Sopravvissuto

The Martian

Di

Editore: Newton Compton (Gli insuperabili 213)

3.7
(52)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 885419056X | Isbn-13: 9788854190566 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Genere: Fantascienza & Fantasy

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  • 4

    Un libro letto per caso, senza neanche aver letto la trama o essermi informato sull'autore, ho seguito l'istinto e questa volta ho fatto bene. Una lettura piacevole che mi ha coinvolto da subito, una ...continua

    Un libro letto per caso, senza neanche aver letto la trama o essermi informato sull'autore, ho seguito l'istinto e questa volta ho fatto bene. Una lettura piacevole che mi ha coinvolto da subito, una storia che mi ha incollato al libro, un protagonista per cui si parteggia immediatamente senza stare a ragionare sul perchè, c'è una speranza e si persegue con tutte le forze. Consiglio di leggerlo anche a chi, come me, è scettico quando un libro è dedicato alla fantascienza.

    ha scritto il 

  • 3

    MacGyver su Marte

    Quanti di voi ricordano MacGyver? Una famosa serie televisiva americana che spopolava durante i mitici anni 80 con protagonista un giovanotto dal fisico atletico, agente governativo e spesso impegnato ...continua

    Quanti di voi ricordano MacGyver? Una famosa serie televisiva americana che spopolava durante i mitici anni 80 con protagonista un giovanotto dal fisico atletico, agente governativo e spesso impegnato in missioni ai limiti dell'impossibile contro truffatori e pazzi criminali.

    Ed Angus MacGyver si distingueva dagli altri paladini della giustizia per il suo assoluto rifiuto verso qualsiasi forma di violenza, incluse le armi da fuoco; l'unica arma di cui disponeva era l'ingegno, arguto ed affilato come una lama (o meglio come il coltellino svizzero che portava sempre con sè), in grado di tirarlo fuori da qualsiasi situazione ostile sfruttando a proprio favore tutto ciò che l'ambiente esterno gli metteva a disposizione.

    Vi chiederete forse cosa c'entri MacGyver col "Sopravvissuto" di Andy Weir. Presto detto: quando Mark Watney durante una missione esplorativa su Marte rimane colpito da un'antenna di trasmissione volata via dal suo sostegno a causa di un'improvvisa tempesta di sabbia, perdendo di vista i suoi compagni di missione, si ritrova solo sul pianeta rosso mentre il resto del gruppo, credendolo morto, inizia il viaggio di ritorno verso la Terra.

    Non vi nascondo che il solo pensiero di immedesimarmi in una situazione simile mi mette i brividi: provate ad immaginare cosa significhi prendere coscienza di essere l'unico uomo vivente su un pianeta immenso e sconosciuto come Marte, senza alcuna possibilità di comunicazione verso la Terra a causa dei danni provocati dalla tempesta e con speranze praticamente nulle di sopravvivere sino alla prossima missione verso Marte che la NASA avrebbe organizzato.

    Anche per un astronauta esperto ed addestrato come Mark non è stato semplice resistere alla tentazione di disattivare i sistemi di emergenza della tuta spaziale ed avvicinarsi il più rapidamente possibile al suo inevitabile destino di morte sul pianeta rosso.

    E' qui però che entra in gioco il MacGyver che è in Mark: accantonati timori e paure, Mark darà sfoggio a tutto il suo ingegno ed inventiva per impiegare le poche risorse recuperate all'interno dello Hab (base artificiale) al fine di ripristinare il corretto funzionamento di tutti i sistemi vitali (ossigenatori, camere di equilibrio, depuratori, ecc.), riuscendo anche a creare un piccolo orto artificiale con annessa coltivazione di patate marziane, sino a pianificare una personale missione di salvataggio, estremamente pericolosa ma l'unica possibile.

