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Someday This Pain Will Be Useful to You

By

Publisher: Farrar Straus Giroux

3.8
(5290)

Language:English | Number of Pages: 229 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , French , German , Spanish

Isbn-10: 0374309892 | Isbn-13: 9780374309893 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
It’s time for eighteen-year-old James Sveck to begin his freshman year at Brown. Instead, he’s surfing the real estate listings, searching for a sanctuary—a nice farmhouse in Kansas, perhaps. Although James lives in twenty-first-century Manhattan, he’s more at home in the faraway worlds of Eric Rohmer or Anthony Trollope—or his favorite writer, the obscure and tragic Denton Welch. James’s sense of dislocation is exacerbated by his willfully self-absorbed parents, a disdainful sister, his Teutonically cryptic shrink, and an increasingly vague, D-list celebrity grandmother. Compounding matters is James’s growing infatuation with a handsome male colleague at the art gallery his mother owns, where James supposedly works at his summer job but where he actually plots his escape to the prairie.

In the tradition of The Catcher in the Rye and The Perks of Being a Wallflower (Booklist has hailed Cameron as “one of the best writers about middle-class youth since Salinger”), Peter Cameron paints an indelible portrait of a teenage hero holding out for a better grownup world.
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  • 4

    "mi ha sempre affascinato l'idea della traduzione siultanea, come alle Nazioni Unite, dove nel pubblico tutti hanno gli auricolari e si sa che nelle retrovie gli interpreti ascoltano quello che viene ...continue

    "mi ha sempre affascinato l'idea della traduzione siultanea, come alle Nazioni Unite, dove nel pubblico tutti hanno gli auricolari e si sa che nelle retrovie gli interpreti ascoltano quello che viene detto e lo trasformano in un'altra lingua. capisco come questo sia possibile, ma per me ha del miracoloso - che le parole siano lanciate in aria in una lingua e ricadano a terra in un'altra come una palla. credo che nel mio cervello ci sia una specie di setaccio che impedisce un rapido (e tanto meno simultaneo) travaso dei pensieri in parole. un po' come il filtro nello scarico della vasca da bagno; c'è qualcosa che trattiene i miei pensieri nel cervello, e così bisogna cavarli a forza, come quegli schifosi grovigli di capelli bagnati. riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli - o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo, perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere il libro nella lingua originale (à la recherche du temps perdu). le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto"

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Davvero bello!

    Ho letto il titolo e mi è scappato da ridere. Una risata amara di chi non crede più. Di chi ha capito che le cose vanno come devono e basta, alla faccia del merito e dell’impegno. La mia migliore amic ...continue

    Ho letto il titolo e mi è scappato da ridere. Una risata amara di chi non crede più. Di chi ha capito che le cose vanno come devono e basta, alla faccia del merito e dell’impegno. La mia migliore amica, però, mi ha un po’ spinta con quel fare da “che male potrà mai farti”, così, complici gli sconti da Giunti, l’ho preso. Non mi ha fatto male e non mi ha fatto bene, però mi è piaciuto molto. Sono d’accordo con Valeria Parrella che, in quarta di copertina, ha scritto che il personaggio di James resterà nella memoria. Lui non rappresenta il classico diciottenne, anzi rappresenta una fetta molto esigua di diciottenni; mi spiego meglio: è una fase un po’ particolare della vita di ognuno, quel passaggio forzato tra l’adolescenza e la vita adulta. Spesso sorgono contraddizioni negli individui, uno spirito di avversione verso tutto, di ribellione, di isolamento, di eccessi… tuttavia una piccolissima parte di ragazzi si sente esattamente come James. Introspettivi al limite, eccezionalmente intelligenti, incompresi e … inutili. Quell’inutilità tipica di chi non sa bene cosa fare della propria vita. Scontrosi, con un pizzico di cattiveria, di dispetto per meglio dire. E qui, secondo me sta la forza di questo personaggio eccentrico nel suo sentirsi banale e eccezionale nelle sue riflessioni, non così impossibili per un diciottenne, semplicemente rare (anche lessicalmente parlando). Non ho idea se James alla fine vi risulterà sgradevole o vi piacerà… ma credo che indubbiamente vi lascerà qualcosa.

