo terzo volume.
    Per me che ho chiuso il libro, viene voglia di ricominciare la saga daccapo, ma ripensandoci, è talmente forte quello che mi ha lasciato che posso scegliere di andare avanti, alla scoperta di nuove, interessanti e appassionanti avventure come questa.
    E che come questa, magari, rientrerà tra le mie preferite.

    Questa e altre recensioni su http://valentinabellettini.blogspot.it

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Conforme

    Sinceramente al culminar la trilogía con la lectura de esta entrega me siento conforme. Esa es la palabra. Un cierre justo, muy entretenido y con mucha acción. El segundo libro, al cual fustigué, fue ...continue

    Sinceramente al culminar la trilogía con la lectura de esta entrega me siento conforme. Esa es la palabra. Un cierre justo, muy entretenido y con mucha acción. El segundo libro, al cual fustigué, fue necesario para introducir personajes claves en esta bien lograda revolución. Revolución que finalmente existió y que la protagonista de la serie fue un personaje clave pero no tan determinante, aportando realidad a un levantamiento en armas. Además, como conocemos, en las guerras mueren personas y aquí mueren muchos personajes protagónicos, evento que duele porque llegas a encariñarte con los mismos pero aporta realidad, mucha realidad. No me arrepiento de haber leído la saga, pensamiento que se me cruzo durante el segundo libro pero definitivamente removí de mis ideas al disfrutar y culminar este tercero.

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  • 4

    Finale di saga in un contenuto calando. La Collins dimostra come sempre un gran talento per l'azione, peccato che più ci si inoltra nella saga più la parte d'azione diminuisce. Qui si deve attendere p ...continue

    Finale di saga in un contenuto calando. La Collins dimostra come sempre un gran talento per l'azione, peccato che più ci si inoltra nella saga più la parte d'azione diminuisce. Qui si deve attendere pagina trecento perchè Katniss entri sul serio in gioco. Prima le pagine trascorrono tra un pass-pro e uno sbrocco e, anche se c'è molta altra carne al fuoco a tenere vivo l'interesse, a un certo punto il romanzo comincia ad avere un po' il fiato corto. Detto questo le quattro stelle sono comunque meritate, specialmente perché nascoste sotto la superficie serpeggiano tematiche diverse, trattate magari con semplicità ma tenendosi sempre un passo fuori dal banale e tenendo un occhio sulla credibilità complessiva. Inoltre il finale secondo me si prende lo spazio giusto per chiudere le vicende di personaggi che hanno la loro complessità e l'ho trovato pienamente soddisfacente.
    Infine diversamente dal secondo, deo gratias, ci sono anche pochissimi casti bacetti.

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  • 4

    La fine degli Hunger Games

    Stavolta in questo libro, l'ultimo della trilogia, non troviamo un altra edizione degli Hunger Games, ma è come se, durante la lotta contro Capitol City e il presidente Snow, non fossero mai finiti. K ...continue

    Stavolta in questo libro, l'ultimo della trilogia, non troviamo un altra edizione degli Hunger Games, ma è come se, durante la lotta contro Capitol City e il presidente Snow, non fossero mai finiti. Katniss, Gale e Peeta devono trovare nuovi alleati per sopravvivere e liberare Panem. Leggetelo... succede davvero di tutto!!!

    "Se noi bruciamo, voi bruciate con noi!"

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    RECENSIONE COMPLESSIVA DI TUTTA LA SAGA

    RECENSIONE COMPLESSIVA DI TUTTA LA SAGA

    Finalmente sono riuscita a terminare questa serie, che mi sono portata dietro per più di un anno nonostante il mio desiderio di finirla in fretta. Purtroppo p ...continue

