Solomon Gursky è stato qui

Di

Editore: Adelphi

4.0
(867)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845918076 | Isbn-13: 9788845918070 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Birattari

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Il racconto abbraccia due secoli, due sponde dell'Atlantico e cinquegenerazioni di una dinastia ebraica in cui tutto è smisurato: vitalità,ricchezza, lusso, inclinazione al piacere in ogni sua forma. Ma nessuna grandefamiglia è senza macchia, e la macchia dei Gursky si chiama Solomon, rampolloin disgrazia che pare essere stato presente, come Zelig più o meno neglistessi anni, in tutti i momenti cruciali del ventesimo secolo - la LungaMarcia, l'ultima telefonata di Marilyn, le deposizioni del Watergate, il raiddi Entebbe. Solomon rimarrebbe tuttavia un mistero, se della sua fenomenaleparabola non decidesse di occuparsi il più improbabile dei biografi, MosesBerger, ex ragazzo prodigio rovinato dal rancore e dall'alcol.
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  • 4

    Romanzo nel quale l'autore descrive con l'abituale ironia corrosiva l'epopea di una grande famiglia ebrea canadese, i Gursky, magnati dell'industria di prodotti alcoolici. Con cinismo e distaccata ogg ...continua

    Romanzo nel quale l'autore descrive con l'abituale ironia corrosiva l'epopea di una grande famiglia ebrea canadese, i Gursky, magnati dell'industria di prodotti alcoolici. Con cinismo e distaccata oggettività, creata grazie al sapiente uso di piani narrativi diversi, l'autore mette in luce i difetti, le incongruenze e le imperfezioni insite nei suoi obiettivi polemici: il perbenismo della società canadese, della sua upper class, le aporie della morale religiosa, i difetti e gli stereotipi tipicamente attribuiti agli ebrei. Scrittura e stile che mi hanno riportato alla Versione di Barney. Solo Richler riesce a mescolare ironia, comicità e cinico sarcasmo trovando il modo di tenere il lettore incollato al romanzo per 600 pagine. Il libro non è di facile lettura dal momento che si mescolano narrazioni storiche con vicende surreali, diari si intervallano a ficcanti descrizioni dell'hic et nunc: questo saltare da un'epoca storica all'altra, da un continente all'altro ci permette di spaziare dalle vicende degli esploratori artici alle vicende belliche del XX secolo, di passare dalla lingua eschimese allo yiddish. Il risultato è un romando nel quale esistono solo antieroi, in cui l'umanità sembra essere destinata a vivere di una verità sempre scritta dai vincitori, dai potenti; potenti che vengono messi a nudo nella debolezza dei loro egoistici bisogni di autoaffermazione. Richler ci rende ancora una volta testimoni di un affresco universale nel quale l'essere umano diviene preda di se stesso e solo l'ironia ed il cinismo sembrano poterlo salvaguardare da se stesso. La filosofia del romanzo è una negazione di ogni trato irenico e salvific, la pervasività delle debolezze e l'invito ad abbandonare ogni speranza che non sia quella di una siderale apatia.

    ha scritto il 

  • 2

    Arrivederci

    Premesso che di questo autore ho letto (come tutti credo) La versione di Barney, e successivamente L'apprendistato di Duddy Kravitz (capolavoro) e La storia di Mortimer Griffin (divertente), su questo ...continua

    Premesso che di questo autore ho letto (come tutti credo) La versione di Barney, e successivamente L'apprendistato di Duddy Kravitz (capolavoro) e La storia di Mortimer Griffin (divertente), su questo Solomon Gursky mi sono arenato intorno a pag. 100 e per ora non ho intenzione di riprendere. Lo sforzo dell'autore per abbracciare un vasto arco di tempo è assolutamente titanico, la forza epica è indiscutibile, però la quantità di storiografia e di aneddotica sono eccessivamente digressive, soprattutto perché non c'è un narratore in prima persona, da cui si accetterebbe volentieri il flusso. Strutturato con un personaggio focalizzato (Moses) ma con una narrazione in terza persona, il romanzo diventa un po' faticoso. Alla prossima!

    ha scritto il 

  • 4

    Sono arrivato a questo libro grazie a “La versione di Barney”, il libro di maggior successo di Mordechai Richler e uno dei pochi romanzi che abbia letto con piacere nel corso degli ultimi dieci anni.
    ...continua

