Soldati di Salamina

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.8
(837)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Catalano , Portoghese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8882464199 | Isbn-13: 9788882464196 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pino Cacucci

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Sul finire della guerra civile spagnola le truppe repubblicane si dirigono verso la frontiera francese. Al loro interno matura la decisione di fucilare un gruppo di franchisti. In un bosco si consuma la fucilazione collettiva. Tra i prigionieri c'è Rafael Sanchez Mazas, fondatore e ideologo della Falange, uno dei responsabili diretti del conflitto fraticida, che riesce però a fuggire e salvarsi. Inseguito, viene scoperto e riconosciuto da un miliziano che, all'ultimo momento, decide di risparmiarlo. "Soldati di Salamina" presenta al tempo stesso una dettagliata ricostruzione storica e la scoperta di un eroe dimenticato.
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  • 0

    11-12-2015
    Javier Cercas mi piace molto ma questo 'saggio' (non è che sia esattamente un saggio, però sicuramente non è nemmeno un romanzo) parla di un episodio della Guerra Civile Spagnola. Non conos ...continua

    11-12-2015
    Javier Cercas mi piace molto ma questo 'saggio' (non è che sia esattamente un saggio, però sicuramente non è nemmeno un romanzo) parla di un episodio della Guerra Civile Spagnola. Non conosco nulla di questo periodo e continuo a confondermi. Se riproverò a leggerlo dovrò decisamente documentarmi.

    ha scritto il 

  • 3

    La vera storia, per quanto l'autore abbia potuto ricostruire la verità storica di fatti accaduti in un momento tanto convulso della storia spagnola e non solo, di Rafael Sanchez Mazas, fondatore della ...continua

    La vera storia, per quanto l'autore abbia potuto ricostruire la verità storica di fatti accaduti in un momento tanto convulso della storia spagnola e non solo, di Rafael Sanchez Mazas, fondatore della Falange, scrittore e uomo politico. La prima parte del libro didascalica e lenta, tanto da aver avuto la tentazione di abbandonarlo, dalla metà l'autore ha preso il sopravvento sulla semplice ricostruzione storica e le pagine si sono rienpite di anima e emozione. Sono andata a ricercare Javier Cercas dopo aver letto e apprezzato "La velocità della luce", questo libro mi ha invece deluso parzialmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Potrebbe essere una specie di Carrère/Limonov in versione Catalana per la commistione di autobiografia e biografia. Cercas riesce ad espandere un evento della storia che, di per sè non è (e tale riman ...continua

    Potrebbe essere una specie di Carrère/Limonov in versione Catalana per la commistione di autobiografia e biografia. Cercas riesce ad espandere un evento della storia che, di per sè non è (e tale rimane anche dopo aver letto il libro) dissimile da tanti altri episodi di ferocia e giustizia sommaria che hanno riempito le guerre e, in particolare, quelle civili. Eppure in questo sforzo riesce a far sì che quanto accaduto serva ad illuminare, per contrappasso, un angolo, parallelamente opposto a quello in cui si inserisce la narrazione proncipale, e a dar ragione al titolo del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    La lengua es suelta y vivaz pero...

    Dificil opinar sobre este libro. "Las leyes de la frontera" me había encantado. Y este, me gustó? No sé. El protagonista es el propio Cercas, que escribe tan bien que se puede permitir el lujo de mero ...continua

    Dificil opinar sobre este libro. "Las leyes de la frontera" me había encantado. Y este, me gustó? No sé. El protagonista es el propio Cercas, que escribe tan bien que se puede permitir el lujo de merodear el lector por las primeras 150 paginas en su pesquisa historiográfica sobre un asunto marginal pero ejemplar del guerra civil española, dejando la parte mas intensa en el final. No lo aconsejaría, aunque el libro tiene valor. Entre 3 y 4 estrellas.

    ha scritto il 

  • 3

    Cercas mi ricorda Carrère e non è un bel ricordo.
    Li accomuna la puttananza vergine, mi si perdoni la metafora irriverente. Romanzi che non sono réportage e docudrama che non sono letteratura. Perché ...continua

    Cercas mi ricorda Carrère e non è un bel ricordo.
    Li accomuna la puttananza vergine, mi si perdoni la metafora irriverente. Romanzi che non sono réportage e docudrama che non sono letteratura. Perché per carità mica fanno letteratura (la puttananza di cui sopra), loro ricercano nella dura-sporca-realtà e poi scrivono, tirando fuori quell'episodio significativo che avvicina la Storia alle piccole storie. Sempre col taglio linguistico oggettivo. Peccato che emanino parecchio tanfo egotico e parecchia retorica del bravo scrittore, un po' più buonista Cercas, un po' più cattivista Carrère.

