Sopra eroi e tombe

Di

Editore: Editori Riuniti

4.3
(539)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese

Isbn-10: 8835937418 | Isbn-13: 9788835937418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Fausta Leoni

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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  • 4

    credo che per questo romanzo sia necessaria una seconda lettura per dare un giudizio più consapevole.
    Il Rapporto sui ciechi, romanzo nel romanzo, in tutta sincerità, è a mio parere l'elemento "destab ...continua

    credo che per questo romanzo sia necessaria una seconda lettura per dare un giudizio più consapevole.
    Il Rapporto sui ciechi, romanzo nel romanzo, in tutta sincerità, è a mio parere l'elemento "destabilizzante" di tutto il romanzo, in quanto, prima e seconda parte hanno seguito un flusso più unitario e comprensibile, con la terza parte si entra nel delirio vero e proprio, e una volta conclusa, riprendere la quarta e ultima parte, con i personaggi conosciuti all'inizio, ha un effetto quantomeno straniante e la mia lettura è stata meno interessata a proseguire e concludere il tutto.
    Quindi non saprei davvero dire se questo romanzo è stato nelle mie corde, per quanto sia effettivamente eccezionale nei modi narrativi.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima cosa che mi viene in mente è una gratuita osservazione: il romanzo più che "sopra" è sottosopra, o meglio a testa in giù, nel senso che subitissimo veniamo a conoscenza del tragico epilogo, e ...continua

