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Sorella, mio unico amore

La storia segreta di Skyler Rampike

Di

Editore: Mondolibri su licenza Mondadori

3.9
(506)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 667 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    La Oates continua la sua spietata e accurata indagine nelle pieghe oscura della famiglia americana.


    Libro faticoso, in particolare per uno stile di scrittura soggettiva, molto discontinuo. Ma che è uno degli elementi di valore, rendendo bene lo stato d'animo, il percorso del protagonista.< ...continua

    La Oates continua la sua spietata e accurata indagine nelle pieghe oscura della famiglia americana.

    Libro faticoso, in particolare per uno stile di scrittura soggettiva, molto discontinuo. Ma che è uno degli elementi di valore, rendendo bene lo stato d'animo, il percorso del protagonista.

    Prende spunto da uno storia reale, un omicidio mai risolto, ma che serve solo da canovaccio, da sfondo.

    ha scritto il 

  • 1

    Tema potenzialmente interessante:famiglia (molto) disfunzionale americana,ansia del successo,bambini già considerati adulti a quattro anni e poi un assassinio che richiama una storia vera.
    Peccato che la Oates abbia deciso di trattarlo nelle forme del romanzo postmoderno (peraltro mi sembra ...continua

    Tema potenzialmente interessante:famiglia (molto) disfunzionale americana,ansia del successo,bambini già considerati adulti a quattro anni e poi un assassinio che richiama una storia vera.
    Peccato che la Oates abbia deciso di trattarlo nelle forme del romanzo postmoderno (peraltro mi sembra anche fuori tempo) con tutte quelle note (prolisse) a pié di pagina,quegli ammiccamenti tra autore e lettore (che - sarò limitato - finisco sempre per non capire),insomma un mattone insopportabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Una famiglia da copertina

    La Oates partendo da un fatto di cronaca (reale), costruisce una storia che scandaglia "una famiglia da rotocalco" dell'alta borghesia americana.
    I componenti di questo bel gruppetto sono:
    - la madre che ha tre scopi: conoscere le persone della sua città che contano ed essere introdot ...continua

    La Oates partendo da un fatto di cronaca (reale), costruisce una storia che scandaglia "una famiglia da rotocalco" dell'alta borghesia americana.
    I componenti di questo bel gruppetto sono:
    - la madre che ha tre scopi: conoscere le persone della sua città che contano ed essere introdotta nei loro salotti, far sì che i figli riescano esattamente in ciò in cui lei ha fallito, essere al centro dell'attenzione. Ora non ho fatto cenno al benessere della propria prole. Infatti non c'è tempo per essere anche una mamma che ascolta i propri figli, implicherebbe il sacrificio di qualcos'altro;
    -il padre: un maschio alfa (come lo definisce la Oates), in carriera, donnaiolo, affascinante (per chi ama il genere), il classico superuomo che non può sopportare l'idea di avere un figlio deboluccio e non portato per lo sport e il destino ovviamente questo gli propone. Sesso, fama e potere sono i suoi pilastri;
    - il figlio: colui che narra l'intera vicenda ed è trascinato nel turbine della disgrazia che tocca la sua famiglia quando ha nove anni, trascorre i primi vent'anni da medici, psichiatri, psicologi, neurologi ottenendo un elenco di diagnosi di patologie psichiche infinito e un elenco di farmaci da assumere altrettanto numeroso;
    - la figlia: quella che viene deliberatamente rappresentata in modo stucchevole sulla copertina rosa confetto del libro, che non vorrebbe fare la bambola sexy a soli sei anni, ma si trova costretta a farla. Anche per lei non c'è tempo per essere ascoltata. E' vittima anche in senso fisico perché la storia si dipana dal suo omicidio.

    A me nel complesso è piaciuto molto, sicuramente la Oates ha dato più risalto ad alcuni elementi della società rispetto ad altri, per congruenza rispetto ai temi trattati, ma ritengo sia verosimile.
    Anche il continuo rimando alle cure farmaceutiche nuove e senza effetti collaterali, è una chiara critica alla superficialità nell'suo-abuso dei medicinali e se pensiamo che in Italia il Lexotan (ansiolitico) fino a poco tempo fa era fra i 10 farmaci più venduti forse questo problemino ci tocca da vicino.
    Infine la conclusione non è banale e dà un soffio di speranza e di ossigeno, che, per i temi trattati, è mancato in tutto il libro!

