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Sons and Lovers

By

Publisher: Random House

3.8
(1015)

Language:English | Number of Pages: 448 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , German , French , Spanish , Polish

Isbn-13: 9781446418628 | Publish date: 

Contributor: Richard Eyre

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Others , Audio CD

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description

WITH AN INTRODUCTION BY RICHARD EYRE



Paul Morel is the focus of his disappointed and fiercely protective mother's life. Their tender, devoted and intense bond comes under strain when Paul falls in love with Miriam Leivers, a local girl his mother disapproves of. The arrival of the provocatively modern Clara Dawes causes further tension and Paul is torn bewtween his individual desires and family allegiances.



Set in a Nottinghamshire mining town at the turn of the twentieth century this is a powerful portrayal of family and love in all its forms.

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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/27/figli-e-amanti-david-herbert-lawrence/


    “Perché dunque si tormentava così? Perché si sentiva torturato e sgomento, quasi incapace di fare il minimo gesto? E sua madre che stava là a casa e soffriva...Lo sapeva che soffriva. Ma perché? E perché, ...continue

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/27/figli-e-amanti-david-herbert-lawrence/

    “Perché dunque si tormentava così? Perché si sentiva torturato e sgomento, quasi incapace di fare il minimo gesto? E sua madre che stava là a casa e soffriva...Lo sapeva che soffriva. Ma perché? E perché, pensando a lei, gli pareva di odiare Miriam, fino all’esasperazione? Se era Miriam che faceva soffrire sua madre era giusto che lui la odiasse; e gli era facile odiarla, in realtà. Lo rendeva così debole e incerto, come un essere incompleto che non aveva nemmeno tanta consistenza da impedire alla notte e allo spazio di irrompere dentro di lui. Coma la odiava! E poi, tutto a un tratto, quale vampata di tenerezza e di umiltà!
    Si staccava allora dalla staccionata e riprendeva la sua corsa verso casa. La madre gli vedeva in viso i segni del tormento, ma non diceva nulla. Era lui che doveva spingerla a parlare e lei si sfogava, rimproverandolo di essere andato così lontano con Miriam.
    - Perché non le vuoi bene, mamma? - gridava disperato.
    - Non lo so, figliolo. Ho provato, credi, ho provato a volerle bene...Ma non posso, non posso!
    E fra loro due Paul si sentiva diviso e sgomento.
    (David Herbert Lawrence, “Figli e amanti”, ed. Einaudi)