    Solo fantascienza? Non del tutto: Mark è un ingegnere meccanico con la passione della botanica, quindi ogni sua 'invenzione' viene descritta con dovizia di particolari, forse un pò ostici per chi ha poca familiarità con reazioni chimiche o circuiti elettrici ed effetti gravitazionali, ma ogni 'magia' che Mark tira fuori dal cappello viene sempre svelata tramite una dettagliata spiegazione scientifica.

    Ovviamente fisica e chimica non sono gli unici ingredienti di questo romanzo; per quanto abbondanti, l'autore riesce ad amalgamarli con una buona dose di adrenalina in puro stile americano, della serie "Houston! Abbiamo un problema!", onde evitare che il lettore possa assopirsi prima del finale 'galvanizzante'.

    Un romanzo d'avventura che certo non deluderà gli amanti del genere; inevitabile la trasposizione cinematografica considerato il successo di film 'gemelli' dal plot interplanetario, come Apollo 13 o Mission to Mars solo per citarne alcuni.

    Non manca nemmeno nel finale il tipico messaggio hollywoodiano pregno di buonismo ed ottimismo che, stavolta, sento di condividere pensando alla straordinaria partecipazione umanitaria durante le recenti tragedie che hanno colpito l'Italia (che sembrano quasi presagite, lo scontro tra treni in Puglia e terremoto ad Amatrice):

    "Ogni essere umano possiede l'istinto innato di aiutare il suo prossimo. Certe volte può non sembrare che sia così, ma è vero. Se un'escursionista si perde in montagna, ci sono altre persone che coordinano una spedizione di ricerca. Se un treno deraglia, c'è gente che si mette in fila per donare il sangue. Se un terremoto rade al suolo una città, c'è gente che da tutto il mondo invia rifornimenti. Tutto questo è così fondamentalmente umano che si riscontra senza eccezioni in tutte le culture. Sì, ci sono le teste di cazzo a cui non frega niente, ma sono una minuscola minoranza in confronto a tutti quelli a cui frega moltissimo. E per questo motivo io ho avuto dalla mia parte miliardi di persone".

    ha scritto il 

  • 4

    Bene, cominciamo...
    tenterò di essere breve, ma non prometto niente. E tenterò di non spoilerare, anche se qualche cosa viene per forza fuori.
    Prima di iniziare il libro (mi sono fatta scappare il fil ...continua

