Solaris

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4.1
(2322)

Language: Svenska | Number of Pages: 231 | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , French , Spanish , Catalan , German , Italian , Japanese , Finnish , Portuguese , Polish , Russian , Chi traditional , Norwegian , Dutch , Turkish

Isbn-10: 9176089088 | Isbn-13: 9789176089088 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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  • 4

    Il film del 2002 è una grandissima cagata che stravolge completamente - ma proprio completamente - il senso del romanzo, semplificando tutto e riducendo la trama a una banalissima e noiosa storia d'am ...fortsätt

    Il film del 2002 è una grandissima cagata che stravolge completamente - ma proprio completamente - il senso del romanzo, semplificando tutto e riducendo la trama a una banalissima e noiosa storia d'amore. Che imbarazzo.

    Romanzo assolutamente atipico, complesso, elaborato eppure estremamente affascinante. Lem, come tutti gli altri autori fantascientifici, apparentemente usa l'ambientazione cosmica e futura per parlare innanzitutto del mondo suo contemporaneo: in realtà, unico che io sappia, non utilizza lo scenario come riflessione specifica sul mondo suo contemporaneo (lui, polacco del dopoguerra e insofferente al regime socialista, che cose da dire e da criticare sulla sua realtà ne avrebbe avute a bizzeffe - ma di tutte queste ipotetiche cose non c'è minimamente traccia) ma va oltre e costruisce un romanzo chiaramente filosofico sull'uomo in alcune delle sue accezioni e specificità più profonde (e universali).

    Tutte le riflessioni presenti all'interno del romanzo nascono dalle innumerevoli ipotesi e dall'infinita bibliografia che la scienza terrestre ha prodotto in più di un secolo nei riguardi di un misterioso pianeta, il Solaris del titolo. Incontrato fra i tanti pianeti sconosciuti nell'epoca delle esplorazioni spaziali, Solaris si rivela unico per via della presenza sulla sua superificie di un unico gigantesco oceano di materia viscosa, che non solo modifica (non si sa come) le leggi della fisica riguardo alla gravitazione dei corpi, ma opera instancabilmente - e senza apparente logica - in un continuo e incessante lavorio di costruzione, disfacimento, elaborazione di forme gigantesche con la stessa materia di cui è composto. L'oceano, convitato di pietra di tutto il romanzo, non comunica nulla agli umani, che di converso non riescono minimamente a comprenderne le azioni né il senso logico che esse hanno né il fine a cui l'oceano di volta in volta ambisce, considerandolo di volta in volta - secondo la teoria più in voga - un essere pensante compiuto, un ammasso informe di materia gelatinosa, un ibrido semipensante malriuscito e via così discorrendo in mille altri rivoli teorici.

    Insomma, l'oceano esce completamente dagli schemi logici umani, e gli umani - non capendo nulla - come detto cominciano a dibattere sulla sua natura e sul suo scopo. Nasce la Solaristica, disciplina che il protagonista - lo psicologo Chris Kelvin - ci enuncia per sommi capi durante il racconto; nel frattempo, mentre si trova sulla stazione spaziale di ricerca che galleggia paciosa qualche centinaio di metri sopra l'oceano, in un clima inquietante e cupo estremamente ben definito dalla penna di Lem, l'oceano - non si capisce se per celia, per gioco incosciente o per cinica malizia- comincia a interagire con le memorie dei membri dell'equipaggio, attingendo da esse i ricordi per ricreare e riportare letteramente in vita persone ad essi fortemente legati. Così a Kelvin una mattina appare davanti la moglie morta suicida.

    In un clima sempre più opprimente e alienante, continuano le riflessioni su cosa sia l'oceano, su cosa significhi questa spaventosa tortura quotidiana con quei "visitatori" immortali che lacerano psicologicamente così a fondo, giorno per giorno, i protagonisti.
    Lem, per bocca dei suoi protagonisti, critica dapprima la propensione alla sterile discussione accademica delle scienze specialistiche, ognuna d'esse chiusa nei limiti del suo proprio campo di studio e incapace di giungere a una sintesi globale; da lì la critica si fa globale sull'uomo, sul suo spiccato e incurabile antropocentrismo, sulla sua limitatezza e sulla sua insopprimibile sete di conoscenza (e potere), che per la prima volta sembrano entrambe cozzare in maniera insopportabile contro il muro di silenzio alzato da quel gigante gelatinoso.