    La prima cosa che mi viene in mente è una gratuita osservazione: il romanzo più che "sopra" è sottosopra, o meglio a testa in giù, nel senso che subitissimo veniamo a conoscenza del tragico epilogo, e solo nella parte finale siamo edotti circa i rapporti reciproci dei vari personaggi, inclusa la loro storia familiare o amicale. Però il capitale punto interrogativo sotteso all'intera vicenda, ovvero il perché la misteriosa Alejandra uccide il torbido genitore e poi fa divorare sé stessa e l'anacronistica e fatiscente dimora degli Olmos dalle fiamme, rimane elusa in eterno.
    Certamente molti puristi della letteratura arriccerebbero il naso di fronte a questa semplicistica e puerile annotazione, e con altrettanta certezza devo riconoscere che l'autore ha disseminato la sua opera maestra di tali indizi, dubbi e osservazioni circa i moventi della tragedia, che ognuno se ne può fare un'idea plausibile; però è altrettanto vero che nel corso delle 600 pagine di tomo, noi vediamo duettare padre e figlia in un'unica scena spiata dal moroso di lei: i due che dialogano seduti al tavolo di un locale e Alejandra che ad un certo punto accarezza la grande e grifagna mano di Fernando, sequenza che sconvolgerà in seguito il sensibile ragazzo come prova di un amore colpevole e forse incestuoso. Capisco che rappresentare artisticamente una folie à deux sia assai più arduo che mettere in scena una folie tout court...per non parlare poi delle follie di massa che ci sono fin troppo familiari anche senza che la mano ispirata dell'artista si adopri ad elaborarle, ma almeno qualche freccia direzionale in più non mi sarebbe certo dispiaciuta.
    Del resto, come penetrare l'enigma di uno spirito e la sua essenza più vera, se questo non ha altro strumento per comunicare che il corpo, espressivo si, ma pur sempre un'ambigua corazza?
    "Dei molti volti di Alejandra, era questo quello che più gli apparteneva...: l'espressione concentrata e un po' triste di chi vuole qualcosa che anticipatamente considera impossibile; un viso volitivo ma senza speranze, come se la volontà (cioè, la speranza) e la disperazione possano manifestarsi contemporaneamente"
    E come dimenticare il pianto di Alejandra? Le sue lacrime sono un distillato di furia e di rabbioso rancore...lacrime snaturate perché in esse pare assente la benché minima stilla di sconforto.
    Questo è il dramma di Martìn: nella sua sete di assoluto connubio riesce a percepire solo i convulsi, apatici, contraddittori segnali dell'amata, e più in generale i personaggi del romanzo sono una muta di ciechi che non riescono a cogliere l'immagine reale di chi più hanno a cuore. Come lo stesso popolo argentino che ama la sua patria di un sentimento contaminato di rabbia e disprezzo per una terra caotica e senza radici storiche e di nostalgia acre o altrettanto amaro pregiudizio per la propria patria di origine o per quelle dei connazionali.
    Per spirito di contraddizione potremmo anche asserire che proprio Fernando -che un cuore pare proprio non averlo in dotazione- investigherà con tutte le sue paranoiche energie il tenebroso mondo dei ciechi e con esso l'altra faccia della realtà. Il "Rapporto sui ciechi" costituisce un autentico "romanzo nel romanzo" ed è scritto in prima persona dal folle padre di Alejandra.
    Fernando sembra partire dal presupposto che Lucifero abbia preso le redini del mondo beffando doppiamente domineddio, ritenuto così, erroneamente, artefice degli orrori della vita; il suo dominio si serve di emissari che costituiscono la malefica lobby dei non vedenti, presi quasi a simboleggiare le forze oscure e arcane che si celano dietro il reale.
    Sulle tracce dei ciechi, il padre di Alejandra ci trascina nel melmoso e orripilante mondo delle fogne di Buenos Aires: "Universo infernale, patria dell'immondizia. Immaginavo in superficie sale luminose, belle e delicatissime donne, direttori di banca compiti ed equilibrati...immaginavo bianchi camici inamidati, abiti da sera in tulle e veli vaporosi, dolci parole all'amata, commoventi discorsi sulle nobili virtù patrizie. e intanto lì sotto, in osceno e pestilente tumulto, scorrevano frammisti i mestrui di quelle appassionate amanti, le feci delle vaporose giovani, i preservativi usati dei direttori compiti, i feti soffocati di migliaia di aborti, gli avanzi dei pasti di mgliaia di case e ostelli. E tutto procedeva verso il Nulla dell'oceano..."
    Dopo si procede in una fantasmagoria di desolate lande spettrali, mostri calcinati, silenzi inauditi e orrende metamorfosi : lo spazio e il tempo sembrano coagularsi in un'esperienza multiforme che richiama alla memoria l'Aleph di Borges ( verso il cui magistero Sabato non mostra peraltro alcuna riverenza...anzi) e che ha sicuramente ispirato le prodigiose allucinazioni letterarie di Cărtărescu.
    D'altro canto, Fernando, il Sigfrido del male, come lui si definisce, altri non è che l'epigono degenerato degli Olmos, antica stirpe di eroi e combattenti, le cui gesta vengono fantasmaticamente evocate e rievocate senza posa dal quasi centenario avo Pancho, il cantore della disfatta militare degli unitaristi, uno sparuto drappello dei quali, fuggì oltre confine per porre in salvo la testa del generale Lavalle dallo scempio e dal disonore di finire fra le grinfie dei nemici federalisti. Non adusi al trasformismo dei tempi moderni, gli Olmos vivono nel loro rudere come in un'isola urbana in cui persistono a livello quasi ectoplasmatico antichi valori e consuetudini che svaporano e sbiadiscono di pari passo alle loro facoltà mentali.
    Personalmente non saprei proprio se ascrivere questo romanzo strabordante alla tradizione del cosiddetto "realismo magico" sudamericano: numerosi sono i tributi che offre ai grandi autori europei, e il suo spirito complessivo è di una cupezza esistenzialistica coniugata in registri narrativi talmente vari da farla sfuggire a qualsiasi sistematizzazione, ma se proprio dovessi definirla in qualche modo direi che è come poche, un'opera che tende alla quarta dimensione.

    ha scritto il 

  • 5

    “sogni, abissi, abissi insormontabili, solitudine solitudine solitudine, tocchiamo ma siamo a distanze incommensurabili, tocchiamo ma siamo soli”

    Romanzo da leggere e poi rileggere.
    Sopra eroi e tombe è innanzi tutto storia di storie: da quella di Alejandra e Martìn, a quelle dei membri della famiglia di Alejandra, da quelle di Cicìn e Humberto ...continua

