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Soldati di Salamina

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.8
(795)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Catalano , Portoghese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8882464199 | Isbn-13: 9788882464196 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Pino Cacucci

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Sul finire della guerra civile spagnola le truppe repubblicane si dirigono verso la frontiera francese. Al loro interno matura la decisione di fucilare un gruppo di franchisti. In un bosco si consuma la fucilazione collettiva. Tra i prigionieri c'è Rafael Sanchez Mazas, fondatore e ideologo della Falange,uno dei responsabili diretti del conflitto fraticida, che riesce però a sfuggire e salvarsi. Inseguito, viene scoperto e riconosciuto da un miliziano che, all'ultimo momento, decide di risparmiarlo. "Soldati di Salamina" presenta al tempo stesso una dettagliata ricostruzione storica e la scoperta di un eroe dimenticato.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Soldati di Salamina è un romanzo dello scrittore spagnolo Javier Cercas, uscito in originale nel 2001, pubblicato in Italia nel 2002 da Ugo Guanda Editore. Vi si narra la storia dell'indagine di un giornalista-scrittore (parzialmente modellato sull'autore stesso) su un singolare episodio risalent ...continua

    Soldati di Salamina è un romanzo dello scrittore spagnolo Javier Cercas, uscito in originale nel 2001, pubblicato in Italia nel 2002 da Ugo Guanda Editore. Vi si narra la storia dell'indagine di un giornalista-scrittore (parzialmente modellato sull'autore stesso) su un singolare episodio risalente alla guerra civile spagnola.
    Nella prima parte del libro il protagonista, un giornalista reduce da una grave crisi personale e professionale, incappa durante un'intervista in una curiosa storia risalente alle ultime convulse fasi della Guerra civile, che vide protagonista Rafael Sánchez Mazas, uno dei fondatori della Falange spagnola. Caduto nelle mani dei combattenti repubblicani, il falangista era incredibilmente sopravvissuto ad una fucilazione di massa, riuscendo successivamente a mettersi in salvo tra le file amiche, anche grazie all'aiuto di alcune persone, tra cui un miliziano repubblicano che aveva fatto finta di non vederlo durante un rastrellamento. La storia sembra fin troppo fantasiosa al giornalista, ma cinque anni dopo averla sentita per la prima volta, nell'occasione del sessantesimo anniversario della conclusione del conflitto, decide di recuperarla per un articolo commemorativo sulla morte del poeta Antonio Machado, avvenuta negli stessi giorni e nelle stesse zone. Avrà così il modo di recuperare nuove informazioni e conferme, che lo condurranno ad alcuni testimoni diretti di quell'evento, a cui lo stesso Sánchez Mazas aveva promesso di dare seguito con un proprio libro, che avrebbe dovuto intitolarsi "Soldati di Salamina". A questo punto, sentendosi definitivamente coinvolto nella storia, il giornalista decide di assumersi il compito di scrivere quel libro, adottandone anche il titolo.
    La parte intermedia del romanzo, intitolato appunto "Soldati di Salamina" contiene quindi il racconto della vita di Rafael Sánchez Mazas, a partire dalla sua giovinezza in una famiglia con lontane origini nobiliari, in cui una madre con inclinazioni letterarie crebbe il figlio come un predestinato alla carriera poetica, ottenendo quanto desiderato. Il giovane Rafael si dimostrò infatti un talentuoso poeta, producendo versi di buon livello, in cui esaltava e rimpiangeva tradizioni e certezze di un'epoca passata, in buona parte illusoria. Dopo aver prodotto materiale sufficiente per una raccolta, ed un successivo romanzo, cercò stimoli nella politica e nel giornalismo, diventando corrispondente estero. Ed in quel ruolo nel 1922 fu inviato a Roma, dove rimase sette anni, trovandovi l'amore, coronato da un matrimonio, e soprattutto l'ideologia più adatta alle sue idee nel