Sonata a Kreutzer

Di

Editore: Dalai (Classici tascabili)

3.9
(3298)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 125 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Francese , Turco , Catalano , Portoghese , Russo , Giapponese , Chi semplificata

Isbn-10: 886073939X | Isbn-13: 9788860739391 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Angelo Linci

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
«Credete che stia divagando?Niente affatto. Io vi sto solo raccontando come arrivai a uccidere mia moglie.»
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  • 2

    Mediocre trattatello morale in forma romanzata

    Deludente opera di un (convertito) Tolstoj che mette in scena una squallida storia coniugale per poter affermare a gran voce le proprie idee su sessualità e rapporti uomo-donna in genere. Della tesi s ...continua

    Deludente opera di un (convertito) Tolstoj che mette in scena una squallida storia coniugale per poter affermare a gran voce le proprie idee su sessualità e rapporti uomo-donna in genere. Della tesi sostenuta dall'autore non lasciano perplessi solo le conclusioni, quanto piuttosto, soprattutto (almeno per quanto mi riguarda), l'assenza pressoché totale di argomentazione, tanto più evidente nella postilla finale. Non ho avversione per i presunti "moralisti", tanto meno ne ho per chi invita alla "continenza"; tuttavia, occorre ben argomentare e il riferimento a credenze fideistiche non soddisfa tale requisito.
    Concludendo, il romanzo in sé non desta alcuno spunto di riflessione degno di nota. Era già sorpassato e fuori tempo quando è stato scritto. Figuriamoci oggi.

    ha scritto il 

  • 2

    Artisticidio

    È noto che Tolstoij dovette ultimare l’ottava stesura della Sonata a Kreutzer per considerarsi pienamente soddisfatto. Perché una gestazione tanto travagliata per un romanzetto tanto semplice?
    Pubblic ...continua

    È noto che Tolstoij dovette ultimare l’ottava stesura della Sonata a Kreutzer per considerarsi pienamente soddisfatto. Perché una gestazione tanto travagliata per un romanzetto tanto semplice?
    Pubblicato nel 1891 a distanza di ben 14 anni dall’ultimo romanzo (Anna Karenina), mi ha lasciato di stucco: sono scritti da due persone completamente diverse.

    Posso soltanto provare ad immaginare cosa sia accaduto nel corso degli anni bui che lo hanno portato alla famosa conversione. Una devastante lotta interiore all’ultimo sangue in cui, infine, il moralista ha avuto la meglio sull’artista, trionfante in quest’opera aspra e sinistra debitrice della propria sopravvivenza dall’Oblio che le sarebbe spettato all’egida della celeberrima penna fregiata della gloria passata.
    Che sia stato lo stesso scrittore di Anna Karenina a scrivere questa predica malevola e velenosa non me ne capacito. Quell’autore pieno di comprensione, sensibilità e umana simpatia che con levità riesce a vestire i panni dei personaggi femminili quanto di quelli maschili assolvendoli più che condannandoli per le loro deprecabili nonché umanissime condotte. Se in lui vi sia del biasimo non ci è dato saperlo poiché il suo giudizio è tanto efficientemente messo a tacere(per Tolstoij pre-conversione solo dio può giudicare) da rendere Anna Karenina il romanzo realista per eccellenza, formalmente perfetto.

    Adesso ho capito perché si traccia una così netta distinzione tra i Tolstoij precedente e successivo alla conversione. Il primo guarda alla vita con occhi colmi di meraviglia trovando nella natura, nella vita semplice, negli affetti familiari e nei piaceri offerti da un’esistenza intrinsecamente ostile la scintilla che alimenta l’estro artistico; il secondo, nell’appressarsi della vecchiaia, trema nel misurare la distanza sempre più corta tra lui e la Morte, teme per il destino della propria anima e cerca rifugio nei vangeli i cui dogmi crede di dover promuovere pedissequamente, finanche a contraddire e ripudiare gli ideali dell'ammirevole uomo che è per voltargli le spalle. Il terrore della morte e il Cristianesimo lo hanno corrotto.