    Romanzo da leggere e poi rileggere.
    Sopra eroi e tombe è innanzi tutto storia di storie: da quella di Alejandra e Martìn, a quelle dei membri della famiglia di Alejandra, da quelle di Cicìn e Humberto J. D’Arcangélo detto Tito a quella di Fernando e alle altre mille che popolano il racconto. Ma non solo, è anche un romanzo dove si alternano i registri e che, soprattutto, presenta un’architettura straordinariamente moderna. Parlo di quell’alternanza di generi che ho ritrovato in diverse opere recenti: romanzo classico, storico, poliziesco, cronaca, diario, riflessioni letterarie… il tutto perfettamente tenuto insieme da una trama che, pur perdendo un po’ di linearità tra la prima e la seconda parte, regge perfettamente il peso del romanzo.
    Un libro con una prima parte di stampo dostoevskijano (la storia di Alejandra e Martìn mi ha richiamato alla memoria quella di Nastas’ja Filippovna e del principe Myškin) e una seconda quasi kafkiana, con riferimenti anche a Platone (penso alla Caverna), che per certi aspetti mi ha fatto pensare a Gombrowicz e che deve aver influenzato non poco anche autori contemporanei come Cărtărescu.
    Sopra eroi e tombe è un romanzo che partendo dalla storia di un amore contrastato si apre in mille direzioni diverse: c’è l’aspirazione all’Assoluto di Martìn, il ragazzo che coltiva la folle idea di arrivare attraverso Alessandra alla Bellezza più pura e c’è anche la rappresentazione della medesima aspirazione declinata alla maniera di Fernando, che trasformerà la sua indagine in un’ossessione, finendone travolto. E c’è l’abisso, il mare profondo che separa le nostre vite e ci rende simili a isole (abitanti solitari di due isole vicine, ma separate da insondabili abissi). Anche quando i personaggi di Sopra eroi e tombe provano a instaurare rapporti interpersonali, questi non riescono quasi mai ad essere equilibrati: Martìn/Alejandra, Fernando/Georgina, Fernando/Bruno… c’è sempre una situazione di dipendenza, di squilibrio che condiziona la relazione. Ognuno di noi è solo, ha bisogno dell’altro, lo cerca, può riuscire anche a stabilire con lui una forma di contatto, ma si tratterà solo di un legame equivoco e limitato nel tempo, perché in realtà non riusciamo mai ad aprirci completamente e rimaniamo chiusi dentro la nostra torre con i nostri ricordi. E d’altra parte come sarebbe possibile mostrarci per quello che siamo se neppure noi conosciamo la nostra vera identità (come ricordava Bruno, «persona» vuol dire maschera e ognuno ha molte maschere: quella di padre, quella di professore, quella di amante. Ma qual era la vera? E ce n’era realmente una vera? In alcuni momenti pensava che l’Alejandra che ora vedeva lì che rideva alle battute di Quique, non era, non poteva essere la stessa che conosceva lui e, soprattutto, non poteva essere la più intima, meravigliosa e terribile Alejandra che lui amava. Ma spesso (e col passare delle settimane se ne convinse sempre di più) tendeva a pensare, come Bruno, che tutte le maschere erano vere e che anche quel viso-boutique era autentico e in qualche modo esprimeva una delle anime di Alejandra)?
    Il dramma dell’uomo (moderno): siamo isole che non possono fare a meno di cercare di gettare ponti verso l’altro, nonostante siamo consapevoli che i nostri tentativi sono destinati a fallire. Forse è proprio l’abisso quello che ci attrae (mi affascinava – dice Martìn a proposito di Alejandra – come un abisso tenebroso), un’attrazione che nasce “dentro” e che non si può spiegare, che è frutto più della necessità, di un bisogno, piuttosto che dell’amore (penso che farei bene a non rivederti mai più. Ma ti rivedrò perché ho bisogno di te. – dice Alejandra a Martìn). La contraddizione dunque è parte della nostra natura, perché siamo spirito ma anche carne, e lo spirito per salvare se stesso dovrebbe stare solo, ma ha bisogno, si esprime attraverso la carne. Contraddizione che Sabato esprime molto bene anche attraverso le parole di Bruno quando dice che “la pura verità non si può dire quasi mai quando si tratta di esseri umani, perché provoca solo dolore, tristezza e distruzione. Credo che la verità vada benissimo in matematica, in chimica, in filosofia. Non nella vita. Nella vita è più importante l’illusione, l’immaginazione, il desiderio, la speranza. Inoltre, sappiamo forse che cos’è la verità? Se io le dico che quel pezzo di finestra è azzurro, dico una verità. Ma è una verità parziale, quindi una specie di bugia. Perché quel pezzo di finestra non è solo, è in una casa, in una città, in un paesaggio. È circondato dal grigio di questo muro di cemento, dall’azzurro chiaro di questo cielo, da quelle nuvole allungate, da infinite altre cose. E se non dico tutto, assolutamente tutto, sto mentendo. Ma dire tutto è impossibile, anche in questo caso della finestra, di un semplice pezzo di realtà fisica, della semplice realtà fisica. La realtà ha infinite sfumature, e se dimentico una sola sfumatura, mento. Allora puoi immaginare com’è la realtà degli esseri umani, con le loro complicazioni e tortuosità e contraddizioni. Che cambia, infatti, ad ogni istante che passa, e ciò che eravamo un momento fa non lo siamo piú. Siamo, forse, sempre la stessa persona? Abbiamo, forse, sempre gli stessi sentimenti? Si può voler bene a qualcuno e improvvisamente disprezzarlo e perfino detestarlo. E se quando lo disprezziamo commettiamo l’errore di dirglielo, quella è una verità, ma una verità molto parziale, che non sarà piú verità fra un’ora o il giorno dopo o in altre circostanze. E invece la persona alla quale la diciamo penserà che quella sia la verità, la verità per sempre e da sempre. E sprofonderà nella disperazione.
    Romanzo duro quindi, apparentemente senza speranza, se non fosse per il finale, con l’apparizione (quasi da deus ex machina) di Hortensia, la donna che forse riuscirà a salvare Martìn dalla catastrofe mostrandogli come nonostante tutto nel mondo esista anche la bellezza. Una bellezza senza maiuscola, limitata alle piccole cose, ai piccoli gesti. Lontana da quel concetto di Assoluto a cui lui aveva dedicato la sua vita, ma magari sufficiente per tirare avanti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    All'inizio sembrava la solita storia d'amore tra il bravo ragazzo e la "figa secca" intervallata da riflessioni interessanti da parte di Bruno ( terzo "protagonista") , la storia tra Martin ed Alejan ...continua