    (Oggi mi sono alzata di sinistro)

    ha scritto il 

  • 3

    Focalizzandosi su un episodio minore della guerra civile spagnola (1936-1939), Cercas racconta gli eroi dimenticati di ogni conflitto ed enfatizza il concetto secondo cui “è sempre stato un plotone di ...continua

    Focalizzandosi su un episodio minore della guerra civile spagnola (1936-1939), Cercas racconta gli eroi dimenticati di ogni conflitto ed enfatizza il concetto secondo cui “è sempre stato un plotone di soldati a salvare la civiltà” (vedi battaglia di Salamina). La sua narrazione si incentra su due protagonisti, un pezzo grosso nazionalista e un soldato semplice repubblicano che si sfiorano per un breve momento e poi seguono destini assai diversi, l'uno sull'altare, l'altro nella polvere e nell'oblio. Ma c'è pure un terzo protagonista, il narratore, un giornalista-scrittore (lo stesso Cercas o il suo alter ego) che indaga ostinatamente sull'episodio bellico misconosciuto e sulle sue conseguenze, un protagonista invadente che attira molta attenzione su di sé e sul romanzo che sta scrivendo: la chiamano metanarrazione, questa, e sarebbe una modalità di scrittura interessante se non abusata e distraente come qui tende ad essere.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si parla di ricerca storica, ultimamente, sono già mezza partita, quando poi si mescola reale e inventato mi intrippo ancora di più (cosa è vero e cosa non lo è?), figurarsi di fronte alla narr ...continua

    Quando si parla di ricerca storica, ultimamente, sono già mezza partita, quando poi si mescola reale e inventato mi intrippo ancora di più (cosa è vero e cosa non lo è?), figurarsi di fronte alla narrazione di come si crea un “racconto reale”… Cercas inizia spiegando di essere venuto a conoscenza casualmente della storia di Sanchez Mazas, fondatore della Falange franchista (e vero personaggio storico), o meglio di come questo sia miracolosamente sfuggito ad una fucilazione di massa e di come sia stato risparmiato da un soldato repubblicano che, pur avendolo visto nella boscaglia, lo ha lasciato fuggire. Allo scrittore viene quindi l’idea di creare un “racconto reale”, non un romanzo, ma un racconto animato da personaggi veramente esistiti, ricostruendo gli eventi tramite testimonianze di superstiti e varie ricerche, quasi una cronaca...Mi sembrava che l’operazione di riscrittura dei fatti si stesse drammaticamente appiattendo, sedendo (a parte l’improbabile e divertente Conchi), quando all’improvviso compare Bolano. La sua sola presenza ha risollevato e impennato improvvisamente la vicenda e, insieme, gli umori della truppa. Miralles, poi, vero eroe della storia, proprio come un eroe greco, mi ha donato tenerezza e commozione: “Sono tanti anni che non abbraccio nessuno”. Sentii il rumore del bastone che cadeva sul marciapiede, sentii le sue braccia enormi che mi stringevano forte e le mie che a malapena riuscivano a cingerlo, mi sentii piccolo e fragile, sentii l’odore di medicinali e anni di vita al chiuso e verdura bollita e soprattutto odore di vecchiaia, e capii che quello era l’ingiusto e misero odore degli eroi.
    Cercas chiama Bolano, White risponde: Bolano!

    ha scritto il 

  • 3

    anticlimatico e forse troppo specifico

    Avevo grandi aspettative e questo probabilmente ha influito sul mio giudizio, se avessi trovato questo libro per caso lo avrei apprezzato forse di più.
    non ho capito bene dove volesse andare a parare ...continua

