Solaris

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4.1
(2222)

Language: Svenska | Number of Pages: 231 | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , French , Spanish , Catalan , German , Italian , Japanese , Finnish , Portuguese , Polish , Russian , Chi traditional , Norwegian , Dutch , Turkish

Isbn-10: 9176089088 | Isbn-13: 9789176089088 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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  • 5

    La migliore fantascienza non ha bisogno di effetti speciali ed è capace di portare alla luce gli abissi, gli enigmi e le mostruosità celate nel profondo della nostra mente. Un vero capolavoro.

    sagt den 

  • 4

    Può l’uomo inventare una nuova realtà che non assomigli alla sua?

    L'ambientazione è tutta da libro di fantascienza: atmosfere cupe, due soli, navi spaziali, tute, pianeti sconosciuti, forme aliene. Nello svolgimento però, molto lento e ricco di descrizioni, non ci s ...fortsätt

    L'ambientazione è tutta da libro di fantascienza: atmosfere cupe, due soli, navi spaziali, tute, pianeti sconosciuti, forme aliene. Nello svolgimento però, molto lento e ricco di descrizioni, non ci sono battaglie spaziali; lo scontro è solo cerebrale.

    Solaris è una specie di gigantesco organismo costituito da una materia in continuo movimento. Materia che sembra in grado di insinuarsi nei ricordi più intimi degli astronauti ed elaborare copie perfette di persone note.

    Da anni schiere di “solaristi” studiano il comportamento di questo oceano tentando invano di stabilire un contatto, ma i loro tentativi non servono a nulla, i loro esperimenti rivelano solamente le loro debolezze psicologiche. Nel libro si descrive addirittura la storia della Solaristica, la scienza che studierebbe Solaris e su come questa si sarebbe evoluta nel tempo.

    E' abbastanza chiaro, leggendo, che tutto il racconto sia una metafora. Gli scienziati studiano qualcosa che non conoscono senza arrivare a nessuna conclusione. Scrivono libri, creano enciclopedie, inventano comportamenti. Ma, alla fine, i limiti della nostra conoscenza sono rappresentati dalla nostra stessa mente, che non conosciamo a fondo. Quello che studiamo non siamo altro che noi allo specchio.

    Cosa è Solaris? E' la scienza? E' la religione? E' la nostra mente? O tutte queste cose?

    E ovviamente, può l’uomo concepire nuove realtà che non assomiglino alla sua?

    Tanti i possibili spunti di riflessione: l’inadeguatezza della ragione, la mancata conoscenza di noi stessi e degli altri, le difficoltà della comunicazione, i limiti della scienza.

    E il bisogno, potentissimo, da parte dell'uomo, di credere in qualcosa. Qualsiasi cosa.

    sagt den 

  • 3

    L'oceano di Solaris è il cervello di Lem

    Lo scrittore, come l'oceano da lui creato, alterna nel libro i prodotti di diverse attività:
    - fantasmagorie morfologico-architettoniche,
    - elucubrazioni gnoseologiche,
    - ipotesi psicologiche e teolog ...fortsätt

    Lo scrittore, come l'oceano da lui creato, alterna nel libro i prodotti di diverse attività:
    - fantasmagorie morfologico-architettoniche,
    - elucubrazioni gnoseologiche,
    - ipotesi psicologiche e teologiche,
    riversate in una prosa chiarissima, tradotta da Vera Verdiani in modo eccellente.
    L'oceano lontano è ovviamente un prodotto della mente dell'autore, che così ci parla dell'uomo, il quale viaggia nel cosmo per cercare - in realtà - specchi di se stesso.
    L'uomo riesce ad afferrare la realtà esterna a sé solo nei limiti della propria capacità di comprensione; per fare ciò agisce per mimesi (come l'oceano), individuando tra le proprie conoscenze pregresse le strutture e i modelli che meglio corrispondono all'apparenza e al comportamento di ciò che studia, e adattandoveli.
    Quando il processo conoscitivo fallisce, in alcuni casi l'uomo perde interesse per l'oggetto studiato, in altri inventa interpretazioni dogmatiche che perdurano nel tempo; nella migliore delle ipotesi, cioè quando avanza, è consapevole che lo stato della propria conoscenza è sempre parziale, limitato e superabile.
    È possibile una reale conoscenza di ciò che è esterno al nostro pensiero, se tutte le nostre interpretazioni sono giocoforza costruite da e con esso?
    Se la ricerca di conoscenza è un fenomeno umano, sono possibili forme di intelligenza avanzata che non perseguano tale obiettivo? E se esistono, è possibile il contatto con esse? (e qui penso alla biologia).
    Ho trovato molte parti del romanzo degne di cinque stelle, ma tutto sommato sono rimasta un po' delusa dalla mancanza di equilibrio tra loro, come se fossero state proposte al lettore ancora in una struttura grezza, solo per questo ho messo tre stelle, considerando che comunque questo è il prodotto di un Dio bambino, lo scrittore.