    Sono arrivato a questo libro grazie a “La versione di Barney”, il libro di maggior successo di Mordechai Richler e uno dei pochi romanzi che abbia letto con piacere nel corso degli ultimi dieci anni.
    Tutto gira attorno ai Gursky, dinastia di ebrei russo-canadesi la cui epopea si dipana tra l'Inghilterra, il Grande Nord, il Canada e gli Stati Uniti dal 1810 al 1984 attraverso figure epiche come il luciferino Ephraim Gursky (avventuriero, biscazziere, puttaniere e ladro), il gangster Bernard Gursky (sorta di Al Capone canadese), e naturalmente il misterioso Solomon cui accenna il titolo, oltre ad una pletora di personaggi minori. Al centro della storia c'è il nascondino, durato trent'anni, tra Solomon (apparentemente morto giovane negli anni Trenta) e il suo biografo Moses Berger, figura di scrittore “maudit” nel quale non è difficile intuire le fattezze dello stesso Mordechai Richler.
    All'inizio la lettura procede a rilento, tra continui sbalzi spazio-temporali, si va da un personaggio all'altro, dall'epopea del passaggio a Nord-Ovest all'epoca del Protezionismo, dal Watergate alla Seconda Guerra Mondiale, senza soluzione di continuità e in un continuo rimando incrociato di storie ed eventi. Poi, come sempre succede con i bravi scrittori, le cose cominciano ad ingranare e la storia prende il volo.
    Sorpresa nel finale.

    ha scritto il 

  • 5

    Mai leggere un libro per forza

    L'unico difetto di questa lettura (non del libro quindi) e' che e' stato un prestito. Per restituirlo in fretta, mi sono quindi forzata a leggerlo al momento sbagliato. Di per se', e' un romanzo pieno ...continua

    L'unico difetto di questa lettura (non del libro quindi) e' che e' stato un prestito. Per restituirlo in fretta, mi sono quindi forzata a leggerlo al momento sbagliato. Di per se', e' un romanzo pieno dell'umorismo sottile cui Richler ci ha abituato; complesso, salta nel tempo avanti e indietro e passano un centinaio di pagine prima di capirne davvero il ritmo. Gli do 5 stelline e mi faccio una promessa: lo ricompro e lo rileggo ancora, perche' merita una rilettura, alle mie condizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    E' vero...

    le cose riuscite di Richler sono talmente buone da fargli perdonare quelle meno riuscite, i libri che mostrano il segno del passare del tempo e che restano ancorati agli anni nei quali sono stati scri ...continua

    le cose riuscite di Richler sono talmente buone da fargli perdonare quelle meno riuscite, i libri che mostrano il segno del passare del tempo e che restano ancorati agli anni nei quali sono stati scritti (come ad esempio il recente"La storia di Mortimer Griffin"). "Solomon Gursky è stato qui" è uno di quelli buoni, e in esso gli obiettivi ambiziosi dell'autore sono sostanzialmente raggiunti. Quasi seicento pagine che si leggono con piacere, a parte qualche difficoltà di orientamento per la pletora di personaggi (alcuni dei quali irresistibili) e l'oscillare dell'andamento cronologico della narrazione, che è un po' il tratto caratteristico di Richler.

    ha scritto il 

  • 4

    Di Mordecai Richler, prima di questo, conoscevo lo straletto e strafamoso, ma anche bellissimo, "La versione di Barney".

    Se si ha ancora in testa l'autore di quel romanzo, è bene dimenticarsi di una ...continua

    Di Mordecai Richler, prima di questo, conoscevo lo straletto e strafamoso, ma anche bellissimo, "La versione di Barney".

    Se si ha ancora in testa l'autore di quel romanzo, è bene dimenticarsi di una parte di esso, poiché "Solomon Gursky è stato qui" si presenta come un'opera abbastanza differente, senz'altro più ambiziosa e complessa.

    Di "Barney" ci restano la prosa brillante e condita di malinconica ironia, l'irrinunciabile cultura ebraica e tutto ciò che ne consegue.
    Se lì al centro della vicenda trovavamo un solo personaggio attorno al quale ne ruotavano pochi altri, qui, tralasciando il titolo per certi versi fuorviante, ne abbiamo una miriade; si tratta infatti una storia corale e complessa, un racconto familiare sfaccettato, che attraversa più di un secolo.