    Bene, cominciamo...
    tenterò di essere breve, ma non prometto niente. E tenterò di non spoilerare, anche se qualche cosa viene per forza fuori.
    Prima di iniziare il libro (mi sono fatta scappare il film), ho buttato un occhio alle recensioni altrui.
    Ovviamente ce n'erano di ogni tipo, da mezza stellina a cinque entusiasticissime, ma tutte si barcamenavano tra: "Ohhh, così tanto scientifico e tecnico" e: "Bah, assurdo e privo di fondamento!"
    Ma spiegare perché, per esempio?
    Quindi, ci provo io, almeno per i pezzi che più saltano all'occhio.
    1) Apro il libro e rimango malissimo.
    Si, perché cominciamo con un'assurdità. Il vento, su Marte, raramente supera i 70Km/h, ma volendo anche considerare un vento a 175Km/h...raga, quella scena è IMPOSSIBILE! Marte ha perso il 99% della sua atmosfera un tot di milioni di anni fa, ed un vento di quell'intensità, beh...potrebbe al massimo darvi una spintarella, buttarvi addosso un sacco di polvere marziana, che quella pullula, e magari darvi fastidio a camminargli contro. Non potrebbe ASSOLUTAMENTE fare l'incredibile casino che fa quella tempesta!
    Quindi, come dire...superate quel pezzo, e "fate finta", altrimenti dovete buttare via il libro. Io ci sono rimasta malissimo e mi sono portata dietro l'amaro per tutto il tempo.
    2) Il pover'uomo si trova a dover creare Ossigeno e acqua. Beh, hai un sacchissimo di CO2, disfala e otterrai tutto l'Ossigeno che vuoi, penso. E fin lì, ci arriva anche lui.
    Poi deve fare l'acqua...ed è lontano dai poli. Ma...non c'è ghiaccio sotto la superficie? No, perché lui, soprannominato Mr. UCAF (ufficio complicazioni affari semplici) la estrae dall'idrazina, rischiando di far esplodere la base.
    Contento lui...sono anche andata a controllare sui siti appositi: confermo, c'è uno strato di permafrost a non grande profondità sotto lo strato sabbioso. Ammetto che non sia una grandissima quantità e (forse) potrebbe non aver avuto la strumentazione adatta all'estrazione, ma mi pare strano, dovendo la missione raccogliere campionature e carotaggi. Non essendoci una grande abbondanza di alberi, da quelle parti, presumo i carotaggi siano di terreno, ergo...
    3) Il protagonista cita spesso la ridotta gravità marziana, però pare fare molta più fatica del dovuto in parecchi casi, riuscendo poi a sollevare roba molto grossa e pesante con facilità (forse) perfino eccessiva. Dubbi.
    4) Ho parecchie perplessità sul...bagno. No, non sul farsi il bagno, ma sull'idea della NASA, almeno nel libro, su quelle necessità fisiologiche degli animali, almeno terrestri. Lui deve conservare e compostare il proprio materiale per le coltivazioni, e va benissimo, ma perché in situazioni normali la spedizione avrebbe dovuto imbustare e conservare il tutto disidratato? Lui dà una spiegazione, ma a me è sfuggito il senso logico. E dubito verrebbe fatto così, in situazioni normali. Cioè, ma sedondo quale logica dovrebbero fare uno studio escatologico sui propri escrementi? O_O
    5) Mi salta in mente, soprattutto perché nelle ultime pagine, la trasformazione del MAV in funzione del decollo. Raga, va bene, l'atmosfera marziana è molto rarefatta, ma...TOGLIERE GLI OBLO'??? Decollare con un telone a chiudere l'abitacolo? Beh, secondo alcuni ingegneri aerospaziali...sarebbe improbabile, avventato, ma possibile. Dicono.
    Io continuo ad avere dei dubbi, ma probabilmente sono condizionata da decenni di navette americane, russe, cinesi ed europee tutte linde, lisce e compatte a guastarmi l'obiettività della faccenda.
    6) Più lettori hanno duramente criticato il carattere giocherellone ed inguaribilmente ottimista di Mark Watney, sostenendo che non è possibile che uno la prenda così bene, con leggerezza, in situazioni tanto drammatiche.
    Beh, vi svelo un segreto: Mark Watney è un astronauta.
    Cioè, uno che, già in partenza, è per forza un po' suonatello di suo, poi con una preparazione fisica, psicologica e tecnica che i lettori non si sognano nemmeno.
    Quando ero piccola era uscito un libro riguardo il gradino appena inferiore agli astronauti, cioè i piloti di caccia. Si intitolava "La Stoffa Giusta". Non so se si trovi ancora, ma un'occhiatina io la darei, vi si aprirebbe un mondo.
    Figuriamoci se si può mandare nello spazio qualcuno che, al primo problema, si butta a frignare e cade in depressione! Quelli che partono sono di un'altra pasta e punto, non potete dirmi che voi non vi comportereste così e che una persona normale non si comporterebbe così. Una persona "normale" non sarebbe là. Amen.
    Poi lui ha la sua reazione agli eventi che è giocherellona, la prende sull'ironico sapendo sempre perfettamente che potrà smettere di esistere da un momento all'altro.
    Quindi, prego, zittite le critiche al carattere del pasticcione Mark e pregate, se doveste trovarvi in situazioni estreme, di avere uno così a coprirvi le spalle.
    Con tutti questi errori e dubbi, il libro è appassionante, soprattutto verso il finale, quando (anche se ho sbirciato l'ultima pagina, lo ammetto) non sai come e se riuscirà a cavarsela.
    Non è scritto benissimo, altra critica.
    Ma perché, uno che è da solo su un pianeta, incasinato fino al midollo, che deve riuscire a portare a casa la pelle, secondo voi scriverebbe come Shakespeare? E' un diario di bordo di uno che tenta, anche in quel modo, di farsi compagnia e tirarsi un po' su di morale. Non sarebbe credibile scritto in altro modo.
    Le parti non in forma di diario, invece, sono scritte né più, né meno come la maggior parte dei romanzi odierni, anzi, giuro che c'è di peggio.
    E' bello, cavoli, avrà pure fatto dei casini, non mi riesce proprio di perdonargli quella faccenda della tempesta iniziale, ad Andy Weir, ma tira fuori una gran bella storia lo stesso.
    E sulle cavolate...beh, "facciamo finta" e andiamo avanti.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro ha anche delle qualità, e in alcuni passaggi è anche divertente soprattutto grazie all'ironia del protagonista al quale è impossibile non affezionarsi. Tuttavia per me ci sono decisamente tro ...continua