    Dopo la piacevole sorpresa che ebbi in occasione della lettura di “L’amante di Lady Chatterley”, ecco “Figli e amanti”, terzo romanzo di David Herbert Lawrence, che non mi attraeva per il tema trattato, ma che invece mi è piaciuto, sebbene non quanto l’altro. “Figli e amanti” è considerato il più autobiografico dei romanzi dello scrittore ed ebbe una lunga gestazione, con diverse riscritture tra il 1910, quando l’autore ruppe una relazione e gli morì la madre, e il 1913, anno di pubblicazione; nel frattempo, nel 1912, Lawrence aveva conosciuto un’altra donna. Queste notizie di gossip non sono fini a sé stesse, ma servono a introdurre meglio l’argomento del libro, che è la formazione sentimentale, ma non solo, del protagonista, cioè Paul Morel, figlio di un minatore, proprio come lo scrittore. Nell’introduzione all’edizione che ho letto, è spiegato come i personaggi principali riflettano persone che ebbero importanza fondamentale nel percorso di Lawrence, in particolare con riferimento a Miriam e Clara, le due donne conosciute da Paul Morel.
    Prescindendo dalla corrispondenza realtà-romanzo, “Figli e amanti” si rivela essere un romanzo scritto bene, che a mio avviso rende molto meglio nella seconda parte che nella prima. Il consiglio, quindi, è di non arrendersi se all’inizio potrà non colpirvi più di tanto. La prima parte, infatti, ha un taglio quasi documentaristico; Lawrence ci descrive, in modo che appare distaccato, la realtà nella quale Paul nasce e passa infanzia e adolescenza. I suoi genitori sono Gertrude e Walter, la prima una donna piuttosto sfiduciata, che disprezza il marito dedito troppo all’alcool, ma che si sente comunque legata allo stesso, per via dei figli, all’inizio Walter e Annie, poi, appunto, Paul e Arthur. L’uomo è un minatore dai sensi piuttosto accesi, capaci di slanci affettivi ma per lo più brusco e spesso ubriaco. L’idillio tra marito e moglie, scoccato in gioventù, si spegne presto e la signora Morel sostituisce all’amore per il marito quello, molto più potente, per i figli, e in particolare per William e per Paul, i suoi prediletti.
    Il tema principale del romanzo è proprio questo legame morboso che lega i due ragazzi alla madre, e che impedisce loro, una volta divenuti più adulti, di avere delle relazioni “equilibrate” con le donne. William, a dire il vero, almeno evade dalla realtà provinciale e trova impiego a Londra, dove riscuote anche un certo successo, ma la madre, per eccesso di amore e/o egoismo, è sempre lì pronta a giudicare. La tragica fine del ragazzo sposterà ancora di più su Paul il peso di mamma Morel, donna che ormai sente di avere solo questo legame con l’esistenza, una volta spentosi definitivamente il legame con il marito. A dirla tutta, sebbene quest’argomento sia prevalente, c’è da dire che Paul Morel, nel suo processo di crescita, fatica a liberarsi non solo dalla soffocante presenza della madre, che costituisce per lui un’inevitabile pietra di paragone, ma anche da condizionamenti di altri tipo, per esempio da quello della religione.
    La seconda parte del romanzo mi è parsa più interessante e avvincente. Qui troviamo Paul sedicenne alle prese con il suo primo amore, adolescenziale, con Miriam, una storia che si trascinerà per anni senza che accade nulla sotto il profilo sessuale, perché il legame tra i due è spirituale, perché i due non ammettono di desiderarsi anche sotto quel profilo e vivono un amore casto che però, per forza naturale, alla lunga diventerà sfibrante e fonte di dissidi. Ed è qui che interviene l’altra donna, Clara, presentata a Paul proprio da Miriam quando il ragazzo è ormai più che ventenne. Clara è più grande, ha trent’anni, è stata sposata, si è separata ed è diventata un’attivista dei diritti femminili. Mentre Miriam è sempre stata molto romantica, incline al misticismo, eterea, Clara appare sprezzante, altera e disinteressata agli uomini. Appare, ma non è così. Il romanzo, a questo punto, diventa avvincente perché Lawrence riesce, con una sapiente alternanza del dialogo e dei discorsi indiretti, a farci entrare nella psiche dei protagonisti di questo triangolo sentimentale che poi, in verità, è un quadrilatero, considerata la presenza ancora ingombrante dell’affettuosa ma inibente madre Morel. La lotta perenne tra lo spirito e il corpo (che poi non sono due cose separate, ma è meglio non aprire questa parentesi), tra un amore virgineo e la forza dei sensi, la difficoltà di strapparsi alle proprie paure e a quelle che gli altri, magari per eccesso di compassione, tendono a inculcare, una natura che coincide con il concetto di dio per l’agnostico Paul e che fa da sfondo a tutto il romanzo, ma soprattutto il confine sottile tra i concetti (talvolta coesistenti) di “amore” e “odio”, questi sono i temi principali di un romanzo che parte in modo “lento”, ma che poi cresce e che mi ha sorpreso per come sia riuscito ad avvincermi alla lettura nonostante da anni non mi appassionassi più ai cosiddetti “romanzi di formazione”. Ah, dimenticavo un paio di temi: la solitudine e la morte.
    Vi lascio, in chiusura, con un brano tratto da “I fratelli Karamazov”. Che c’entra? Forse nulla, ma, leggendo le vicende di Paul, Miriam e Clara, mi è tornato in mente. L’ho già riportato diverse volte, ma siccome è un passaggio al quale sono particolarmente affezionato (e non per motivi religiosi, come potrebbe apparire), lo ripropongo anche stavolta.
    “La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cuore nobilissimo e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna e finisca con l’ideale di Sodoma. Ancora più terribile è quando uno ha già nel cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega nemmeno l’ideale della Madonna, anzi il suo cuore brucia per questo ideale, e brucia davvero, sinceramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, l’animo umano è immenso, fin troppo, io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione che cos’è? Lo sa il diavolo, ecco! Quello che alla mente sembra una follia, per il cuore, invece, è tutta bellezza. Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma? Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma la trova l’enorme maggioranza degli uomini! Lo conoscevi questo segreto, o no? La cosa penosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero. E’ qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini. Già, la lingua batte dove il dente duole…E ora veniamo al fatto”.
    (Fedor Dostoevskij, “I Fratelli Karamazov”)