    sagt den 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il dramma del limite

    “Io non riesco a capire fino in fondo i romanzi come Solaris”. Ho trovato questa citazione di Lem nell’introduzione dell'edizione Oscar Mondadori, una delle due in mio possesso; l'altra è la vecchissi ...fortsätt

    “Io non riesco a capire fino in fondo i romanzi come Solaris”. Ho trovato questa citazione di Lem nell’introduzione dell'edizione Oscar Mondadori, una delle due in mio possesso; l'altra è la vecchissima e storica edizione cult della Nord. Il fatto che Lem stesso abbia fatto un’affermazione del genere su un’opera scritta da lui stesso la dice lunga sulla complessità di questo romanzo che in verità offre molteplici piani di lettura, tra loro tutti connessi e tutti che ampiamente articolano profonde riflessioni sull’umano.

    Bello lo stile scrittorio, mirabile il realismo ritmico dei dialoghi. La scelta stessa del protagonista-antagonista, un oceano, quindi l’acqua, il principio di vita primordiale per eccellenza, dà immediatamente conto del livello di radicalità dell’essere su cui questo romanzo va a posizionarsi: quel nocciolo ultimo, ineludibile e non perimetrabile sia dell'"altro" - qualunque sia questo "altro" da "conoscere" - che dell’io.

    Lucidissima la visione scientifica, tecnica e tecnologica. Spettacolari e belle le descrizioni dei paesaggi, dei colori, nonché delle misteriosissime attività dell’oceano di Solaris (mimoidi, longhi, simmetriadi…) descrizioni che, in più di un punto, raggiungono vette di poetico lirismo. Lem ha letteralmente immaginato e costruito per noi un intero mondo. Molto efficaci e realistiche le pagine di solaristica, in cui SL inventa di sana pianta, con una felicità di penna sorprendente, un dibattito scientifico e la storia di una ricerca pluriennale, immensa e vana.

    Il cuore del romanzo a mio parere sta in ciò che la critica ha individuato come “dramma gnoseologico”. I limiti strutturali da un lato e mutevolmente mobili dall’altro della capacità di conoscenza dell’uomo. Questo il tema carissimo a Lem, centrale, ossessivo in quasi tutta la sua attività scientifica ed artistico-letteraria. Di fronte a qualcosa di estremamente complesso, che ci trascende magari, procediamo al buio, a tentoni, come riusciamo e come possiamo, sovente andando a cozzare contro invalicabili muri. Ma al contempo non possiamo tirarci indietro. Provare e tentare è altrettanto connaturato all’uomo. Almeno quanto lo sono i limiti stessi. Il senso, e perché no, la gioia della ricerca risiede nel ricercare stesso, si potrebbe dire. E questo è sicuramente vero, ma nulla toglie, in Solaris, al dolore, all’angoscia della consapevolezza del limite.

