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Someday This Pain Will Be Useful to You

By

Publisher: Farrar Straus Giroux

3.8
(5337)

Language:English | Number of Pages: 229 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , French , German , Spanish

Isbn-10: 0374309892 | Isbn-13: 9780374309893 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
It’s time for eighteen-year-old James Sveck to begin his freshman year at Brown. Instead, he’s surfing the real estate listings, searching for a sanctuary—a nice farmhouse in Kansas, perhaps. Although James lives in twenty-first-century Manhattan, he’s more at home in the faraway worlds of Eric Rohmer or Anthony Trollope—or his favorite writer, the obscure and tragic Denton Welch. James’s sense of dislocation is exacerbated by his willfully self-absorbed parents, a disdainful sister, his Teutonically cryptic shrink, and an increasingly vague, D-list celebrity grandmother. Compounding matters is James’s growing infatuation with a handsome male colleague at the art gallery his mother owns, where James supposedly works at his summer job but where he actually plots his escape to the prairie.

In the tradition of The Catcher in the Rye and The Perks of Being a Wallflower (Booklist has hailed Cameron as “one of the best writers about middle-class youth since Salinger”), Peter Cameron paints an indelible portrait of a teenage hero holding out for a better grownup world.
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  • 4

    ...mi fa questo effetto il Cameron, similmente a Simenon e alcuni altri, mi pare dai suoi libri provengano puri impulsi cerebrali, ardenti stimoli intellettuali, dai quali lasciarsi irretire, docili, ...continue

    ...mi fa questo effetto il Cameron, similmente a Simenon e alcuni altri, mi pare dai suoi libri provengano puri impulsi cerebrali, ardenti stimoli intellettuali, dai quali lasciarsi irretire, docili, incantati, rapiti. Non personaggi ma teste, non luoghi bensì umori.
    Leggere Cameron e' scavare nel proprio intimo, indugiare fiduciosi e ancora sorridere compiaciuti, alzare lo sguardo perso dinanzi a sé e assentire di gratitudine.

    said on 

  • 2

    Il tema è quello del passaggio dall'adolescenza all'eta adulta.....non mi ha convinta..... Ho trovato troppo forzato il protagonista ( solitario che non sa cosa fare della vita, che vuole star da solo ...continue

    Il tema è quello del passaggio dall'adolescenza all'eta adulta.....non mi ha convinta..... Ho trovato troppo forzato il protagonista ( solitario che non sa cosa fare della vita, che vuole star da solo......) e soprattuto con niente di particolare da raccontare. Una storia come tante che non è nulla di nuovo.

    said on 

  • 4

    "Quasi tutti pensano che le cose non siano vere finché non sono state dette"

    James è un ragazzino di 18 anni, che pare segnato dalla definizione per lui individuata dall'insegnante di seconda elementare " È fin troppo sveglio e non gli giova".

    Sì, James pensa, James non si fa ...continue

    James è un ragazzino di 18 anni, che pare segnato dalla definizione per lui individuata dall'insegnante di seconda elementare " È fin troppo sveglio e non gli giova".

    Sì, James pensa, James non si fa condizionare, sta attraversando il periodo della vita in cui l'omologazione o l'identità di gruppo paiono determinanti per la sopravvivenza, ma James non si fa toccare. Non si fa coinvolgere. Non si fa convincere. E per questo viene etichettato come disadattato, anche se in realtà è solo "socialmente selettivo".

    "Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario."

    La sua famiglia è costituita da una madre, direttrice di una galleria di arte moderna, la cui primaria occupazione pare essere la necessità di trovare un compagno, un compagno in ogni caso e comunque... E da un padre così vanesio, che viene connotato nel racconto solo dall'intervento estetico per la rimozione delle borse sotto gli occhi. (Ovviamente padre e madre non vivono sotto lo stesso tetto, son separati e godono della reciproca diffamazione)

    Ha una nonna, James, con cui si capisce senza bisogno di tante parole... Perché uno dei pensieri più ricorrenti di James è che nella formulazione di un concetto il pensiero perda di sostanza, perda del significato originale.

    Pertanto preferisce la solitudine. Preferisce non mischiarsi coi suoi coetanei, certo di non essere compreso. Preferisce la compagnia dei libri e dei propri pensieri inespressi.

    "Quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio."

    "I pensieri sono miei e basta. Nessuno chiede alla gente di condividere il sangue o chissà che. Non capisco perché ci si aspetta sempre che uno condivida parti tanto intime di se stesso"

    Ma James, attraverso un percorso individuale, tutto personale, nonostante gli esempi adulti di scarsa maturità che lo contornano, troverà la forza e la motivazione per superare le proprie paranoie che lo spingono ad isolarsi dal contesto sociale.
    Perchè non è abbastanza riconoscere le imperfezioni del mondo. E' necessario intervenire, buttarsi nella mischia per migliorare le cose.