    New York, 2003. James Dunfour Sveck ha diciotto anni e le idee decisamente chiare. Non gli importa di nulla e non gli va a genio niente, a partire dalle persone. Ma attenzione: questo senza alcuna accezione negativa, tutt’altro! Un vivi e lascia vivere, diciamo, con un tocco di sociopatia da incompatibilità. Perché James ha una profondità tutta sua e la banalità dei più lo sconforta, lo offende e lo deprime. A partire da quella sua (non tanto ordinaria) famiglia. Sua madre Marjorie (che ha già due divorzi alle spalle) è rientrata dopo soli quattro giorni di luna di miele perché Barry, neo (e prossimo ex) marito le ha scucito di nascosto la bellezza di 3000 dollari in una sola notte, suo padre Paul Sveck, invece sembra non dargli tregua parlando dell’università e della possibile omosessualità di James; sua sorella Gillian vive in un mondo tutto suo scaturito, in parte, dalla relazione che ha con uno dei suo professori all’università, Rainer Maria Schultz. Senza troppi giri di parole James ci introduce nel suo mondo, parlando in prima persona. Ci porta con sé nella Galleria d’arte moderna della madre, gestita in modo abbastanza autonomo da John Webster e dove anche lui lavora; ci accompagna al quarantanovesimo piano a pranzo con il padre sempre così attento a tutto da non accorgersi di niente; ci porta a conoscere Nanette, la nonna di ottant’anni che lui semplicemente adora, l’unica assieme a John che James stimi e con la quale parli volentieri. Eh già, perchè lui, di parlare, solitamente non ha voglia. Non ama farlo tanto per dar aria alla bocca: se uno parla deve avere qualcosa di interessante da dire, diversamente tanto meglio sarebbe che tacesse. Non mette in voce i pensieri anche perché non esiste un canale perfetto e diretto che li renda come realmente sono: nella comunicazione il linguaggio mentale viene tradotto e ciò che è tradotto non è mai uguale all’originale. Non parla, non racconta di sè James, non sembra avere amici, non esce (se non per portare fuori Mirò, il cane), non va dove normalmente andrebbe un diciottenne, non ha interesse per nulla che non siano l’arte o la lettura e soprattutto non è felice. Non sa nemmeno lui quale sia motivo, ma, pur facendo ciò che desidera, non è soddisfatto. La situazione precipita durante un viaggio organizzato a Washington, al quale deve partecipare per un concorso nazionale. Lui, che aveva fatto di tutto per esserne escluso, scrivendo un tema a dir poco politically uncorrect, si ritrova invece ad essere scelto e spedito negli uffici governativi in gita. Impossibilitato a reggere oltre il terzo giorno, semplicemente scappa, prende una stanza in un albergo e tanti saluti. La goccia ha fatto traboccare il vaso. James vince così un biglietto di sola andata per la psichiatra Adler, che come tutti gli altri sembra non avere alcun tipo di influenza su di lui, l’unico risultato, al massimo è quello di indisporlo, irritarlo e farlo sentire un bambino all’asilo. Non è che tutto sia da difendere in lui: James non si sforza di andare d’accordo con gli altri, di socializzare, di conformarsi; spesso sottovaluta i sentimenti degli altri e il dolore che le sue azioni possono causare. Insomma, è il classico diciottenne problematico, sotto questo aspetto.

    Eppure mi è piaciuto. Mi è piaciuto moltissimo, sia lui che il libro in sé. Ho letto molte recensioni negative, ma credo che il libro sia molto meno banale di quanto non possa sembrare. Forse bisogna avere l’attitudine giusta, lo spirito giusto, o forse semplicemente basta essersi sentiti nella vita un po’ come James. Cosa che a me è capitata parecchio e ancora molto spesso capita. Essere incompresi, talmente tanto spesso che alla fine non si ha nemmeno più voglia di spiegarsi e si diventa anche un po’ psicosnob… della serie “tanto nessuno mi capirà mai”. È triste da dire, ma è assolutamente vero: perché la maggioranza delle persone ha bisogno di mettere gli altri in boccette, di etichettare stili e comportamenti, forme di pensiero e di vita, di farli rientrare in schemi preconcetti (con i preconcetti che cambiano di secolo in secolo ma sempre preconcetti sono) perché diciamocelo è la natura umana che ce lo impone. Quello che non possiamo capire e classificare ci spaventa. Ma perché? Alle volte non basterebbe solo essere? A quanto pare no. E questo è il male di James, dal quale forse non guarirà mai. Voglio lasciarvi con una frase che ho trovato bellissima e molto significativa:
    “Sono rimasto zitto. Aveva ragione e lo sapevo, anche se questo non cambiava nulla. La gente pensa che se riesce a dimostrare di avere ragione l’altro cambierà idea, ma non è così”.