fascismo, di cui divenne ardente sostenitore. Al suo ritorno in Spagna individuò in José Antonio Primo de Rivera il leader ideale per il partito che nel 1933 contribuì a far nascere con il nome di Falange Spagnola, destando presto l'attenzione delle autorità, ma raccogliendo ben poco nelle sfide elettorali, malgrado l'attivismo dello stesso Sánchez Mazas nel propagandarne le idee. Ed il fallimento della deriva rivoluzionaria del partito trasforma prima in recluso e quindi in fuggiasco il veemente articolista e poeta, destino reso ancor più inevitabile dal successivo scoppio della guerra civile, da cui riesce fortunosamente a salvarsi rifugiandosi nell'ambasciata cilena a Madrid. Ma un ulteriore tentativo di fuga termina con la sua cattura a Barcellona, e dopo le sconfitte repubblicane, la destinazione del santuario di Santa Maria di Collell rischia di essere l'ultima. Qui si svolge l'incredibile vicenda della sua scampata fucilazione e dell'incontro con il soldato repubblicano che nel conseguente rastrellamento evita di denunciarlo, ed il successivo aiuto da parte di alcune persone del posto e sbandati come lui, anche se di parte avversa. Con il trionfo definitivo dei nazionalisti, per Rafael Sánchez Mazas si aprono le porte del governo, da ministro senza portafoglio, ruolo in cui però dura poco. Forse percependo quanto poco il franchismo tenesse in considerazione gli ideali e le speranze dei falangisti, al di là della vuota retorica di facciata, Sánchez Mazas abbandona la vita politica per tornare al giornalismo e alla scrittura, e ad una vita placidamente borghese, unica cosa a cui forse realmente aspirava.
    Nella terza parte il racconto procede nuovamente seguendo il protagonista che, finito di scrivere il libro, non lo reputa completo, facendolo ripiombare in una nuova crisi depressiva. Al suo ritorno al giornale, viene inviato a compiere alcune interviste, tra cui quella allo scrittore cileno Roberto Bolaño, che gli racconta la storia di un uomo di nome Miralles conosciuto casualmente anni addietro. Costui era stato da giovane un soldato repubblicano durante la guerra civile sotto il comando di Enrique Líster, seguendolo nella ritirata in Francia, dove finì per arruolarsi nella Legione Straniera, venendo inviato in Maghreb. Qui, alla caduta della Francia, si trovò tra le file di Philippe Leclerc, da cui fu guidato in una disperata marcia attraverso il continente africano, per ricollegarsi con le forze libere, e dopo una serie di battaglie, ad una seconda marcia in senso inverso per raggiungere il teatro delle operazioni nordafricane. E dopo il termine di queste, venne inviato a combattere in Francia, finendo per essere tra i primi ad entrare a Parigi, e quindi in Germania ed Austria, dove una mina mise fine alla sua guerra, ferendolo gravemente. Il giornalista da alcuni particolari si convince che Miralles sia proprio il soldato che graziò Sánchez Mazas a Collell, e inizia una frenetica ricerca, che solo dopo vari tentativi a vuoto ha successo. Ma il primo approccio è maldestro ed il vecchio soldato non sembra disposto a parlare del proprio passato, lasciando però un accenno che il giornalista riesce a cogliere, e che lo induce ad un viaggio in Francia, per conoscerlo di persona, e potergli parlare. Scoprirà così di non aver trovato quello che cercava, ma molto di più.
    Questo libro può essere riassunto così: un’indagine sul come e perché un repubblicano poteva giustiziare Rafael Sanchez Mazas, ma non l’ha fatto e su come Cercas sulla scia del progetto di Mazas (di scrivere un libro della sua storia), trae spunto da questa per scrivere il libro, che anche di Mazas chiamandolo appunto “Soldati di Salamina”.

    ha scritto il 

  • 5

    Ne ho letta quasi meta' ad agosto, a dicembre l'ho ripreso dall'inizio e finito, e mi e' piaciuto un sacco. Scrive periodi lunghissimi, Cercas, e io lo spagnolo lo so troppo poco per leggere un libro così in spagnolo, mi perdo il significato di un sacco di parole, e ci sono delle parti di stanca, ...continua