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Disillusa dalla sua vita matrimoniale e allontanatasi sentimentalmente dal marito, una donna riversa tutto il suo amore sui figli maschi, soprattutto sul secondo, Paul, condizionandogli la vita e rovinando il suo futuro.
    L'attaccamento della signora Morel è infatti morboso, esclusivo, egois ...continue

    Disillusa dalla sua vita matrimoniale e allontanatasi sentimentalmente dal marito, una donna riversa tutto il suo amore sui figli maschi, soprattutto sul secondo, Paul, condizionandogli la vita e rovinando il suo futuro.
    L'attaccamento della signora Morel è infatti morboso, esclusivo, egoistico, ed impedisce a qualsiasi donna di tentare di amare -ed essere amata- dal ragazzo.
    Il suo condizionamento è così forte e la sua immagine così onnipresente, che Paul stesso, una volta adulto, sente di non potersi legare a nessuno, avverte in sé l'incapacità di dare amore e donarsi a qualcuno che non sia la madre. Il suo destino è quello di un "derelitto" - titolo, peraltro, dell'ultimo capitolo del libro-; neppure la morte dell'adorata mamma lo libera della sua presenza, al contrario, lo svuota, gli fa perdere la passione per l'arte, il piacere di stare con gli amici e quello stesso di vivere.
    Figli e amanti, il romanzo più autobiografico di Lawrence - la sua storia personale fino ad un certo punto si sovrappone a quella di Paul Morel - si rivela così molto amaro, a cominciare dal primo capitolo, in cui lo scrittore racconta il fallimento del matrimonio dei coniugi Morel, fino all'ultimo, in cui ci mostra la rovina della vita di un giovane ragazzo.
    La prima parte della storia è piuttosto lenta, a mio parere poco interessante, mentre alcuni capitoli della seconda si lasciano leggere con facilità.
    Ben costruiti e sfaccettati i personaggi, dal signor Morel, violento e assente, ma che a volte riesce perfino a far tenerezza, allo stesso Paul, che da amorevole e delicato adolescente si trasforma - probabilmente suo malgrado - in un uomo spesso crudele ed egoista.
    Tre le figure di donne: la già citata signora Morel, Miriam e Clara.
    Probabilmente solo l'ultima potrebbe essere definita immune da uno smisurato egoismo; è un personaggio che inizialmente non riscuote simpatia, ma che poi si scopre a poco a poco, rivelandosi una donna fragile, dolce e scottata da sofferenze passate.
    La signora Morel e Miriam fin dal primo sguardo imbracciano invece i fucili: ognuna vede nell'altra una minaccia, e nessuna delle due è disposta a lasciare nulla di Paul all'altra, in una battaglia che prevede una sola vincitrice ma un unico vero sconfitto: Paul stesso, che entrambe avrebbero dovuto amare tanto.

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/

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  • 5

    Di quest'opera, da molti considerata il primo capolavoro di Lawrence, l'aspetto più ambiguo è la lunghezza che può ridurre la soglia di attenzione di un lettore che non ammette i tempi lunghi e che di un romanzo desidera conoscere presto svolta e conclusione. E' la prolissità, tuttavia, il suo pu ...continue

    Di quest'opera, da molti considerata il primo capolavoro di Lawrence, l'aspetto più ambiguo è la lunghezza che può ridurre la soglia di attenzione di un lettore che non ammette i tempi lunghi e che di un romanzo desidera conoscere presto svolta e conclusione. E' la prolissità, tuttavia, il suo punto di forza e dalla quale trae nutrimento, vigore l'attaccamento morboso di una madre verso il figlio prediletto. Il tentativo di colmare quel vuoto affettivo che il matrimonio, in pochi anni, ha lasciato dietro di sé. Il complesso di Edipo che emerge, in maniera netta e chiara, determina una dipendenza psicologica del giovane nei confronti della genitrice che avrà anche ripercussioni fisiche evidenziandone, poi, l'incapacità di distaccarsi dal grembo:una separazione naturale alla base del processo dell'umana evoluzione. Un condizionamento che peserà sulla sua esistenza. Un romanzo personale in cui l'autore mette a nudo le sue riflessioni, il suo carattere e la sua vita. Un' opera pregevole che mette in luce la sensibilità e la maestria di un giovane autore destinato a diventare un grande romanziere dei sentimenti e delle profondità inconsce.

