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Slotakkoord

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3.8
(786)

Language:Nederlands | Number of Pages: 535 | Format: idBinding_ | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Spanish

Isbn-10: 9046302857 | Isbn-13: 9789046302859 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Libro molto scorrevole nella lettura e anche la storia ben scritta!!

    Sono d'accordo anch'io sul fatto che, è molto difficile fare la vita da pensionato, qaundo si ama davvero il proprio lavoro!!
    e trovo che Bosch trasmetta molto bene questo messaggio!!!

    Per lui ritornare a far ...doorgaan

    Libro molto scorrevole nella lettura e anche la storia ben scritta!!

    Sono d'accordo anch'io sul fatto che, è molto difficile fare la vita da pensionato, qaundo si ama davvero il proprio lavoro!!
    e trovo che Bosch trasmetta molto bene questo messaggio!!!

    Per lui ritornare a fare ciò che ha sempre amato è come rinascere e rivivere nuovamente!!!
    E' perfettamente vero qaundo si dice che: la tecnologia è importante nella vita e nel lavoro; ma abbinata all'esperienza di una persona, diventa uno strumento perfetto e micidiale come nel caso del nostro Detective Bosch!!.

    Ovviamente anche l'aiuto della sua collega Rider per risolvere il caso è stato determinate e prezioso!!!
    Finale non proprio scontato, ma prevedibile!!!

    gezegd op 

  • 3

    Bosch e non solo - 02 feb 14

    Dopo un paio di libri in cui il nostro amato Bosch, ovviamente Hieronymous detto Harry, è rimasto fuori dalla polizia, ecco che, con un altro colpo da maestro, il mago del thriller ci riporta dentro i dipartimenti di polizia di Los Angeles. Così in un solo colpo, ritroviamo l’ambiente maestro di ...doorgaan

