Snow

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Publisher: Random House USA Inc

3.7
(1203)

Language: English | Number of Pages: 425 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French , Spanish , German , Portuguese , Swedish , Turkish , Basque , Dutch , Greek , Indonesian , Catalan

Isbn-10: 0375706860 | Isbn-13: 9780375706868 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Dread, yearning, identity, intrigue, the lethal chemistry between secular doubt and Islamic fanaticism–these are the elements that Orhan Pamuk anneals in this masterful, disquieting novel. An exiled poet named Ka returns to Turkey and travels to the forlorn city of Kars. His ostensible purpose is to report on a wave of suicides among religious girls forbidden to wear their head-scarves. But Ka is also drawn by his memories of the radiant Ipek, now recently divorced. Amid blanketing snowfall and universal suspicion, Ka finds himself pursued by figures ranging from Ipek’s ex-husband to a charismatic terrorist. A lost gift returns with ecstatic suddenness. A theatrical evening climaxes in a massacre. And finding god may be the prelude to losing everything else. Touching, slyly comic, and humming with cerebral suspense, Snow is of immense relevance to our present moment.
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  • 0

    La peggior scelta per riabituarmi alla lettura

    Ultimamente mi son reso conto di non leggere più romanzi ed ho fatto l'errore madornale di provare a rimediare con Neve. Sarà che il mio palato è diventato grossolano però davvero non ricordo di aver ...continue

    Ultimamente mi son reso conto di non leggere più romanzi ed ho fatto l'errore madornale di provare a rimediare con Neve. Sarà che il mio palato è diventato grossolano però davvero non ricordo di aver letto nulla di più stentato, superficiale, pretenzioso e disordinato di questo romanzo. Roba che per finire le ultime 50 pagine ho dovuto stringere i denti

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  • 3

    Ancora una volta Pamuk analizza la Turchia come intersezione fra due entità ben distinte: l'Oriente e l'Occidente.
    Così come "Il mio nome è rosso" si soffermava sul diverso modo di concepire le arti f ...continue

