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Solo bontà

Racconti d'autore, 30

Di

Editore: Il Sole 24 Ore (I libri della domenica)

3.3
(81)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 79 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Federica Oddera

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Rahul e Sudha, due ragazzi bengalesi, fratello e sorella, diventano adulti in America. Lui è una delusione: espulso dall'università fugge di casa, perseguitato dall'alcolismo. Lei è la figlia che ogni genitore vorrebbe: ottimi studi, un lavoro di cui vantarsi con gli amici, sposa un inglese e mette al mondo un bel bambino. Una famiglia di immigrati indiani "tipica e terribile quanto qualsiasi altra".
In una storia di integrazione e di conflitti domestici tra il Massachussets e Londra, il mito del successo e il demone del fallimento fanno da bussola a vite segnate da sradicamento ed egoismi, nella vana ricerca della felicità.
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  • 3

    E ora che del mio domani / non ho più la nostalgia /ci vuole sempre qualche cosa da bere /ci vuole sempre vicino un bicchiere!

    Non lo vorrei no un fratello che si ubriaca e se sono stato io a farlo ubriacare la prima volta non mi sentirei per questo responsabile di tutte le ubricature delle volte dopo, quando io manco c'ero.


    Però neanche vorrei una sorella che mi mette alla porta se ho un problema con l'alcool e q ...continua

    Non lo vorrei no un fratello che si ubriaca e se sono stato io a farlo ubriacare la prima volta non mi sentirei per questo responsabile di tutte le ubricature delle volte dopo, quando io manco c'ero.

    Però neanche vorrei una sorella che mi mette alla porta se ho un problema con l'alcool e quasi gli faccio fuori il primo figlio: capisco la sfuriata del giorno dopo, ma non è che se mettendo fuori la porta me - ammazzando me - sei poi tanto meglio di me che a momenti ti ammazzo il figlio, eh. Di una sorella che si preoccupa di fare bella figura con il suo bianco e azzimato maritino bravo a prenotare tavoli al ristorante e posti in prima fila ai vernissage, specie se è uno di quelli che voleva fare il pittore ed è finito a fare il critico d'arte, insomma il solito piromane bagnato che fa il pompiere per frustrazione, non saprei cosa farmene. Se una sorella non mi offre le sue lacrime, troverò qualcos'altro per riempirmici un bicchiere.

    Non vorrei neanche due genitori che hanno lasciato l'India per l'America passando per Londra con le fisime dei siciliani arrivati a Milano dopo essere stati a Roma per un po': persone che avvicinandosi alla solidità economica hanno via via lasciato sgocciolare fuori intenzioni, pensieri, individualità, con il risultato di diventare statue di sale, zolle di deserto a spasso... spasso poi: divano e tinello, ecco il loro spasso; e gite il week-end quando c'è bel tempo. Poi ci credo che se hai due genitori così ti viene una sete ma una sete, per inzuppare di qualcosa l'aridità che hai attorno.

    Di ottimi motivi per ubriacarsi causa la vita pessima ce ne sarà sempre a iosa: sono i buoni motivi per non farlo che mancano, e se chi c'è attorno non sa offrirti di meglio, che almeno paghi il prossimo giro di bevute, oh.

    La Lahiri non è esotica, non è pittoresca, non è post-coloniale: è brava, ecco cos'è.

    ha scritto il 

  • 3

    il libretto dei fratelli che prendono strade diverse

    rahul e sudha sono due figli di bengalesi emigrati prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti. Il primo sembra promettere bene, ma sarà la seconda a rispettare meglio le aspettative dei genitori.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho rivisto il il 'The namesake'un paio di sere fa.
    Rivederlo mi ha fatto venire voglia di leggere qualcosa in più di questa ottima autrice. Detto, fatto: oggi, in biblioteca, ho trovato questo breve racconto e me lo sono letta in poco tempo.
    Notevole e piacevole delinea i temi abituali della Lahi ...continua

    Ho rivisto il il 'The namesake'un paio di sere fa. Rivederlo mi ha fatto venire voglia di leggere qualcosa in più di questa ottima autrice. Detto, fatto: oggi, in biblioteca, ho trovato questo breve racconto e me lo sono letta in poco tempo. Notevole e piacevole delinea i temi abituali della Lahiri (le seconde generazioni di immigrati indiani che stentano a trovare una loro via, stritolati tra vecchie tradizioni e nuove libertà più complicate da gestire di quanto si immagini; le difficoltà dei genitori che si vedono sfuggire di mano i figli che hanno cercato di educare nel rispetto delle buone, vecchie tradizioni)con grande abilità e misura. Il racconto mi è piaciuto ed è una di quelle letture che danno da pensare anche dopo che si è finito di leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Interessante il tema (la famiglia - piccolo borghese - e l'esperienza della migrazione che, mescolate insieme, creano mostri) ma la scrittura è banale, a tratti fastidiosamente piatta. Sembra quasi che la scrittura rispecchi l'identità incerta della protagonista: incerta tra il rispetto formale d ...continua

    Interessante il tema (la famiglia - piccolo borghese - e l'esperienza della migrazione che, mescolate insieme, creano mostri) ma la scrittura è banale, a tratti fastidiosamente piatta. Sembra quasi che la scrittura rispecchi l'identità incerta della protagonista: incerta tra il rispetto formale delle tradizioni e della famiglia e il rispetto sostanziale dei propri desideri.

    ha scritto il 

  • 3

    Solo bontà

    Un racconto breve ma intriso di un dolore quasi straziante, che si chiude senza che vi sia la speranza di una cura delle ferite familiari, eccettuata la separazione definitiva.

    ha scritto il