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Sola a presidiare la fortezza

Lettere

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili; 823)

4.2
(57)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806140701 | Isbn-13: 9788806140700 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanna Granato ; Curatore: Ottavio Fatica

Genere: Da consultazione

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Descrizione del libro
"Non sono mai stata altrove che malata". La malattia è un luogo dell'essere,più istruttiva di qualunque viaggio, un luogo dove nessuno può seguirti.Nonostante un male inarrestabile, tenuto a bada da cure dolorose, scrivererimase 'l'unico compito per una come me'. Così, dopo le tre ore quotidiane dilavoro ai testi, la vediamo affacciarsi sul mondo divertita, caustica ecuriosa. "Le bellissime lettere di Flannery O'Connor, dove una squisita espietata ironia controlla ogni sentimento, ci fanno assistere alla tremendarivoluzione del male". (Piero Citati)
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  • 5

    Una raccolta di lettere bellissima, commovente e anche divertente, che permette di intravedere alcuni aspetti della personalità della O’Connor, del suo modo di intendere la scrittura, di affrontare la malattia, di guardare gli avvenimenti e le persone, di vivere i rapporti. Non si può non rimaner ...continua

    Una raccolta di lettere bellissima, commovente e anche divertente, che permette di intravedere alcuni aspetti della personalità della O’Connor, del suo modo di intendere la scrittura, di affrontare la malattia, di guardare gli avvenimenti e le persone, di vivere i rapporti. Non si può non rimanere a bocca aperta davanti al suo coraggio, ironia, talento, caparbietà, fede. Eppure rimane in lei un mistero, qualcosa che sfugge ad ogni definizione, che non si fa rinchiudere in uno schema. Per fortuna.

    http://youtu.be/dG9tuuznL1Y

    ha scritto il 

  • 4

    Da questo libro mi aspettavo, almeno in parte, di capire come mai i suoi racconti mi prendono alla gola e non mi mollano fino a quando mi hanno portato alla parola fine. Lo ignoro ancora.

    ha scritto il 

  • 5

    da Pulp Libri

    di Filippo Ticozzi


    La scrittura fiction di Flannery O’Connor è di quelle dure e senza compromessi. I suoi personaggi sono monoliti storpi o disadattati che difficilmente cambiano idea. E l’idea che hanno, di solito, non è per niente facile. Leggendo ci si immagina un autore dalla vita foll ...continua

    di Filippo Ticozzi

    La scrittura fiction di Flannery O’Connor è di quelle dure e senza compromessi. I suoi personaggi sono monoliti storpi o disadattati che difficilmente cambiano idea. E l’idea che hanno, di solito, non è per niente facile. Leggendo ci si immagina un autore dalla vita folle ed estrema, egli stesso personaggio romanzesco, come Malcom Lowry, John Berryman o William Burroghs. Nessuno si aspetterebbe una giovane donna della Georgia che vive con la vecchia madre e svogliatamente lascia la propria casa coloniale contornata di pennuti domestici, in particolare pavoni, grande passione insieme alla letteratura. La scrittura privata delle lettere, ristampate in un’edizione abbondantemente ampliata, rivela il lato quotidiano della O’Connor, ossia una vita grigia e limitata a causa di una devastante malattia (che la porterà alla morte ancor giovane), che viene accolta stoicamente e con grande riserbo, in cui la sudata serenità è garantita dalla fede cattolica e dal proprio lavoro. Le beghe della convivenza con la madre, le piccole e grandi difficoltà, le gioie dell’allevamento di pavoni, ma anche le passioni letterarie, i rapporti con gli editori e con i critici, sono raccontati con tono leggero e con grande modestia, deboli armi contro il fato avverso, che a volte si aprono ad un’ironia delicata e a tratti veramente divertente, anche quando le stampelle diventano l’unico modo per andare avanti. Un tono che cambia decisamente però quando l’argomentazione tocca Cristo, la grazia e la scrittura-elementi indivisibili nell’arte della O’Connor. Allora il carattere forte e inflessibile dell’autore de The Violent bear it away riemerge, solcando le pagine con una forza e una visione degna dei racconti, con un afflato spirituale concreto e impenetrabile al tempo stesso, che rifugge il ragionamento fine a se stesso e va oltre, avvicinandosi, a volte, pericolosamente al comico: "Questa è una generazione di polli senza ali, e credo che Nietzsche alludesse alla stessa cosa dicendo che Dio è morto.” Un libro fondamentale, chiaro, aperto, eppur che non brucia il mistero, ma l’infittisce.