    Ancora una volta Pamuk analizza la Turchia come intersezione fra due entità ben distinte: l'Oriente e l'Occidente.
    Così come "Il mio nome è rosso" si soffermava sul diverso modo di concepire le arti figurative, la stessa operazione viene tentata qui in ambito politico, e il discorso si fa ben più spinoso e attuale, purtroppo però rispetto al romanzo precedente acquista in farraginosità e perde in poesia.
    E dire che è proprio il poeta Ka con i suoi tentennamenti, il suo amore inconsulto per la bella Ipek, le sue ispirazioni impellenti che lo portano ad espletare componimenti poetici nei luoghi più impensati e con urgenza improcrastinabile il pernio attorno cui ruota l'intricata vicenda narrata.
    Tutto si svolge a Kars, città anatolica di confine, dove il poeta, esule politico residente a Francoforte, si reca incuriosito da vicende di cronaca nera: fanciulle morte suicide come atto di ribellione contro la povertà, le vessazioni del sesso forte, e l'obbligo di rinunciare al velo nei luoghi pubblici. Se gli uomini si suicidano perché tutto è perduto, le donne lo fanno per vincere la loro battaglia, non per orgoglio ferito: ma per rivendicare un orgoglio che la comunità disconosce.
    Ma la questione femminile è solo un aspetto, sia pur reiterato, del complesso identikit politico-sociale di Kars : ci sono gli studenti del liceo religioso, che non possono neppure ammettere l'ateismo in quanto chiuderebbe la strada ad ogni riscatto ultramondano in una società dominata dalla miseria, c'è chi come il carismatico integralista islamico Blu proviene da un background marxista e ateo ma è tornato alla religione dei padri vedendo tale alveo come unico terreno di lotta politica praticabile, ci sono poi i Kemalisti che con un celebre teatrante come capo, metteranno in atto un locale golpe per imporre alla cittadina gli ideali occidentali, nazionalisti e laici che furono del "padre della patria" Ataturk, per non parlare dei combattenti curdi e di chi guarda all'occidente come metafora di libertà e uguaglianza innalzando il vessillo della sinistra progressista.
    Il totale della sommatoria fa un paese- laboratorio, il diorama di una Turchia che ha smarrito la propria identità e riesce ad andare avanti per la sua strada usando come propellente colpi di stato e repressioni poliziesche. Ka, e con lui il suo creatore hanno voluto cogliere il senso più autentico dell' anima turca, allontanandosi dal natio quartiere di Nişantaşı : uno dei più moderni di Istanbul per immergersi nel cuore della nazione, laddove " europeo" diviene riduttivamente sinonimo di "laico in doppiopetto".
    Al proposito si noti bene che lo stesso Ka, letterato progressista, si reca in provincia con un motivo indichiarato: trovarsi una bella turca da impalmare in quattro e quattr'otto, mentre la stessa prescelta, anche lei laureata, emancipata e di sinistra, accetta la proposta pensando che poco a poco "imparerà ad amarlo" nella migliore tradizione dei matrimoni combinati.
    Tutti i personaggi, hanno qualcosa di ondivago e poco meditato nelle proprie scelte: l'ateo Ka "sente Allah nella neve che cade"; prima di convertirsi la modella Kadhife diviene capofila delle "ragazze con il velo" per atto provocatorio; le fanatiche del chador a loro volta divengono martiri dell'Islam nonostante proprio una sura del Corano condanni il suicidio...e ciò darebbe molto da pensare.
    A parte le tragiche conseguenze del doppiogiochismo di Ka, che porteranno lo stesso Pamuk divenuto attore e detective del suo stesso dramma a indagare in loco, e che prendono nel romanzo non poco spazio, la vicenda di passione e di sangue che sconvolge Kars si svolge nello spazio di tre giorni tre...eppure, un romanzo di Pamuk non può mai avere un ritmo convulso, e anche questo non fa certo eccezione....sarà per la neve incessante che ovatta strade, incontri e pensieri, sarà anche perché spesso ci soffermiamo con il naso incollato alle vetrine ghiacciate delle innumerevoli sale da tè, dove gli innumerevoli disoccupati della cittadina passano le loro interminabili giornate.

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  • 0

    un mio amico è andato all'asilo, verso le 16 a prendere
    un cimbro

    la maestra dice: oh quanto è brava questa bambina
    deliziosa! però, sai, oggi non ha dormito

    (e fin qui, pensa il mio amico, chisenefre ...continue

    un mio amico è andato all'asilo, verso le 16 a prendere
    un cimbro

    la maestra dice: oh quanto è brava questa bambina
    deliziosa! però, sai, oggi non ha dormito

    (e fin qui, pensa il mio amico, chisenefrega, anzi tanto
    meglio: se non ha dormito nel pome dormirà stasera, senza

    atti di vandalismo). Ma poi la maestra ha voluto aggiungere
    un tocco di Stile Tardo Novecento:

    "probabilmente non dorme perché sente la neve".
    Il mio amico ha pensato: ma per favore.

    Però non l'ha detto.
    Ha vestito la bimba ed è uscito.

    Poco più in là, in strada, sopraggiungeva un'amica del
    mio amico e allora bacini di qua e di là

    e c'era un gran vento che sollevava le foglie e tra le
    foglie anche un pezzo di giornale

    e allora questa amica del mio amico ha detto:
    "c'è un romanzo di Dickens che comincia così".

    Il mio amico ha pensato: questo dev'essere il pomeriggio
    delle fasi così, come vengono vengono.

    Allora ha salutato l'amica, ha preso la cimbra, è andato a
    casa e si è fatto la barba.

    La neve non è caduta.

