Soldati di Salamina

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.8
(889)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Catalano , Portoghese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8882464199 | Isbn-13: 9788882464196 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pino Cacucci

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Sul finire della guerra civile spagnola le truppe repubblicane si dirigono verso la frontiera francese. Al loro interno matura la decisione di fucilare un gruppo di franchisti. In un bosco si consuma la fucilazione collettiva. Tra i prigionieri c'è Rafael Sanchez Mazas, fondatore e ideologo della Falange, uno dei responsabili diretti del conflitto fraticida, che riesce però a fuggire e salvarsi. Inseguito, viene scoperto e riconosciuto da un miliziano che, all'ultimo momento, decide di risparmiarlo. "Soldati di Salamina" presenta al tempo stesso una dettagliata ricostruzione storica e la scoperta di un eroe dimenticato.
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  • 5

    Non mi è solo piaciuto questo libro.
    Mi ha emozionato e commosso, che è molto più di quanto si possa dire di tanti libri o di certa gente..
    Soldati di Salamina è un'altra magnifica ossessione di Cerca ...continua

    Non mi è solo piaciuto questo libro.
    Mi ha emozionato e commosso, che è molto più di quanto si possa dire di tanti libri o di certa gente..
    Soldati di Salamina è un'altra magnifica ossessione di Cercas, oltre ad essere un libro su lui stesso che scrive un libro.
    Questo è in effetti uno dei motivi x cui amo autori come lo spagnolo o Carrere.
    Parlano, e tanto, dei cazzi loro, sono carne e sangue e pagine dei loro stessi libri, ma non perché debbano divagare o allungare il brodo, ma perché scrivendo i loro libri scrivono anche se stessi, o di se stessi, e di come questo processo cambi la loro vita e il loro stesso modo di essere.
    I soldati di Salamina sono soldati rotti ad ogni esperienza, è vero, ma sono anche soldati di cause perse, o improbabili o delle quali non frega più nulla a nessuno.
    Tranne che a Cercas, e già solo per questo dovremmo ringraziarlo.
    Già in Anatomia di un istante mi ero accorto di come anche lui amasse fare capolino fra le sue stesse pagine, come accennasse al fatto di non stare troppo bene e di attraversare un periodo difficile. E poi avevo amato molto la sua disarmante sincerità.
    Anatomia di un istante è davvero un bel tomo impegnativo e lui molto candidamente aveva detto che era nato perché si era accorto che lo studio sulla guerra civile che voleva fare all'inizio era una cosa illeggibile e pallosissima.
    Allo stesso modo Soldati di Salamina sembra nascere così all'improvviso, senza che nemmeno se ne accorga, proprio quando la moglie lo ha piantato.
    E lo ha piantato perché all'epoca dei fatti, Cercas è un fottuto giornalista fallito che si è licenziato per scrivere e non riesce a scrivere un accidente e quindi resta due mesi seduto davanti alla televisione senza guardarla, sudato e mal rasato.
    Uno spettacolo, insomma.
    E poi ha un moto di orgoglio ( orgoglio?) e striscia di nuovo al giornale pregando che lo riassumano e lo riassumono ma lo mettono alla pagina della cultura e gli fanno scrivere trafiletti. Un giorno intervista un famoso autore spagnolo.
    Cercas pone diligentemente le sue domande ma il tizio ignorandolo nella maniera più totale risponde quello che gli pare, racconta i cazzi suoi ( anche lui! ) parla delle cause della sconfitta dei Persiani nella battaglia di Salamina.
    Cerchiamo di immaginarci anche solo per un istante un tizio che in una conversazione qualsiasi tiri fuori un argomento del genere.
    Poi proprio quando il povero Cercas è quasi disperato il tizio di punto in bianco gli dice che poco distante da dove si trovano ( un bar del centro ) suo padre venne fucilato dai repubblicani durante la guerra civile spagnola.
    Cercas rimane ovviamente di sasso, ma lo stupore non finisce li perché il padre di costui non era un falangista qualsiasi, ma addirittura Sanchez Mazas, uno dei fondatori della Falange tessera numero 4.
    Da qui, da questo oscuro fatto accaduto durante la rotta dei miliziani dopo la battaglia dell'Ebro, parte Soldati di Salamina.
    Cercas cerca di corroborare i fatti raccontatigli dal famoso attore sulla fucilazione del padre.
    E la sua ossessione diventa tale perché Sanchez Mazas sopravvisse.
    E lo raccontò a chiunque, e non si dimenticò di coloro che gli avevano salvato la vita.
    Sanchez Mazas vagò nei boschi e venne aiutato da contadini e figli di contadini che in teoria avrebbero invece dovuto denunciarlo in quanto irriducibile fascista, e proprio qui stà uno dei cardini della ricerca e dell'indagine di Cercas, chi erano costoro e perché aiutarono un noto gerarca in fuga?
    Ma soprattutto chi era il soldato che decise di non sparargli allorché cencioso e incespicante subito dopo la fucilazione Sanchez Mazas era rotolato giù dal costone sul quale tutti gli altri erano morti?
    Soldati di Salamina diventa tragico, epico e triste proprio quando Cercas capisce che la sua ricerca non è e non è mai stata quella sulla pur incredibile vicenda del gerarca Falangista che sopravvisse alla sua esecuzione, ma sull'identità di quel soldato di Salamina che scelse di non sparargli il colpo di grazia e lo lasciò libero.
    Cercas, ed io con lui, crede di averlo ritrovato attraverso le pagine di una storia bellissima.
    Ed è una storia che non finisce male, credetemi.