    Ne ho letta quasi meta' ad agosto, a dicembre l'ho ripreso dall'inizio e finito, e mi e' piaciuto un sacco. Scrive periodi lunghissimi, Cercas, e io lo spagnolo lo so troppo poco per leggere un libro così in spagnolo, mi perdo il significato di un sacco di parole, e ci sono delle parti di stanca, ma mi e' piaciuto un sacco. Davvero.

    ha scritto il 

  • 3

    anatomia di un istante, il libro successivo, mi era piaciuto moltissimo. riusciva perfettamente a raccontare come alcuni uomini, grazie alle loro storie, sono riusciti a difendere e costruire la Storia e la democrazia, impedendo ad altri di distruggerla.


    qui tutto questo non riesce, o meg ...continua

    anatomia di un istante, il libro successivo, mi era piaciuto moltissimo. riusciva perfettamente a raccontare come alcuni uomini, grazie alle loro storie, sono riusciti a difendere e costruire la Storia e la democrazia, impedendo ad altri di distruggerla.

    qui tutto questo non riesce, o meglio riesce solo ogni tanto. le storie dei singoli spesso sono semplicemente noiose o purtroppo inutili.

    si salva però il finale dove Cercas, che narra in prima persona tramite alter ego, incontra Roberto Bolaño e uno di questi protagonisti della Storia

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    "...purchè sia in avanti, avanti, avanti, sempre avanti."

    La prima parte irrita un pochino (perchè qui il libro potrebbe chiamarsi "come ho scritto questo libro"), la seconda (che contiene la vicenda reale da raccontare) interessa.
    Ma la terza, accidenti... la terza commuove.< ...continua

    "...purchè sia in avanti, avanti, avanti, sempre avanti."

    La prima parte irrita un pochino (perchè qui il libro potrebbe chiamarsi "come ho scritto questo libro"), la seconda (che contiene la vicenda reale da raccontare) interessa.
    Ma la terza, accidenti... la terza commuove.

    Quel vecchio comunista catalano, rimasto in guerra per sette anni dalla guerra civile alla fine della seconda mondiale, e ora finito in ospizio senza più nessuno che abbia voglia di ascoltare la sua storia, una storia dimenticata, mi fa pensare a mio padre allora partigiano ed ora vecchio, e mi fa venire voglia di correre ad abbracciarlo e farmi raccontare di nuovo tutto, perchè le sue storie di allora sono dentro di me (ed in parte dentro i suoi nipoti)...
    Ma io non sono uno scrittore, e quando lui non ci sarà più quelle storie saranno perdute, e nessuno ne riconoscerà le tracce nel presente, e le sapranno solo quelli che le vorranno leggere, se rimarrà voglia di conoscere eventi così lontani nel tempo...

    Ma torniamo al libro. Che non è un romanzo, ma racconta la storia vera della fucilazione (mancata) di uno dei fondatori della Falange spagnola (che stette al franchismo come il futurismo al fascismo: e le cui velleità vennero usate come supporto per la guerra e poi tradite da un regime osceno).
    Ma soprattutto, racconta di come Cercas raccoglie i pezzi che gli servono per un libro che non gli viene, che non è mai maturo, che rischia di non interessare a nessuno...e infatti il libro diventa completo solo quando parlando di quella guerra fratricida, e trovando la possibilità di avere la versione "rossa" di quell'episodio, si può parlare del coraggio, delle scelte di chi non divenne famoso nè milionario ma andò avanti a combattere, avanti, avanti, sempre avanti, senza nemmeno sapere esattamente per cosa...

    E dunque coraggio, superate l'irritazione e andate avanti anche voi (nella lettura)...sarete premiati:-)

    (Un grazie a Patty per il gradito dono:-))

    ha scritto il 

  • 2

    Perchè andare avanti?