    In uno splendido e poetico finale, è alla fine il protagonista che pare giungere a una sintesi ad ampio raggio sulla natura dell'oceano: non solo un'entità pensante, ma un'entità con poteri simili a quelli di una divinità, eppure finiti e privi di un fine. L'oceano è (forse) un abbozzo di divinità, un immenso dio semiliquido nel suo stato infantile e che come un bambino, infantilmente, si comporta e instancabilmente mette alla prova la sua volontà con creazioni incomprensibili, eccessive per i suoi poteri attuali e pertanto destinate a rapida fine. Come un bambino che prova a eseguire azioni e che invariabilmente fallisce, perché troppo complesse per quello che è il suo stato fisico e la sua esperienza sensibile in quel momento.

    Insomma, un dio imperfetto e, nello stesso tempo, perfetto in nuce.

    Il romanzo si chiude mentre Kelvin osserva l'oceano, seduto sulla sua riva, riflettendo su questi argomenti e soprattutto sull'amore, sul sentimento per la moglie, perduta una prima volta troppo presto e che si è appena suicidata per la seconda volta; cosìdecide di rimanere su Solaris, in attesa di un'altra occasione che l'oceano gli darà, forse, di averla nuovamente fra le braccia. Le vie del pensiero del dio bambino sono tuttavia precluse, vi è incomunicabilità fra l'uomo e l'oceano: il suo è un atto di pura fede, di sola speranza senza alcun senso razionale, non potendo sapere fino in fondo se la creazione dei "visitatori" sia stata, da parte dell'oceano, un commosso regalo, un cinico esperimento oppure un atto senza fine e senza logica, forse giunto al suo termine. Lo scienziato si è fatto discepolo; la Solaristica si conferma, più che scienza, religione, in attesa della Rivelazione; e in attesa della RIvelazione (del Contatto) non ci resta che attendere, sperare, crederci contro ogni ragionamento logico e razionale. Quasi pregare.

    Con questo messaggio finale, Lem ci riassume in maniera potentissima il senso della religione per l'uomo, la sua innata (e occultata) limitatezza di fondo.

    Romanzo intenso e inquietante, che pecca di eccessiva complessità e pesantezza nella parte centrale dove vengono illustrate le teorie sulla natura dell'oceano e sulle sue fantasmagoriche e complicatissime creazioni. Al netto di questo, monumentale; più rifinito e leggero, sarebbe stato un capolavoro assoluto.

    sagt den 

  • 3

    “Non abbiamo bisogno di altri mondi, ma di specchi”... ma sarà proprio vero vero vero?

    Stanisław Lem è stato uno dei più importanti scrittori polacchi del '900. E Solaris dicono sia la sua opera migliore. Ed in effetti l'idea alla base di questo romanzo di fantascienza è profonda. L'ess ...fortsätt