    Avevo grandi aspettative e questo probabilmente ha influito sul mio giudizio, se avessi trovato questo libro per caso lo avrei apprezzato forse di più.
    non ho capito bene dove volesse andare a parare l'autore: parla per 2/3 del libro di un falangista che reputa mediocre scrittore e che evidentemente gli sta anche sulle palle, ne riporta una biografia abbozzata che ruota intorno a un evento minore della guerra civile, salvo poi virare all'improvviso verso la figura di fantomatico miliziano che forse è lui e forse no, e la butta in retorica.
    boh.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno strano (e bello, metto le mani avanti) romanzo a stadi, che parte lento e accelera sulla trequarti, «avanti, avanti, sempre avanti», verso una conclusione di travolgente intensità. Dopo avervi las ...continua

    Uno strano (e bello, metto le mani avanti) romanzo a stadi, che parte lento e accelera sulla trequarti, «avanti, avanti, sempre avanti», verso una conclusione di travolgente intensità. Dopo avervi lasciato a prendere le misure al metaromanzo, all'autofiction (ma lo Javier di Cercas è meno narciso dell'Emmanuel di Carrère), al romanzo storico. Fino all'irruzione dell'eroe.
    Dunque, c'è un giornalista (e scrittore fallito, almeno così si percepisce) che si chiama Javier, è caduto in una di quelle depressioni da non alzarsi dal letto ed è stato mollato dalla moglie. Si riprende, si fa riassumere dal giornale che aveva lasciato, e durante un'intervista allo scrittore Rafael Sanchez Ferlosio (esiste davvero, è nato nel 1927 ed è autore di uno dei capolavori del secondo dopoguerra spagnolo, “El Jarama”: in Italia due opere sue le ha in catalogo Robin) apprende la storia della fucilazione di Rafael Sanchez Mazas.
    Rafael Sanchez Mazas (1894-1966), padre di Ferlosio, è stato un bravo scrittore. Un bravo scrittore ma non un grande scrittore, precisa Cercas (o precisa Javier, fate voi). Soprattutto, è stato un giornalista, un oratore trascinante, un uomo politico. Sedotto dal fascismo, fondatore assieme all'amico José Antonio Primo de Rivera della Falange spagnola, nel 1933. Uno di quei coglioni dannunziani che, per ideali aristocratici e guerrieri, lui che non sapeva combattere e non aveva coraggio, ha contribuito a gettare la Spagna nella carneficina della guerra civile. Catturato nel 1939, alle battute finali della guerra, dai repubblicani in rotta verso la Francia, Sanchez Mazas è avviato con altri prigionieri a Collell. Qualche giorno dopo andrà davanti al plotone di esecuzione: colpito di striscio, riuscirà a scappare e a nascondersi nel bosco. In una forra, senza occhiali e impiastrato di foglie e fango, lo troverà un giovane miliziano, che lo fisserà negli occhi e si allontanerà, gridando ai compagni che lì non c'è nessuno.
    Sanchez Mazas, che sarà ministro senza portafoglio di Francisco Franco, direttore del Prado e accademico di Spagna, si ritirerà presto dalla politica attiva, deluso dal franchismo che ha degradato gli ideali “puri” della Falange in un mischione bigotto e bottegaio, feroce e miope. Deluso ma allineato, senza rompere: intanto ha ereditato da una zia, è diventato milionario. Parlerà tutta la vita della sua mancata fucilazione, dell'aiuto che gli hanno dato sbandati della parte avversa, i “compagni del bosco”. Mediterà di scriverci anche un libro, intitolato “Soldati di Salamina”, perché, sostiene, la civiltà è sempre salvata dai soldati.
    Il romanzo lo scrive invece Javier-Cercas, ricostruendo la vita del suo non-eroe inconcludente e pigro, sempre a un passo dalla grandezza e sempre in vestaglia o senza occhiali davanti alla grandezza. Un figurante sfiorato dalla Storia. Ma alla storia manca un nome, un volto: il miliziano che gli fece grazia della vita. Insoddisfatto dal suo lavoro, lo scrittore è riacciuffato dalla depressione. Lascia perdere, il romanzo non vedrà la luce, meglio tornare a fare il giornalista. Sarà una nuova intervista, sarà un secondo scrittore, anche lui reale e per di più vero estimatore di Cercas, il cileno Roberto Bolaño, a consegnargli la soluzione.
    Anni prima, quando faceva il guardiano notturno in un campeggio sulla Costa Brava, Bolaño aveva conosciuto un gioviale bevitore con il corpo massiccio pieno di cicatrici, Miralles. Arrivava lì ogni anno dalla Francia in camper, assieme alla figlia. La Francia gli aveva dato la cittadinanza dopo che lui, tornitore comunista catalano, giovane miliziano in cerca di asilo, si era arruolato nella Legione Straniera e aveva fatto sette anni di guerra combattendo in Africa, in Francia (era stato fra i primi a entrare a Parigi) e poi su, in Germania e in Austria. Una sera, Bolaño lo aveva visto ballare il pasodoble davanti al suo camper, assieme a una giovane puttana. Anche un miliziano di Collell ballava il pasodoble. Da solo.
    Miralles, che è sopravvissuto alla guerra e alle mine, che ha perso la moglie e la figlia, è ospite di una casa di riposo a Digione. Javier lo rintraccia, ne vince la ritrosia, lo va a trovare, ci parla a lungo. Trovando un hombre vertical, un eroe modesto e pudico, uno a cui tutti devono la libertà anche se nessuno lo sa. Uno del quale si perderà la memoria, assieme agli altri suoi amici caduti che lui ricorda ogni giorno. Javier e Miralles si salutano. E già qui il ciglio si inumidisce. Ruffiano di un Cercas, ma va bene così.
    «L'auto si fermò all'angolo, di fianco a noi.
    “Bene” disse Miralles. “Spero che torni presto.”
    “Tornerò.”
    “Posso chiederle un favore?”
    “Quello che vuole.”
    Guardando il semaforo disse: “Sono tanti anni che non abbraccio nessuno.”
    Sentii il rumore del bastone che cadeva sul marciapiede, sentii le sue braccia enormi che mi stringevano forte e le mie che a malapena riuscivano a cingerlo, mi sentii piccolo e fragile, sentii l'odore di medicinali e anni di vita al chiuso e verdura bollita e soprattutto odore di vecchiaia, e capii che quello era l'ingiusto e misero odore degli eroi».
    Forse il grande Miralles, che ama “Fat City” di John Huston, non è il miliziano che ha salvato la vita a Sanchez Mazas. Senz'altro è il soldato di Salamina, alle origini delle storia contro i persiani e ieri contro i fascisti. Come il fascista Sanchez Mazas non poteva essere. E allora, contro i fascismi che abbiamo attraversato, «avanti, avanti, sempre avanti».

