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Sobota

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3.8
(2129)

Language:Slovenščina | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , Italian , Catalan , Chi traditional , Dutch , Swedish , French , Portuguese , Latvian

Isbn-10: 8611173422 | Isbn-13: 9788611173429 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
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  • 5

    Una piccola meraviglia

    Per caso leggo la trama di questo "Sabato" di McEwan la memoria mi vola subito a un libro che ho adorato di Simenon dal titolo "Luci nella notte", probabilmente perché in entrambi la vicenda si svolge ...continue

    Per caso leggo la trama di questo "Sabato" di McEwan la memoria mi vola subito a un libro che ho adorato di Simenon dal titolo "Luci nella notte", probabilmente perché in entrambi la vicenda si svolge in un unico giorno e entrambi vedono come protagonisti due padri di famiglia, "emozionati" dal rientro a casa dei figli, dopo le vacanze, in quello di Simenon, per lavoro in quello di McEwan.
    Fin dalle prime pagine mi sono innamorata della prosa, dello stile dell'autore inglese che, sebbene per decine e decine di pagine racconta poco o niente a livello di accadimenti, lo fa con quell'eleganza e sobrietà da grande autore quale è, dipingendo un protagonista (ma anche l'intera famiglia), difficile da dimenticare e alla quale ci si affeziona.
    Scritto poco dopo i fatti dell'11 settembre 2001, riflette pagina dopo pagina tutta la paranoia e l'ansia che travolge l'Europa all'indomani della decisione del governo Blair di appoggiare l'invasione americana in Iraq. Ma, il bel finale che in molti hanno letto come positivo e ottimista, a mio avviso è più una presa di coscienza della imprevedibilità della vita, della sua travolgente irrazionalità. Il caso, l'incidente, una piccola goccia nell'acqua che può stravolgere la tranquilla vita di un neurochirurgo e della sua perfetta famiglia. Niente di nuovo, per carità, ma la sapienza narrativa che il nostro McEwan adotta nel mantenere un linguaggio medio-alto e privo di tensioni narrative, colpi di scena fa di questo "Sabato" un piccolo gioiellino, da leggere e rileggere.

    said on 

  • 2

    Concentrate in una giornata le riflessioni di un neurochirurgo affermato di mezz'età su se stesso, sui suoi rapporti con la famiglia, il proprio lavoro, gli accadimenti nel mondo.
    Scritto benissimo ma ...continue

    Concentrate in una giornata le riflessioni di un neurochirurgo affermato di mezz'età su se stesso, sui suoi rapporti con la famiglia, il proprio lavoro, gli accadimenti nel mondo.
    Scritto benissimo ma piatto. Altamente soporifero.

    said on 

  • 2

    Libro di una lentezza esasperante, sembra di vedere un video su YouTube ai tempi delle connessioni internet analogiche. Blocchi continui dopo pochi fotogrammi in sequenza. Tediose divagazioni senza co ...continue

    Libro di una lentezza esasperante, sembra di vedere un video su YouTube ai tempi delle connessioni internet analogiche. Blocchi continui dopo pochi fotogrammi in sequenza. Tediose divagazioni senza costrutto. Si salva solo per un paio di colpi di scena, che risvegliano appena il lettore dal torpore in cui la lettura di questo romanzo lo ha costretto.

    said on 

  • 1

    La vera domanda che mi sono posto alla fine di questo libro non è stata come al solito “cosa avrà voluto dire l’autore?”, o “quale è il significato di questa storia?”. La domanda che mi è balzata subi ...continue

    La vera domanda che mi sono posto alla fine di questo libro non è stata come al solito “cosa avrà voluto dire l’autore?”, o “quale è il significato di questa storia?”. La domanda che mi è balzata subito in testa non appena ho chiuso per l’ultima volta il libro, anche se a dire la verità l’ho pensato anche prima, è stata “per quale motivo ho voluto rovinare il bel ricordo che avevo di Ian McEwan?”. Le premesse c’erano tutte visto che avevo trovato il libro in una biblioteca e che la biblioteca lo vendeva a due miseri euro. Voglio dire: è un libro usato, e non solo un lettore aveva deciso di darlo via, ma anche la biblioteca aveva deciso di non tenerlo. A volte due indizi fanno una prova.
    Sorvolando sulla storia, ovvero la vita di un neurochirurgo focalizzata su un giorno particolare (il sabato del titolo), quello che davvero annichilisce la lettura è lo stile: troppo rigido e dettagliato. Nella prima parte, quando McEwan si incaponisce nel descrivere fino all’ultima virgola i particolari di un intervento chirurgico, si ha l’impressione di stare vedendo un pachiderma che cammina lento lontano da te, ma nonostante questo non riesci mai a raggiungerlo, anzi, non riesci neppure a stargli dietro, eppure lui, il pachiderma, ma anche la scrittura, è così lenta, quasi immobile. A ogni pagina si spera che la prosa prenda il volo, si evolvi in qualcosa di più scorrevole, soprattutto quando le vicende narrate si susseguono in modo da spargere un po’ ovunque nella narrazione dei bivi che però l’autore non coglie, proseguendo il suo cammino senza i tanto agognati guizzi. Avrei preferito qualcosa di più intimistico, senza troppi clamori eccessivi di eventi che poi alla fine non portano a granché.
    È un peccato, perché in fondo pensavo che McEwan non mi avrebbe potuto deludere, invece… la sua testardaggine nel voler fare l’autopsia in qualsiasi fatto, ma non tanto concentrandosi nei sentimenti e nei pensieri del suo protagonista quanto piuttosto sui fatti in sé per sé, nei gesti, nelle azioni. È un narrare un po’ troppo asettico che non afferra il lettore, o per lo meno con me non c’è riuscito.