    ha scritto il 

  • 3

    'Possa avere per dono la bellezza, ma non una bellezza che renda folle un occhio sconosciuto'

    Dopo quelli di Carrere e Capote, sono finito in un altro fattaccio di cronaca. Questa volta però, l'autrice ne ha preso spunto e poi ha scelto di divagare a proprio piacimento.
    Divagare sta per scrivere del fatto saliente dopo un paio di pagine e contestualizzarlo solo trecento pagine più t ...continua

    Dopo quelli di Carrere e Capote, sono finito in un altro fattaccio di cronaca. Questa volta però, l'autrice ne ha preso spunto e poi ha scelto di divagare a proprio piacimento.
    Divagare sta per scrivere del fatto saliente dopo un paio di pagine e contestualizzarlo solo trecento pagine più tardi.
    Divagare sta per creare un'imponente reticolo di strade e poi non adottare una segnaletica adeguata che distingua quelle a statali da quelle a fondo chiuso.
    Divagare sta per abbaiare con un furore simile al panetto d'hashish e al panino alla mortadella, nascosti in due armadietti distinti.
    Appurato che JCO divaga, è giusto specificare che lo fa meglio di altri.
    A differenza de “L'avversario” e di “A sangue freddo”, che avevano un punto vista esterno, JCO affida la narrazione ad uno dei personaggi, un diciannovenne con seri problemi psichici.
    A me era piaciuto molto “Una famiglia americana” ambientato fra la fine degli anni '70 e i primi anni '80. Quella di “Sorella mio unico amore” è un'altra famiglia americana fotografata dieci anni più tardi, un attimo prima del boom di Internet e dei telefoni cellulari. Un'altra famiglia infettata dal morbo del successo, della gloria, del riconoscimento sociale. I genitori caricano i figli aspettative abnormi, arrivano ad usarli come gradini.
    Incontro di gioco
    Appuntamento organizzato da adulti in cui bambini piccoli vengono accompagnati, di solito a casa di uno di loro, per “giocare” insieme. Tratto caratteristico della vita americana contemporanea di provincia delle classi alte, in cui i “vicini” non esistono più, e i bambini non frequentano più come un tempo le case degli “amichetti del loro quartiere”, non giocano più nei giardini sul retro delle abitazioni. In mancanza di marciapiedi nelle nuove zone residenziali private, bambini non possono “andare a piedi” a casa dei compagni per giocare, devono essere accompagnati dagli adulti, di solito dalle madri. Un “incontro di gioco” non avviene mai per iniziativa dei partecipanti (cioè dai bambini) ma delle loro madri.
    La madre di Bliss e Skyler Rampike aveva fatto un organigramma delle famiglie più in vista della zona, contava di conquistarle introducendo a casa loro i propri figli. La madre di Bliss dopo aver scoperto il talento da pattinatrice della figlia, la imbottiva di ormoni e farmaci per migliorarne la prestanza fisica. Il padre dei bambini aveva un lavoro prestigioso che lo teneva lontano da casa consentendogli una vita parallela. Tutto il libro è impregnato di tristezza, di sofferenza emotiva, non ricordo una sola scena che mi abbia strappato un sorriso.
    JCO ha ricostruito una famiglia (e una lunga serie di personaggi accessori) partendo da un delitto irrisolto. Può darsi che abbia fatto di più di quanto non abbiano fatto Carrere e Capote che hanno seguito fedelmente le orme della realtà, a mio avviso però, non ha conseguito un risultato migliore.
    Nel link sottostante c'è il fatto di cronaca da cui questo romanzo ha preso vita
    http://it.wikipedia.org/wiki/JonBen%C3%A9t_Ramsey

    E-book N°40
    Sorella, mio unico amore (Joyce Carol Oates)
    Gennaio 2014

    ha scritto il 

  • 3

    Si poteva certamente fare di meglio.
    L'idea di fondo è buona, ma l'impressione generale è che somigli troppo a quei personaggi di cui tanto male scrive l'autore-protagonista.
    Peccato..

    ha scritto il 

  • 3

    Idea sicuramente originale, ma uno stile che fa negativamente impazzire e storia che avrebbe reso meglio con un 100/200 pagine in meno. La prima parte, troppo ripetitiva per i miei gusti, non mi ha entusiasmata e nemmeno quella finale, è più stimolante soltanto la seconda.

    ha scritto il