    Su tale tema centrale s’innesta un secondo piano di lettura, il vero colpo di genio di Lem: la rifocalizzazione su sé stessi come al contempo protagonisti del conoscere da un lato e principali ostacoli al conoscere stesso dall’altro.
    Il pianeta Solaris, l’oggetto dell’indagine entra in contatto con l’indagatore in modo sorprendente ed inaspettato. Forse per colpire duro, forse, nella potentissima semplicità di un Dio imperfetto e bambino, come ventilato in chiusura di romanzo, per farci un ingenuo e dolorissimo dono. Il riportare in vita, ridare carne a ciò che c’è di più nascosto e profondo: i nostri fantasmi, ciò che più vogliamo ed al contempo temiamo, ciò che abbiamo perduto.
    Guardiamo qualcosa, tentiamo di conoscerla e in qualche modo d’impossessarcene e farla nostra, e nel solo atto di guardare, noi stessi cambiamo, almeno un po’ in un micidiale vortice in cui le cause si confondono con gli effetti, l’osservato con l’osservatore, nulla è stabile, tutto precipita, tutto muta continuamente ed incomprensibilmente .
    Che tale vertigine avvenga a livelli personalissimi, di ogni singolo e concreto individuo, su piani unici, specifici, intimi (e forse inconfessabili) ne dà ragione la delicatissima scelta letteraria di farci conoscere solo Harey, il fantasma di Kelvin, il protagonista narrante. Kelvin non sa, e noi con lui, chi o cosa siano gli “ospiti” dei suoi compagni, se non per fugaci apparizioni. Quasi fosse qualcosa di troppo intimo per profanarlo con sguardi estranei.

    C’è poi la storia d’amore, delicata, bella e dolorissima: l’ospite di Kelvin è Harey, la amatissima moglie perduta, morta suicida. Ma anche qui, nulla è semplice, nulla è ovvio. Il ripugnante clone, estraneo, quel "non-lei" prende spessore. Da semplice tramite di un qualcosa di ignoto muta in soggetto, nuovo, unico: si fa amare per quello che è e non per quello che, chissà cosa, dovrebbe rappresentare. Ma non muta solo agli occhi di Kelvin, muta anche nella evoluzione dell’autocoscienza di sé. Prende consapevolezza d’essere un’altra Harey. E quest’altra Harey vuole, lei, non come rimando ad altro, ma proprio lei, essere amata. Ancora la vertigine, il cambiamento di ruolo, la mescolanza tra osservante ed osservato, entrambi in reciproca evoluzione senza soluzione di continuità.
    Dolce il passo in cui cheide a Kelvin: “le somiglio molto?”, o l’altro ancora in cui gli dice: “così sai che sono io e non lei”. Una donna innamorata. Come di questa, proprio di questa Harey, è innamorato Kelvin. Abbastanza da intuire che l’unica cosa sensata da fare è tenere in vita quell’unica remota scintilla di possibilità: restare. Ed aspettarla, forse inutilmente, per sempre.

    Una profonda riflessione sui limiti del conoscere. Invalicabili. Ma di cui non possiamo fare a meno… che farne a meno è strappar via un pezzo di sé e perderlo per sempre.
    Un romanzo bellissimo.

    sagt den 

  • 3

    Ni..Solaris mi è stato consigliato ed è senza dubbio un libro intelligente e che fa riflettere. La fantascenza filosofica mi piace ma ho trovato quest'opera un po' pesante in alcune parti. Inoltre l'a ...fortsätt

    Ni..Solaris mi è stato consigliato ed è senza dubbio un libro intelligente e che fa riflettere. La fantascenza filosofica mi piace ma ho trovato quest'opera un po' pesante in alcune parti. Inoltre l'ansia e la paranoia trasmesse da questo romanzo rendono la lettura non sempre facile.

    sagt den 

  • 5

    Che cosa è Solaris

    Solaris è un pianeta ai limiti dell'Universo, un pianeta composto per più di 3/4 da una enigmatica massa oceanica in continuo mutamento. E' proprio l'Oceano ad essere il vero e proprio protagonista di ...fortsätt

    Solaris è un pianeta ai limiti dell'Universo, un pianeta composto per più di 3/4 da una enigmatica massa oceanica in continuo mutamento. E' proprio l'Oceano ad essere il vero e proprio protagonista di questo affascinante racconto, l'attore di una storia che ha tutti i caratteri di una introspezione psichica volta alla conoscenza del vero Io del secondo protagonista, lo psicologo e solarista Kelvin e, indirettamente, del lettore stesso.

    sagt den 

  • 3

    "Non abbiamo bisogno di altri mondi, ma di specchi"

    Leggo: libro di fantascienza e automaticamente passo oltre, puro preconcetto.
    Come i bambini di fronte agli spinaci... O me medesima di fronte ad un piatto di fegato o interiora... Non mi piace, mi si ...fortsätt

    Leggo: libro di fantascienza e automaticamente passo oltre, puro preconcetto.
    Come i bambini di fronte agli spinaci... O me medesima di fronte ad un piatto di fegato o interiora... Non mi piace, mi si gela il sangue e parto prevenuta. Ma io odio l'idea di avere preconcetti.
    E quindi devo sperimentare e capire da che cosa nasce questa repulsione...
    Ergo provo. Solaris ritenuto dagli estimatori un capolavoro (se devo dare una possibilità al genere che sia almeno qualcosa che viene ritenuto degno di nota ...)