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  • 3

    Alti e bassi

    Sta nel mezzo, questo libro. Un bel 2.5/5.
    Si passa da scene che vorresti non finissero mai, in cui ti tiene incollata alla pagine con la sua capacità descrittiva ed emozionale, a pagine infinite, le ...continue

    Sta nel mezzo, questo libro. Un bel 2.5/5.
    Si passa da scene che vorresti non finissero mai, in cui ti tiene incollata alla pagine con la sua capacità descrittiva ed emozionale, a pagine infinite, lente e noiose che vorresti non fossero neanche cominciate.
    Esempi.
    Pagine favolose quando i due bruti entrano in casa e terrorizzano la famiglia; fantastico pure il dialogo in materia socio/politica fra padre e figlia. Pagine dimenticabili: le eterne, infinite ed inutili pagine di descrizione minuziosa in materia di neurochirurgia e l'interminabile partita a squash con il collega, che pareva non finire mai.
    McEwan mi fa un pò questo effetto. Un pò noia e un pò no.

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  • 4

    maledetto McEwan

    Ancora una volta il londinese maledetto mi ha ammaliata. Il suo chirurgo, in qualche modo parente del giudice della Ballata di Adam Henry, è un molto intellettuale personaggio della Londra borghese su ...continue

    Ancora una volta il londinese maledetto mi ha ammaliata. Il suo chirurgo, in qualche modo parente del giudice della Ballata di Adam Henry, è un molto intellettuale personaggio della Londra borghese superbenestante, meno simpatico e più complesso della giudice, più - troppo - sicuro di sè: lo seguiamo per un lunghissimo sabato nel quale fa e subisce di tutto, sullo sfondo di una grande manifestazione contro l'attacco all'Iraq, alla quale non partecipa ma di cui segue l'andamento attraverso la televisione, per poi discuterne quasi violentemente con la figlia la sera a casa (attribuisco ad una licenza letteraria il fatto che il protagonista riesca a concentrare in una sola giornata una serie di attività così spossanti dal punto di vista fisico, emotivo ed intellettuale, che di giornate ne avrebbe richieste almeno tre, per giunta spostandosi, in una giornata caotica, da un quartiere all'altro di una città già di per sè caotica ed enorme, ed arrivando all'impresa - siamo nel campo dei miracoli - di cucinare una zuppa di pesce nel tempo di un telegiornale).
    Eppure, in questa lunghissima giornata piena di fatti, sono i pensieri - i ricordi, le speranze, la passione per il proprio lavoro, le convinzioni - a riempire il libro e la mente del protagonista. E quella del lettore, naturalmente, che segue Henry con passione benchè non sia un mostro di simpatia, e non faccia niente (o, eventualmente, lo faccia molto male) perchè il lettore lo senta amico. La quantità delle frasi che ho evidenziate (grazie, e-books!) è tale che ne esce una sorta di spremuta del ricchissimo contenuto del libro; ho amato particolarmente la visita alla madre malata di demenza senile, il conflitto irrisolvibile fra il peso di fare visita ad una persona che non si rende conto di chi le si siede di fronte, e l'odio verso se stesso che verrebbe dall'essersi sottratto; e poi la consapevolezza di essere ancora (l'uomo ha poco meno di cinquant'anni) "abbastanza giovane per desiderare l'imprevedibile ed abbastanza vecchio da sapere che le occasioni si vanno assottigliando"; il lucido cinismo che gli permette di osservare come la problematicità della vita moderna venga dall'allargarsi dei confini della compassione, da un senso di fratellanza non più esteso solo a popoli lontani, ma anche a volpi, topi di laboratorio, addirittura aragoste, quando invece "la chiave del successo e del predomino dell'uomo è nell'essere selettivi nella misericordia".
    Alla fine del libro, anche senza avere provato particolare empatia con Henry Perowne, si resta soli, e con la voglia di andare a fare quattro passi nella piazza sotto casa sua, in fondo a Charlotte Street,