    ha scritto il 

  • 5

    Ciò che colpisce, di queste lettere in cui Flannery O'Connor parla, con uguale passione, di scrittura, pavoni, religione e minuzie quotidiane, è il rapporto lucidissimo che aveva con la scrittura.


    Chi non ha mai buttato una pagina di quello che ha scritto non è uno scrittore; uno scrittor ...continua

    Ciò che colpisce, di queste lettere in cui Flannery O'Connor parla, con uguale passione, di scrittura, pavoni, religione e minuzie quotidiane, è il rapporto lucidissimo che aveva con la scrittura.

    Chi non ha mai buttato una pagina di quello che ha scritto non è uno scrittore; uno scrittore si misura dalla sua capacità di rinunciare ad una pagina "buona" in cerca di una ottima. Di Flannery O'Connor si ha l'impressione che buttasse anche quelle ottime, in cerca della pagina se non perfetta almeno inevitabile. Nessuna concessione alla fama, alla popolarità, al proprio ego. L'immagine capace di comunicare, di esemplificare, di svelare il complesso di pensieri che le si affollavano in mente come unica direzione di marcia.
    La malattia, in sottofondo, un'inezia che la porterà alla morte.
    Il rapporto con parenti e amici, agenti e società letterarie, un trascurabil accidente.
    In mente la parola. E la Parola.
    Difficile sfiorarla senza esserne bruciati.

    ha scritto il 

  • 4

    È un bel ritratto di una scrittrice determinata e sicura delle sue idee, quello che esce dalla pagine di questo interessante epistolario.

    http://morenafanti.wordpress.com/2012/05/14/sola-a-presidiare-la-fortezza-lettere-di-flannery-oconnor/

    ha scritto il 

  • 5

    The Habit of Being . Letters 1979

    1979 by Regina O'Connor, Farrar, Straus & Giroux. Einaudi Editore, collana Stile Libero, prima edizione marzo 2001. Traduzione di Giovanna Granato. A cura di Ottavio Fatica.


    Le lettere di questa antologia sono una piccola parte dell' epistolario di Flannery, ricavata da una scelta molto pi ...continua

    1979 by Regina O'Connor, Farrar, Straus & Giroux. Einaudi Editore, collana Stile Libero, prima edizione marzo 2001. Traduzione di Giovanna Granato. A cura di Ottavio Fatica.

