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Sogni di Bunker Hill

Di

Editore: Einaudi

3.9
(1209)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858400429 | Isbn-13: 9788858400425 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Francesco Durante ; Prefazione: Gianni Amelio

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
L'ultimo, struggente romanzo di Fante considerato il suo testamento. Sotto le luci miserabili e iperboliche della Mecca del cinema, Arturo Bandini sogna il successo di scrittore mentre con la mano sinistra scrive pessime sceneggiature che non vedranno mai la luce. Potrebbe essere la premessa di una tragedia: ma come sempre, in bocca a Bandini, tutte le tragedie finiscono in commedia - la commedia umana, atea, materialista del desiderio e della speranza e dei sogni di Bunker Hill.
Anche in quest'ultimo capolavoro colpisce l'inconfondibile voce fantiana - un impasto di humour, candore e cattiveria - che ne ha fatto uno scrittore amatissimo dal pubblico anche dei piú giovani che in lui, nel suo alter ego Arturo Bandini, hanno riconosciuto il prototipo di tutti gli sbandati-sognatori che hanno popolato la letteratura, non solo americana, dei nostri anni.
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  • 3

    “Sogni di Bunker Hill” – John Fante

    Quarto ed ultimo libro di Fante che ha come protagonista Arturo Bandini.


    Scritto, anzi dettato alla moglie, 40 anni dopo l’uscita di “Chiedi alla polvere” questo libro chiude definitivamente le avventure del giovane Arturo.


    Come nei precedenti libri, il protagonista, irriverente e ...continua

    Quarto ed ultimo libro di Fante che ha come protagonista Arturo Bandini.

    Scritto, anzi dettato alla moglie, 40 anni dopo l’uscita di “Chiedi alla polvere” questo libro chiude definitivamente le avventure del giovane Arturo.

    Come nei precedenti libri, il protagonista, irriverente e guascone, è alla ricerca dell’idea per la scrittura di un buon libro e contemporaneamente ha l’opportunità di lavorare nel mondo del cinema come sceneggiatore.

    Si legge bene per la scrittura scorrevole, ma lo ritengo inferiore ai precedenti, considerandolo comunque piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Arturo Bandini alle prese con il tentativo di diventare uno scrittore, o per meglio dire, nel tentativo di trovarsi una occupazione.


    il filo conduttore è la sua capacità di osservare i lati B delle donne, di corteggiarle, e di mezzo tenta di infilarci un lavoro, salvo poi fuggire a gambe l ...continua

    Arturo Bandini alle prese con il tentativo di diventare uno scrittore, o per meglio dire, nel tentativo di trovarsi una occupazione.

    il filo conduttore è la sua capacità di osservare i lati B delle donne, di corteggiarle, e di mezzo tenta di infilarci un lavoro, salvo poi fuggire a gambe levate dopo l'ennesimo affronto a chicchessia. una personalità a dir poco confusa da una caotica percezione del giusto e del bello, in una America che non sembra in realtà così distante nel tempo (merito della scrittura asciutta di Fante), nè così pregna di storie di immigrati impegnati a risalire la china della società.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ultimo romanzo di John Fante

    E così sono arrivata all'ultimo romanzo scritto dal mio amato Fante, quando ormai era talmente malato a causa del diabete che dovette dettarlo alla moglie, perché era quasi completamente cieco.
    Diciamo che per chi ha letto i suoi splendidi capolavori questo ultimo non aggiunge granché. Si s ...continua

    E così sono arrivata all'ultimo romanzo scritto dal mio amato Fante, quando ormai era talmente malato a causa del diabete che dovette dettarlo alla moglie, perché era quasi completamente cieco.
    Diciamo che per chi ha letto i suoi splendidi capolavori questo ultimo non aggiunge granché. Si sente la sua rassegnazione, il suo ripercorrere il passato indagando più su ciò che lo ha ferito, rispetto che su quello che gli ha dato gioia e poi ci sono i rimpianti, i rimorsi, gli errori fatti.
    E' un romanzo su Hollywood, su quel mondo che lo ha sempre attratto perché gli permetteva di dimenticare la povertà della sua infanzia e delle sue umili origini, ma che lo ha fatto sempre sentire “sporco” e “venduto”. Questo perché più guadagnava soldi scrivendo sceneggiature lavorando nei grandi studios e più si allontanava dalla sua vera essenza, quella di scrittore. Non poteva perdonarsi per buttare le sue giornate scrivendo di cose che non gli interessavano, ma l'attrazione per il denaro è sempre stata più forte di tutto. Una vita di lusso, una bella casa sul mare, sprechi ed eccessi, ma alla fine della sua vita i ricordi vanno sempre lì, in quella misera casa in Colorado dove aveva vissuto una infanzia povera, ma con il calore di una famiglia autentica.