    Quanto sarebbe interessante poter leggere le primissime stesure di questo romanzo. Cosa avremmo trovato?
    I palpiti e gli spendori dell’artista che vibra al tocco della penna, forse. Ed ecco ad una prima rilettura farsi largo il Tolstoij bigotto, puntare il dito sulle frivolezze dello stile e sulla fiacchezza della polemica. E così per altre sette volte, il bigotto pugnala volta dopo volta l’artista fino ad annientarlo.
    Che a parlare per bocca dell’uxirocida sia lo stesso Tolstoij non ci tiene a nasconderlo, anzi è forse per attenuare questo suo eccessivo coinvolgimento che interpone un inutile quanto pretestuoso io narrante che in breve si fa evanescente ascoltatore quasi del tutto incapace di partecipare, interagire, contrapporsi in una qualsiasi maniera al monologhista libero di inveire, come il peggiore e più frustrato dei preti in lotta contro la propria natura, contro l’intero genere femminile, tentatrici malevole e fameliche che imbrigliano uomini “maialeschi” in matrimoni tenuti insieme esclusivamente dal nettare diabolico del sesso da cui scaturiscono i mali della società. Il sesso prima considerato come atto naturale a cui abbandonarsi senza rimpianti, viene demonizzato, gli alti e i bassi del matrimonio (sappiamo tutti quanto sia difficile e ammuffita come istituzione) dipendono esclusivamente da quanto e con quale frequenza se ne fa, rilevando sistematicamente soltanto i lati negativi, ignorando tutta una serie infinita di contingenze denuncianti un semplicismo ipocrita e indegno di lui.
    Ci si deve sorbire frasi imbarazzanti e irritanti come “Perché mai viene proibito il gioco d’azzardo e invece viene permesso alle donne di portare abiti da prostituta che eccitano scopertamente la sensualità? Eppure quegli abiti sono mille volte più pericolosi del gioco d’azzardo!”, e si deve attendere soltanto le ultime 20 pagine per trovare qualcosa di piacevole nell’avvampare della gelosia del protagonista. E quando alla fine egli si dichiara pentito suona sbrigativo e insincero, uno sforzo debole di blandire l’aggressività precedente.

    Persino esteticamente l’opera risulta insulsa. Nemmeno l’ombra della naturale propensione passata alla ricerca del bello, dello splendido stile conserva soltanto la fluidità; ma immagino che dopo la conversione qualsiasi indoratura della prosa sia vista come frivolezza voluttuosa da sopprime a favore della predica.
    La postilla conferma la deviazione, un’omelia tediosa che ho abbandonato dopo alcune pagine.

    Confido nella futura lettura di Guerra e Pace per ritrovare l’autore straordinario che mi ha incantato con Anna Karenina.

    ha scritto il 

  • 4

    好久沒有閱讀托爾斯泰的著作,他的著作總是讓人有著深入的思考,辦單對人性的描寫,更是有著深層的信仰反思,而這次閱讀的書籍,在副標題中就寫著「探討婚姻與情慾的最高傑作」,書籍節錄了托翁的兩個作品,分別為「克洛采奏鳴曲」和「魔鬼」,呈現出一種肉慾之下,所面對的婚姻價值,是否真的能擺脫情慾的衝動,而真正進入一個清潔的關係呢?這樣的議題談論的是一種貞潔關係,但當時下眼光把開放性關性描述成為一種健康的行為之後 ...continua

    好久沒有閱讀托爾斯泰的著作,他的著作總是讓人有著深入的思考,辦單對人性的描寫,更是有著深層的信仰反思,而這次閱讀的書籍,在副標題中就寫著「探討婚姻與情慾的最高傑作」,書籍節錄了托翁的兩個作品,分別為「克洛采奏鳴曲」和「魔鬼」,呈現出一種肉慾之下,所面對的婚姻價值,是否真的能擺脫情慾的衝動,而真正進入一個清潔的關係呢?這樣的議題談論的是一種貞潔關係,但當時下眼光把開放性關性描述成為一種健康的行為之後,卻輕看了行為之後的影響,而社會的思想,只是會走向放縱情慾,而情慾之後的反省在托翁的這兩邊作品坦露無遺。

    ha scritto il 

  • 0

    La Sonata a Kreutzer rappresenta uno dei picchi più alti della misogina tolstoiana. Come per molte altre sue opere, il romanzo presenta una forte componente autobiografica; nel testo emerge il disprez ...continua

