Slaughterhouse-Five

Or the Childrens Crusade a Duty Dance With Death (G K Hall Large Print Perennial Bestseller Collection)

By

Publisher: Rosettabooks LLC

4.1
(7624)

Language: English | Number of Pages: 276 | Format: Unbound | In other languages: (other languages) Chi traditional , Portuguese , Spanish , French , German , Italian , Finnish , Swedish , Polish , Catalan , Greek , Czech , Romanian

Isbn-10: 0795302622 | Isbn-13: 9780795302626 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Audio CD , Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 2

    E' un libro particolare, personalmente non mi è piaciuto l'accostamento del genere fantascienza a quello storico, mentre invece ho trovato interessante la messa in risalto della guerra in chiave grott ...continue

    E' un libro particolare, personalmente non mi è piaciuto l'accostamento del genere fantascienza a quello storico, mentre invece ho trovato interessante la messa in risalto della guerra in chiave grottesca, mostrare degli eventi tragici in modo ridicolo per mettere in evidenza come sia bizzarra, ridicola e inutile la sofferenza e la crudeltà della guerra.
    Leggendo il libro, da una parte capivo il filone antimilitaristico dell'autore ma contestualmente mi rattristava vedere come l'autore ridicolizzava i soldati (personaggi del libro) in guerra...credo che poteva discutere il tema dell'antimilitarismo in modo più esplicito e senza raccontare la guerra e i soldati in chiave ironica o ancor peggio ridicolizzandoli.....sinceramente non mi è piaciuto

    said on 

  • 3

    "Non-sense" in quattro dimensioni

    Opera molto particolare, testo cult del pacifismo, “Mattatoio n.5” ruota in modo tutto suo intorno ad uno degli eventi bellici più luttuosi della Seconda Guerra Mondiale: il bombardamento e la comple ...continue

    Opera molto particolare, testo cult del pacifismo, “Mattatoio n.5” ruota in modo tutto suo intorno ad uno degli eventi bellici più luttuosi della Seconda Guerra Mondiale: il bombardamento e la completa distruzione della città di Dresda. Scrive Vonnegut che in quella notte di febbraio del ’45 morirono a Dresda oltre 130.000 persone e che ad Hiroshima l’esplosione della bomba atomica causò circa 72.000 vittime. Non so se tali stime siano corrette o meno, altre fonti citano altri e ben diversi numeri, quel che è certo è che fu qualcosa di terribile.

    La storia si sviluppa secondo modalità originalissime: Billy, il protagonista, sopravvissuto a quel bombardamento, è capace di viaggiare nel tempo. La narrazione abbraccia l’intero arco della sua vita: soldato semplice durante la seconda guerra mondiale, poi padre di famiglia ed affermato uomo di affari nel campo dei prodotti ottici, infine messo in bella mostra quale esemplare della razza umana nello zoo di un pianeta alieno, dopo esser stato vittima di rapimento da parte degli extraterrestri provenienti da Trafalmadore. E’ questo un singolare mondo i cui abitanti, a differenza di noi terrestri tridimensionali, sono dotati di fisica percezione sensoriale in quattro dimensioni, dunque non solo dello spazio ( x,y, z) ma anche del tempo.

    Spiazza un poco, ad inizio di lettura, il frastagliato va e vieni tra i decenni, i frequentissimi passaggi temporali da un’epoca all’altra, dando la sensazione di saltare un po’ di palo in frasca insomma. Fin quando, a circa un terzo del libro non se ne coglie il senso: a dire il tentativo di rappresentare da un lato le modalità percettive dei trafalmadoriani che vedono in un sol colpo “tutto il tempo”, dall’altro le conseguenze di straniamento psicologico di chi ha attraversato gli orrori della guerra in una sorta di cronoalterazione che rende difficile se non impossibile focalizzare un senso, una qualche consecutio significativa del vivere.

    Il registro è spesso grottesco e centra forse quello che era l’obiettivo principale: usare il non-sense a piene mani per rendere su pagina il non senso della guerra, del massacro, della sofferenza gratuita.