    Stanisław Lem è stato uno dei più importanti scrittori polacchi del '900. E Solaris dicono sia la sua opera migliore. Ed in effetti l'idea alla base di questo romanzo di fantascienza è profonda. L'essere umano, che ancora non conosce profondamente se stesso, è spinto ad indagare realtà molto più grandi di lui, rischiando di esserne completamente sovrastato. Il fulcro è proprio questo: non sappiamo nemmeno se abbiamo i mezzi per affrontare ciò che non conosciamo, ciò che non immaginiamo, eppure cerchiamo... non solo la vita, ma anche un contatto con questa vita. E facendo questo, diamo per scontato troppo, avendo compreso troppo poco.
    Questa ricerca, questo continuo voler stabilire un contatto con un qualcosa di inafferabile, ha molto in comune con altre due indagini, che hanno occupato l'uomo durante tutta la sua storia. Mi riferisco al rapporto dell'uomo con la divinità e al rapporto dell'uomo con la propria psiche. Tutto sempre con strumenti e paradigmi umani. Paradigmi che potrebbero non bastare, se l'uomo non è il "centro" dell'universo.
    Ed è per questo che Solaris, il pianeta vivo, è un enigma per gli scienziati della stazione spaziale che gli orbita attorno. Da anni gli scienziati cercano di riuscire a stabilire un contatto con questo pianeta, composto da un oceano gelatinoso, ritenuto "vivo"... e da anni essi accumulano frustrazioni. L'Oceano, agisce, crea, forse compie esperimenti sugli umani e la loro psiche, ma riuscire a comunicare rimane una utopia. Questo pianeta, che potrebbe essere qualunque cosa, e gli umani sono destinati a scrutarsi e a orbitarsi intorno, tentando vani approcci comunicativi (o non tentandoli, perché chissà cosa può pensare, volere o fare un "oceano"). Il grande assente, dunque, è il "significato". E questo, è certo, è un incubo, almeno per un essere umano.
    L'idea alla base di questo romanzo è davvero interessante, quindi. Eppure lo svolgimento, secondo me, non ne è all'altezza. Lem, per quelli che sono i miei gusti, si perde un po' troppo a inventare bibliografie e particolari inutili, sul pianeta e la sua storia. Queste sono le parti più noiose del libro. Io credo che, se si affronta una simile tematica, si dovrebbe dare maggiore spazio ai pensieri dei personaggi e alle loro interazioni.
    E' comunque un libro valido e sono curioso di leggere qualcos'altro in futuro di Stanisław Lem.
    Infine, aggiungo una cosa. Per quanto riguarda la critica dell'autore al nostro umano desiderio di esplorare, pur non sapendo se sempre ne abbiamo i mezzi, io dissento. E mi sento un poco come l'Ulisse di Dante. Può darsi sia vero che non conosciamo tutto su noi stessi e sui nostri limiti, ma se non ci mettiamo alla prova e se non corriamo il rischio di incontrare ciò che non immaginiamo non cresceremo. Proprio perché ci sono cose che non possiamo immaginare (sia nell'universo che in noi stessi) abbiamo il bisogno di imbatterci in loro: solo così saremo più pronti e acquisiremo conoscenza. Questa, non può basarsi su pure elucubrazioni cerebrali, bensì è legata anche all'esperienza. Tre parole, intelletto, conoscenza ed esperienza, che devono necessariamente essere unite per farci evolvere e maturare.

    sagt den 

  • 2

    Misteri esistenziali

    Sono un po' cattivo (?) a dargli solo le 2 stelle di sufficienza, ma in parte è dovuto a una mia lettura troppo spezzettata di questo libro, che non mi ha permesso di apprezzarlo come altri lettori, e ...fortsätt

    Sono un po' cattivo (?) a dargli solo le 2 stelle di sufficienza, ma in parte è dovuto a una mia lettura troppo spezzettata di questo libro, che non mi ha permesso di apprezzarlo come altri lettori, e forse al genere fantascienza che non è per nulla il mio preferito.
    L'ho trovato poco piacevole a leggersi in troppi punti e quindi confermo che, pur essendo interessante e originale, non me lo son goduto proprio per niente, salvo alcune parti ogni tanto che mi han preso di più.
    Ora son curioso di vedere il film del 2002 (o magari quello del '72, che temo un po' di più).

    sagt den 

  • 5

    有趣的是,萊姆的小說裡並沒有提到任何一幅畫,但在電影裡,空間卻充滿了塔可夫斯基慣用的繪畫象徵╱符號,小說提供的空間,成為塔可夫斯基能夠加以發揮的畫布。

    sagt den 

  • 5

    Affascinante

    Una continua ricerca dell'ignoto, dentro e fuori dalla nostra vita, dalla nostra anima...questo è Solaris.

    Esperienza da non perdere.

    sagt den 

  • 5

    "We have no need of other worlds. We need mirrors."

    Un saggio di filosofia sul concetto di identità e i suoi labili confini, sulla limitatezza dell'uomo e sulla sua paura ancestrale nei confronti dell'ignoto; il tutto mascherato in una cornice fantasci ...fortsätt

    Un saggio di filosofia sul concetto di identità e i suoi labili confini, sulla limitatezza dell'uomo e sulla sua paura ancestrale nei confronti dell'ignoto; il tutto mascherato in una cornice fantascientifica scura e incredibilmente minuziosa, degna del miglior Dick.

