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Sognavo di essere Bukowski

By Gino Armuzzi

(91)

| Others | 9788820018573

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Book Description

10 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    " volevo vivere come miller, morire come mishima e uccidere come burroughs. e sognavo di essere bukowski, buttato qua e là tra i bordelli di los angeles, con un bicchiere di whisky in mano e una prostituta accanto. "

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    kovalski said on Nov 21, 2011 | Add your feedback

  • 13 people find this helpful

    Riletto dieci anni dopo

    A furia di leggerla e prestarla la prima edizione ha finito per spaginarsi. La copertina era molto più ganza, pare fosse opera di Armuzzi in persona. Io e i miei amici ancora oggi ci raccontiamo i capitoli di questo libro come fossero le scene di un ...(continue)

    A furia di leggerla e prestarla la prima edizione ha finito per spaginarsi. La copertina era molto più ganza, pare fosse opera di Armuzzi in persona. Io e i miei amici ancora oggi ci raccontiamo i capitoli di questo libro come fossero le scene di un film. Ognuno ha il suo preferito. Intramontabile

    Novembre 1994
    Non so quante volte vi sia capitato di leggere un libro e di resistere all'idea di divorarlo, di sforzarvi di leggere al massimo un capitolo alla volta e poi non saper resistere e dare una sbirciata alle prime pagine del capitolo successivo. Quante volte vi sia capitato una volta finito di leggere un libro di desiderare che l'avesse scritto un vostro amico. Gino Armuzzi scrive con un'ironia devastante, vi troverete con il sorriso stampato sulle labbra e la testa china sulla sua Bibbia pagana del divertimento a sperare che non finisca mai. Memorabile è la lista dei suoi precettori che vanno da Hemingway a Miller passando per Wilde, Nietzsche, Kerouac per arrivare naturalmente a Bukowski. Si tratta di un libro nel quale chiunque abbia vissuto gli ultimi quindici anni (la recensione è del 1994) anche solo di striscio finirà per riconoscersi. Diretto come un pugno, leggero come una birra chiara alla spina ordinata in pizzeria, godibile dalla prima all'ultima pagina.

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    Nood-Lesse said on Jun 16, 2010 | 3 feedbacks

  • 10 people find this helpful

    Novembre 1994
    Non so quante volte vi sia capitato di leggere un libro e di resistere all'idea di divorarlo, di sforzarvi di leggere al massimo un capitolo alla volta e poi non saper resistere e dare una sbirciata alle prime pagine del capitolo succes ...(continue)

    Novembre 1994
    Non so quante volte vi sia capitato di leggere un libro e di resistere all'idea di divorarlo, di sforzarvi di leggere al massimo un capitolo alla volta e poi non saper resistere e dare una sbirciata alle prime pagine del capitolo successivo. Quante volte vi sia capitato una volta finito di leggere un libro di desiderare che l'avesse scritto un vostro amico. Gino Armuzzi scrive con un'ironia devastante, vi troverete con il sorriso stampato sulle labbra e la testa china sulla sua Bibbia pagana del divertimento a sperare che non finisca mai. Memorabile è la lista dei suoi precettori che vanno da Hemingway a Miller passando per Wilde, Nietzsche, Kerouac per arrivare naturalmente a Bukowski. Si tratta di un libro nel quale chiunque abbia vissuto gli ultimi quindici anni (la recensione è del 1994) anche solo di striscio finirà per riconoscersi. Diretto come un pugno, leggero come una birra chiara alla spina ordinata in pizzeria, godibile dalla prima all'ultima pagina.

    E-book N°47
    digital editing by Hari
    Aprile 2014

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    Nood-Lesse said on Jun 15, 2010 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    stupidino

    adatto agli adolescenti..naturalmente c'è un amico mitico che ci lascia le penne

    voto : 6 --

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    GIOMMA said on Mar 9, 2010 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Visto in bella mostra alla Feltrinelli un po' di anni fa, pur non avendone mai sentito parlare prima, da amante del Buko (e con le mani bucate che mi ritrovo) non potevo non comperarlo... e difatti l'ho comperato al volo (senza nemmeno leggere la IV ...(continue)

    Visto in bella mostra alla Feltrinelli un po' di anni fa, pur non avendone mai sentito parlare prima, da amante del Buko (e con le mani bucate che mi ritrovo) non potevo non comperarlo... e difatti l'ho comperato al volo (senza nemmeno leggere la IV di copertina! ...ché poi, avete mai letto una IV di copertina che dice che il libro fa cagare?...).
    Ambientato nella Milano dei primi anni '80, narra delle vicende di un classico bocconiano che da figlio di papà quasi per bene si lascia risucchiare in un vortice di depravazione che lo porterà alla deriva.... (finale consolatorio: yes)
    Paraculo quanto basta per farti incazzare, a volte fin troppo romanzato (della serie: se, vabbe'...), il libro non ti lascia niente di speciale, e pur tuttavia si fa leggere tutto d'un fiato, strappandoti più di un sorriso...
    Chiusa: non sarà nella top ten dei miei romanzi di autori italiani contemporanei preferiti, ma resta una lettura piacevole, ricca di citazioni ruffiane (specie quelle musicali).... peraltro, a distanza di qualche anno dalla prima lettura ho avuto voglia di rileggerlo, ed anche questo è un punto a suo favore (auuand!).
    ...insomma, si spendono tanti soldi a cazzo... io lo consiglio, dai.