    Un romanzo lieve ma profondo. James un personaggio cui ci si affeziona per originalità, acutezza ed estrema dolcezza. Un personaggio che non può non intenerire e toccare il cuore.

    said on 

  • 3

    Neutro

    Libro scorrevole, che si lascia leggere piacevolmente, ma anche dimenticare altrettanto piacevolmente.
    Privo però di un quid che lo faccia brillare. Malinconico. Non spicca né per originalità né per p ...continue

    Libro scorrevole, che si lascia leggere piacevolmente, ma anche dimenticare altrettanto piacevolmente.
    Privo però di un quid che lo faccia brillare. Malinconico. Non spicca né per originalità né per profondità.

    said on 

  • 4

    "mi ha sempre affascinato l'idea della traduzione simultanea, come alle Nazioni Unite, dove nel pubblico tutti hanno gli auricolari e si sa che nelle retrovie gli interpreti ascoltano quello che viene ...continue

    "mi ha sempre affascinato l'idea della traduzione simultanea, come alle Nazioni Unite, dove nel pubblico tutti hanno gli auricolari e si sa che nelle retrovie gli interpreti ascoltano quello che viene detto e lo trasformano in un'altra lingua. capisco come questo sia possibile, ma per me ha del miracoloso - che le parole siano lanciate in aria in una lingua e ricadano a terra in un'altra come una palla. credo che nel mio cervello ci sia una specie di setaccio che impedisce un rapido (e tanto meno simultaneo) travaso dei pensieri in parole. un po' come il filtro nello scarico della vasca da bagno; c'è qualcosa che trattiene i miei pensieri nel cervello, e così bisogna cavarli a forza, come quegli schifosi grovigli di capelli bagnati. riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli - o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo, perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere il libro nella lingua originale (à la recherche du temps perdu). le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto"

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Davvero bello!

    Ho letto il titolo e mi è scappato da ridere. Una risata amara di chi non crede più. Di chi ha capito che le cose vanno come devono e basta, alla faccia del merito e dell’impegno. La mia migliore amic ...continue

    Ho letto il titolo e mi è scappato da ridere. Una risata amara di chi non crede più. Di chi ha capito che le cose vanno come devono e basta, alla faccia del merito e dell’impegno. La mia migliore amica, però, mi ha un po’ spinta con quel fare da “che male potrà mai farti”, così, complici gli sconti da Giunti, l’ho preso. Non mi ha fatto male e non mi ha fatto bene, però mi è piaciuto molto. Sono d’accordo con Valeria Parrella che, in quarta di copertina, ha scritto che il personaggio di James resterà nella memoria. Lui non rappresenta il classico diciottenne, anzi rappresenta una fetta molto esigua di diciottenni; mi spiego meglio: è una fase un po’ particolare della vita di ognuno, quel passaggio forzato tra l’adolescenza e la vita adulta. Spesso sorgono contraddizioni negli individui, uno spirito di avversione verso tutto, di ribellione, di isolamento, di eccessi… tuttavia una piccolissima parte di ragazzi si sente esattamente come James. Introspettivi al limite, eccezionalmente intelligenti, incompresi e … inutili. Quell’inutilità tipica di chi non sa bene cosa fare della propria vita. Scontrosi, con un pizzico di cattiveria, di dispetto per meglio dire. E qui, secondo me sta la forza di questo personaggio eccentrico nel suo sentirsi banale e eccezionale nelle sue riflessioni, non così impossibili per un diciottenne, semplicemente rare (anche lessicalmente parlando). Non ho idea se James alla fine vi risulterà sgradevole o vi piacerà… ma credo che indubbiamente vi lascerà qualcosa.

