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Solomon Gursky è stato qui

Di

Editore: Adelphi

4.0
(815)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8845918076 | Isbn-13: 9788845918070 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Birattari

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Il racconto abbraccia due secoli, due sponde dell'Atlantico e cinquegenerazioni di una dinastia ebraica in cui tutto è smisurato: vitalità,ricchezza, lusso, inclinazione al piacere in ogni sua forma. Ma nessuna grandefamiglia è senza macchia, e la macchia dei Gursky si chiama Solomon, rampolloin disgrazia che pare essere stato presente, come Zelig più o meno neglistessi anni, in tutti i momenti cruciali del ventesimo secolo - la LungaMarcia, l'ultima telefonata di Marilyn, le deposizioni del Watergate, il raiddi Entebbe. Solomon rimarrebbe tuttavia un mistero, se della sua fenomenaleparabola non decidesse di occuparsi il più improbabile dei biografi, MosesBerger, ex ragazzo prodigio rovinato dal rancore e dall'alcol.
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  • 4

    Di Mordecai Richler, prima di questo, conoscevo lo straletto e strafamoso, ma anche bellissimo, "La versione di Barney".


    Se si ha ancora in testa l'autore di quel romanzo, è bene dimenticarsi di una parte di esso, poiché "Solomon Gursky è stato qui" si presenta come un'opera abbastanza di ...continua

    Di Mordecai Richler, prima di questo, conoscevo lo straletto e strafamoso, ma anche bellissimo, "La versione di Barney".

    Se si ha ancora in testa l'autore di quel romanzo, è bene dimenticarsi di una parte di esso, poiché "Solomon Gursky è stato qui" si presenta come un'opera abbastanza differente, senz'altro più ambiziosa e complessa.

    Di "Barney" ci restano la prosa brillante e condita di malinconica ironia, l'irrinunciabile cultura ebraica e tutto ciò che ne consegue.
    Se lì al centro della vicenda trovavamo un solo personaggio attorno al quale ne ruotavano pochi altri, qui, tralasciando il titolo per certi versi fuorviante, ne abbiamo una miriade; si tratta infatti una storia corale e complessa, un racconto familiare sfaccettato, che attraversa più di un secolo.

    Piacere, eccessi, potere, religione, sesso, soldi, cultura ebraica, Canada, Inghilterra, tradizioni eschimesi, tradimenti, ossessioni (quella del "protagonista", tra mille virgolette, per la famiglia Gursky, che è poi la vera regina del romanzo) e nefandezze si alternano in una narrazione fiume, imperfetta ma incredibile negli intenti e nei risultati, che in alcune pagine rasenta il capolavoro.

    Consigliato a chi ama una letteratura che si serve degli elementi elencati poco sopra.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un problema averci dedicato circa 4 mesi per leggere il “Solomon”, sono lento nel leggere e delle poche esperienze di letture veloci che ho avuto me ne sono pentito. Il problema è l’inumano sforzo richiesto al lettore di seguire le trame, questo spazio infinitamente largo e paurosamente pr ...continua

    Non è un problema averci dedicato circa 4 mesi per leggere il “Solomon”, sono lento nel leggere e delle poche esperienze di letture veloci che ho avuto me ne sono pentito. Il problema è l’inumano sforzo richiesto al lettore di seguire le trame, questo spazio infinitamente largo e paurosamente profondo che ti viene proposto, quasi che stessimo leggendo “La storia dell’universo spiegata con pignoleria ai pignoli”.
    Tanto che nel bailamme di tempi, vite, mondi che si impastano in quest’opera, è alto il rischio di dimenticarsi (o di non accorgersi) di qualche personaggio, che ti vedi improvvisamente sbucare a tre quarti di libro accorgendoti, mestamente, che non si tratta di una new entry ma che già qualche centinaio di pagine addietro si era palesato (esperienza di vita vissuta).
    Tanto è esagerato e presuntuoso questo lavoro del mio amato Richler.
    L’idea di fondo, come al solito, è grandiosa: questo crudo pulsare antico del cuore del mondo, che comunque avverti, pur se non lo conosci, e che in un certo senso ti condiziona, pur se non ne hai mai percepito i comandi.
    Che è la storia forse di ogni identità umana che abbia maturato nei secoli una propria consapevole concezione delle reazioni tra gli uomini, non solo di quella alla quale appartiene il nostro Mordecai.
    La conferma del valore del suo Autore sta nel fatto che, evidentemente accortosi dei limiti (o dell’assenza di limiti…) di questo suo lavoro, utilizzandone molti elementi narrativi (montecristo a parte), ha poi creato la sua bella copia, partorendo “la versione”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Solomon o l’assurda pretesa di scriverne una biografia per tracciarne i limiti, per circoscrivere ciò che è così grande da far paura

