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Sly

By Banana Yoshimoto

(2947)

| Paperback | 9788807815751

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Book Description

Tokyo, oggi. Kiyose, la giovane donna che racconta la storia in prima persona,viene a sapere che Takashi, un suo caro amico bisessuale con il quale avevaavuto una relazione, è sieropositivo. La notizia sconvolge il piccolo cerchiodi amici di c Continue

Tokyo, oggi. Kiyose, la giovane donna che racconta la storia in prima persona,viene a sapere che Takashi, un suo caro amico bisessuale con il quale avevaavuto una relazione, è sieropositivo. La notizia sconvolge il piccolo cerchiodi amici di cui fanno parte anche Mimi, l'attuale compagna di Takashi, eHideo, un giovane gay che a sua volta ne era stato l'amante. Hideo e Kiyose siconvincono a fare il test, il cui esito si saprà non prima di due settimane.Per sfuggire all'intollerabile attesa, gli amici decidono di realizzare unvecchio sogno: visitare insieme l'Egitto. Il viaggio, intenso e a trattirarefatto, prevede come ultima tappa Roma, che riserva loro l'incanto degliattimi che si sanno irripetibili.

123 Reviews

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    “Lo splendore delle azioni degli uomini, intrepidi o sciocchi che siano, vive per sempre”.

    Kiyose è una giovane donna che vive a Tokyo.
    Un giorno riceve una sconcertante notizia: un suo caro amico, Takashi, con cui un tempo ha intrattenuto una lunga relazione amorosa, è affetto da sieropositività.
    Takashi è bisessuale, attualmente è fidanz ...(continue)

    Kiyose è una giovane donna che vive a Tokyo.
    Un giorno riceve una sconcertante notizia: un suo caro amico, Takashi, con cui un tempo ha intrattenuto una lunga relazione amorosa, è affetto da sieropositività.
    Takashi è bisessuale, attualmente è fidanzato con Mimì, ma un tempo ha avuto una relazione sessuale con Hideo, un loro amico gay.
    Una volta scoperta la sieropositività di Takashi, sia Hideo che Kiyose si recano in ospedale per effettuare il test. I risultati saranno noti solo dopo due settimane e l’attesa è snervante per tutti e tre. Per far passare questo tempo così lungo, i tre amici decidono di concedersi un viaggio in Egitto, una loro meta desiderata da tempo.
    Qui i tre faranno la conoscenza di una giovane donna che viaggia sempre sola e che si unisce a loro durante il viaggio alla volta della meravigliosa terra delle piramidi.
    In questo romanzo la Yoshimoto abbandona il suo amato Giappone e sposta l’ambientazione nell’affascinante Egitto, un viaggio che sa tanto di fuga dai problemi, dal voler non prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Un libro scarno, molto più simile a una guida turistica(infatti l’idea iniziale della Yoshimoto era proprio questa, redigere una guida turistica sull’Egitto) che a un romanzo di narrativa, un libro che alla fine non trasmette nulla, se non un vago senso di noia(anche se, devo essere sincera, la meravigliosa ambientazione rende in qualche modo meno banale l’intera narrazione), scritto con lo stile solito della Yoshimoto, banale e privo di emozioni.
    Un romanzo che come altri della Yoshimoto non mi ha lasciato nulla, se non un senso di fastidio per come abbia trattato argomenti delicati come la malattia e la morte in modo banale e superficiale.
    L’atmosfera che si respira è meravigliosa(io poi ho un debole per l’Egfitto, amo tutto di questo meraviglioso stato, la sua storia, la sua cultura, la sua immensa bellezza), ma la scrittura il più delle volte frivola e banale della Yoshimoto proprio non riesco a sopportarla.
    Lo consiglio solo agli aficionadas della scrittrice giapponese.

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    Banshee said on Mar 30, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bànànà - 26 gen 14

    Come trasformare un bel reportage di viaggio in un buon libro, ecco l’impegno che si è assunta Banana con questo romanzo. E vi è riuscita. Intanto, il titolo giapponese (Sekai no tabi) vuol dire “In giro per il mondo”. Già questo mi piace di più che ...(continue)