    Ho letto le prime trenta pagine, senza pregiudizi, ma perchè andare avanti?
    L'autore è preso da smanie narcisistiche e racconta dei suoi sfortunati trascorsi da romanziere, della depressione, dell'abbandono da parte della moglie (a sensazione pienamente giustifiato, come implicitamente amme ...continua

    Ho letto le prime trenta pagine, senza pregiudizi, ma perchè andare avanti?
    L'autore è preso da smanie narcisistiche e racconta dei suoi sfortunati trascorsi da romanziere, della depressione, dell'abbandono da parte della moglie (a sensazione pienamente giustifiato, come implicitamente ammette Cercas), della sua ripresa dell'attività di giornalista, di cosa mangIa e beve nelle colazioni di lavoro, di cosa mangiano e bevono i suoi commensali, usando un numero a mio parere esagerato di frasi fra parentesi.
    Insomma, nel mezzo o alla fine sarà un capolavoro della letteratura, ma la vita incalza....

    ha scritto il 

  • 2

    Partiendo de la base de que el protagonista, Sánchez Mazas, escritor y uno de los creadores de la falange, me interesa más bien poquito y que la historia que aquí se cuenta, acaecida en la guerra civil, no es que sea para dejarte pegado al libro ni para hacerte ponerte a pensar, el libro me ha de ...continua

    Partiendo de la base de que el protagonista, Sánchez Mazas, escritor y uno de los creadores de la falange, me interesa más bien poquito y que la historia que aquí se cuenta, acaecida en la guerra civil, no es que sea para dejarte pegado al libro ni para hacerte ponerte a pensar, el libro me ha dejado un poco ploff. No es de lo mejor de Cercas.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono al terzo libro di Cercas e ormai mi sono rassegnato: fare dei metaromanzi, raccontarsi addosso, usare metà delle pagine per dirci come e perché ha scritto l'altra metà è una sua cifra stilistica. Che stavolta non mi ha convinto più di tanto, visto che ha preparato una sorta di panino imbotti ...continua

    Sono al terzo libro di Cercas e ormai mi sono rassegnato: fare dei metaromanzi, raccontarsi addosso, usare metà delle pagine per dirci come e perché ha scritto l'altra metà è una sua cifra stilistica. Che stavolta non mi ha convinto più di tanto, visto che ha preparato una sorta di panino imbottito in cui la vera storia narrata è la seconda parte del libro, mentre la prima e la terza (se vogliamo molto + godibili) sono costituite dalle sue peripezie nel ricostruire il doloroso avvento del franchismo in Catalogna.

    ha scritto il 

  • 2

    Perché uno che scrive bene come Cercas deve propinare centocinquanta pagine di noia mortale e poi come d'incanto le ultime cinquanta di grande bellezza?
    Sono indispettito.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo bellissimo, ben scritto e che appassiona fino all'ultima riga, con una descrizione dei luoghi e, sopratutto, dei personaggi, a partire dallo stesso autore del romanzo, semplicemente sublime. L'ultimo capitolo è davvero splendido ed a tratti commovente, tanto da far quasi scendere le la ...continua

    Un romanzo bellissimo, ben scritto e che appassiona fino all'ultima riga, con una descrizione dei luoghi e, sopratutto, dei personaggi, a partire dallo stesso autore del romanzo, semplicemente sublime. L'ultimo capitolo è davvero splendido ed a tratti commovente, tanto da far quasi scendere le lacrime dagli occhi, come quelle dei ricordi di un soldato che difendeva nel deserto la bandiera tricolore di un paese che non era il suo e difendeva degli ignari cittadini che in quel momento passeggiavo nelle piazze di quel paese non suo.
    Le lacrime di chi, come tutti i soldati morti in una guerra inutile (come lo sono tutte), vorrebbe non essere dimenticato e che trova finalmente il ricordo tra le righe di un romanzo da ricordare.

    ha scritto il