    ha scritto il 

  • 3

    la pallida ombra del miglior Fante, il che cmq significa un libro migliore di quello che molti scribacchini riusciranno mai a scrivere. Tra le vicende di un Bandini più indeciso e predisposto all'autoillusione che mai spicca chiara la passione per i culi e la presenza del cordone ombelicale con i ...continua

    la pallida ombra del miglior Fante, il che cmq significa un libro migliore di quello che molti scribacchini riusciranno mai a scrivere. Tra le vicende di un Bandini più indeciso e predisposto all'autoillusione che mai spicca chiara la passione per i culi e la presenza del cordone ombelicale con il Texas non ancora reciso.

    ha scritto il 

  • 2

    Che dire? Non è un romanzo: mancano il principio e la fine; la fabula consiste in una sequenza di eventi.


    Una narrazione secca e accelerata, da mattinale di Questura, nella quale le parole più usate sono culo e cazzotto, con relativi sinonimi.


    Bandini è un poveraccio prigioniero del ...continua

    Che dire? Non è un romanzo: mancano il principio e la fine; la fabula consiste in una sequenza di eventi.

    Una narrazione secca e accelerata, da mattinale di Questura, nella quale le parole più usate sono culo e cazzotto, con relativi sinonimi.

    Bandini è un poveraccio prigioniero della propria indole, rissoso inconcludente e ingrato, che non riesce a stare vicino a una donna senza strapparle i vestiti di dosso.

    Una volta rotto il piatto piange e si dispera, va in Chiesa ma anche la Fede è debole, torna a casa ma anche gli affetti sono deboli, torna dall'anziana signora Brownell e lì è la sua salute ad essere debole perchè nel frattempo è morta.

    Nella generosissima prefazione Pier Vittorio Tondelli accosta, pericolosamente, Fante a Chandler, e si entusiasma. Ma è conseguenza della sua fascinazione per la perdizione e la sconfitta, che Tondelli sperimentò e coltivò per tutta la vita.
    Chandler è stato fenomenale, Fante è stato un fenomeno.

    Il personaggio Bandini non convince, è sottilissimo e banale, e si sa già cosa combinerà tra dieci pagine: non meriterebbe nepure un quadretto nella galleria di personaggi perdenti della letteratura del novecento.

    Senza scomodare Faulkner, lo stesso Chandler, Scott Fitzgerald, nel nostro piccolo il "Tirar mattina" di Umberto Simonetta è un capolavoro in confronto.

    va bene: Sogni di Bunker Hill è l'ultimo romanzo di Fante, ormai cieco e invalido, dettato sul letto di morte. Ma, per restare nel cinismo dell'autore, non è una scusa sufficiente.

    ha scritto il 

  • 4

    Arrogante e immaturo come sempre, Arturo Bandini. Ultimo libro della saga, dettato alla moglie da un Fante oramai cieco.

    Hollywood, lo scrivere, tette e culi. Fante e Bandini restano un accoppiata vincente, ma non è certo il libro migliore della saga.

    ha scritto il 

  • 3

    Questi della beat-g sono un po' tutti uguali: non hanno una lira, poi fanno i soldi, bevono, scopano, partono e si ritrovano di nuovo senza una lira. Bello, eh, però a una certa...

    ha scritto il 

  • 5

    Se mi dovessero chiedere qual'è l'autore che da un punto di vista stilistico ultimamente mi ha stupito risponderei Jennifer Egan, l'autore che più mi ha divertito beh, o Jasper Fforde, o Augusten Burroughs o Christopher Moore per motivi diversi, o se mi dovessero chiedere l'autore che più ha scav ...continua