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  • 2

    Soporifero e deludente. Laddove il succo della storia non è cosi male, ma è appensantita da dettagli e riflessioni inutili che rendono il libro veramente ostico da leggere. E onestamente ho trovato il protagonista / autore Paul Morel piuttosto odioso e viscido nei suoi rapporti con il prossimo, s ...continue

    Soporifero e deludente. Laddove il succo della storia non è cosi male, ma è appensantita da dettagli e riflessioni inutili che rendono il libro veramente ostico da leggere. E onestamente ho trovato il protagonista / autore Paul Morel piuttosto odioso e viscido nei suoi rapporti con il prossimo, soprattutto nella seconda parte del libro.

    Un capitolo a parte per l'edizione in italiano BUR, che ci mette del suo per rendere ancora più scadente il prodotto finale. Scritto in piccolo, con una carta mediocre e con una traduzione che lascia perplessi i.e. da quando i corvi fanno "cre"?

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    oh gesù

    è davvero un gran pippone questo libro. Descrizioni inutili, personaggi che rappresentano ciascuno un tipo di repressione psicologica diversa, il vero specchio di un luogo e di un'epoca, come dire, di merda.


    ma poi fortunatamente sono arrivata al finale, dove si nasconde, a mio avviso, il ...continue

    è davvero un gran pippone questo libro. Descrizioni inutili, personaggi che rappresentano ciascuno un tipo di repressione psicologica diversa, il vero specchio di un luogo e di un'epoca, come dire, di merda.

    ma poi fortunatamente sono arrivata al finale, dove si nasconde, a mio avviso, il perché è un classico: la morte/uccisione della madre-megera, lo splendido titolo del capitolo dove ciò avviene: "la liberazione", e infine il povero Paul, vittima dell'affetto soffocante e insano che la madre ha nutrito per lui, che rimane inaspettatamente single e inconcludente.

    ebbravo lawrence.

    said on 

  • 4

    Davvero un buon libro. Ottimi i profili psicologici dei personaggi. Amara delusione di una moglie che cessa di esserlo per fare solo la madre, perdendo così anche i figli.

    said on 

  • 3

    "Due cose mal fatte non ne fanno una giusta"

    Paul Morel è l'antesignano letterario di tutti i bamboccioni, inetto, innamorato della madre, incapace di vivere una sua vita autonoma, un disastro con due donne che più diverse tra loro non potrebbero essere.
    Laurence scrive sempre magistralmente, ma qua e là punte di noia, qua e là parecc ...continue

    Paul Morel è l'antesignano letterario di tutti i bamboccioni, inetto, innamorato della madre, incapace di vivere una sua vita autonoma, un disastro con due donne che più diverse tra loro non potrebbero essere.
    Laurence scrive sempre magistralmente, ma qua e là punte di noia, qua e là parecchia irritazione. Siamo molto lontani dalle vette di Lady Chatterly!...

    said on 

  • 3

    Due stelle per la prima metà, quattro per la seconda

    Purtroppo il romanzo fatica a decollare, e non si tratta di un breve inizio arrancante ma di moltissime pagine che non sembrano andare a parare da nessuna parte.
    Poi Lawrence si fa più audace e questo forse dà una spinta alla narrazione, ma sembra comunque mancare qualcosa in questa vicenda ...continue

    Purtroppo il romanzo fatica a decollare, e non si tratta di un breve inizio arrancante ma di moltissime pagine che non sembrano andare a parare da nessuna parte.
    Poi Lawrence si fa più audace e questo forse dà una spinta alla narrazione, ma sembra comunque mancare qualcosa in questa vicenda struggente.
    Piacevole ma non entusiasmante.

    said on 

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