    La Sonata a Kreutzer rappresenta uno dei picchi più alti della misogina tolstoiana. Come per molte altre sue opere, il romanzo presenta una forte componente autobiografica; nel testo emerge il disprezzo che il “secondo” Tolstoj aveva verso se stesso perché in gioventù, e anche nel matrimonio, aveva avuto un insaziabile appetito sessuale, ed imputava alla “camera da letto” e quindi, alle donne, la tragedia dell'umanità. Ne parlo qui: http://bit.ly/1RgA2om

    ha scritto il 

  • 3

    Predica e morale

    Vi manca il predicatore che la Domenica in chiesa vi imponga il modo giusto di vivere la vostra vita? Se si questo libro fa per voi. E’ Tolstoj. Non c’è dubbio. Anche mentre sta moraleggiando le sue r ...continua

    Vi manca il predicatore che la Domenica in chiesa vi imponga il modo giusto di vivere la vostra vita? Se si questo libro fa per voi. E’ Tolstoj. Non c’è dubbio. Anche mentre sta moraleggiando le sue riflessioni sugli esseri umani e la natura sono sempre coinvolgenti. Ma in questo racconto lungo trovo che sia moralista al suo meglio/peggio. Preferisco altre sue opere dove il suo cuore lotta con maggior successo per superare il predicatore.

    ha scritto il 

  • 4

    Inquietudine ed incanto sono le opposte sensazioni che lascia la lettura di questo romanzo breve di Tolstoj. Un’opera che va contestualizzata per capirne la portata quasi rivoluzionaria per l’epoca. T ...continua

    Inquietudine ed incanto sono le opposte sensazioni che lascia la lettura di questo romanzo breve di Tolstoj. Un’opera che va contestualizzata per capirne la portata quasi rivoluzionaria per l’epoca. Tolstoj la scrisse in un tardo periodo della sua produzione letteraria, dopo una intensa crisi spirituale che sfociò nella sua adesione esaltata ad un cristianesimo evangelico. Lui la definì la sua rigenerazione morale. Per la scabrosità degli argomenti , sorprendenti per l’epoca, lo scrittore ebbe molti problemi per la sua pubblicazione. Il libro è un aperto atto d’accusa contro l’ipocrisia dell’istituzione matrimoniale basata sull’inganno, dal momento che la tanto sbandierata felicità coniugale non è altro che un legame bestiale basato sul sesso, santificato dalla società fin dalla più giovane età di uomini e donne che vengono preparati gli uni ad essere conquistati come schiavi dei loro istinti e le altre ad essere oggetti del desiderio, vittime ma anche carnefici della schiavitù maschile. Tutto questo emerge dal racconto che un tale Pozdnysev, appartenente alla nobiltà russa, fa durante un viaggio in treno ad uno sconosciuto, esordendo con lui in modo sorprendente, con la confessione di essere un uxoricida. Si snoda così un racconto dal ritmo serrato, una storia di lucidissima follia la cui protagonista è la gelosia, con un continuo scavo psicologico dei moti più intimi dell’animo del protagonista, il quale, pur nella ossessione dei pensieri che lo animano, non perde la razionalità nei comportamenti (tanto che mi sono chiesta se un giudice dovesse giudicarlo oggi lo riterrebbe incapace di intendere e di volere o invece pienamente imputabile). Sotto il profilo letterario, dunque, nulla da dire, è un racconto notevole ed anche modernissimo, visti i casi di raptus di follia e omicidi passionali che riempiono le pagine dei giornali. Quando poi vai a leggere la postfazione scritta dallo stesso Tolstoj per “giustificare” ai lettori quella sua opera che tanto scandalo suscitò, nella quale Tolstoj si propone come un castigatore di costumi, predicando il valore morale dell’astinenza dal sesso quale altissimo ideale cristiano, allora si sente la lontananza dalla nostra concezione di vita. Nel 2015, in un’epoca in cui la Chiesa stessa è travolta da continui scandali sessuali, le parole di Tolstoj sull’ideale del cristiano, l’amore verso Dio e il prossimo, la rinunzia a sé stessi per servire Dio, e sul peccato, che è rappresentato dall’amore carnale, che è un ostacolo alla dedizione a Dio e agli altri, hanno un sapore di rancido come un cibo andato a male.

