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Sly

Di

Editore: Feltrinelli

3.2
(1839)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Giapponese

Isbn-10: 8807815753 | Isbn-13: 9788807815751 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Alessandro Giovanni Gerevini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Tokyo, oggi. Kiyose, la giovane donna che racconta la storia in prima persona,viene a sapere che Takashi, un suo caro amico bisessuale con il quale avevaavuto una relazione, è sieropositivo. La notizia sconvolge il piccolo cerchiodi amici di cui fanno parte anche Mimi, l'attuale compagna di Takashi, eHideo, un giovane gay che a sua volta ne era stato l'amante. Hideo e Kiyose siconvincono a fare il test, il cui esito si saprà non prima di due settimane.Per sfuggire all'intollerabile attesa, gli amici decidono di realizzare unvecchio sogno: visitare insieme l'Egitto. Il viaggio, intenso e a trattirarefatto, prevede come ultima tappa Roma, che riserva loro l'incanto degliattimi che si sanno irripetibili.
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  • 2

    Questa è la nuova frontiera del turismo giapponese: al di là dell'ossessione per le fotografie e per i souvenir, ora i luoghi che rimangono particolarmente impressi diventano i protagonisti di un roma ...continua

    Questa è la nuova frontiera del turismo giapponese: al di là dell'ossessione per le fotografie e per i souvenir, ora i luoghi che rimangono particolarmente impressi diventano i protagonisti di un romanzo.
    Il vero e unico protagonista di questo libro è infatti l'Egitto e sembra evidente che il romanzo non vuole essere altro che un omaggio alla splendida terra dei faraoni. L'autrice stessa, in un postscriptum, rivela che in principio la sua intenzione era quella di scrivere un diario di viaggio: e forse sarebbe stato meglio così, evitare di scrivere un romanzo il cui impianto narrativo proprio non sta in piedi nemmeno con delle stampelle.
    Credo che un riassunto della trama sia sufficiente per mettere in luce la totale inconsistenza del romanzo, senza nemmeno dare troppe spiegazioni.
    Tokyo. Kiyose, la voce narrante, scopre che il suo amico, nonché primo amore, Takashi è sieropositivo. Il panico di essere stati contagiati assale sia lei che il suo amico omosessuale Hideo, con cui lo stesso Takashi, essendo bisessuale, aveva avuto una relazione. I due, Kiyose e Hideo, si recano in ospedale, firmano la documentazione, si sottopongono al test per l'HIV e aspettano con un certo turbamento, dovuto all'ansia di rischiare la malattia e alla consapevolezza che il loro amico è più prossimo alla morte di quanto pensato, gli esiti dell'esame. I fatidici risultati arrivano, i due si recano in ospedale ma Hideo è preso dal panico; Kiyose allora, con ESTREMO REALISMO, non convince l'amico a farsi forza, no, gli dice di non preoccuparsi, che gli esiti li avrebbero ritirati un'altra volta (???). La sera stessa arriva la telefonata di Hideo che, dimentico dell'ansia, del panico, del turbamento, dice: dai, andiamo a farci un viaggio!!! Takashi vuole andare in Egitto e in men che non si dica sono tutti e tre in volo per l'Egitto.
    Egitto. Luxor, Nilo, Piramidi, Valle dei Re, Museo del Cairo, pancake egiziani, mercatini egiziani, bazar. Tutto bellissimo. Bellezza e descrizioni del sempre bellissimo cielo sopra l'Egitto intervallate da superficiali pensieri sulla sorte di Takashi.
    Roma: tappa finale per riaccompagnare dal fidanzato l'amica Yukiko conosciuta durante il viaggio. Descrizione di via Condotti e della fontana di Trevi.
    Ritorno all'aeroporto. Casa.
    L'unico lato positivo del romanzo - la prosa delicata, scorrevole, precisa ed evocativa - viene in tutto e per tutto dimenticato dall'orripilante trama. Infilarci in mezzo serie problematiche come l'AIDS, per poi lasciarle completamente ai margini della storia, per rendere protagonista la terra dei faraoni non ha alcun senso; se la malattia voleva essere usata per mettere in contrasto l'ineluttabilità della morte e la brevità della vita con il messaggio di eternità di cui l'Egitto è portatore, allora l'autrice non c'è proprio riuscita: troppo poche sono le riflessioni al riguardo, troppe invece le descrizioni sulle bellezze dell'Egitto, pareva di leggere la guida turistica dell'Omino Michelin.
    La scrittura poi è estremamente contraddittoria, come se l'autrice non fosse riuscita a generare personaggi dalla ben definita fisionomia: riporta spesso constatazioni sui protagonisti che vengono smentite a volte addirittura poche righe dopo. In un passo, si dice che i compagni di viaggio di Kiyose non erano capaci di parlare del più e del meno, come se si volesse sottolineare la profondità delle riflessioni e dei pensieri dei tre ragazzi, salvo, poche righe dopo, imbattersi in un dialogo sull'importanza e funzionalità degli autoabbronzanti.
    La parte poi relativa al breve soggiorno a Roma era meglio tagliarla: non serve assolutamente a nulla al romanzo e non arricchisce la trama. Senza contare che è di una tristezza sconfinata: ridurre Roma a via Condotti e ai negozi di Gucci, Armani e Prada è vergognoso, tipico del turista giapponese dalla cultura inferiore alla media.
    In definitiva, è un romanzo da consigliare per chi ha intenzione di fare una vacanza in Egitto: con i consigli sui monumenti e sulle prelibatezze da mangiare si può mettere in valigia al posto di una guida turistica e, dato che la sua mole è molto ridotta, peserà anche meno.