    Dopo un paio di libri in cui il nostro amato Bosch, ovviamente Hieronymous detto Harry, è rimasto fuori dalla polizia, ecco che, con un altro colpo da maestro, il mago del thriller ci riporta dentro i dipartimenti di polizia di Los Angeles. Così in un solo colpo, ritroviamo l’ambiente maestro di Bosch, ritroviamo Kiz Rider, la sua compagna – alter ego, contro altare delle migliori indagini di Bosch. E Connelly avrà modo di innestarsi su uno dei filoni preferiti del thriller degli ultimi anni: quello dei cold case. Harry chiede di tornare in servizio, e, insieme alla fida Kiz, viene incluso nelle squadre che si occupano dei casi “vecchi”, ma non risolti (e sappiamo che Bosch ha sempre avuto una passione per questi, inclusa l’uccisione irrisolta della madre). Ed il primo caso è subito “complicato”. Rebecca, una ragazza uccisa quindici anni prima, non ancora maggiorenne. La riapertura del caso è dovuto al fatto che ora si dispone dell’analisi del DNA, non fattibile all’epoca. E sulla pistola viene trovato il DNA di un pregiudicato. Inizia così, con il solito metodo “BOSCH”, una ricerca a tutto tondo. Sull’ambiente della vittima (la scuola, le amiche, il ragazzo, la famiglia, il pregiudicato). E l’analisi dei vecchi rapporti, redatti da due poliziotti, uno andato in pensione e poi stranamente suicidatosi, l’altro all’apice di una grigia carriera ed in vista della pensione. Altri sfasci porta alla luce la morte di Rebecca: la famiglia si è sfasciata, la madre continua a vivere nel ricordo della figlia, lasciando intatta la stanza di lei, il padre non ha retto, è andato via di casa, e fa il barbone per le strade. Si scopre inoltre che Rebecca aveva fatto un aborto poche settimane prima della sua uccisione. E nella stanza di lei, Bosch trova un diario con pagine d’amore dedicate ad un certo MTL. Che non sono le iniziali dello spasimante, ma l’acronimo per “My True Love”. Ritrovano anche Mackey il pregiudicato, ne cercano i passi falsi, ma quando sembra che riescano ad ottenere qualcosa, il tipo viene misteriosamente investito. Morte casuale o omicidio premeditato? Il tutto, inoltre, ostacolato da qualcosa, da interventi non richiesti, da (sembra) depistaggi. Che il pregiudicato, all’epoca dei fatti, faceva parte di una banda di quartiere, di quelle che sorgono in America tanto perché è un popolo pacifico. Banda razzista, dedita a piccoli attentati verso negri ed ebrei. E non a caso i vecchi fatti avvenivano nel 1988, dove 88, nell’iconografia degli sbandati è la doppia H (ottava lettera dell’alfabeto), quella del saluto nazista (Heil Hitler). Volevano fare “casino” i giovani sbarbatelli. Ma la polizia li seguiva da presso. E ne limava le unghie, per cercare di non far scatenare altri casi di “odi razziali”. Non è un caso che sempre la vicenda “Rodney King” esca fuori. Per far tacere gli sbarbatelli si usavano le maniere forti. Meno con il capetto, che guarda caso era figlio di un boss della polizia locale. Harry e Kiz mettono a nudo tutta quest’ala di potere sotterraneo, di malversazioni, di oscuri personaggi dalla luminosa carriera. Ora però siamo nel XXI° secolo, e sembra che anche la polizia voglia ridarsi lustro, emarginando le pecore nere (ahi, perché non abbiamo esempi anche qui da noi, dove le pecore nere continuano a condizionare la vita di tutta una nazione…). Alla fine, scopriamo che Mackey era stato costretto dal giudice correzionale a prendersi un diploma, che aveva rubato la pistola di cui sopra ad un ebreo, che aveva preso lezioni private in una scuola con gli stessi docenti di quella di Rebecca, che era dislessico, ma aveva preso il diploma ugualmente. Bosch fa fatica, ma alla fine tutti gli elementi del conto tornano e disvela la vicenda. La madre di Rebecca riprende a respirare, i cattivi (sia poliziotti che civili) hanno le loro punizioni. Solo il padre di Rebecca non si trova, ma alla fine… E no, questo non ve lo dico. Insomma, un buon ritorno di Connelly, che, uscito dall’impasse di aver fatto dimettere Bosch per incompatibilità con il suo capo, ora lo reintegra, e riesce a far andare in pensione anche il cattivello. Aspettiamoci altri fuochi e fulmini anche nei prossimi libri (sperando che non si continui con gli assurdi titoli che la Piemme continua a sfornare: ma dove sta la polvere della ragazza? Anche se capisco l’intraducibilità del titolo, derivato dal gergo del baseball, dove con il termine “closers” si indicano quei lanciatori che entrano verso la fine di una partita compromessa per cercare di ribaltare il risultato).

    gezegd op 

  • 4

    Bello, ma l'ho trovato più macchinoso rispetto agli altri episodi di Henry Bosch, forse perchè, come il protagonista, ha bisogno di togliersi un po' di ruggine.

    gezegd op 

  • 4

    Come sempre Connelly scrive in maniera esemplare. La trama scorre via che è un piacere,la storia si segue sempre senza sforzi e il suo modo di scrivere tiene incollato ad ogni pagina. Sicuramente un altro libro da tenere tra i propri scaffali per gli amanti del genere poliziesco.

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  • 0

    Nel classico stile del poliziesco americano, il romanzo di Michael Connoly scorre un po’ piatto, lento, burocratico. La vicenda è srotolata con dovizia di particolari molto enunciati, senza nessuna coloritura, dando l’impressione di qualcosa di già letto o visto. Peraltro, la trama è impeccabile, ...doorgaan

    Nel classico stile del poliziesco americano, il romanzo di Michael Connoly scorre un po’ piatto, lento, burocratico. La vicenda è srotolata con dovizia di particolari molto enunciati, senza nessuna coloritura, dando l’impressione di qualcosa di già letto o visto. Peraltro, la trama è impeccabile, coerente, descritta con estrema chiarezza. Solo, mancano vivacità e ritmo.

    Continua su Nero Cafè: http://nerocafe.net/black-door/la-ragazza-di-polvere-di-michael-connelly/

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