    ha scritto il 

  • 3

    De utilitate humanae litterae

    La sonata a Kreutzer è il dramma di un insaziabile odio-amore carnale che si svolge tra due egoismi di segno opposto, i quali, tendono accanitamente a sottomettersi l'un l'altro nel soddisfacimento de ...continua

    La sonata a Kreutzer è il dramma di un insaziabile odio-amore carnale che si svolge tra due egoismi di segno opposto, i quali, tendono accanitamente a sottomettersi l'un l'altro nel soddisfacimento della loro brama.
    Sonora cazzata: qui proprio non ci siamo.
    Il romanzo è:
    - Finissimo dramma psicologico che vale più di qualsivoglia saggio sulla percezione delirante.
    - Rappresentazione di un gesto vieppiù reiterato: il femminicidio.
    - Estrinsecazione del timore ancestral-culturale di larga frangia maschile: l'autonomia interiore femminile.
    Tolstoj è nobile, è grande ed è russo. Non avrebbe mai potuto comporre una innovativa "Carmen", come fece Mérimée, pure alla fine della fiera dell'incapacità di "reggere" la donna, se non esegue, obbedisce, bamboleggia secondo i canoni, si conforma, si tratta.
    Il presunto cornuto, infatti, stranisce al solo vedere come versava il tè, moveva una gamba o avvicinava il cucchiaino alla bocca, faceva gorgogliare e assorbire il liquido, e la odiavo proprio per quello come per il peggiore degli atti.
    Follia pura. Che di per sé, essendosi in uomini diversi riproposta - di pochi giorni fa l'ennesimo omicidio/suicidio nel Belpaese - è plausibile (ma inaccettabile).

    Ciò che fa capottare dalle risate è il fervorino finale. Destinato a giustificare e avallare l'ingiustificabile. Concentrato di misoginia - il che non meraviglia visto chi era il conte - e religiosità. Ovvero razionalità e fede strette in indissolubile connubio.
    Laddove la donna spesso fantastica, foss'anche usando il linguaggio dell'inconscio, e così dicendosi e comprendendo, l'uomo - tale pare la lezione di Leone - agisce.
    Come non ricordare "Eyes wide shout": il sogno di lei e l'orgia reale di lui.
    Dunque alla fine si ride, nonostante le intenzioni dell'autore fossero ben altre.
    E non si può non pensare, citando uno stralcio dell'acuta recensione all'opera di un altro anobiano, che in fondo il maestro di musica "suona il violino, non la tromba".
    Amen

    Ad libitum:
    https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto in sé meriterebbe senz'altro almeno quattro stelle, forse anche cinque, poiché si tratta di una fine analisi psicologica sullo scatenarsi della gelosia nella mente di un uomo sposato, fino ...continua

    Il racconto in sé meriterebbe senz'altro almeno quattro stelle, forse anche cinque, poiché si tratta di una fine analisi psicologica sullo scatenarsi della gelosia nella mente di un uomo sposato, fino al suo tragico epilogo. Molto meno degna del grande Tolstoj, invece, è la parte finale ("Postilla dell'autore") una noiosissima, discutibile tirata moralistica sulla castità prematrimoniale, la continenza sessuale e contro la prostituzione, nella quale si possono ravvisare anche delle argomentazioni che, decenni dopo, saranno fatte proprie dalla becera ideologia femminista.

    ha scritto il 

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