    Come trasformare un bel reportage di viaggio in un buon libro, ecco l’impegno che si è assunta Banana con questo romanzo. E vi è riuscita. Intanto, il titolo giapponese (Sekai no tabi) vuol dire “In giro per il mondo”. Già questo mi piace di più che quello “Sly” (furbo? scaltro?) appiccicato lì. Poi, la scoperta che in giro significa Egitto, paese a me sempre e comunque caro, ha aumentato l’empatia verso questo testo veloce. Che in realtà, nasce proprio come reportage. Banana si reca in Egitto con degli amici, e vede e scopre cose di una travolgente bellezza. Le città (Il Cairo, Assuan, Luxor), le atmosfere (i mercati, Khan el-Khalili) e soprattutto i monumenti (le piramidi, la Valle dei Re, e tanti altri). Leggendo poi queste descrizioni, le sensazioni che prova, mi sono sentito proiettato immediatamente negli stessi luoghi, che tante volte ho visto e tante rivedrei. La bellezza della scoperta delle pitture murali nella Valle dei Re. L’incanto delle isolette sul Nilo. La maestosità della diga Nasser. La crociera sul Nilo, con i suoi tempi, il modo di contrattare dalla nave alla riva, il cibo, il karkadè. Le strade affollate di Muski. Le strette stradine del suq. Le piramidi di Giza, soprattutto da quella prospettiva unica e straniante che ho avuto dalla piscina dell’Hotel Oberoi. La discesa, faticosa, improba, dentro la piramide di Cheope. Il quartiere copto. Il Museo Egizio e la sua piazza. Il traffico della città. Il caffè con i giocatori di scacchi. La pizza egiziana. In definitiva, la somma di tutte quelle cose che fanno unico l’Egitto per ognuno in generale, e per me in particolare. Ma sto divagando. Perché Banana vede tutte queste cose, ma le restituisce in un quadro mutato, suo, diverso anch’esso da tutto il resto. Costruendovi intorno la storia di Kiyose e dei suoi due amici, Takashi e Hideo. Amici, compagni, amanti direbbe la Munro. Kiyose è stata la prima donna di Takashi, più omo che etero. E quando si lasceranno, Takashi si mette con Hideo, aiutandolo con la sua sensibilità a mettere in piedi uno studio. Per poi lasciarsi anche loro, con Hideo che diventa l’amico del cuore di Kiyose, e Takashi che si mette con Mimi. Anche Kiyose ha una sua strana sensibilità verso le cose, gli oggetti inanimati. Tanto che diventerà una disegnatrice di gioielli, utilizzando le pietre come veicolo di comunicazione. Ed avrà tanto di ritorno di sensazioni dalle pietre egiziane (ed anche dal deserto, che non ci si può dimenticare delle oasi sahariane). La storia ha il suo punto di svolta quando Takashi scopre di essere sieropositivo. Ecco che chiede agli amici di fare anche loro i test. Ecco che passiamo per tutti i loro stati d’animo, di attesa, di paura, di immaginazione. Ecco allora che partono per quella vacanza in Egitto di cui avevano sempre favoleggiato senza realizzarla. Così che la finzione si raccorda alla realtà, e Banana ce la racconta, con gli occhi, le sensazioni e le paure di Kiyose. Con gli incontri che i tre avranno nel paese arabo. Con l’altalenarsi delle condizioni di salute di Takashi, con il suo modo di pensare (non direi affrontare) la malattia. Ed i discorsi dei due omosessuali intorno agli amici che muoiono o sono morti. Una complessa attesa. Di quello che vedono. Di quello che succede ai loro corpi ed alle loro menti, inserite in una così estrema situazione. Non risolve nulla Banana, non serve. Non importa sapere se e quando Takashi muore, se Kiyose è positiva o meno. L’esperienza della malattia, e la condivisione del viaggio, portano ad accettare quello che viene, incasellandolo nei momenti di felicità che ognuno di noi prova, ha provato e proverà. Un ultimo tocco di lettura straniante: ho letto della partenza di Kiyose per l’Egitto dall’aeroporto di Narita, quando anch’io stavo a Narita, aspettando l’aereo per tornare in Italia. Ed è stato magico.
    “Al mondo ci sono un’infinità di cose che si capiscono solo se si provano sulla propria pelle.” (46)
    “In un modo o nell’altro, le cose che creiamo parlano di noi con più precisione di ogni altra.” (58)
    “A volte penso a quanto era bello guardare il mercato mangiando pancake egiziano e bevendo il tè con dentro le foglie di menta fresca.” (126)

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    Giogio53 said on Jan 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Secondo me, un bel libro davvero. L'ho letto parecchi anni fa', ma solo rileggendo la trama, mi tornano alla mente tutte le sensazioni piacevoli che questa bravissima scrittrice e' capace di dare.

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    Morgana1976 said on Jan 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Potete trovare un mio breve parere in questo articolo che è stato scritto sul sito Youbookers.it dove vi consigliamo cinque opere riguardanti il tema dell'AIDS: http://www.youbookers.it/editoriale/item/969-aids-5-libri-per-conoscerlo

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    Vale Gam89 said on Dec 1, 2013 | Add your feedback

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    Questa è la Banana Yoshimoto che mi piace. Ecchecavolo... Per me al pari di Tsugumi, NP, Kitchen

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    ananke said on Nov 7, 2013 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    Sono stato in Egitto 2 volte e visitarlo è stato l'avveramento di un sogno.
    Ritrovare in questo libro della Yoshimoto, molte emozioni provate alla vista di quei luoghi tanto agognati, è stato fantastico.
    La storia si riduce a un diario di viaggio fon ...(continue)

    Sono stato in Egitto 2 volte e visitarlo è stato l'avveramento di un sogno.
    Ritrovare in questo libro della Yoshimoto, molte emozioni provate alla vista di quei luoghi tanto agognati, è stato fantastico.
    La storia si riduce a un diario di viaggio fondamentalmente, molto semplice, un viaggio alle radici della cultura per riscoprire il senso della vita e trovare il modo di affrontare la morte. Proprio sulla contrapposizione tra vita e morte ruota l'intera storia: dalla malattia dell'amico alla grandiosità dei monumenti funebri egiziani, il racconto pone sempre il lettore di fronte a questo binomio. Purtroppo il finale è in sospeso e non sappiamo come la vicenda dei protagonisti terminera, anche se la cosa è voluta dall'autrice..un modo per affermare che comunque vada loro saranno sempre legati e le emozioni provate insieme non potranno essere cancellate mai.

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    Rudy1976 (ルディ) said on Oct 15, 2013 | Add your feedback

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