    Il testo a parer mio è penalizzato dallo stile, dalla fragile costruzione dell’architettura narrativa, dalla mancanza di nerbo della prosa. Questione di gusti: certamente non è nelle mie corde, non ultimo un irritantissimo refrain “così va la vita” ripetuto ad ogni pagina. Insomma, la valenza scrittoria ed il “mestiere” non sono, a parere di chi scrive, diciamo così, il top.

    Di contro appare geniale l’idea della simultaneità percettiva e totalizzante in quattro dimensioni, niente affatto banale peraltro, (a sprazzi felicemente resa, ma solo a sprazzi), che pone il destro per riflessioni profonde sull’essenza del tempo, su come forse non siamo in grado di percepire fino in fondo quanto l’asse temporale sia strutturale e costituivo per le nostre esistenze. Una riflessione sui nostri limiti a ben vedere, e sulla nostra capacità di far memoria finanche dell’orrore e della morte.

    Forse un’idea del genere nelle mani di qualcun altro più dotato di penna avrebbe potuto risolversi in un capolavoro. A ben pensarci il top sull’argomento l’ha toccato Proust che sul tempo ha scritto tutto quel che umanamente era possibile dire e scrivere per un essere a tre dimensioni. Qui si ipotizzano invece esseri a quattro dimensioni ed un umano (uno solo, il protagonista) a metà via, la terza più un pochino della quarta.

    Per rimanere nell’ambito della fantascienza, (senza scomodare che so, Auster, Marias o Saramago per esempio) se una intuizione così l’avesse avuta Dick, o Lem, oppure Clarke avremmo forse avuto ben altro risultato. L’ha avuta Vonnegut, e di questo gli va reso merito: non è poco.

    Quattro stelle per l’idea e per l’intento, due per come è scritto e per la capacità di resa narrativa. Non mi resta che mediare ed attestarmi salomonicamente a tre: ritengo sia un libro da leggere. Non sempre ciò che vale si manifesta in chi sa disvelarlo con pienezza o vestirlo in una forma che ci aggrada.

    said on 

  • 3

    "ORA STAVANO CERCANDO, TUTT'E DUE, DI RITROVARE SE STESSI E IL PROPRIO UNIVERSO. IN QUESTO LA FANTASCIENZA ERA UN GROSSO AIUTO"

    Il motto sarcastico di questo libro potrebbe essere: la fantascienza salverà il mondo, o meglio ancora la fantascienza ci salverà dal mondo, un mondo in cui si puo' morire per aver rubato una teiera i ...continue

    Il motto sarcastico di questo libro potrebbe essere: la fantascienza salverà il mondo, o meglio ancora la fantascienza ci salverà dal mondo, un mondo in cui si puo' morire per aver rubato una teiera in un cumulo di macerie (o per non aver consegnato il prorpio cappellino allo scafista, cronoche dei giorni nostri), ma che ci vuoi fare, così va la vita. In un romanzo scritto per raccontare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale (e di ogni guerra), la narrazione trova sbocchi anche in tempi di pace e di prosperità, in giornate in ospedale dopo un incidente, in un mondo extraterrestre dove creature che comunicano con la telepatia, rapiscono e studiano gli esseri terrestri. E ci insegnano che passato presente e futuro possono coesistere contemporaneamente come un paesaggio frastagliato fatto di particolari differenti. Con una visione che non prevede il libero arbitrio e un cinismo letterario che lascia nel lettore una traccia profonda delle barbarie di un clima bellico, Vonnegut ci lascia aggrappare ad un filo di speranza e fa un invito, a vivere pienamente della vita e dei suoi momenti felici, consapevoli che questa vita è fatta di un impasto che mescola amore, successo, risate e sonni tranquilli a fucilazioni, umiliazioni, dolore e vendetta.

    said on 

  • 2

    Mi scuso anticipatamente con gli estimatori di un libro che pare essere oggetto di culto, non dico che non è un buon libro affermo mestamente che a me non è piaciuto, cominciato con grandi aspettativ ...continue

    Mi scuso anticipatamente con gli estimatori di un libro che pare essere oggetto di culto, non dico che non è un buon libro affermo mestamente che a me non è piaciuto, cominciato con grandi aspettative, anche se devo ammettere che non ne ho fatto una lettura concentrata né fedele alle pagine, ma tant’è…

    Come dice Vonnegut con un leitmotiv ripetuto per decine di volte come un mantra: così va la vita, e, se qualcuno lo considera un libro di culto, per me è stata fondamentalmente una lettura noiosa, confusa, farneticante, grottesca in una ironia non sempre coglibile, un misto tra fantascienza con viaggio nel tempo in andata e in ritorno, un moralismo, anche ovvio, sul male rappresentato dalla guerra, con protagonista un personaggio che non ho ancora ben compreso se demente o genio, ma spesso le due cose finiscono per coincidere solo che le persone convenzionali non riescono a riconoscerlo.