    Quindi parto. Subito la navicella. Subito un altro pianeta, Solaris appunto. Subito i tubi e gli equipaggiamenti interstellari... Mi si rizzano tutti i peletti della braccia, ma con tenacia proseguo.

    Il romanzo vuole essere una riflessione sull'uomo e i suoi limiti. L'uomo cerca di trovare il mistero legato alla creazione in mondi lontani, pensa di riuscire a spiegare tutto per il tramite dell'approccio logico/razionale, attraverso la scienza che diventa il nuovo credo, scrive tomi ed enciclopedie grevi di deduzioni, formule e terminologia vuota e "fuffonica" sfogando la frustrazione e lo sgomento dell'ineluttabile realtà ovvero "la verità è che cerchiamo soltanto la gente. Non abbiamo bisogno di altri mondi, ma di specchi"
    Ma forse non vuol essere solo questo...

    Ah dimenticavo. C'è pure una storia d'amore. Molto particolare. Di Kevin, il protagonista, con la proiezione mentale della donna amata. O meglio con la proiezione mentale di ciò che Kevin amava della donna amata.

    "Ma non dimenticare che, sostanzialmente, lei è uno specchio dove si riflette una parte del tuo cervello. Se è meravigliosa, è perché tu ne hai un ricordo meraviglioso. Sei tu che ne hai fornito la ricetta. È un processo circolare, non dimenticarlo!"

    Ehm... Come dire, per necessità di costruzione... I personaggi hanno lo spessore di una proiezione ortogonale!

    Il romanzo vuol far riflettere e ci riesce. È sicuramente ben costruito. Forse troppo costruito per i miei gusti. Anche se il castello di artifici probabilmente è un elemento di genere. E qui oggettivamente non se ne abusa. Ma è una lettura che mi ha lasciato fredda. Non mi ha dato un guizzo, un'emozione o semplicemente una idea di cui potessi riconoscere l'originalità. Ma riproverò. Fantascienza senza navicelle però!

    sagt den 

  • 4

    Sorprendentemente attuale

    Oltre la fantascienza, perché è difficile sempre capire le cose che non appartengono al nostro mondo usando gli stessi strumenti che invece gli appartengono. Dal punto di vista del romanzo, a parte al ...fortsätt

    Oltre la fantascienza, perché è difficile sempre capire le cose che non appartengono al nostro mondo usando gli stessi strumenti che invece gli appartengono. Dal punto di vista del romanzo, a parte alcune lunghe descrizioni ambientali necessariamente datate, l'idea di base e il suo svolgimento è geniale. Guardarsi dentro, con i propri drammatici errori e occasioni perdute, ed avere una anche una sola importante occasione di redenzione, sarebbe fantastico. Ma è fantascienza...

    sagt den 

  • 5

    il romanzo è un capolavoro, come risulta evidente alla rilettura a distanza di anni.
    L'occasione però è buona per capire un po' meglio la chiacchierata (ma anche un po' fumosa) questione della traduzi ...fortsätt

    il romanzo è un capolavoro, come risulta evidente alla rilettura a distanza di anni.
    L'occasione però è buona per capire un po' meglio la chiacchierata (ma anche un po' fumosa) questione della traduzione integrale dal polacco apportata dalla nuova edizione Sellerio: dopo aver abbastanza sfruculiato il testo, non ho trovato differenze apprezzabili rispetto alla storica edizione Mondadori (e Nord prima ancora), che rimane più che valida. Dopo aver sfogliato pagine su pagine, sono finalmente riuscito ad individuare una frase di tre righe (tre!) mancante nella precedente versione. Direi che i possessori delle vecchie edizioni possono tranquillamente tenersele. Gli altri si accomodino.

    sagt den 

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