    Il libro ha anche delle qualità, e in alcuni passaggi è anche divertente soprattutto grazie all'ironia del protagonista al quale è impossibile non affezionarsi. Tuttavia per me ci sono decisamente troppe, noiosissime e davvero poco comprensibili descrizioni tecniche delle delicate operazioni chimiche, fisiche, botaniche, informatiche ecc. che the martian deve affrontare per riuscire a sopravvivere

    ha scritto il 

  • 5

    Vi mancherà Mark e la sua autoironia!

    Pensavo di aver sbagliato a scegliere questo libro come compagno di ombrellone in vacanza e, invece, è stata una piacevolissima sorpresa! La storia è scorrevole e intrigante, Mark è un personaggio sim ...continua

    Pensavo di aver sbagliato a scegliere questo libro come compagno di ombrellone in vacanza e, invece, è stata una piacevolissima sorpresa! La storia è scorrevole e intrigante, Mark è un personaggio simpatico, auto ironico e ingegnoso, tutto è ben inserito in un contesto che io reputo non facile, quello della scienza e della tecnologia, due materie molto difficili che però l'autore riesce a rendere comprensibili anche ai più profani (come me!). La triste vicenda di Mark rivela il meglio di tutti, e questa è la cosa che più rende avvincente il romanzo. E' uno di quei libri che non si scorda facilmente, di cui si sente la mancanza una volta terminato.

    ha scritto il 

  • 3

    Un personaggio decisamente allegro, rende la narrazione piacevole e si tende ad affezionarsi parecchio a lui. La storia incalzante, e avvincente.. un crescendo continuo. Bellissime le reazioni ironich ...continua

    Un personaggio decisamente allegro, rende la narrazione piacevole e si tende ad affezionarsi parecchio a lui. La storia incalzante, e avvincente.. un crescendo continuo. Bellissime le reazioni ironiche del protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo "post-contemporaneo" in cui la fantascienza si fa poco "fanta" e molto "scienza", nel senso che l'Autore è preparatissimo sullo stato dell'arte delle missioni spaziali e delinea con esattezza ...continua

    Romanzo "post-contemporaneo" in cui la fantascienza si fa poco "fanta" e molto "scienza", nel senso che l'Autore è preparatissimo sullo stato dell'arte delle missioni spaziali e delinea con esattezza le condizioni e le specificità in cui in un futuro chissà quanto prossimo l'uomo potrebbe trovarsi ad avere a che fare con le esplorazioni di Marte. Delineato il contesto, Weir accende i sogni con un'avventura avvincente che contamina il lettore, ammaliato dalla simpatica intraprendenza del protagonista, un Robinson Crusoe 2.0 vagamente nerd e molto hi-tech che cerca di salvarsi grazie alle proprie conoscenze.

    ha scritto il