    Un libro che si spaccia (o almeno così è noto) per essere un resoconto del bombardamento di Dresda (bombardamento che fece più vittime di Hiroschima, ora lo so e devo ammettere grazie Vonnegut) e molti lettori me stessa compresa, cominciano a leggerlo per approfondire l’evento bellico mentre in realtà lo spazio di pagine dedicato all’incursione aerea da parte degli Alleati sulla città tedesca occupa approssimativamente un trenta per cento assai scarso delle pagine totali.
    Specchietto per le allodole? Nucleo originario autobiografico dell’autore, presente a Dresda in quei tragici giorni del febbraio del 1945, per confezionare una storia? Per rielaborare il trauma vissuto, attraverso il balsamo della scrittura?
    Tutto lecitissimo, ma a me lo stesso non è piaciuto, anche se non posso non cogliere il monito finale che l’autore mi offre:
    Dio mi conceda 
la serenità di accettare
 le cose che non posso cambiare, 
il coraggio
 di cambiare quelle che posso
 e la saggezza 
di comprendere sempre 
la differenza

    said on 

  • 5

    Realismo visionario

    Ne sono sicura, anni fa non l’avrei mai apprezzato così.
    Invece ora l’ho mangiato. Mangiato.
    Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca, ebbe la sventura di assistere, durante la seconda guerra mondi ...continue

    Ne sono sicura, anni fa non l’avrei mai apprezzato così.
    Invece ora l’ho mangiato. Mangiato.
    Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca, ebbe la sventura di assistere, durante la seconda guerra mondiale, al bombardamento della città di Dresda dall’interno di una grotta scavata nella roccia sotto a un mattatoio: quando ne fuoriuscì si ritrovò sotto agli occhi una città polverizzata, una terribile carneficina pari, in numero di vittime, a quella di Hiroschima e Nagasaki. La strage dimenticata, la chiamano oggi. Ma Vonnegut non l’ha dimenticata proprio per niente. E qui ce la fa rivivere attraverso gli occhi di Bill Pilgrim, il soldato americano medio, ingenuo, imbranato, disorientato. Ma Bill non vive solo i sanguinosi anni della seconda guerra mondiale, ha anche un dono curioso: quello di poter viaggiare nel tempo e di ritrovarsi, da un momento all’altro, prima negli anni 60, poi negli anni della sua fanciullezza, poi in una dimensione spazio temporale aliena in cui, rapito a una “tribù” di extraterrestri chiamati Trefalmadari è osservato come oggetto di studio, e poi ancora nei momenti precedenti il bombardamento di Dresda e così via…un continuo viaggio nel tempo in luoghi, contesti e situazioni sempre diverse, dove nulla nasce e nulla muore, tutto è sempre stato e sempre sarà. E, in questo tuffo nella conoscenza della vera natura del tempo, tramite Bill, il lettore, è chiamato ad interrogarsi sulla brutalità della guerra, sul dolore dell’esistenza e sull’inesistenza del libero arbitrio, che costringe l’uomo ad accettare ogni istante indipendentemente dalla sua volontà e a viverlo così, come un anello slegato da ogni possibile catena, che è sempre stato così e che sempre sarà così.
    Non avevo mai letto un libro così. Un viaggio di un realismo visionario pazzesco, dissacrante, antiretorico seppur in tutta la sua genialità. Non saprei nemmeno bene in qualche generale incasellarlo, non è propriamente un romanzo di fantascienza, ma nemmeno un romanzo storico, nemmeno un’opera di narrativa o un saggio. E’ un romanzo dannatamente geniale, di quelli scritti quando esisteva ancora una forte coscienza (in questo caso chiaramente antimilitarista) che oggi si fatica sempre di più a trovare. E’ questo che contraddistingue i grandi libri capolavoro: sono geniali nella loro semplicità. Sembra che dicano poco, e invece dicono tantissimo, tanto che è difficile afferrarli, chiuderli in un genere e dimenticare quello che ti hanno mosso dentro.
    Non c’è dubbio che io voglia leggere altro di Vonnegut!

