Sipario, l'ultima avventura di Poirot

Di

Editore: Mondadori (Oscar Gialli, 199)

4.0
(999)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Francese , Sloveno , Galego , Portoghese , Olandese , Polacco

Isbn-10: A000079793 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Diana Fonticoli

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 3

    L'ultima Agatha - 01 ago 16

    Siamo ormai quasi alla fine, come dice il titolo stesso di questo penultimo libro. La nostra maestra, con la quale abbiamo percorso tanta strada, è arrivata alla veneranda età di 85 anni. Anche Poirot ...continua

    Siamo ormai quasi alla fine, come dice il titolo stesso di questo penultimo libro. La nostra maestra, con la quale abbiamo percorso tanta strada, è arrivata alla veneranda età di 85 anni. Anche Poirot è invecchiato, e nelle ultime fatiche lo abbiamo visto sempre più incurvato e malato. Ma per celebrarne la degna fine, la nostra amata scrittrice tira fuori dal cassetto un colpo da maestra. L’ultima avventura di Poirot l’aveva scritta nel 1940, e poi l’aveva chiusa in una cassetta di sicurezza in una banca, con l’idea di pubblicarla solo dopo la sua morte (così come si dice abbia fatto Camilleri con il suo Montalbano). Sentendo il peso degli anni ormai poco sostenibile, Agatha si fa convincere, invece a tirar fuori lo scritto e a pubblicarlo. Si sente tutto ciò. Prima di tutto, per la verve che sottende un pur malinconico romanzo, rispetto alle cupe atmosfere degli ultimi scritti (cupe dentro, oserei dire). Inoltre, ha un discreto intreccio, una sovente citazione di altri casi, una ripresa del primo caso di Poirot, ed uno stravolgimento di quello che ritengo il suo più riuscito romanzo. Anche se Poirot, ed è la stessa Christie che lo confessa nelle sue memorie, non è mai stato vicino alle sue corde, lei che invece ha sempre amato Miss Marple (come sapete, invece, il mio giudizio è opposto). Purtroppo la scrittura del 1940 lascia qualche sprazzo a incongruenze, poiché la nostra decise la pubblicazione “as is”, senza volerne rivedere e ritoccare i punti dolenti. Al fine di chiudere il cerchio, la prima mossa della scrittrice è collocare l’ultimo caso dell’ispettore belga nello stesso luogo che ne aveva visto la nascita. Il primo caso di Poirot, con il fido capitano Hastings a fargli da mentore, si era infatti svolto proprio a Styles Court. Era il 1916, Hastings aveva trenta anni, non era sposato, ed aveva conosciuto nei primi mesi di guerra l’allora ispettore Poirot. Ora, la pubblicazione avviene sessanta anni dopo, così che Hastings dovrebbe avere novanta anni, ed invece si aggira su di una rotonda sessantina. Inoltre, si è sposato a metà degli anni venti, ha avuto quattro figli, la cui ultima, Judith, è presente in questo romanzo, dove si dice abbia da poco superato i ventuno anni. Anche l’accenno alla pena di morte è anacronistico, visto che fu abolita in Inghilterra nel 1965. Comunque, Styles Court è cambiata, è diventata una locanda, ed è lì che Poirot, invalido, convoca il vedovo Hastings. Perché è lì che, secondo Poirot, ci sarà un omicidio e lui vuole impedirlo. Così come cercò di fare nel celebre “Assassinio sul Nilo” scritto negli anni Trenta. Lì nella locanda, gestita dalla male assortita coppia Littrell, convergono il medico epidemiologo Franklin, che tratta sostanze tossiche, con moglie malata immaginaria alla Molière e tanto rompiscatole, con al seguito l’infermiera Craven per la moglie e Judith Hastings come assistente nelle ricerche, il barone Boyd Carrington, in gioventù spasimante di Barbara Franklin, la signorina Cole dall’oscuro passato, l’ornitologo Norton, pieno di tic e complessi, l’arrivista Allerton. E Poirot racconta ad Hastings di una serie di delitti che, pur accreditati a dei colpevoli, secondo l’ineffabile belga hanno qualcosa di strano, nascondono qualcosa. Da lì, Poirot si eclissa nelle sue stanze da malato, e noi siamo costretti a seguire le inutili peregrinazioni mentali e fisiche del pur buono Hastings. S’intrecciano storie, Allerton sembra circuire Judith, i coniugi Littrell litigano, Carrington sembra riprendere vigore verso Barbara. Tutto precipita con la morte per mezzo delle tossine del dottore proprio di Barbara. Chi è stato? Il marito? Judith che si è innamorata dello stesso? L’infermiera? La testimonianza di Poirot fa invece pendere la bilancia verso il suicidio, confessando a Hastings di averlo fatto di proposito per mettere in difficoltà il vero colpevole. Che muore, e subito dopo anche Poirot perisce in seguito ad un ennesimo attacco di cuore. Il mistero si risolverà solo mesi dopo, quando Hastings riceverà una lettera postuma di Poirot che gli confessa di essere stato lui ad uccidere il colpevole, che altrimenti avrebbe continuato il suo percorso malefico. Per poi rifiutarsi di prendere la trinitrina all’inevitabile crisi cardiaca seguente. Magistrale colpo di teatro, che rimette in discussione tutte le tiritere pluriennali sulla giustizia imbastiteci da Agatha in tutti i suoi scritti. Ponendo la domanda sul labile confine che separa la giustizia dall’assassinio. Non è un caso che accosto (pur con minor successo) questo al celeberrimo ed insuperabile “Assassinio di Roger Ackroyd”. Nella sua maestria ed erudizione, la nostra grande maestra aveva nascosto un bell’indizio a metà racconto. Stanno tutti nel salone, e Hastings sta risolvendo il mitico cruciverba del Times. Prima l’erudizione, con Judith che scopre una citazione di Joyce (“La storia è un incubo da cui tento di svegliarmi”), poi trovandone una da Shakespeare (“Oh guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”) che fornisce la soluzione di quattro lettere: Iago. Perché qui, come in Otello, il colpevole fa morire tre persone (Claudio, Desdemona ed Otello) senza ucciderle direttamente. Magistrale. Con un’ultima chicca da segnalare, dopo l’uscita del libro, il 6 agosto 1975, il New York Times esce in prima pagina con un necrologio per la morte del grande investigatore Hercule Poirot.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ultimo atto di Agatha Christie con il grande ed infallibile Hercule Poirot. Il "sipario" è un grandissimo romanzo, scritto benissimo, ricco di suspence e colpi di scena con un finale inaspettato. Mi s ...continua