    Una piccola perla, insomma.

    sagt den 

  • 5

    Un gruppo di scienziati, dedito allo studio di una forma di vita aliena di dimensioni letteralmente planetarie, viene improvvisamente tormentato da copie di esseri umani scaturiti dai loro ricordi. So ...fortsätt

    Un gruppo di scienziati, dedito allo studio di una forma di vita aliena di dimensioni letteralmente planetarie, viene improvvisamente tormentato da copie di esseri umani scaturiti dai loro ricordi. Solaris è tante cose: un romanzo sulla ricerca di comunicazione, un trattato di xenobiologia, una riflessione profonda sulla psiche umana e sull'arroganza che ci contraddistingue come razza. Più di tutto però, è un indiscusso capolavoro della fantascienza.

    sagt den 

  • 5

    Il misterioso pianeta Solaris

    Capolavoro in assoluto della fantascienza filosofica.
    Era il 1961 quando lo scrittore, filosofo e scienziato Stanislaw Lem pubblicò Solaris. La vasta cultura dell’Autore, candidato al premio Nobel, tr ...fortsätt

    Capolavoro in assoluto della fantascienza filosofica.
    Era il 1961 quando lo scrittore, filosofo e scienziato Stanislaw Lem pubblicò Solaris. La vasta cultura dell’Autore, candidato al premio Nobel, traspare in ogni riga, e il romanzo rimane attuale come ogni classico che si rispetti. La solida preparazione scientifica rende credibili le dispute accademiche, le rappresentazioni degli ambienti, delle apparecchiature e degli strumenti. Gli eventi sono narrati con toni minimalisti, senza indugiare su dettagli superflui che a distanza di anni potrebbero apparire sorpassati o involontariamente comici. Le previsioni sul futuro della conquista dello spazio sono verosimili; addirittura si prefigurano stazioni spaziali, videotelefoni, elenchi telematici simili a pagine di internet. I dibattiti accademici, i problemi tecnici, le aspettative della gente riguardo la colonizzazione di Solaris sono analoghi a quelli che oggi interessano la conquista di Marte.
    Le vicende che si svolgono sul pianeta Solaris sono tuttavia un pretesto o un mezzo per far riflettere su temi filosofici. Fin dalle prime pagine il lettore viene immerso in un’atmosfera opprimente e cupa; razzi e astronavi attraversano lo spazio, si accenna alla colonizzazione della galassia eppure la mente umana e le sue imprevedibili reazioni rimangono un mistero insondabile.
    I resoconti delle esplorazioni e delle teorie sviluppate nel corso dei decenni possono apparire lenti, forse noiosi, ma sono necessari per fornire verosimiglianza e sottolineare il clima cupo che grava sugli astronauti
    Stupefacente, a dir poco, è la descrizione della superficie fluida e delle formazioni di plasma pulsante che animano l’oceano vivente.
    Solaris, come si sarà intuito, non è un libro facile. La lettura è leggermente compromessa da una traduzione non proprio agile, costantemente in bilico tra l’arditezza e l’approssimazione. Ma l’atmosfera estraniante – alienante – non ne risente, riuscendo forse proprio amplificata da certi accostamenti di termini in grado di evocare immagini e suggestioni ataviche. Per ammissione del suo autore, dopotutto, questo è forse il suo romanzo più inspiegabile, prodotto di un autentico processo inconscio. La tematica del rapporto tra la scienza e la tecnologia, e tra la tecnologia e la conoscenza, l’indagine dei meccanismi sottesi ai processi cognitivi sono, come già accennato, i motivi ricorrenti della produzione di Lem. In questo caso la speculazione è approfondita dall’esame dei risvolti psicologici di una situazione ai confini della comprensibilità e dell’umana tolleranza. La precarietà della condizione umana, l’incomunicabilità e l’esilità dei rapporti trapelano dalle pagine e le elevano ad un livello di universalità ineccepibile. E l’ossessione per il doppio, per il riflesso della realtà, anticipa di un decennio la lezione dickiana.

    sagt den 

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