    said on 

  • 4

    La rappresentazione della follia della guerra

    Prima opera di Vonnegut che (finalmente) leggo. Soprattutto questa opera, credo quella che più si conosce di lui, era da anni che avevo intenzione di leggerla. E l'ho divorata in tre ore!

    Vonnegut, co ...continue

    Prima opera di Vonnegut che (finalmente) leggo. Soprattutto questa opera, credo quella che più si conosce di lui, era da anni che avevo intenzione di leggerla. E l'ho divorata in tre ore!

    Vonnegut, come chiaramente ci spiega nella lunga introduzione che poi coincide col primo capitolo, non voleva scrivere questo libro, o comunque se lo faceva (anche come un senso di liberazione personale) non ci avrebbe narrato la sua esperienza di guerra e prigionia a Desdra, ma lo avrebbe fatto a modo suo. Lo stratagemma che ha utilizzato, quindi, è stato quello di estraniarsi dai terribili eventi che ha vissuto, narrandoci la storia dal punto di vista del goffo e puro Pilgrim (pellegrino) e utilizzando i viaggi nel tempo e la cattura da parte degli alieni.

    Questo romanzo/biografia può avere mille interpretazioni diverse, e può essere letto da vari punti di vista: antropologico, fantascientifico, sociale, politico, filosofico, eccetera. Anche per questo può sembrare spiazzante e troppo confuso, con questi continui spostamente nel tempo che potrebbero alla lunga dar fastidio a chi è abituato a una lettura lineare di una storia. Ma l'autore ha forzatamente voluto scrivere così, proprio per spiazzarci e farci pesare la confusione che la sua mente stava elaborando mentre scriveva questa opera.

    Vonnegut ci dice chiaramente in Mattatoio che la guerra è follia, o come mi è piaciuto che ha scritto lo scrittore e giornalista Giuseppe Lippi "è la rappresentazione della follia della guerra, della sua insensatezza". Mentre leggevo questa storia mi è subito venuto in mente la frase che ha recitato Doctor Who nell'episodio dello speciale di Natale 2016: la guerra la fanno i piccoli, i bambini, che vengono mandati al macello dai capi che invece stanno rinchiusi nelle loro torri protetti dai bombardamenti. E la stessa cosa che ci dice Vonnegut nel romanzo, difatti il sottotitolo è "la crociata dei bambini".

    La guerra è follia, e su questo (credo) siamo tutti d'accordo.

    Gli alieni che rapiscono Pilgrim, i Trafalmadoriani, gli rivelano il segreto del tempo: il passato, il presente e il futuro non esistono: tutto è sempre accaduto, accade e sempre accadrà, e chi veramente vede può vedere tutto come un unico insieme, che inevitabilmente non si svolge ma accade. Così va la vita (frase che si ripete fino allo sfinimento in tutta l'opera). Come dire, tutto è già stabilito di quello che accade o che deve accadere e non si può mutare, e questo ci fa capire come l'autore abbia un'idea della vita come avente nessun senso, nessuno scopo.

    Non lo definirei un romanzo pacifista, ma picaresco (una narrazione apparentemente autobiografica, fatta in prima persona e in cui il fittizio protagonista descrive le proprie avventure dalla nascita alla maturità, L'iniziazione alla società è caratterizzata da un fatto sfortunato, che dà l'avvio a una serie di peripezie e di viaggi durante i quali il protagonista si imbatte in persone di varia estrazione sociale. Per sopravvivere è costretto a compiere azioni riprovevoli, come rubare, prostituirsi, uccidere. Ma venire a compromessi con un mondo che è esso stesso spietato e crudele non pregiudica l'intrinseca bontà del personaggio, che alla fine è spesso premiata col successo), difatti a me ricordava spesso la figura di Don Chisciotte.