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  • 3

    Che io non me la intenda troppo con la letteratura turca l'avevo già detto altrove. La cosa ha poca importanza e sicuramente ci sarà chi – giustamente – apprezzerà Pamuk e questo genere di narrativa. ...continue

    Che io non me la intenda troppo con la letteratura turca l'avevo già detto altrove. La cosa ha poca importanza e sicuramente ci sarà chi – giustamente – apprezzerà Pamuk e questo genere di narrativa. Personalmente ho fatto piuttosto fatica e quasi mai sono riuscito a sintonizzarmi coi personaggi messi in scena dall'autore. Lo spunto era interessante e almeno fino al capitolo 5 compreso, “Prima e ultima conversazione fra assassino e vittima”, la storia mi stava piacendo. Poi però tutto diventa clamorosamente pesante, pleonastico, ridondante, snervante, troppo palesemente allegorico da far supporre che non ci sia neppure allegoria. Nella città di Kars, perennemente inondata di neve(in turco Kar) il poeta Ka cerca di scoprire il perché alcune ragazze si suicidano e si ritroverà coinvolto attivamente – per quanto egli sia solo una pedina passiva degli eventi usato un po' da tutti gli agenti in gioco – in un golpe organizzato da una troupe teatrale. La povera periferia di confine turca come palcoscenico per parlare della grande madre Turchia stretta fra istanze di occidentalizzazione, democrazia, regime, fondamentalismo islamico? Francamente io mi sono arenato in mezzo a tutta la neve del titolo(neve simbolo di cosa? della purezza? della semplicità di questa terra povera e triste, così tanto affascinante agli occhi del poeta che la declama incessantemente, ma che non vede l'ora di tornarsene nella civilissima Francoforte? simbolo dell'umanità così simile ma al contempo così diversa come ogni fiocco di neve?)a tutto quel parlare di felicità o infelicità, in mezzo a tutta quella poesia che il protagonista si sente in grado di scrivere ad ogni occasione.

    Il romanzo di Orhan Pamuk non è brutto, intendiamoci, ma, ancora una volta, sono io che non riesco – o semplicemente non sono in grado – di apprezzarlo come forse, e vorrei però sottolineare forse, dovrei.

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  • 5

    Solito Pamuk, libro di una bellezza commovente, disarmante. Letto casualmente poco prima del golpe del 15 luglio, validissimo per capire le contraddizioni della società e dell'animo turco.

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  • 4

    Muy interesante

    La ciudad de Kars, en la frontera de Turquía con Rusia y Armenia, queda aislada por la nieve y en ella tiene lugar un golpe de estado militar a nivel local.

    El poeta Ka, exiliado político turco en Ale ...continue

    La ciudad de Kars, en la frontera de Turquía con Rusia y Armenia, queda aislada por la nieve y en ella tiene lugar un golpe de estado militar a nivel local.

    El poeta Ka, exiliado político turco en Alemania, se encuentra en Kars para saber más sobre la creciente ola de suicidios de adolescentes empañoladas que sacude la zona, pero este viaje le va a servir también para encontrarse a sí mismo.

    La vuelta a Turquía y el golpe de estado le arrastran a una serie de situaciones en las que actúa de intermediario entre los distintos personajes de la novela, cada uno con su propia posición política y religiosa. La historia plasma muy bien la presión que sienten los musulmanes que ejerce Occidente sobre su cultura, religión y su forma de vida. Tras el auge del islamismo político en Irán, Turquía también experimenta un aumento de los islamistas políticos; para muchos ésto es considerado un retroceso, para otros una salvación y para los militares una excusa para dar el golpe, limpiar la ciudad de fundamentalistas, mantener la democracia en la república y seguir siendo fieles a las ideas de Ataturk.

    Ka es el típico personaje masculino "ñoño" de Pamuk, recuerda a los protagonistas de "El museo de la inocencia" y "Una sensación extraña", pero con una gran capacidad de discernimiento de forma que analiza la situación política de su país y como ésta le afecta después de haber pasado tantos años fuera. A su vez Ka quiere terminar con la soledad que llena su vida, soledad que es acentuada por su situación como emigrante anónimo en Alemania, y enamorado de Ípek, vieja conocida de la infancia, mantiene una relación amorosa con ella. Esta relación va a estar amenazada por la propia Turquía y por el miedo del poeta a alcanzar la felicidad.

    Todo ello transcurre en el decorado de una ciudad fronteriza, antiguamente próspera pero ahora venida a menos, resto de las ocupaciones rusa y armenia, cubierta por la nieve, aislada y triste.