    All'inizio sembrava la solita storia d'amore tra il bravo ragazzo e la "figa secca" intervallata da riflessioni interessanti da parte di Bruno ( terzo "protagonista") , la storia tra Martin ed Alejandra mi annoiava , invece mi hanno interessata le parti "storiche" , le riflessioni di Bruno, e certi episodi accaduti a Martin ( come quando è andato a parlare con Molinari, trovarsi davanti ad una negazione ad un rifiuto ed in più essere usato come cassa di risonanza per riflessioni idiote ... situazione umiliante e irritante contemporaneamente il non aver la prontezza di spirito di mandare a cagare (e poi andarsene) uno che deliberatamente e senza dispiacere ti nega aiuto e in più però appunto vuole che tu stia lì a far conversazione e assentire su argomentazioni che sono critiche su te ....) , sarà che una volta mi capitò la stessa cosa....
    Poi arriva il "Rapporto sui ciechi" e li capisci che Alejandra aveva i suoi bei problemi ... avere un padre totalmente mentecatto e avere gli stessi sintomi della sua malattia non dev'essere il massimo, ma però anche lei subisce il fascino del padre ( tanto che mi par proprio che anche se non esplicitato abbia avuto anche rapporti sessuali con Fernando ... infatti Martin la vede entrare in "quella casa" la stessa notte che Fernando dopo l'avventura nell'altro mondo ha rapporti sessuali con una donna......in quella stessa casa...)..
    Fernando ... un demente totale, pure pericoloso , per gli animali ( stronzo son contenta tu sia bruciato vivo!) e per le persone ( non scherziamo coincidenza un cavolo , è stato lui a far esplodere quel bunsen e far diventare cieco quel poveretto !) il rapporto sui ciechi è il delirio di uno squilibrato, non trovo nemmeno una perla di saggezza nella sua follia, Fernando è un demente come suo cugino anche se di tipo che si mimetizza......Però sia chiaro mi è piaciuto tutto il "Rapporto" una lettura che mi ha coinvolta, la curiosità di sapere , di seguirlo nei suoi deliri ... c'era eccome !
    Poi ultima parte Bruno , Fernando & Co. visti da lui ... ( di nuovo riflessioni stimolanti ) ... , spiegazione più ampia del ritiro del combattente utopico e valoroso ( bellissima parte) , Martin e L'Argentina ....
    Sopra tutto quella parte di mondo ... se avessi saputo non dico di più perché non ne so mezza, se avessi saputo la storia dell'Argentina mi sarei goduta meglio il romanzo che mi pare sia fatto proprio per chi appartiene a quella terra e alla sua storia appunto, comunque anche così ti rimanda certe atmosfere certi caratteri davvero stimolanti/ interessanti/ famigliari .....
    Son contenta d'averlo letto ! :-)