    Un paio di citazioni:

    Arrivati al giorno del concerto, l'angoscia dell'inesorabile insuccesso e il terrore del ridicolo mi picchiavano in testa come il batacchio di una campana. Per scacciare la mia paranoia, avevo comprato e fornito al resto della band un mix di droghe e alcolici tali da fare sembrare la pozione magica di Asterix un brodino di pollo.
    Quella sera, la nemesi si paventò puntuale come un'eiaculatio precox. La sala era piena della peggio coatteria della zona, emarginati di tutti i generi: punk, pusher, ultras milanisti e via dicendo. Faceva un tale caldo che persino i muri sudavano copiosamente.
    Ci presentammo sul palco pompati come giaguari, accolti dagli sputi e dai lanci di lattine che facevano da spiritosa introduzione a ogni band. Male interpretando un rapido cenno dell'Alex rivolto al banco del mixer, attaccammo a suonare e dalle casse esplose un fragore da girone dantesco. Non essendoci messi d'accordo sulla scaletta, ognuno era andato per i cazzi suoi, iniziando un brano diverso.
    Così, mentre io mi ritrovavo a cadenzare Granada, l'Elettrino pompava sul Farfisa le note sbilenche di Tammuriata nera e la Divi pestava duro sui tamburi al ritmo africano di Monkey Song.
    In mezzo al casino, l'Alex stava ancora bellamente accordando il suo malefico basso. Ci lanciò uno sguardo sbigottito mentre ognuno di noi cercava di cambiare brano per adeguarsi agli altri, con il solo effetto di dare un arrangiamento diverso a quel micidiale impasto di rumori.
    La gentaglia accalcata sotto il palco guardava incredula e minacciosa in attesa di scoprire fino a che punto potessimo prenderla per il culo senza patirne le dovute conseguenze. Partirono i primi fischi.
    L'Alex mi strappò di mano il microfono intuendo che non ero in grado di governare la situazione, imbranato com'ero. "Va bene, ragazzi", gridò. "Abbiamo scherzato... vi presentiamo gli Animali Nudi".
    Animali Nudi? Solo allora, in quel golgota kafkiano in cui ci stavamo addentrando, pensai: ma come era venuto in mente alla Divi un nome così cretino?
    Non feci a tempo a chiederglielo che l'Alex scandì il titolo del primo brano in modo da evitare altri casini. Intanto il mostruoso dopaggio cominciava a dare i suoi effetti. Dopo due pezzi strimpellati alla bell'e meglio l'Elettrino si accasciò riverso sul Farfisa scatenando un fragore d'inferno. Quando scorsi l'Alex sempre più piegato sul basso, tenuto all'altezza delle ginocchia à la Keith Richards con tanto di paglia pendente dalle labbra, capii che non saremmo mai riusciti a finire il concerto.
    Al terzo pezzo l'Alex si sedette sul bordo del palco, piegò la testa leggermente in avanti ed entrò in coma. Io e la Divi cominciammo a tenere un unico ritmo ossessivo e prolungato, come a scandire epicamente la tragedia che stava arrivando al suo azimut.
    Mai la follaccia si sarebbe aspettata un evento del genere. Due su quattro strippati dopo neanche un quarto d'ora di concerto: era un record. Roba da fare vergognare il Lou Reed biondo platino tracollato al suolo dopo dieci minuti al Palalido di piazza Stuparich.
    Reggemmo ancora un paio di minuti. Distrussi L'Internazionale con un canto straziante da maiale sgozzato accompagnato dal ritmo peso scandito dalla batteria, il tutto in un silenzio assoluto.
    Quando sentii il tonfo della Divi, caduta tramortita rovesciando piatti-tamburi-grancassa, compresi che il concerto era finito. Presi la chitarra per il manico, la massacrai bucando il palco di legno; me ne andai sputando sul pubblico e raccogliendo il resto del gruppo.
    Dopo un lungo istante di pausa attonita, la marmaglia cominciò ad acclamarci urlando sbraitando facendo olé e pogo selvaggi. Scandendo un nome che non avrebbero mai più sentito: Animali Nudi.

    Padrone della mia rovina, gioivo della caduta a rotta di collo verso tutto ciò che è male. Volevo vivere come Miller, morire come Mishima e uccidere come Burroughs. E sognavo di essere Bukowski, buttato qua e là tra i bordelli di Los Angeles, con un bicchiere di whisky in mano e una troia accanto.

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    raz said on Oct 24, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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    • 1 star
  • Others 188 Pages
  • ISBN-10: 8820018578
  • ISBN-13: 9788820018573
  • Publisher: Sperling & Kupfer
  • Publish date: 1994-01-01
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