    ha scritto il 

  • 3

    vecchie amicizie

    legami indissolubili che né il tempo, né la lontananza fisica o metafisica potranno mai cancellare...
    una malattia, un viaggio... che possa in qualche modo incorniciare i momenti più belli da vivere c ...continua

    legami indissolubili che né il tempo, né la lontananza fisica o metafisica potranno mai cancellare...
    una malattia, un viaggio... che possa in qualche modo incorniciare i momenti più belli da vivere con le persone che si amano...
    descrizione dei luoghi minuziosa, sembra di sentirne gli odori e assaporare i sapori...
    viene trattata la morte con una tale delicatezza... quasi da sentirla così vicina...
    bisognerebbe riuscire a vivere intensamente ogni attimo... riflessivo. odierno...

    ha scritto il 

  • 3

    voto: 2.5/5

    dov’è finita la trama?
    Nei primi capitoli ci viene spiegata la situazione e il particolare rapporto che intercorre tra i ragazzi, ma da quando partono fino a quasi la fine del libro non si parla altro ...continua

    dov’è finita la trama?
    Nei primi capitoli ci viene spiegata la situazione e il particolare rapporto che intercorre tra i ragazzi, ma da quando partono fino a quasi la fine del libro non si parla altro che delle piramidi. non viene affrontato il tema della malattia, e non viene affrontato nessun’altro tema, ci vengono descritti con maestria i luoghi e le sensazioni della narratrice, ma si perde di vista la trama che viene poi ripresa per la coda verso il finale, comunque in maniera sbrigativa e superficiale.
    La Yoshimoto nel postscriptum del libri dice che lei stessa ha intrapreso un viaggio in Egitto e rimasta ispirata dal posto, ha voluto scrivere non un semplice diario di viaggio, ma un romanzo. Il problema è che questo libro in alcuni tratti è troppo simile ad una guida turistica e poco ad un romanzo. Insomma se Takashi invece di avere l’HIV avesse avuto la broncopolmonite sarebbe stato uguale.

    Sinceramente avrei preferito che la Yoshimoto avesse sviluppato la sua prima idea, penso sarebbe stato meglio fare un diario di viaggio della scrittrice, in modo da conoscerla in maniera diversa ed intima, invece di rifilarci questo romanzo.

    Non penso lo consiglierei per iniziare con l’autrice.

    Il mio parere completo su questo e su altri libri li potete trovare qui ^^: http://lostinmybrain.altervista.org/sly-banana-yoshimoto/

    ha scritto il 

  • 1

    “Lo splendore delle azioni degli uomini, intrepidi o sciocchi che siano, vive per sempre”.