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  • 1

    Età consigliata: dai 10 ai 13 anni

    206 pagine di stronzate. Ho appena finito di leggerle, purtroppo, e sono pure abbastanza infastidita. Non sapevo di avere tra le mani un libro per tredicenni astiosi! Il protagonista è insulso, asocia ...continue

    206 pagine di stronzate. Ho appena finito di leggerle, purtroppo, e sono pure abbastanza infastidita. Non sapevo di avere tra le mani un libro per tredicenni astiosi! Il protagonista è insulso, asociale, finto problematico.... Insomma, un perfetto idiota, troppo stupido per avere 18 anni, i suoi non-pensieri pseudo-profondi e i suoi "No! No! No! Io con gli altri ragazzi non ci sto!" sembrano più consoni a un ragazzo che deve dare ancora l'esame di terza media. Ma poi, il senso del libro? La mamma è una squilibrata che vende pattumiere a 16000 dollari, lui non vuole andare all'università, ha combinato un casino con l'amichetto nero John, si confida con la nonna e la psichiatra... E quindi? Ma che traccia può lasciare un libro del genere? Che senso ha sprecare tanta carta per stamparlo?
    (Parere personale)

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  • 4

    È un diario redatto da un adolescente di 18 anni.
    James è un ragazzo di 18 anni, figlio di genitori separati, vive con la mamma e la sorella.
    Ha un rapporto speciale con la nonna, sua amica/confidente ...continue

    È un diario redatto da un adolescente di 18 anni.
    James è un ragazzo di 18 anni, figlio di genitori separati, vive con la mamma e la sorella.
    Ha un rapporto speciale con la nonna, sua amica/confidente, ogni volta che ha un problema si rifugia da lei, lo conforta e l'ascolta senza fare domande.
    Non ha amici, non si trova bene con i suoi coetanei li ritiene stupidi.
    Ha un carattere chiuso, si confronta solo con John e la nonna.
    John è un operaio della galleria della madre, complice di marachelle.
    Trova conforto solo nella lettura, su questo punto rispecchia un po' me stessa...
    Si sente fuori posto e anche questo mi rispecchia; non si sente capito da nessuno, solo la nonna riesce a farlo parlare, perché si sente capito e non giudicato.
    I genitori, non riuscendolo a capire, decidono di mandarlo da una psicologa.
    Viene raccontato passo dopo passo emozioni, rabbia e problematiche che molti adolescenti hanno.
    Come ho già detto sopra molte cose mi hanno fatto pensare a me stessa, a quell'età, nelle difficoltà ad inserirmi...
    Voto 8/10

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  • 0

    Perché nella vita bisogna per forza "dover far qualcosa"? Perché le persone, con la presunzione di conoscerti, pensano di sapere cosa è giusto per te? Perché non si può piu sbagliare a questo mondo? E ...continue

    Perché nella vita bisogna per forza "dover far qualcosa"? Perché le persone, con la presunzione di conoscerti, pensano di sapere cosa è giusto per te? Perché non si può piu sbagliare a questo mondo? Ecco questo libro fa tutte queste domande e tutte queste domande me le faccio anche io tutti i giorni..

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    mah.. non è niente che... è una storia come un'altra, e non riesco nemmeno a individuare una trama ben definita... è la storia di un ragazzo che preferisce stare da solo e non ama la compagnia. perciò ...continue

    mah.. non è niente che... è una storia come un'altra, e non riesco nemmeno a individuare una trama ben definita... è la storia di un ragazzo che preferisce stare da solo e non ama la compagnia. perciò non vuole andare all'università ma tutti cercano di persuaderlo e alla fine ci riescono. è la storia di un ragazzo che ha fatto una bravata e che in precedenza ha avuto un "attacco di panico" (se così si può definire). è la storia di un ragazzo costretto dai genitori ad andare da una psichiatra odiosa, ed è la storia di un ragazzo che vuole bene a sua nonna più di tutti e a cui si confida fino a che lei muore. insomma, in conclusione, è una storia come tante altre.

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  • 4

    A James, il suo giovane Holden, Cameron non fa dire che il divorzio dei genitori lo ha rovinato, devastato. Gli fa dire che lo ha deluso. E quando a stretto contatto con i suoi simili, troppo stretto ...continue

    A James, il suo giovane Holden, Cameron non fa dire che il divorzio dei genitori lo ha rovinato, devastato. Gli fa dire che lo ha deluso. E quando a stretto contatto con i suoi simili, troppo stretto per lui, il ragazzo mette la mano sul fuoco della sua originalità, grasso terreno di solitudine, ne prova si' dolore ma non si lascia incenerire. " Mi ha fatto desiderare [...] di non essere vivo": è un sussurro alternativo all'urlo di volerla fare finita. Il dolore lo fa divincolare dalla vita per un attimo, solo per un attimo.
    Con un disincanto sorridente e melanconico Cameron nutre una storia e percorre una scrittura che sa di terza strada tra la tragedia e la stessa ribaltata in farsa.
    Un romanzo di formazione, per i lettori.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Cameron meglio di Salinger!