    RECENSIONE COMPLESSIVA DI TUTTA LA SAGA

    Finalmente sono riuscita a terminare questa serie, che mi sono portata dietro per più di un anno nonostante il mio desiderio di finirla in fretta. Purtroppo penso che il non aver letto tutti e tre i libri della saga uno di seguito all’altro e di aver fatto passare così tanto tempo tra ognuno, abbia influito moltissimo sul mio modo di vedere complessivamente la serie.
    Diciamo che Hunger Games non è stata proprio una sorpresa. Io amo scoprire a poco a poco il romanzo al punto che a volte evito di leggere anche la trama. Essendo un caso editoriale che ha venduto milioni di copie, con film in uscita e migliaia di fan in tutto il mondo, mantenere segreto anche il più piccolo dettaglio è difficile e purtroppo io ho beccato tutti gli spoiler possibili e inimmaginabili e di conseguenza l’effetto sorpresa è stato tolto alla lettura, togliendo punti al godimento di quest’ultima. Inoltre ci sono stati altri piccoli ostacoli che mi hanno impedito di impazzire per Hunger Games e di amarlo come molti hanno fatto.
    Andando con ordine, la prima cosa “no” è lo stile dell’autrice. Ero già stata avvertita, ma comunque sono rimasta abbastanza stupita dalla piattezza con la quale il tutto è stato narrato e dalla scrittura elementare e mediocre. Hunger Games è sicuramente un libro adrenalinico che si legge tutto d’un fiato, ma questa fluidità è dettata dal susseguirsi degli eventi e lo stile pessimo ha solo contribuito a rallentare la narrazione, in alcune parti addirittura ad ostacolarla. Io capisco la fascia d’età alla quale è destinata la serie, ma per questo tipo di storia, questo stile non è assolutamente adatto (e in generale non lo è mai).
    Ho apprezzato invece i personaggi, a partire dalla protagonista Katniss. Nella recensione complessiva della saga di Divergent, parlai di Tris facendo dei paragoni con Katniss sottolineandone alcune caratteristiche che differenziavano le due protagoniste. A grandi linee ripeterò ciò che scrissi in quella recensione, ma mi soffermerò molto di più su Katniss. Spesso e volentieri ho letto di quanto questo personaggio fosse odioso al pubblico a causa del suo egoismo, della sua antipatia e del suo essere scorbutico. Io invece ho trovato adattissimo questo carattere, non sarei riuscita ad immaginare una ragazza sofferente, che caccia per evitare di morire di fame e circondata da un ambiente povero, violento e meschino in maniera diversa. Katniss è semplicemente il riflesso della condizione sociale in cui si trova, modellata dal dolore dovuto alla morte di suo padre, alla crescita repentina e dalla mancanza di una figura materna che la sostenesse. Io penso che il non dare un nome alla madre di Katniss non sia stata una dimenticanza dell’autrice, ma bensì un modo per farci capire quanto fosse lontana e distaccata la mamma nei confronti della figlia, quanto poco avesse influito nella sua vita e nella maturazione della ragazza.
    Tutti gli altri personaggi, Prim, Gale, Peeta, Johanna, Finnick, Plutarch, la Coin, Snow eccetera sono ben fatti e mi sono piaciuti anche i ruoli che hanno avuto nel romanzo.
    Un altro punto dolente, che poi è solo l’inizio di un discorso più ampio (e anche della “cosa” fondamentale del romanzo) è la fascia d’età a cui è destinato questo libro. Da quanto ho compreso leggendo, la Collins ci fa partire da un regime totalitario, una dittatura, per poi portarci ad una ribellione apparentemente liberale, facendoci capire che comunque, con qualsiasi comando, il Paese si orienterà sempre verso quello che sarà un governo di pochi o più radicalmente di uno solo. In pratica, in entrambi le parti l’unico scopo è il potere e non la sopravvivenza dell’umanità e il benessere dei cittadini. Cominciamo con un governo che uccide al primo errore, che dimostra la sua forza attraverso gli Hunger Games, che manipola la mente delle persone convincendoli che tutto ciò che fanno è per semplice divertimento, educa la società allo spreco, ai piaceri del denaro e alla noncuranza. Come base per una distopia è solida e ben organizzata, al contrario di quella di Divergent che era letteralmente un castello di carte. In ogni caso, quando Katniss prende parte alla ribellione pensando di poter migliorare le condizioni del suo Paese, si rende conto che in realtà Snow e la Coin sono uguali, e uguale è il governo che intendono mettere in atto. I ribelli inducono la protagonista a truccarsi, vestirsi in un certo modo e recitare una parte per diffondere il credo della ribellione. Katniss viene utilizzata quasi come un oggetto, un qualcosa che piace alla gente e che quindi sarà utile finché servirà, per poi essere buttata via una volta terminato il suo compito.
    Tutte queste sfumature, la dedizione politica e il messaggio di fondo su cui si basa l’intera saga, sono totalmente eclissati da un triangolo sicuramente posto per rendere più interessante la storia sotto il punto di vista dell’intrattenimento. Come si può pensare a divertire un lettore e distrarlo dal tema principale quando si sta parlando di un argomento così importante? Mi sono a lungo interrogata sullo scopo dell’autrice, sul motivo per il quale avesse deciso di dedicare ai ragazzi un romanzo così impegnativo per poi banalizzarlo lei stessa limitandone la comprensione. Poiché ribadisco che tra un libro e l’altro è trascorso moltissimo tempo, aggiungo che ho avuto la possibilità di leggere molti altri romanzi nel frattempo, in particolare classici o comunque libri di un certo spessore. Dopo aver terminato Il canto della rivolta e con l’aiuto degli altri libri letti nel tramite, sono giunta a questa conclusione: probabilmente la Collins era ambiziosa, ma dato che si era resa evidentemente conto di non avere il talento e le competenze necessarie (ed evitate di dire che ha un master in scrittura creativa, che gli effetti di queste lauree date a Veronica Roth e Lauren Kate si notano) da portare Hunger Games a livelli più alti e si è accontentata di indirizzarlo agli adolescenti, utilizzando uno stile scarno e con l’elemento amoroso che sempre piace.
    Purtroppo, la scelta della Collins e l’enorme successo avuto hanno dato il via ad una serie di decadenza del genere distopico, divenuto ormai lo sfondo per raccontare una banale storiella adolescenziale.
    Alla fine, posso dire che Hunger Games aveva le potenzialità per essere, ma è stato a metà. Comunque un romanzo godibile che, preso per il verso giusto, può anche insegnare qualcosa.

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