    Le lettere di questa antologia sono una piccola parte dell' epistolario di Flannery, ricavata da una scelta molto più ampia fatta in archivio da Sally Fitzgerald, che insieme al marito, il critico Robert Fitzgerald fu amica strettissima di Flannery. Le lettere di Flannery sono tra i più singolari e affascinanti testi della letteratura americana del secolo scorso. La stessa Sally, in una lettera all' editore Giroux ( Farrar, Straus & Giroux), scrisse che quel che la colpiva, pur essendo amica di Flannery e destinataria di molte di quelle lettere << era il modo diretto, incisivo con il quale "la vita irrefrenabile di Flannery" andava disegnandosi sulla carta >>.
    Flannery nelle Lettere e nelle altre opere ha scandagliato l' animo degli altri con la stessa vivacità con la quale scandagliava il proprio animo, il suo male, il suo destino, il suo difficile stare al mondo. Flannery era spietata ma non impietosa. Se si vuole capire Flannery, il suo fortissimo realismo occorre tornare a Faulkner, a quel Sud dove sono le radici di entrambi, radicate profondamente e orgogliosamente nella terra arida. Come in Faulkner anche Flannery muta la tragedia in comicità e la comicità in tragedia.
    In una lettera alla sua "amatissima A", Flannery scrive a proposito di Simone Weil : << La sua vita è una miscela perfetta di comico e terribile, che poi, se vogliamo, sono due facce della stessa medaglia. In base alla mia esperienza, ogni cosa divertente che ho scritto è più terribile che divertente, o divertente solo perchè è terribile o terribile solo perchè è divertente. Ebbene la vita di Simone Weil è la più comica che abbia mai letto nonchè la più genuinamente tragica e terribile. Se vivrò abbastanza da sviluppare le mie doti di artista, mi piacerebbe scrivere un romanzo comico su una donna; e cosa c'è di più comico e terribile di un' intellettuale fiera e spigolosa che si accosta a Dio un passettino alla volta coi denti digrignanti ? Devo andarmene sulle mie due gambe di alluminio >>.
    In questa lettera c'è tutta Flannery ; c'è la sua poetica, il suo rapporto diretto con Dio e l' ironia sferzante verso se stessa e le sue gambe "d'alluminio". Rabbia, ironia, disprezzo, sorriso. Sono i puntelli di Flannery, il senso profondo del suo scrivere e del suo stare al mondo. Se Faulkner, con i suoi romanzi, ha raccontato il Sud con la potenza della Tragedia e del Grottesco , Flannery ha raccontato il Sud nei suoi Miti, nelle leggende e nella vita drammatica della gente di quelle terre; ma non credendoci o credendoci sul filo di uno spirito caustico, eversivo . Questo senso dell' assurdo, del grottesco sarebbe fatale in uno scrittore diverso da lei ; poichè il sarcasmo è devastante e ha costi molto alti nella scrittura : sgretola, divora. Ma Flannery ha Dio nel suo cuore, un Dio inabissato nelle profondità ma presente . Ed è questo Dio che salva Flannery , salva ogni cosa : ma è un Dio che salvando non consola e non beatifica, salva attraverso il delitto e la morte, come in ogni tragedia che si rispetti.
    Lettera a John Hawkes, 13 settembre 1959 :
    << Il mio tema è sempre il conflitto tra il sacro e una miscredenza nei suoi confronti che si respira con l' aria dei tempi. Credere è sempre difficile, ma lo è tanto più ai giorni nostri >>
    Per capire Flannery, oltre a Faulkner, dobbiamo capire la fede di Flannery in un Dio avaro e magnifico :
    << A vivere oggi si respira nihilismo. Dentro e fuori la chiesa è il gas che si respira >>. ( ad A. in una lettera del 1955, 28 Agosto ).
    Sosteneva di essere una << cattolica singolarmente dotata di di coscienza moderna, della specie che Jung definisce astorica, solitaria e colpevole>>.
    Diceva che questo era il fardello che le era toccato portare, a lei e a ogni cattolico consapevole di esserlo : << sentire la contemporaneità in misura estrema >>. E ancora : << Questa è una generazione di polli senza ali, e credo che Nietzsche alludesse alla stessa cosa dicendo che Dio è morto >> ( ad A., 20 Luglio del 1955 ) .
    E l'arte, la letteratura ? . << L'arte è cosa che si vive da soli e allo scopo di cogliere in modo nuovo , attraverso i sensi, il mistero dell' esistenza. Il mistero dell' esistenza è in gran parte il peccato >>. ( 10 Marzo 1956, a Eileen Hall )
    Non so se riesco a spiegare la grandezza di Flannery, la potenza della sua scrittura << comica e terribile >>.
    Flannery O'Connor, la donna che conosceva la scienza del peccato fino ai minimi dettagli.

    ha scritto il 

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