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Sogni

Di

Editore: Quodlibet

4.0
(1)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 832 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874623232 | Isbn-13: 9788874623235 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Elena Frontaloni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sogni è un esperimento unico nel panorama della letteratura italiana del Novecento, per quantità di scrittura realizzata e ampiezza cronologica del progetto. Si tratta di un testo finora
inedito che comprende oltre duecentocinquanta trascrizioni di sogni raccolte da Dolores Prato tra il 1928 e il 198 (dall’avanzata maturità all’anno prima della morte): una maestosa Recherche notturna parallela a quella diurna, sperimentata in Giù la piazza non c’è nessuno, in cui l’autrice attraverso l’esperienza onirica tenta di riconquistare «tutti quei particolari che nel ricordo della vita non affiorano più».
Sul filo del peculiare modo di ricostruzione del ricordo che è il ricordo del sogno rivivono incontri e conflitti, conferme e spaesamenti, intermezzi farseschi e drammi repentini dove però l’elemento fantastico in genere tace, e viene piuttosto messa in scena una realtà spietata, più cruda di quella vissuta fuori dal sogno.
Così autobiografia e affabulazione, passato e presente, personaggi pubblici e uomini comuni s’incontrano in una specie di foro onirico, dentro il quale troviamo ad esempio la misteriosa zia Paolina uccisa da una monaca di Treia, Giuseppe Saragat incerto sulla moglie da prendere, Andrea Gaggero colpito con una nocciola da Mike Bongiorno, Stefano D’Arrigo padre di un immaginario Liuzzo. L’io che sogna si divincola dalla morsa dei corpi infetti della madrina e della superiora del collegio, discute con lo zio Domenico sulle strane geometrie dell’opera umana e della natura, rifiuta giovani ragazze donatrici di pietre preziose, s’immerge in una vasca colma di succo di pomodoro, dialoga con Giorgio Bassani sulla questione ebraica, valuta se metter mano al libro della sua vita o occuparsi di un imprecisato volume di poesie russe, salvo poi veder sparpagliati da una folata di vento gli appunti per l’uno e per l’altro lavoro.
Potenzialmente soggetto a sempre nuovi interventi di ampliamento, riuso, correzione, Sogni risulta infine essere una serie di pagine disposte sul crinale dove vita e sogno, sogno e scrittura del sogno, sfiorandosi o cozzando tra loro si traducono in sorprendenti fatti narrativi.
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    "If I could start again, a million miles away, I will keep myself, I would find a way" *

    Era proprio inevitabile che la Prato realizzasse il proprio nome ((Maria de los) Dolores)?
    Forse sì, ma più come profezia che si auto-avvera che non come destino predeterminato (anche se Dolores non nacque esattamente sotto una buona stella: figlia generata fuori dal matrimonio trascorse ...continua

    Era proprio inevitabile che la Prato realizzasse il proprio nome ((Maria de los) Dolores)? Forse sì, ma più come profezia che si auto-avvera che non come destino predeterminato (anche se Dolores non nacque esattamente sotto una buona stella: figlia generata fuori dal matrimonio trascorse l'infanzia e la prima giovinezza con dei cugini della madre per poi essere rinchiusa in un collegio cattolico). D'altra parte fu proprio lei la prima a non usarsi alcun riguardo, ad esacerbare la propria sofferenza, ad inasprire l'isolamento al quale l'abbandono e l'indifferenza di Andrea (Gaggero, compagno della Prato per molti anni) l'avevano condannata (ma si può, mi chiedo, ridursi così per un uomo? Se nemmeno le donne intelligenti riescono a sottrarsi a questo spietato gioco al massacro, a cosa serve mai l'intelligenza?).

    Ed i sogni, non più tregua fantastica, liberazione dall'assedio di una vita pesante e silenziosa ("Fantastici, mai. Mai esseri abnormali; mai trasformazione di persone, mai fatti impossibili. Tutt'al più un senso di poesia per cui un ballo può sfiorare la terra senza peso"), finiscono per diventare passi ulteriori dentro quell'inestricabile nube di dolore che è una vecchiaia di solitudine.

    Spero di chiudere questo volume con la certezza che Dolores è riuscita, alla fine, a svegliarsi o almeno a trovare un po' di pace. Per ora provo solo una grande, immensa pena (per lei e per quel suo cuore oramai calmo dopo i furori di un pazzo dolore).

    Ora che ho finito il volume posso dire che la presenza di Andrea è andata facendosi più discreta, nel corso degli ultimi sogni trascritti da Dolores. Non so se questo debba essere considerato un bene oppure un male. L'impressione, comunque, è che egli sia rimasto con Dolores fino alla fine nella forma di una spina conficcata nel petto, di un dolore lieve e costante, di un elemento estraneo al corpo, intorno al quale la carne si chiude poiché non ha saputo espellerlo (dopo la delusione datale da Doni, ovvero Domenico Capocaccia, l'uomo che, come ebbe modo di affermare lei stessa, la Prato aveva scelto per la propria vita, la fallimentare relazione con A. deve aver fatto in modo che Dolores perdesse ogni fiducia nell'amore). O, forse, come l'ennesimo grano in un rosario di continui dolori, rifiuti, abbandoni, per una donna che, sin dall'infanzia, ebbe modo di sperimentare il non-amore. Segnata dalla presenza di un precipizio invalicabile tra lei e gli altri (nemmeno con la zia Paolina, sua madre putativa, D. riuscì ad avere un rapporto sereno), la Prato finì, inevitabilmente, per imparare a non dare confidenza né affetto (astiosa, sospettosa, antipatica, intransigente, allontanava sistematicamente le persone amiche) o a darli, e a chiederli, in modo sbagliato (come una mendica).

    Incapace sia d'amare in modo sano (il tema della maternità, abbastanza frequente nei sogni di D., si presenta sempre connesso ad un'invincibile senso di inadeguatezza. I libri erano, forse, i suoi soli veri figli) che di meritare un poco d'amore, D. ebbe un rapporto difficile anche con la religione, fonte, per lei, di continue delusioni. E questo perché Dolores visse in perenne attesa di una rivelazione (sulla morte, sull'amore, su una qualche pace) che la salvasse, che le svelasse, nuda, una bellezza alla quale sentiva d'essere cieca (e cieca, la Prato, lo divenne veramente negli ultimi anni della sua vita. La cecità: ulteriore piaga per un corpo già vessato, per uno spirito già prostrato), ma che riusciva tuttavia a percepire. Forse D. non credette mai davvero che sarebbe stata la religione a svelarle queste verità. Di certo non ignorò mai il fatto che la sola fede che avrebbe potuto nutrire senza timore d'essere da essa rifiutata o tradita, era quella nella scrittura, in quella scrittura che visse con lei dal principio alla fine, aiutandola ad inseguire e a penetrare, attraverso piccoli lampi di verità, misteri grandissimi ed altrimenti inaccessibili.

    p.s.: Un plauso all'edizione, curatissima a partire dalla bellissima copertina, fino ad arrivare alle note.

    * "Hurt" - Johnny Cash http://www.youtube.com/watch?v=AxU3gXy1Qq8&feature=fvwrel

    ha scritto il