    ha scritto il 

  • 1

    ben confezionato, impacchettato e infiocchettato

    c'è tutto : l'autore senza ispirazione, la storia insolita, i nomi importanti, anzi è proprio perché ho incontrato Antonio Machado - mio grande amore poetico- che mi ha acchiappato; altrimenti avrei t ...continua

    c'è tutto : l'autore senza ispirazione, la storia insolita, i nomi importanti, anzi è proprio perché ho incontrato Antonio Machado - mio grande amore poetico- che mi ha acchiappato; altrimenti avrei trovato deludente la storia di un falangista (però discreto scrittore, non proprio cattivo fascistone) sfuggito alla fucilazione, risparmiato dal miliziano, aiutato dai paesani; buono però, infatti li proteggerà sempre, poi magari se qualche altro migliaio finisce ammazzato o incarcerato o esiliato, che vuol dire: a quelli non doveva niente. E per finire il miliziano, il rosso, vecchio, imbolsito ma dalla vita eroica. Ce n'è per tutti i gusti, comprese chiacchierate con Bolano, che è tanto di moda. Mi è sembrato artefatto o fatto ad arte per accontentare tutti. O magari ho le lune di traverso. O magari mi infastidisce che Cercas dia lezioni di scrittura del tipo "scrivete una finzione più vera della realtà".

    ha scritto il 

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