    ”A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto in ...continue

    ”A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde.”

    Sull’utilità del dolore ho sempre nutrito molte perplessità però è anche vero che trovare la propria strada nel mondo non sempre è facile, soprattutto se non si trovano affinità con i propri coetanei e non si ha una famiglia solida e presente su cui contare.
    James Sveck racconta in queste pagine la sua vita di diciottenne che non vuole adattarsi ad un mondo e ad una società che non sopporta. Lo fa isolandosi, preferendo il silenzio alle parole (bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario). L’unica persona con cui riesce a comunicare è sua nonna Nanette, forse perché anche lei è un po’ anticonformista o forse solo perché è l’unica che non lo vorrebbe diverso da come è ma semplicemente lo aiuta a guardarsi dentro.
    Avevo già visto il film di Faenza, perciò la trama non mi era nuova. Le differenze sono molte, alcune ininfluenti ai fini della storia altre forse dettate da esigenze cinematografiche (una psicanalista fighetta fa più effetto di quella triste e incapace descritta da Cameron), quella del finale però cambia tutto, prima non lo sapevo perché non conoscendo la storia scritta da Cameron mi ero illusa che il messaggio che Nanette lascia al nipote lo avrebbe aiutato a costruirsi il suo futuro. In realtà quel messaggio non c’è mai stato, James, probabilmente in seguito a tutti gli avvenimenti descritti nel libro, ad un certo punto capisce che deve muoversi pur non avendo certezze su cosa il futuro serberà per lui.

    «Le persone felici cucinano bene e creano cose eleganti. Chi è felice non ha voglia di mangiare carne in scatola e frattaglie tritate. Ha voglia di mettere un vestito che gli doni, non scarpe vecchie e golfoni. Forse lo stato d'animo non influisce sul clima, ma non è detto».

    Ci sono persone che si sentono a disagio se stanno in silenzio e si affrettano a riempirlo pensando che qualsiasi cosa sia meglio di niente, ma io non sono così. Io in silenzio mi sento a mio agio […]

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  • 3

    Un futuro migliore

    La vita non è quasi mai una cosa semplice e di certo non lo è a diciotto anni, quando tutto appare proprio come un grande dilemma e il mondo sembra parlare una lingua completamente ignota e ci si sent ...continue

    La vita non è quasi mai una cosa semplice e di certo non lo è a diciotto anni, quando tutto appare proprio come un grande dilemma e il mondo sembra parlare una lingua completamente ignota e ci si sente soli ed estranei a tutto quello che ci capita intorno ma solo in pochi riescono a comprendere il vero significato di tutta quella sofferenza, necessaria per crescere e per diventare un domani delle persone certamente migliori.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Ni...

    Per quanto riesca ad immedesimarmi in James e nella sua totale sfiducia verso un mondo nel quale non si rispecchia e di cui razionalmente non vuol far parte, l'ho trovato a lungo andare fastidioso. Co ...continue

    Per quanto riesca ad immedesimarmi in James e nella sua totale sfiducia verso un mondo nel quale non si rispecchia e di cui razionalmente non vuol far parte, l'ho trovato a lungo andare fastidioso. Come lui, a volte, mi capita di condividere il pensiero secondo cui siamo immersi nella mediocrità: non è presunzione, ma è la capacità di guardare lucidamente con occhi obiettivi ciò che ci circonda, capacità che non posseggono tutti. E quello che ci circonda, purtroppo, è spesso e volentieri un ammasso di persone e situazioni tutte quante stereotipate, svuotate di ogni contenuto. Ciononostante, è evidente che James avverta quanto questo 'potere' sia una lama a doppio taglio: è un escluso, anzi, si autoesclude dal mondo poiché sente di non essere capace di reggerne le dinamiche. Se da un lato fa di tutto per non conformarsi ai 'costumi' di una società banale ed ipocrita, dall'altro sa che non conformarsi significa vivere da eremiti, essere soli. E questo lo dilania.
    Eppure, è un personaggio che mi ha preso poco, forse proprio perché mi ricorda tanto una versione estremizzata di me stesso. Forse non bisognerebbe giudicare un libro da questo particolare, ma essendo raccontato addirittura in prima persona ha fatto sì che non vedessi l'ora di finirlo e di porre fine ai continui piagnistei di un ragazzo tanto brillante quanto infantile e capriccioso per alcuni versi.

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