    Piacere, eccessi, potere, religione, sesso, soldi, cultura ebraica, Canada, Inghilterra, tradizioni eschimesi, tradimenti, ossessioni (quella del "protagonista", tra mille virgolette, per la famiglia Gursky, che è poi la vera regina del romanzo) e nefandezze si alternano in una narrazione fiume, imperfetta ma incredibile negli intenti e nei risultati, che in alcune pagine rasenta il capolavoro.

    Consigliato a chi ama una letteratura che si serve degli elementi elencati poco sopra.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un problema averci dedicato circa 4 mesi per leggere il “Solomon”, sono lento nel leggere e delle poche esperienze di letture veloci che ho avuto me ne sono pentito. Il problema è l’inumano sfo ...continua

    Non è un problema averci dedicato circa 4 mesi per leggere il “Solomon”, sono lento nel leggere e delle poche esperienze di letture veloci che ho avuto me ne sono pentito. Il problema è l’inumano sforzo richiesto al lettore di seguire le trame, questo spazio infinitamente largo e paurosamente profondo che ti viene proposto, quasi che stessimo leggendo “La storia dell’universo spiegata con pignoleria ai pignoli”.
    Tanto che nel bailamme di tempi, vite, mondi che si impastano in quest’opera, è alto il rischio di dimenticarsi (o di non accorgersi) di qualche personaggio, che ti vedi improvvisamente sbucare a tre quarti di libro accorgendoti, mestamente, che non si tratta di una new entry ma che già qualche centinaio di pagine addietro si era palesato (esperienza di vita vissuta).
    Tanto è esagerato e presuntuoso questo lavoro del mio amato Richler.
    L’idea di fondo, come al solito, è grandiosa: questo crudo pulsare antico del cuore del mondo, che comunque avverti, pur se non lo conosci, e che in un certo senso ti condiziona, pur se non ne hai mai percepito i comandi.
    Che è la storia forse di ogni identità umana che abbia maturato nei secoli una propria consapevole concezione delle reazioni tra gli uomini, non solo di quella alla quale appartiene il nostro Mordecai.
    La conferma del valore del suo Autore sta nel fatto che, evidentemente accortosi dei limiti (o dell’assenza di limiti…) di questo suo lavoro, utilizzandone molti elementi narrativi (montecristo a parte), ha poi creato la sua bella copia, partorendo “la versione”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Solomon o l’assurda pretesa di scriverne una biografia per tracciarne i limiti, per circoscrivere ciò che è così grande da far paura

    Essere Solomon Gursky, quel corvo gracchiante la cui ambizione oltre misura è intromettersi nelle cose per modificarle, una volta in cielo e una volta nell’acqua.
    O se non si può esserlo per evidenti ...continua

    Essere Solomon Gursky, quel corvo gracchiante la cui ambizione oltre misura è intromettersi nelle cose per modificarle, una volta in cielo e una volta nell’acqua.
    O se non si può esserlo per evidenti limiti personali, costruirne il mausoleo, la biografia che dovrebbe racchiudere il segreto della sua (molteplice?) esistenza sulla Terra (o ai confini della stessa).
    “Tu esisti in funzione di me, mio caro ragazzo, e finché esisterai dovrò per forza di cose farlo anch’io”.
    Intorno a tutto questo, un corollario di figure a cui l’essere yiddish conferisce una sorta di armatura contro ogni plausibile dubbio.
    Tutto molto bello, non fosse che la storia finisce con la domanda che ogni lettore sta per farsi: “Cui prodest?” Cosa gli è servito essere tutto e il contrario di tutto, un uomo che ha sposato una ragazza-bene con un matrimonio riparatore e i cui figli “non significano nulla per lui” perché lui ha da tempo consegnato cuore e ragione alla donna con gli occhi di due colori diversi “uno verde, l’altro azzurro”? è Moses che se lo chiede mentre il Gypsy Moth di Solomon vola – ma è la sua immaginazione? – verso Nord. Dove? Lontano.
    Non sono a favore dei paragoni con Barney, ogni personaggio letterario merita la sua autonomia esistenziale.
    Però sì, Moses è troppo introverso, mi appartiene meno.
    Devo riconoscere un merito, al grande Mordecai: non googlo tanto i termini che trovo nei suoi scritti nemmeno quando leggo testi in francese.

    ha scritto il 

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