    Essere Solomon Gursky, quel corvo gracchiante la cui ambizione oltre misura è intromettersi nelle cose per modificarle, una volta in cielo e una volta nell’acqua.
    O se non si può esserlo per evidenti limiti personali, costruirne il mausoleo, la biografia che dovrebbe racchiudere il segreto ...continua

    Essere Solomon Gursky, quel corvo gracchiante la cui ambizione oltre misura è intromettersi nelle cose per modificarle, una volta in cielo e una volta nell’acqua.
    O se non si può esserlo per evidenti limiti personali, costruirne il mausoleo, la biografia che dovrebbe racchiudere il segreto della sua (molteplice?) esistenza sulla Terra (o ai confini della stessa).
    “Tu esisti in funzione di me, mio caro ragazzo, e finché esisterai dovrò per forza di cose farlo anch’io”.
    Intorno a tutto questo, un corollario di figure a cui l’essere yiddish conferisce una sorta di armatura contro ogni plausibile dubbio.
    Tutto molto bello, non fosse che la storia finisce con la domanda che ogni lettore sta per farsi: “Cui prodest?” Cosa gli è servito essere tutto e il contrario di tutto, un uomo che ha sposato una ragazza-bene con un matrimonio riparatore e i cui figli “non significano nulla per lui” perché lui ha da tempo consegnato cuore e ragione alla donna con gli occhi di due colori diversi “uno verde, l’altro azzurro”? è Moses che se lo chiede mentre il Gypsy Moth di Solomon vola – ma è la sua immaginazione? – verso Nord. Dove? Lontano.
    Non sono a favore dei paragoni con Barney, ogni personaggio letterario merita la sua autonomia esistenziale.
    Però sì, Moses è troppo introverso, mi appartiene meno.
    Devo riconoscere un merito, al grande Mordecai: non googlo tanto i termini che trovo nei suoi scritti nemmeno quando leggo testi in francese.

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰ e 1/2

    La storia è la storia di una famiglia o perlomeno di quei personaggi che meritano di essere raccontati.


    Il filo conduttore è la presenza di un corvo, che appare e scompare nei momenti topici, ed un giovane che al momento in cui la storia si conclude (forse) è un adulto che ha lavorato anni ...continua

    La storia è la storia di una famiglia o perlomeno di quei personaggi che meritano di essere raccontati.

    Il filo conduttore è la presenza di un corvo, che appare e scompare nei momenti topici, ed un giovane che al momento in cui la storia si conclude (forse) è un adulto che ha lavorato anni per sostituire le sinapsi di un prodigioso cervello con alcool.

    Il piccolo Moses Berger ha una madre affettuosa ed un padre poeta, che nonostante l’orgoglio, si farà assumere per scrivere ciò che Bernard Gursky deve dire. Nella sontuosa villa del padrone, durante una festa, il ragazzino Moses conosce una manciata di ragazzini Gursky.
    Il balbettante Henry e la sorellina Lucy, figli della ormai rimbambita Clara e di Solomon, il fratello di Bernard che non si nomina mai.
    L’arrogante Lionel, Nathan e Anita, i figli del maschio dominante Bernard.
    Barney e Charna sbiaditi sullo sfondo con il mite padre Morrie.

    Moses, oltre a rimanere il solo amico di Henry, rimane incuriosito dalla figura di Solomon e quando scopre che di lui è stata fatta sparire ogni traccia sviluppa l’ossessione di conoscere la storia dei Gursky e soprattutto quella dell’Innominato.

    L’origine della famiglia, in Canada, fu Ephraim, venuto dall’Inghilterra e ancora prima da est, su una nave della spedizione Franklin che scomparve nel grande nord. Già il nome delle due navi non era grande augurio: Erebus e Terror. Va bene la passsione dell’astronomia, ma un po’ di sana superstizione….
    Dei suoi 3 nipoti, Morrie, Bernard e Solomon, il preferito è l’ultimo. Con un’istinto nomade ed un grande fascino personale. Sono entrambi destinati a muoversi, a conquistare, a vivere la propria libertà.
    Bernard è l’uomo che vuole solo potere e denaro, qualsiasi sia il prezzo anche dominare il povero Morrie o attentare alla vita dell’affascinante fratello. Una fortuna nata ad un tavolo da gioco, sviluppata con il proibizionismo e poi con la produzione di whisky e mille altre imprese. Ma non verranno mai completamente accettati dalla società: erano, sono e saranno sempre ebrei.