    Ultimo atto di Agatha Christie con il grande ed infallibile Hercule Poirot. Il "sipario" è un grandissimo romanzo, scritto benissimo, ricco di suspence e colpi di scena con un finale inaspettato. Mi sono commosso e ho trovato il libro il migliore di quelli che hanno per protagonista l'investigatore belga più celebre al mondo.
    La Christie è riuscita a concludere nel mondo migliore, senza eccedere mai, col suo solito stile british impeccabile. Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 3

    sinceramente non mi è piaciuto tanto, l'ho trovato troppo cervellotico... rispetto ovviamente gli standard di lady Chirstie. E' comunque scritto molto bene e i personaggi sono ben sviluppati, ma in qu ...continua

    sinceramente non mi è piaciuto tanto, l'ho trovato troppo cervellotico... rispetto ovviamente gli standard di lady Chirstie. E' comunque scritto molto bene e i personaggi sono ben sviluppati, ma in questo era una grande maestra

    ha scritto il 

  • 0

    Per l'ultima avventura di Poirot la Christie ci regala un uscita di scena trionfale. Finisce dove tutto ebbe inizio,a Styles Court, ma purtroppo gli anni si fanno sentire anche per Poirot. Il suo fisi ...continua

    Per l'ultima avventura di Poirot la Christie ci regala un uscita di scena trionfale. Finisce dove tutto ebbe inizio,a Styles Court, ma purtroppo gli anni si fanno sentire anche per Poirot. Il suo fisico è molto debilitato, ma la sua mente è sempre la stessa. Per avere maggior aiuto richiama a sè il fedele Hasting, che come sempre,non riuscirà a venirne a capo senza i preziosi consigli di Poirot. Stavolta in ballo c'è la sfida di riuscire ad acciuffare un assassino sfuggente, abile e molto sagace, che ha già colpito 5 volte, ma senza apparente movente. Il caso più intricato per Poirot, che sarà anche l'ultimo, e lo consacrerà definitivamente nell'Olimpo dei grandi.

    ha scritto il 

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