    ha scritto il 

  • 4

    Rqafael Sanchez Masas è stato un gerarca franchista, ma anche uno scrittore. Javier Cercas ne racconta la storia, incentrata sul fortunoso sopravvivere ad una fucilazione. Straordinario e commovente l ...continua

    Rqafael Sanchez Masas è stato un gerarca franchista, ma anche uno scrittore. Javier Cercas ne racconta la storia, incentrata sul fortunoso sopravvivere ad una fucilazione. Straordinario e commovente l'ultimo personaggio di cui parla, l'ex guerrigliero Antoni Miralles, gran ballerino di paso doble, descritto in tutta la sua ricca e profonda umanità.

    ha scritto il 

  • 3

    "...e decisi anche che il libro non sarebbe stato un romanzo, ma soltanto un racconto reale,un resoconto di fatti realmente accaduti, con personaggi reali, un racconto incentrato sulla fucilazione di ...continua

    "...e decisi anche che il libro non sarebbe stato un romanzo, ma soltanto un racconto reale,un resoconto di fatti realmente accaduti, con personaggi reali, un racconto incentrato sulla fucilazione di Sanchez Mazas e sulle circostanze che la precedettero e la seguirono"
    Questa la dichiarazione d'intenti di Javier Cercas, portabandiera di un genere molto alla moda: la cosiddetta "faction", ovvero: prendi la storia, usala come soggetto e non come scenario di una vicenda fittizia, poi scandiscila con tempi "narrativi" ed abbi cura di lavorarla nei risvolti oscuri, insondabili per gli storici, ma soprattutto riempi questi recessi con azioni e pensieri coerenti e plausibili con la vicenda.
    A ben pensare l'operazione non è originalissima: basti pensare alla figura e alle riflessioni di Napoleone sui campi di battaglia di Austerlitz e di Borodino in "Guerra e Pace" per rendersene conto, ma di esempi simili, sia pure a carattere episodico è piena la letteratura
    La lotta fra vero e verosimile è inevitabile, fiction o faction che sia, e la bilancia pende sempre dal lato finzione per quanti sforzi si facciano e per quanto autentici siano fatti e personaggi.
    Qui, ad esempio un Javier Cercas giornalista prestato alla letteratura o viceversa, indaga a fondo sulla vicenda del gerarca franchista Sanchez Mazas, sfuggito alla fucilazione in Catalogna, durante gli ultimi giorni della guerra civile spanola, mentre i miliziani stanno preparandosi all'esilio e i nazionalisti stanno per arrivare. Vive nel bosco da fuggiasco aiutato da disertori repubblicani e contadini delle masserie del luogo, ma il vero mistero di tutto l'episodio sta nel comportamento di un miliziano, che lo vede, lo fissa con crudele allegria, e poi omette di denunciarlo salvandogli così la vita.
    Un verosimile Roberto Bolano...si, proprio lui, il compianto autore di "Amuleto", sarà il "deus ex machina" dell'intera vicenda; intervistato da Cercas, finirà con lo scovare inconsapevolmente fra i propri ricordi di guardiano notturno di un camping, proprio il profilo attinente al clemente miliziano.
    Si sa...le coincidenze hanno sempre fatto la fortuna della letteratura da Plauto ai nostri giorni; oddio... nella vita reale le cose vanno solitamente in maniera diversa, ma facciamo finta che non sia così, del resto le sliding doors fra realtà e finzione hanno sempre intrigato Cercas fin dai tempi de "Il movente".