    Le storie di questi Gursky s’intrecciano a fatti storici o inventati, a personaggi noti o frutto della fantasia, e alla vita alcoolica di Moses, fino alla fine. Ma è davvero la fine?

    E’ ben scritto, avvincente, spesso ironico, a volte comico, e generalmente politicamente scorretto.

    Ha un senso questa storia? Forse no, non ci si riconosce nei vari personaggi (sarà difficile vista la quantità di truffatori, bevitori, scopatori seriali o con qualche devianza, anche se affascinanti) ma spesso una storia ha senso solo nel fatto di essere narrata.

    http://www.youtube.com/watch?v=pG06PZ91wlA

    ha scritto il 

  • 4

    SOLOMON GURSKY È STATO QUI

    “Ho l’impressione che le nostre vite siano consumate da innumerevoli anni sprecati, se si eccettuano alcuni singoli istanti di splendore. Io mi sono perso i miei.”
    Questo è il Richler che mi piace: intrigante, ironico, con tratti di pura comicità, dai personaggi prepotenti, ben delineati, e ...continua

    “Ho l’impressione che le nostre vite siano consumate da innumerevoli anni sprecati, se si eccettuano alcuni singoli istanti di splendore. Io mi sono perso i miei.”
    Questo è il Richler che mi piace: intrigante, ironico, con tratti di pura comicità, dai personaggi prepotenti, ben delineati, e tanto diversi tra loro (fantastico quello di Moses ˈbiografo a vitaˈ Berger).
    Anche se un po’ lento in alcune parti, e un po’ scialbo nel finale, merita comunque di essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendida saga familiare e affresco della società ebraico anglosassone canadese, raccontata su più piani narrativi, con salti temporali frequenti ma che non fanno mai perdere il filo del racconto, con personaggi affascinanti come il mitico Ephraim Gursky e suo nipote Solomon, avventurieri, genial ...continua

    Splendida saga familiare e affresco della società ebraico anglosassone canadese, raccontata su più piani narrativi, con salti temporali frequenti ma che non fanno mai perdere il filo del racconto, con personaggi affascinanti come il mitico Ephraim Gursky e suo nipote Solomon, avventurieri, geniali, truffatori, spietati fuorilegge ma affascinanti, raccontati dal simpatico scrittore-giornalista a sua volta ebreo Moses, instabile alcoolizzato. Bellissimo lo scherzo, crudele e macabro, che Solomon-Sir Hyman fa agli invitati snob durante una sua famosa cena. Mordeacai Richler ti fa innamorare letteralmente dei suoi personaggi anche se e soprattutto quando non rappresentano un esempio positivo convenzionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Mordecai si conferma un grandissimo scrittore.
    Non all'altezza de "La vesione di Barney" come capacità d'amare il personaggio, ma nonostante ciò una storia magnifica ed ingegnosamente articolata.
    All'ultima pagina, poi, si sorride sempre: M. sa come scrivere un finale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    franceschina :

    Non al livello de "La Versione di Barney", che forse mi aveva entusiasmato anche e soprattutto per la sua originalità.
    Qui Richler racconta l'epopea di una famiglia che abbraccia due secoli.
    Faticosissimo stare dietro a tutti i personaggi, tanto che spesso mi sono trovata a tornare al ...continua

    Non al livello de "La Versione di Barney", che forse mi aveva entusiasmato anche e soprattutto per la sua originalità.
    Qui Richler racconta l'epopea di una famiglia che abbraccia due secoli.
    Faticosissimo stare dietro a tutti i personaggi, tanto che spesso mi sono trovata a tornare alla pagina iniziale, dove l'autore ha sapientemente inserito l'albero genealogico di questa bizzarra famiglia.
    Il continuo salto tra una generazione e l'altra di certo non aiuta.
    La sensazione è che alla fine manchi il colpo di scena che in qualche modo sembrava prepararsi nelle quasi 600 pagine precedenti.
    E il finale è, di conseguenza, un po' deludente.
    Tuttavia i personaggi sono creati e descritti in modo magistrale.
    Vivi, veri, a cavallo tra il reale e l'epico, ma comunque tangibili.
    Lo consiglio a chi ha pazienza e può leggerlo in breve tempo.

    ha scritto il 

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