    New York, 2003. James Dunfour Sveck ha diciotto anni e le idee decisamente chiare. Non gli importa di nulla e non gli va a genio niente, a partire dalle persone. Ma attenzione: questo senza alcuna accezione negativa, tutt’altro! Un vivi e lascia vivere, diciamo, con un tocco di sociopatia da incompatibilità. Perché James ha una profondità tutta sua e la banalità dei più lo sconforta, lo offende e lo deprime. A partire da quella sua (non tanto ordinaria) famiglia. Sua madre Marjorie (che ha già due divorzi alle spalle) è rientrata dopo soli quattro giorni di luna di miele perché Barry, neo (e prossimo ex) marito le ha scucito di nascosto la bellezza di 3000 dollari in una sola notte, suo padre Paul Sveck, invece sembra non dargli tregua parlando dell’università e della possibile omosessualità di James; sua sorella Gillian vive in un mondo tutto suo scaturito, in parte, dalla relazione che ha con uno dei suo professori all’università, Rainer Maria Schultz. Senza troppi giri di parole James ci introduce nel suo mondo, parlando in prima persona. Ci porta con sé nella Galleria d’arte moderna della madre, gestita in modo abbastanza autonomo da John Webster e dove anche lui lavora; ci accompagna al quarantanovesimo piano a pranzo con il padre sempre così attento a tutto da non accorgersi di niente; ci porta a conoscere Nanette, la nonna di ottant’anni che lui semplicemente adora, l’unica assieme a John che James stimi e con la quale parli volentieri. Eh già, perchè lui, di parlare, solitamente non ha voglia. Non ama farlo tanto per dar aria alla bocca: se uno parla deve avere qualcosa di interessante da dire, diversamente tanto meglio sarebbe che tacesse. Non mette in voce i pensieri anche perché non esiste un canale perfetto e diretto che li renda come realmente sono: nella comunicazione il linguaggio mentale viene tradotto e ciò che è tradotto non è mai uguale all’originale. Non parla, non racconta di sè James, non sembra avere amici, non esce (se non per portare fuori Mirò, il cane), non va dove normalmente andrebbe un diciottenne, non ha interesse per nulla che non siano l’arte o la lettura e soprattutto non è felice. Non sa nemmeno lui quale sia motivo, ma, pur facendo ciò che desidera, non è soddisfatto. La situazione precipita durante un viaggio organizzato a Washington, al quale deve partecipare per un concorso nazionale. Lui, che aveva fatto di tutto per esserne escluso, scrivendo un tema a dir poco politically uncorrect, si ritrova invece ad essere scelto e spedito negli uffici governativi in gita. Impossibilitato a reggere oltre il terzo giorno, semplicemente scappa, prende una stanza in un albergo e tanti saluti. La goccia ha fatto traboccare il vaso. James vince così un biglietto di sola andata per la psichiatra Adler, che come tutti gli altri sembra non avere alcun tipo di influenza su di lui, l’unico risultato, al massimo è quello di indisporlo, irritarlo e farlo sentire un bambino all’asilo. Non è che tutto sia da difendere in lui: James non si sforza di andare d’accordo con gli altri, di socializzare, di conformarsi; spesso sottovaluta i sentimenti degli altri e il dolore che le sue azioni possono causare. Insomma, è il classico diciottenne problematico, sotto questo aspetto.

    Eppure mi è piaciuto. Mi è piaciuto moltissimo, sia lui che il libro in sé. Ho letto molte recensioni negative, ma credo che il libro sia molto meno banale di quanto non possa sembrare. Forse bisogna avere l’attitudine giusta, lo spirito giusto, o forse semplicemente basta essersi sentiti nella vita un po’ come James. Cosa che a me è capitata parecchio e ancora molto spesso capita. Essere incompresi, talmente tanto spesso che alla fine non si ha nemmeno più voglia di spiegarsi e si diventa anche un po’ psicosnob… della serie “tanto nessuno mi capirà mai”. È triste da dire, ma è assolutamente vero: perché la maggioranza delle persone ha bisogno di mettere gli altri in boccette, di etichettare stili e comportamenti, forme di pensiero e di vita, di farli rientrare in schemi preconcetti (con i preconcetti che cambiano di secolo in secolo ma sempre preconcetti sono) perché diciamocelo è la natura umana che ce lo impone. Quello che non possiamo capire e classificare ci spaventa. Ma perché? Alle volte non basterebbe solo essere? A quanto pare no. E questo è il male di James, dal quale forse non guarirà mai. Voglio lasciarvi con una frase che ho trovato bellissima e molto significativa:
    “Sono rimasto zitto. Aveva ragione e lo sapevo, anche se questo non cambiava nulla. La gente pensa che se riesce a dimostrare di avere ragione l’altro cambierà idea, ma non è così”.

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  • 1

    Età consigliata: dai 10 ai 13 anni

    206 pagine di stronzate. Ho appena finito di leggerle, purtroppo, e sono pure abbastanza infastidita. Non sapevo di avere tra le mani un libro per tredicenni astiosi! Il protagonista è insulso, asocia ...continue

    206 pagine di stronzate. Ho appena finito di leggerle, purtroppo, e sono pure abbastanza infastidita. Non sapevo di avere tra le mani un libro per tredicenni astiosi! Il protagonista è insulso, asociale, finto problematico.... Insomma, un perfetto idiota, troppo stupido per avere 18 anni, i suoi non-pensieri pseudo-profondi e i suoi "No! No! No! Io con gli altri ragazzi non ci sto!" sembrano più consoni a un ragazzo che deve dare ancora l'esame di terza media. Ma poi, il senso del libro? La mamma è una squilibrata che vende pattumiere a 16000 dollari, lui non vuole andare all'università, ha combinato un casino con l'amichetto nero John, si confida con la nonna e la psichiatra... E quindi? Ma che traccia può lasciare un libro del genere? Che senso ha sprecare tanta carta per stamparlo?
    (Parere personale)

    said on 

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