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  • 4

    Ho letto questo libro (il mio terzo scritto da Pamuk) all’interno di una Sfida che ha per tema “culture lontane dalla nostra” e per stabilire le cui regole ci siamo confrontati sul significato della c ...continue

    Ho letto questo libro (il mio terzo scritto da Pamuk) all’interno di una Sfida che ha per tema “culture lontane dalla nostra” e per stabilire le cui regole ci siamo confrontati sul significato della contrapposizione Oriente/Occidente. Come primo libro credo che non avrei potuto fare una scelta più appropriata, ma la cosa non mi meraviglia più di tanto, avendo già riconosciuto in questo incontro/scontro fra le due culture uno dei temi cari al Nobel turco.
    Il mio nome è rosso, Il libro nero e, adesso, Neve: in ognuno di questi romanzi (e ogni volta in modo diverso) Pamuk si interroga sulla natura della distanza fra l’Oriente nel quale lui è cresciuto (la Turchia della seconda metà del secolo scorso) e il suo diretto rivale, ma anche modello a cui ispirarsi: l’Europa. Inutile fingere che alcune differenze non siano sostanziali, inutile anche illudersi che scegliere la strada della modernizzazione e della democratizzazione tout-court non porti delle conseguenze, in quanto racchiude il pericolo di una perdita di identità e di valori e – ancora più grave – il rischio di cadere, per reazione contraria, nelle mani del fondamentalismo islamico.

    Se quindi il tema del confronto Oriente/Occidente alla ricerca di un possibile dialogo è noto ai lettori Pamuk e ricorre in tutti i suoi romanzi, ognuno di essi ne sviluppa un particolare aspetto. Nel caso di Neve, il più “politico” di quelli da me letti finora, uno dei problemi centrali sembra essere il modo in cui ognuna delle due parti viene vista e “giudicata” dall’altra. In particolare, il modo in cui la cultura islamica, la fede in Allah e più in generale qualsiasi aspetto della sensibilità “non occidentale” sono visti e giudicati da quella che sembra l’unica posizione riconosciuta: quella europea. Da ciò deriva un senso di “inferiorità” che pesa come una costrizione su tutti coloro che vorrebbero invece vedersi riconoscere il diritto a essere “altro”, fino al punto di rovesciare questo complesso nel suo contrario.
    In uno dei capitoli chiave del romanzo, in cui i rappresentanti di diverse fazioni politiche si incontrano per sottoscrivere una dichiarazione da pubblicare poi in un giornale tedesco, uno dei personaggi afferma:
    "Nonostante i nostri amici non abbiano parlato come i disonesti imitatori dell’Occidente, qui c’è comunque un’atmosfera di scuse e di perdono per non essere europei. Adesso scriva: io sono orgoglioso del mio lato non-europeo. Sono orgoglioso di tutto ciò che in me l’europeo trova d’infantile, di crudele e di primitivo. Se loro sono belli, io sarò brutto; se loro sono intelligenti, io sarò stupido; se loro sono moderni, io rimarrò inoocente."

    Similmente, a fine romanzo (in una sorta di “messaggio ultimo”) uno dei personaggi raccomanda al narratore, alter ego dello stesso Pamuk: “Se mi mette in un romanzo ambientato a Kars vorrei dire ai lettori di non credere assolutamente a ciò che dice di noi. Nessuno può capirci da lontano.” “Tanto non ci crederebbe nessuno a un romanzo del genere.” “No, ci crederebbero, – disse di getto. – Per considerare se stessi intelligenti, superiori e umani, vorranno credere che noi siamo ridicoli e semplici, e che loro ci possono capire così come siamo, arrivando addirittura a provare affetto nei nostri confronti. Ma se mette questa mia frase, nelle loro menti si insinuerebbe il dubbio.”
    É una raccomandazione che suona pesante e che viene rivolta direttamente a noi lettori, noi che pretendiamo di riuscire a “immedesimarci” in un personaggio, di volergli persino “bene”, per il solo fatto di averlo incontrato e accompagnato nelle pagine di un romanzo. Ma chi conosce bene Pamuk – autore che per nascita, formazione, vocazione, rappresenta davvero un “ponte” tra due mondi – non si fa ingannare da queste parole dure. Sono sì un monito, ma non per sostituire un rapporto di sudditanza con un altro, bensì proprio per mettere in discussione la facilità con cui si tende a “giudicarsi” senza mettersi davvero nei panni dell’altro.