    Kiyose è una giovane donna che vive a Tokyo.
    Un giorno riceve una sconcertante notizia: un suo caro amico, Takashi, con cui un tempo ha intrattenuto una lunga relazione amorosa, è affetto da sieroposi ...continua

    Kiyose è una giovane donna che vive a Tokyo.
    Un giorno riceve una sconcertante notizia: un suo caro amico, Takashi, con cui un tempo ha intrattenuto una lunga relazione amorosa, è affetto da sieropositività.
    Takashi è bisessuale, attualmente è fidanzato con Mimì, ma un tempo ha avuto una relazione sessuale con Hideo, un loro amico gay.
    Una volta scoperta la sieropositività di Takashi, sia Hideo che Kiyose si recano in ospedale per effettuare il test. I risultati saranno noti solo dopo due settimane e l’attesa è snervante per tutti e tre. Per far passare questo tempo così lungo, i tre amici decidono di concedersi un viaggio in Egitto, una loro meta desiderata da tempo.
    Qui i tre faranno la conoscenza di una giovane donna che viaggia sempre sola e che si unisce a loro durante il viaggio alla volta della meravigliosa terra delle piramidi.
    In questo romanzo la Yoshimoto abbandona il suo amato Giappone e sposta l’ambientazione nell’affascinante Egitto, un viaggio che sa tanto di fuga dai problemi, dal voler non prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Un libro scarno, molto più simile a una guida turistica(infatti l’idea iniziale della Yoshimoto era proprio questa, redigere una guida turistica sull’Egitto) che a un romanzo di narrativa, un libro che alla fine non trasmette nulla, se non un vago senso di noia(anche se, devo essere sincera, la meravigliosa ambientazione rende in qualche modo meno banale l’intera narrazione), scritto con lo stile solito della Yoshimoto, banale e privo di emozioni.
    Un romanzo che come altri della Yoshimoto non mi ha lasciato nulla, se non un senso di fastidio per come abbia trattato argomenti delicati come la malattia e la morte in modo banale e superficiale.
    L’atmosfera che si respira è meravigliosa(io poi ho un debole per l’Egfitto, amo tutto di questo meraviglioso stato, la sua storia, la sua cultura, la sua immensa bellezza), ma la scrittura il più delle volte frivola e banale della Yoshimoto proprio non riesco a sopportarla.
    Lo consiglio solo agli aficionadas della scrittrice giapponese.

    ha scritto il 

  • 4

    Bànànà - 26 gen 14

    Come trasformare un bel reportage di viaggio in un buon libro, ecco l’impegno che si è assunta Banana con questo romanzo. E vi è riuscita. Intanto, il titolo giapponese (Sekai no tabi) vuol dire “In g ...continua