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  • 4

    Primo approccio a McEwan, ne sono rimasta molto soddisfatta, sia per lo stile, nella sua meticolosa descrizione di eventi e pensieri, sia per la trama, così concentrata eppure così ricca di spunti ed ...continue

    Primo approccio a McEwan, ne sono rimasta molto soddisfatta, sia per lo stile, nella sua meticolosa descrizione di eventi e pensieri, sia per la trama, così concentrata eppure così ricca di spunti ed eventi. Tutta la storia si svolge infatti nell'arco di 24 ore, un apparentemente normale sabato non lavorativo per il neurochirurgo Henry Perowne. A partire dalle primissime ore del mattino lo seguiamo in quelle che sono le sue tipiche abitudini del fine settimana, intervallate da eventi non tanto tipici ma che l'autore riesce a mescolare abilmente, creando un mix di quotidianità e novità che attrae e non annoia. La narrazione è tutta fatta dal punto di vista di Perowne, unendo descrizioni della sua routine e flashback sul passato alle riflessioni del protagonista su vari temi e all'analisi dei suoi stati d'animo. L'intreccio, apparentemente lineare nel seguire ora per ora il sabato di Perowne, non lo è più quando si tratta di riportare gli episodi del passato, ognuno autoconclusivo ma mai riportati in quello che dovrebbe essere il corretto ordine cronologico. Quello che più mi è piaciuto è proprio il modo ambiguo dell'autore di trattare questa giornata, in cui fino alla fine non si capisce se si tratta di una data come tutte le altre o se a fine giornata ci attende l'imprevisto, se non il disastro, anticipato da apparenti segnali che potrebbero voler dire tutto come non voler dire niente. Un'ottima lettura, anche perché l'abilità stilistica di McEwan salta subito all'occhio nella sua padronanza delle parole, tra periodi e lessico studiatissimi, un vero e proprio piacere da leggere.
    Voto: 8,5

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  • 5

    Quarantotto anni, affermato neurochirurgo londinese, sposato con figli, Henry Perowne si sveglia alle tre e mezza di un sabato di febbraio, di ottimo umore, quasi euforico. Trapanazioni del cranio, tu ...continue

    Quarantotto anni, affermato neurochirurgo londinese, sposato con figli, Henry Perowne si sveglia alle tre e mezza di un sabato di febbraio, di ottimo umore, quasi euforico. Trapanazioni del cranio, tumori al cervello, aneurismi e una miriade di termini tecnici certificano la difficoltà del suo lavoro; a volte, mentre opera, gli piace ascoltare musiche di Bach; Henry “non sa resistere all’urgenza dei suoi casi, e neppure negarsi la narcisistica soddisfazione che gli procura il proprio talento”. Ha sposato con Rosalind, avvocato di successo, che quella mattina avrà un’udienza molto importante, e hanno due figli: vive con loro il diciottenne Theo, che ha lasciato gli studi per inseguire un comprovato talento da musicista blues, e proprio quel giorno rivedranno dopo sei mesi Daisy, la maggiore, di ritorno dagli Stati Uniti.

    Difficile provare simpatia per Henry Perowne, uomo di successo, con una moglie attraente, due figli molto dotati, una bella casa di 250 metri quadrati, una macchina lussuosa (per qualche tempo, ne era quasi imbarazzato), una vita piena e levigata. Henry è un uomo ottimista e compiaciuto di vivere nel presente, qui e ora, con convinzioni come questa: “L’aria è migliore, nel Tamigi saltano i salmoni e stanno tornando anche le lontre. A tutti i livelli, materiale, medico, intellettuale, sessuale, la maggior parte della gente vive meglio”. Ci si aspetta che McEwan ci porti a un’incrinatura di questa superficie dorata. Un primo, indiretto sintomo viene dalla massa enorme di persone che manifestano, a Londra, contro il governo Blair che sta per seguire gli Usa nella guerra all’Iraq di Saddam Hussein. Invece, l’incrinatura arriva sotto forma di incidente stradale, modesto quanto fastidioso: dall’altra auto scendono tre teppisti, uno lo colpisce con un pugno allo sterno, Henry rischia il pestaggio. Lo salva la prontezza con cui si serve della sua competenza professionale sulle malattie mentali.

    Oltre alla mancata empatia con il protagonista, credo vi sia un’altra ragione per cui questo romanzo mi respinge: l’ammirazione per lo stile di McEwan. La sviscerata ammirazione per l’architettura di trame e frasi, abbinata a una solenne precisione lessicale. McEwan sa come passare da un piano all’altro del suo grattacielo di parole. E sa quali parole usare sia che si tratti della lingua medica che di quella sportiva, di quella culinaria o di quella musicale. Ripetutamente sono sovrastato da questa abilità e continuo a chiedermi: come si fa a scrivere così bene?

    said on 

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