    Inutile aggiungere che questo è solo uno, benchè a mio avviso fondamentale, dei mille tasselli che compongono questo straordinario mosaico (un altro di grandissimo interesse e attualità è quello della fede in Allah, del significato di questa fede e del suo essere necessariamente o meno legata alle frange dell’integralismo).
    Ancora una volta Pamuk mescola questi messaggi profondi, attualissimi, a un’atmosfera insieme romantica e noir: ne risulta una lettura estremamente accattivante, nonostante la cadenza sia quella lenta e silenziosa dei fiocchi di neve sulle strade di Kars. La storia d’amore è ancora una volta occasione per interrogarsi sul senso e sulla possibilità di una felicità assoluta ed eterna e, in questo romanzo, assume un particolare significato proprio in rapporto alla “precarietà” di questa illusione, specie quando è generata da noi stessi, dal nostro bisogno di amare e di essere amati a tutti i costi per dare un senso alla nostra vita. L’alternarsi di estrema felicità e disperazione, la paura di perdere qualcosa che si percepisce essere tutt’altro che un “diritto” o una certezza... tutto questo si inserisce con grande armonia nel disegno complessivo di Neve, che consiglio per tutto ciò che ho scritto e per tutto ciò (molto di più!) che non ho avuto tempo e spazio di scrivere.

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  • 4

    Un grande Pamuk ritmico e profetico

    Pamuk diverso dagli altri: Pamuk: nessuno può lamentare la presunta lentezza del ritmo narrativo, poiché si tratta di un romanzo incalzante, nonostante l'ossessiva, costante presenza della neve che at ...continue

    Pamuk diverso dagli altri: Pamuk: nessuno può lamentare la presunta lentezza del ritmo narrativo, poiché si tratta di un romanzo incalzante, nonostante l'ossessiva, costante presenza della neve che attutisce, senza spegnerli, gli eventi drammatici che si succedono senza tregua nella città frontaliera di Kars, facendo spiccare ancor più il sangue e le lacrime che scorrono ininterrottamente nella guerra civile tra integralisti e repubblicani divisi dall'odio nella Turchia di qualche decennio fa (il romanzo è stato scritto alla fine degli anni '90).
    Dunque un Pamuk profetico, per il lettore di oggi, che non può stupirsi per quanto sta accadendo in questi giorni a Ankara, alla luce dello scenario descritto in questo bellissimo libro, dai profili molteplici. Un libro che si presta a diversi livelli di lettura, ancorché i nodi fondamentali siano, in definitiva, le difficoltà incontrate dall'intellettuale-poeta (il protagonista Ka, alter ego dell'autore, pure presente sulla scena come testimone e poi come attore vero e proprio nel finale) nell'interpretare la realtà contemporanea e la sua assoluta inadeguatezza, ambiguità, paradossalmente "onesta", che finisce con lo scontentare entrambe le fazioni, dalle quali in fondo Ka è odiato senza riserve.
    Romanzo affascinante, onirico, ipnotico, indimenticabile, profetico.
    Secondo molti lettori, il più bello di Pamuk, un Nobel vero.

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  • 4

    Boule de Neige

    Questo libro è vero, reale, tangibile, ma in ogni momento hai la sensazione di camminare in una Boule de Neige. La neve è onnipresente, menzionata con lo stesso ritmo con cui cadono i fiocchi di neve ...continue

    Questo libro è vero, reale, tangibile, ma in ogni momento hai la sensazione di camminare in una Boule de Neige. La neve è onnipresente, menzionata con lo stesso ritmo con cui cadono i fiocchi di neve nella sfera. Si parla di politica, di una storia d'amore, della vita. Tutto sempre e comunque in una sfera di neve.

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