    Come trasformare un bel reportage di viaggio in un buon libro, ecco l’impegno che si è assunta Banana con questo romanzo. E vi è riuscita. Intanto, il titolo giapponese (Sekai no tabi) vuol dire “In giro per il mondo”. Già questo mi piace di più che quello “Sly” (furbo? scaltro?) appiccicato lì. Poi, la scoperta che in giro significa Egitto, paese a me sempre e comunque caro, ha aumentato l’empatia verso questo testo veloce. Che in realtà, nasce proprio come reportage. Banana si reca in Egitto con degli amici, e vede e scopre cose di una travolgente bellezza. Le città (Il Cairo, Assuan, Luxor), le atmosfere (i mercati, Khan el-Khalili) e soprattutto i monumenti (le piramidi, la Valle dei Re, e tanti altri). Leggendo poi queste descrizioni, le sensazioni che prova, mi sono sentito proiettato immediatamente negli stessi luoghi, che tante volte ho visto e tante rivedrei. La bellezza della scoperta delle pitture murali nella Valle dei Re. L’incanto delle isolette sul Nilo. La maestosità della diga Nasser. La crociera sul Nilo, con i suoi tempi, il modo di contrattare dalla nave alla riva, il cibo, il karkadè. Le strade affollate di Muski. Le strette stradine del suq. Le piramidi di Giza, soprattutto da quella prospettiva unica e straniante che ho avuto dalla piscina dell’Hotel Oberoi. La discesa, faticosa, improba, dentro la piramide di Cheope. Il quartiere copto. Il Museo Egizio e la sua piazza. Il traffico della città. Il caffè con i giocatori di scacchi. La pizza egiziana. In definitiva, la somma di tutte quelle cose che fanno unico l’Egitto per ognuno in generale, e per me in particolare. Ma sto divagando. Perché Banana vede tutte queste cose, ma le restituisce in un quadro mutato, suo, diverso anch’esso da tutto il resto. Costruendovi intorno la storia di Kiyose e dei suoi due amici, Takashi e Hideo. Amici, compagni, amanti direbbe la Munro. Kiyose è stata la prima donna di Takashi, più omo che etero. E quando si lasceranno, Takashi si mette con Hideo, aiutandolo con la sua sensibilità a mettere in piedi uno studio. Per poi lasciarsi anche loro, con Hideo che diventa l’amico del cuore di Kiyose, e Takashi che si mette con Mimi. Anche Kiyose ha una sua strana sensibilità verso le cose, gli oggetti inanimati. Tanto che diventerà una disegnatrice di gioielli, utilizzando le pietre come veicolo di comunicazione. Ed avrà tanto di ritorno di sensazioni dalle pietre egiziane (ed anche dal deserto, che non ci si può dimenticare delle oasi sahariane). La storia ha il suo punto di svolta quando Takashi scopre di essere sieropositivo. Ecco che chiede agli amici di fare anche loro i test. Ecco che passiamo per tutti i loro stati d’animo, di attesa, di paura, di immaginazione. Ecco allora che partono per quella vacanza in Egitto di cui avevano sempre favoleggiato senza realizzarla. Così che la finzione si raccorda alla realtà, e Banana ce la racconta, con gli occhi, le sensazioni e le paure di Kiyose. Con gli incontri che i tre avranno nel paese arabo. Con l’altalenarsi delle condizioni di salute di Takashi, con il suo modo di pensare (non direi affrontare) la malattia. Ed i discorsi dei due omosessuali intorno agli amici che muoiono o sono morti. Una complessa attesa. Di quello che vedono. Di quello che succede ai loro corpi ed alle loro menti, inserite in una così estrema situazione. Non risolve nulla Banana, non serve. Non importa sapere se e quando Takashi muore, se Kiyose è positiva o meno. L’esperienza della malattia, e la condivisione del viaggio, portano ad accettare quello che viene, incasellandolo nei momenti di felicità che ognuno di noi prova, ha provato e proverà. Un ultimo tocco di lettura straniante: ho letto della partenza di Kiyose per l’Egitto dall’aeroporto di Narita, quando anch’io stavo a Narita, aspettando l’aereo per tornare in Italia. Ed è stato magico.
    “Al mondo ci sono un’infinità di cose che si capiscono solo se si provano sulla propria pelle.” (46)
    “In un modo o nell’altro, le cose che creiamo parlano di noi con più precisione di ogni altra.” (58)
    “A volte penso a quanto era bello guardare il mercato mangiando pancake egiziano e bevendo il tè con dentro le foglie di menta fresca.” (126)

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo me, un bel libro davvero. L'ho letto parecchi anni fa', ma solo rileggendo la trama, mi tornano alla mente tutte le sensazioni piacevoli che questa bravissima scrittrice e' capace di dare. ...continua

    Secondo me, un bel libro davvero. L'ho letto parecchi anni fa', ma solo rileggendo la trama, mi tornano alla mente tutte le sensazioni piacevoli che questa bravissima scrittrice e' capace di dare.

    ha scritto il 

  • 4

    Potete trovare un mio breve parere in questo articolo che è stato scritto sul sito Youbookers.it dove vi consigliamo cinque opere riguardanti il tema dell'AIDS: http://www.youbookers.it/editoriale/ite ...continua

    Potete trovare un mio breve parere in questo articolo che è stato scritto sul sito Youbookers.it dove vi consigliamo cinque opere riguardanti il tema dell'AIDS: http://www.youbookers.it/editoriale/item/969-aids-5-libri-per-conoscerlo

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sono stato in Egitto 2 volte e visitarlo è stato l'avveramento di un sogno.
    Ritrovare in questo libro della Yoshimoto, molte emozioni provate alla vista di quei luoghi tanto agognati, è stato fantasti ...continua

    Sono stato in Egitto 2 volte e visitarlo è stato l'avveramento di un sogno.
    Ritrovare in questo libro della Yoshimoto, molte emozioni provate alla vista di quei luoghi tanto agognati, è stato fantastico.
    La storia si riduce a un diario di viaggio fondamentalmente, molto semplice, un viaggio alle radici della cultura per riscoprire il senso della vita e trovare il modo di affrontare la morte. Proprio sulla contrapposizione tra vita e morte ruota l'intera storia: dalla malattia dell'amico alla grandiosità dei monumenti funebri egiziani, il racconto pone sempre il lettore di fronte a questo binomio. Purtroppo il finale è in sospeso e non sappiamo come la vicenda dei protagonisti terminera, anche se la cosa è voluta dall'autrice..un modo per affermare che comunque vada loro saranno sempre legati e le emozioni provate insieme non potranno essere cancellate mai.

    ha scritto il 

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