    Questo è un romanzo comunque di grandi valori...i soldati di Salamina, coloro che salvarono lo sviluppo dell'intera civiltà occidentale come la conosciamo, incastrando i persiani in un angusto braccio di mare, erano uno degli argomenti di conversazione preferiti dello stesso scrittore falangista Sanchez Mazas, che li comparava appunto alla falange, destinata a fare da baluardo all'avanzata del comunismo, per preservare il vecchio antico "status quo" della civiltà borghese.
    E il libro presenta o suggerisce l'occasione per considerazioni simmetriche e allo stesso tempo antitetiche:
    Il romanzo incompiuto di Sanchez Mazas, nel quale intendeva celebrare gli "amici del bosco" che lo avevano aiutato durante la latitanza e che doveva intitolarsi "Soldati di Salamina", verrà invece scritto da Javier Cercas con lo stesso titolo per celebrare quegli eroi e combattenti repubblicani, che dapprima in Spagna, poi in Africa, persero la vita per salvare la nostra civiltà dalla barbarie nazista.
    Cercas afferma più volte che Sanchez Mazas, nonostante la sua propaganda nefasta e guerrafondaia che avrebbe spalancato le porte a 30 anni di dittatura, era tuttavia" un buono scrittore", sebbene non un "grande scrittore".
    Ebbene...proseguo la catena con gusto e convinzione: questa valutazione artistica è anche la mia personale su Javier Cercas.

    ha scritto il 

  • 0

    11-12-2015
    Javier Cercas mi piace molto ma questo 'saggio' (non è che sia esattamente un saggio, però sicuramente non è nemmeno un romanzo) parla di un episodio della Guerra Civile Spagnola. Non conos ...continua

    11-12-2015
    Javier Cercas mi piace molto ma questo 'saggio' (non è che sia esattamente un saggio, però sicuramente non è nemmeno un romanzo) parla di un episodio della Guerra Civile Spagnola. Non conosco nulla di questo periodo e continuo a confondermi. Se riproverò a leggerlo dovrò decisamente documentarmi.

    ha scritto il 

  • 3

    La vera storia, per quanto l'autore abbia potuto ricostruire la verità storica di fatti accaduti in un momento tanto convulso della storia spagnola e non solo, di Rafael Sanchez Mazas, fondatore della ...continua

    La vera storia, per quanto l'autore abbia potuto ricostruire la verità storica di fatti accaduti in un momento tanto convulso della storia spagnola e non solo, di Rafael Sanchez Mazas, fondatore della Falange, scrittore e uomo politico. La prima parte del libro didascalica e lenta, tanto da aver avuto la tentazione di abbandonarlo, dalla metà l'autore ha preso il sopravvento sulla semplice ricostruzione storica e le pagine si sono rienpite di anima e emozione. Sono andata a ricercare Javier Cercas dopo aver letto e apprezzato "La velocità della luce", questo libro mi ha invece deluso parzialmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Potrebbe essere una specie di Carrère/Limonov in versione Catalana per la commistione di autobiografia e biografia. Cercas riesce ad espandere un evento della storia che, di per sè non è (e tale riman ...continua