    Oggetto libro :
    Ottimo, il mio ideale, rilegato filo- rete , ottima carta, ottimo tutto, pagine e copertina morbide, si tiene in mano e si legge da dio :-) ,Veramente un buon prodotto!

    ha scritto il 

  • 4

    "Bruno dice sempre che purtroppo la vita la facciamo solo in brutta copia. Se uno scrittore fa una pagina imperfetta può buttarla nel cestino. La vita, no, quello che si è vissuto non c’è modo di ria ...continua

    "Bruno dice sempre che purtroppo la vita la facciamo solo in brutta copia. Se uno scrittore fa una pagina imperfetta può buttarla nel cestino. La vita, no, quello che si è vissuto non c’è modo di riaggiustarlo, di pulirlo, di buttarlo via."

    ha scritto il 

  • 5

    capolavoro

    Cosa si può dire di Sopra eroi e tombe...posso solo dispiacermi di non averlo letto prima. E' una di quelle magnifiche creazioni che vorresti non finissero mai e che, terminata l'ultima pagina, inseri ...continua

    Cosa si può dire di Sopra eroi e tombe...posso solo dispiacermi di non averlo letto prima. E' una di quelle magnifiche creazioni che vorresti non finissero mai e che, terminata l'ultima pagina, inserisci nell'elenco dei libri da rileggere. E' un viaggio tormentato nell'abisso più oscuro della realtà: "E così, a poco a poco, con forza paradossale, simile a quella che in un incubo ci fa muovere incontro all'orrore, andai penetrando nei proibiti territori in cui comincia a regnare l'oscurità metafisica"; è un viaggio struggente e poetico fra i tanti immigrati che hanno fatto l'Argentina: "...e i vecchi emigranti sognando anche loro un'altra realtà, una realtà fantastica e remota, come il vecchio D'Arcangelo, che guardava verso quella terra ormai irraggiungibile e mormorava, Addio patre e matre addio sorelli e fratelli. Parole che qualche poeta aveva mormorato nel momento in cui la nave si allontanava dalle coste di Reggio o di Paola..." lo stesso Sabato d'altronde è figlio di emigranti calabresi; è un viaggio dentro il cuore di Buenos Aires: "La più grande città spagnola del mondo. La più grande città italiana del mondo. E così via. Più pizzerie che a Napoli e Roma messe insieme. Dio mio! Cosa significa essere argentino? Oh, Babilonia"; è un viaggio nella vita: "Credo che la verità vada benissimo in matematica, in chimica, in filosofia. Non nella vita. Nella vita è più importante l'illusione, l'immaginazione, il desiderio, la speranza". E' tutto questo e tanto altro ancora, è un libro indispensabile, da leggere, assaporare e assorbire.

    ha scritto il 

  • 5

    ad un terzo del libro, senza fiato, decido che ricomincio da capo. Intensità e potere d'analisi direi denudanti
    In queste pagine fitte, senza interlinee che alleggeriscano il pensiero, si ha la sensaz ...continua

    ad un terzo del libro, senza fiato, decido che ricomincio da capo. Intensità e potere d'analisi direi denudanti
    In queste pagine fitte, senza interlinee che alleggeriscano il pensiero, si ha la sensazione che Sabato abbia inserito con ordine e consapevolezza e con la volontà e quasi necessità di condividere comunicando, tutto ciò che aveva da dire, ciò che ha pensato in una vita. Sabato è vissuto cent’anni - 1911-2011 - e "Sopra eroi e tombe" è stato pubblicato nel 1961, giusto nel mezzo del cammino della sua vita.
    Si trovano splendide riflessioni sui più svariati argomenti che riguardano l’animo umano e tributi diretti di stima a grandi analisti di interni quali Proust, Dostoevskij, Faulkner, Borges. La narrazione non trascura però fatti e accadimenti. C’è la storia completa dell’Argentina, il desiderio di indipendenza, le guerre civili, l’anarchia e il comunismo, la repressione dittatoriale, la fame, la povertà, il significato che può assumere il concetto di patria in un paese così commisto. Poi la storia di amore totale e acerbo di Martìn, le stranezze, le manie, la realtà alternativa e proibita di Fernando e Alejandra, il viaggio onirico, il passato eroico, il presente scialbo, e poi il dramma, la sensazione di pace e amarezza.
    Lettura impegnativa e appassionante, un viaggio nelle pieghe dell’animo e nella storia di un popolo.

    ha scritto il 

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