    Billy si fa trascinare dalle situazioni, resta sempre passivo a quello che gli accade, fino alla fine. Come dire che il fato, il destino è ineluttabile. Tra l'altro ecco la filosofia di vita di Billy che si può riassumere nella preghiera che è appesa nel suo ufficio di agiato e tranquillo borghese nel dopoguerra:
    "Dio mi conceda
    la serenità di accettare
    le cose che non posso cambiare
    il coraggio
    di cambiare quelle che posso
    e la saggezza
    di comprendere sempre
    la differenza."

    Per concludere, io sulla parte fantascientifica, che per alcuni potrebbe stridere o sembrare una forzatura, ho una mia teoria: (qua faccio spoiler) Billy non viaggia nel tempo e non incontra gli alieni che lo rapiranno e porteranno come animale da zoo nel loro pianeta, semplicemente Billy viene influenzato dalle letture del suo compagno di ospedale, accanito divoratore di libretti di fantascienza che guarda caso parlano di viaggi nel tempo e rapimenti alieni. Billy sogna di viaggiare nel tempo proprio per estraniarsi dai terribili eventi che sta vivendo, in un certo senso prova consolazione in questo modo.

    said on 

  • 4

    Attraverso la mistificazione del racconto di guerra, Kurt Vonnegut costruisce una Monopoli di viaggi del tempo, rapimenti alieni e tracce di romanzo di formazione. Le testimonianze vissute dall'autore ...continue

    Attraverso la mistificazione del racconto di guerra, Kurt Vonnegut costruisce una Monopoli di viaggi del tempo, rapimenti alieni e tracce di romanzo di formazione. Le testimonianze vissute dall'autore nella seconda guerra mondiale ci vengono raccontate con il linguaggio dell'ironia e del dolore, e ci si interroga su il senso della guerra, della morte e del tempo; Vonnegut attraverso una fantasia rischiosa ed efficace lascia la sua importante testimonianza nel mosaico dei referti post bellici con originalità, profondità e all'occorrenza leggerezza.

    said on 

  • 4

    Bisogna leggere questo libro secondo il consueto detto "outside the box", Mattattoio n°5 è un romanzo atipico e per quanto atipico non si può non apprezzare il suo essere. Splendido l'incipit "è tutto ...continue

    Bisogna leggere questo libro secondo il consueto detto "outside the box", Mattattoio n°5 è un romanzo atipico e per quanto atipico non si può non apprezzare il suo essere. Splendido l'incipit "è tutto accaduto, più o meno."

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  • 4

    Così va la vita.

    Il voto effettivo è 3,5.
    Avevo riposto su questo libro grandi aspettative che sono state raggiunte soltanto parzialmente.
    "Mattatoio n°5 o la crociata dei bambini" è un romanzo che esula dalle rigide ...continue

    Il voto effettivo è 3,5.
    Avevo riposto su questo libro grandi aspettative che sono state raggiunte soltanto parzialmente.
    "Mattatoio n°5 o la crociata dei bambini" è un romanzo che esula dalle rigide classificazioni, lo scrittore dissemina tra queste pagine aspetti storici, riflessioni filosofiche, grottesco e, addirittura, elementi tratti dallo sci-fi. Una storia dolceamara, contraddistinta da una sottile ironia e humour nero. Parte in sordina, ma superati i capitoli iniziali si fa leggere in fretta e con scorrevolezza; ho trovato un tantino confusionario il taglio fantascientifico che l'autore ha voluto attribuire a questa sua opera, inserita in un contesto quasi tragicomico, ma il messaggio che Vonnegut ha voluto lanciare è chiaro: Mattatoio n°5 è un manifesto attraverso il quale condanna la guerra e tutti gli orrori ad essa collegati, perché è assolutamente evidente che il bombardamento di Dresda avrebbe potuto essere evitato salvando così innumerevoli vite innocenti. Egli ha voluto prendere a modello proprio il triste episodio di Dresda perché l'ha vissuto in prima persona e lo ha toccato nel profondo, ma la chiave del romanzo è più ampia e va ad abbracciare ogni singola ed inutile guerra che non fa altro che seminare morte e distruzione.

    said on 

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