    Potrebbe essere una specie di Carrère/Limonov in versione Catalana per la commistione di autobiografia e biografia. Cercas riesce ad espandere un evento della storia che, di per sè non è (e tale rimane anche dopo aver letto il libro) dissimile da tanti altri episodi di ferocia e giustizia sommaria che hanno riempito le guerre e, in particolare, quelle civili. Eppure in questo sforzo riesce a far sì che quanto accaduto serva ad illuminare, per contrappasso, un angolo, parallelamente opposto a quello in cui si inserisce la narrazione principale, e a dar ragione al titolo del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    La lengua es suelta y vivaz pero...

    Dificil opinar sobre este libro. "Las leyes de la frontera" me había encantado. Y este, me gustó? No sé. El protagonista es el propio Cercas, que escribe tan bien que se puede permitir el lujo de mero ...continua

    Dificil opinar sobre este libro. "Las leyes de la frontera" me había encantado. Y este, me gustó? No sé. El protagonista es el propio Cercas, que escribe tan bien que se puede permitir el lujo de merodear el lector por las primeras 150 paginas en su pesquisa historiográfica sobre un asunto marginal pero ejemplar del guerra civil española, dejando la parte mas intensa en el final. No lo aconsejaría, aunque el libro tiene valor. Entre 3 y 4 estrellas.

    ha scritto il 

  • 3

    Cercas mi ricorda Carrère e non è un bel ricordo.
    Li accomuna la puttananza vergine, mi si perdoni la metafora irriverente. Romanzi che non sono réportage e docudrama che non sono letteratura. Perché ...continua

    Cercas mi ricorda Carrère e non è un bel ricordo.
    Li accomuna la puttananza vergine, mi si perdoni la metafora irriverente. Romanzi che non sono réportage e docudrama che non sono letteratura. Perché per carità mica fanno letteratura (la puttananza di cui sopra), loro ricercano nella dura-sporca-realtà e poi scrivono, tirando fuori quell'episodio significativo che avvicina la Storia alle piccole storie. Sempre col taglio linguistico oggettivo. Peccato che emanino parecchio tanfo egotico e parecchia retorica del bravo scrittore, un po' più buonista Cercas, un po' più cattivista Carrère.

    (Oggi mi sono alzata di sinistro)

    ha scritto il 

  • 3

    Focalizzandosi su un episodio minore della guerra civile spagnola (1936-1939), Cercas racconta gli eroi dimenticati di ogni conflitto ed enfatizza il concetto secondo cui “è sempre stato un plotone di ...continua

    Focalizzandosi su un episodio minore della guerra civile spagnola (1936-1939), Cercas racconta gli eroi dimenticati di ogni conflitto ed enfatizza il concetto secondo cui “è sempre stato un plotone di soldati a salvare la civiltà” (vedi battaglia di Salamina). La sua narrazione si incentra su due protagonisti, un pezzo grosso nazionalista e un soldato semplice repubblicano che si sfiorano per un breve momento e poi seguono destini assai diversi, l'uno sull'altare, l'altro nella polvere e nell'oblio. Ma c'è pure un terzo protagonista, il narratore, un giornalista-scrittore (lo stesso Cercas o il suo alter ego) che indaga ostinatamente sull'episodio bellico misconosciuto e sulle sue conseguenze, un protagonista invadente che attira molta attenzione su di sé e sul romanzo che sta scrivendo: la chiamano metanarrazione, questa, e sarebbe una modalità di scrittura interessante se non abusata e distraente come qui tende ad essere.

    ha scritto il 

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