    Se mi dovessero chiedere qual'è l'autore che da un punto di vista stilistico ultimamente mi ha stupito risponderei Jennifer Egan, l'autore che più mi ha divertito beh, o Jasper Fforde, o Augusten Burroughs o Christopher Moore per motivi diversi, o se mi dovessero chiedere l'autore che più ha scavato a fondo nella mia sensibilità di lettore sbattendomi in faccia la realtà nuda e cruda risponderei Yates, Dubus e simili. Ma se mi dovessero chiedere chi mi ha ferito di più, in senso positivo, beh quello è senza dubbio John Fante. Premesso: di lui, oltre la saga Bandiniana ho letto solo Full of life, però un quadro quantomeno ampio per giudicarlo me lo son fatto.
    Fante è uno di quegli autori che ti scavano dentro, ti colpiscono con un gancio in pieno viso e con la mossa successiva ti aiuta a rialzarti per riprenderti per riprendere a scontrarti con te alla pari, faccia a faccia. La saga bandiniana si conclude con questo quarto libro, l'ultimo della meravigliosa ma ahinoi limitata, per quelle che erano le sue potenzialità e l'auspicio dei suoi lettori, carriera. Bandini è un mito della letteratura americana e non solo e anche in questo quarto libro lo dimostra. E' evidente ancora una volta la presenza dello stesso Fante dietro la figura di Arturo Bandini, ed è per questo motivo fondamentalmente che i tratti, sia somatici che caratteriali del personaggio, sono cosi' nitidi, forti, impressivi, penetranti. Bandini beve, scopa, corteggia, si autoesalta, si illude, si mette in gioco, fallisce, si rialza, ritrova la via maestra e poi si perde ancora. E' un'altalena di momenti, di esperienze, di incontri davvero spericolata, funambolica, traumatizzante per tutti ma non per lui. L'ego di Bandini è indistruttibile, è un selvaggio della natura umana, un moto caotico dell'animo dell'uomo che vive perennamente in bilico tra certezze e dubbi, tra equilibrio e rovinose cadute. Nei rapporti umani è inevitabilmente un fallimento Bandini: intreccia rapporti con le persone malgrado il suo caratteraccio, senza neanche lavorarci su eccessivamente grazie alla sua spontaneità anche ingombrante, spudorata, intraprendente ai limiti dell'invadente. Quando sembra aver trovato una sua posizione nel mondo, ecco che sembra quasi divertirsi a soffiare sul castello di carte cosi' faticosamente messo in piedi. Per una cazzata a volte, per un eccesso di ambizione personale, per una ciecità introspettiva che lo spinge continuamente a compiere passi falsi. In Sogni di Bunker Hill, il sogno è sempre qualcosa che si presenta quasi a fortuna alla porta di Arturo ma è sempre effimero, destinato a spezzarsi subito o durare troppo poco. Perchè? E' questo il fascino che ammalia, che accieca, che rende Bandini una personalità cosi' interessante, intrigante, singolare agli occhi del lettore. Sfugge a ogni inquadramento, a ogni giudizio, a ogni idea o pensiero che si possa fare di lui. Sgattaiola via sempre nel momento in cui ci si comincia a formare nella propria testa una forma positiva di chi o cosa sia lui. Perennamente in lotta con il mondo, è un anarchico di ogni cosa, sembra lottare contro l'omologazione di ogni cosa, scontrarsi apertamente contro la convezionalità di tutto, sembra stargli tremendamente sulle scatole la routine da seguire giorno dopo giorno, sembra non sopportare mai lo schematismo, sembra vomitare addosso al quadrato preferendo forme e linee più libere. Sfrontato, incosciente, istintivo: in tre parole è questo Arturo, che sogna di diventare scrittore, poi sceneggiatore, vola a Hollywood, più con la fantasia e l'immaginazione che con le proprie gambe, ma tutto sembra voltargli le spalle. E lui non ci sta perchè è tremendamente orgoglioso. Ma alla fine cosa gli resterà? L'illusione di poter diventare qualcosa o qualcuno che forse neanche lui sa bene cosa sia. Secondo me c'è in tutti noi un po'(tanto) di Bandini (certo, non tutto cosi' evidentemente concentrato e condensato in una sola persona), ma forse noi preferiamo non ammetterlo perchè ci rende tremendamente vulnerabili con noi stessi. Sogniamo tutti qualcosa, abbiamo tutti la nostra Bunker Hill, a portata di mano o lontana migliaia di miglia o di speranza. Vorrei tanto personalmente, poter avere il coraggio di Bandini di buttarmi nelle cose anche a occhi chiusi, o la forza per sopportare o reagire a certe imprudenze o ostilità che mi si presentano davanti. Ma come si fa? Come si fa? Sarebbe bello scrivere una lettera a macchina a Bandini e aspettare una delle sue consuete lettere, questa volta non scritte a qualcun altro ma di risposta a una lettera inviatagli da qualcun altro. Chissà che dritte avrebbe da darmi.

    ha scritto il 

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