Sorgo rosso

Di

Editore: CDE

4.0
(917)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 452 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Francese , Chi semplificata

Isbn-10: A000072335 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rosa Lombardi

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Tutti contro tutti

    Giapponesi vs cinesi;
    cinesi comunisti vs cinesi del Kuomintang;
    milizie locali vs giapponesi, comunisti e collaborazionisti;
    briganti vs giapponesi;
    cani vs tutti - una mattanza.

    L'epica moderna di u ...continua

    Giapponesi vs cinesi;
    cinesi comunisti vs cinesi del Kuomintang;
    milizie locali vs giapponesi, comunisti e collaborazionisti;
    briganti vs giapponesi;
    cani vs tutti - una mattanza.

    L'epica moderna di una certa Cina a me sconosciuta; una scrittura che associa l'amplesso al 'bruciare delle fiamme dorate' e che, fra poetici tramonti e idilliache suggestioni bucoliche, mi ha fatto digerire pure i cani bolliti.
    Merito della delicatezza tutta orientale di Yan Mo.
    Una storia forte, una narrazione dai ritmi perfetti; un romanzo-mondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Perde...

    ... una stella perché sono un occidentale ed il mio portato, al di là di tutti gli sforzi ecumenici, è diverso
    da quello asiatico ed a volte mi restano incomprensibili certe iperboliche stravaganze d ...continua

    ... una stella perché sono un occidentale ed il mio portato, al di là di tutti gli sforzi ecumenici, è diverso
    da quello asiatico ed a volte mi restano incomprensibili certe iperboliche stravaganze di rituali e cerimoniali cinesi che definire primitivi a nemmeno cento anni dai fatti, appare riduttivo.
    La seconda la perde per un orrore inizialmente funzionale alla storia ma che diventa man mano un inutile e macabro orpello alla stessa fino alla superficialità ed alla ripetitività di sangue, merda, piscio, crani sbrindellati e così via.
    Al netto di queste mie personali fisime resta una racconto orgoglioso di storia, guerra e famiglia. Il racconto di un popolo e della sua terra, della sua natura violenta e violata ma che restituisce sempre tutto quello che può ed a volte anche di più . Poi, e si nota appena tra le righe nei capitoli conclusivi, arriva la nostra assurda modernità e con essa malinconia e nostalgia per un mondo che non c'è più e che mai tornerà ad essere come prima... Anche il sorgo verrà modificato, oggi è più resistente ai parassiti ma il suo fusto e' tozzo e basso ed i suoi colori non sono vividi e non parla più col fiume ed i tramonti dello Shandong.
    E questo purtroppo si'. Questo è ecumenico.

    ha scritto il 

  • 4

    Sorgo rosso
    Di Mo Yan
    Un libro che parla di famiglia. Una famiglia di cui si vogliono scoprire le storie per ritrovare le proprie radici, una storia di resistenza e di tradizione di devastazione e gue ...continua

    Sorgo rosso
    Di Mo Yan
    Un libro che parla di famiglia. Una famiglia di cui si vogliono scoprire le storie per ritrovare le proprie radici, una storia di resistenza e di tradizione di devastazione e guerra. Uno scorcio su un periodo del novecento magari poco conosciuto all’ Occidente.
    Questo libro ha saputo darmi molte cose tra cui la possibilità di riflettere su molte cose perché è vero che la guerra non ha colore ma il modo di viverla cambia da paese a paese. Questa terra di colore rosso sia di sangue che di sorgo questo continuo ripetere queste parole sangue e sorgo in tutte le declinazioni e metafore possibili come se gli occhi vedessero solo questo, la ripetizione continua delle parole nonno, padre, nonna e madre che si legano all’idea di famiglia fortemente radicata alle radici spezzate come i campi di sorgo. La terra come genitrice che soffre e che accoglie nel suo grembo tutti i figli vivi e non. La cattiveria umana sotto ogni aspetto ma tutta sulla terra che ama e soffre come gli uomini. La resistenza di quegli stessi uomini che a volte si confondono con la resistenza del sorgo, che dopo anni di brutture nonostante tutto sono ancora li. Questo è quello che si respira leggendo un libro del genere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il Sorgo Rosso

    Per tutto il tempo della lettura ho avuto nella mente l’immagine dei campi di sorgo. Questi vasti pezzi di terra tinti di rosso riscaldati dal sole, sotto un cielo azzurro attraversato da anatre; il r ...continua

    Per tutto il tempo della lettura ho avuto nella mente l’immagine dei campi di sorgo. Questi vasti pezzi di terra tinti di rosso riscaldati dal sole, sotto un cielo azzurro attraversato da anatre; il rumore dell’acqua che scorre.

    “C'era un silenzio assoluto a sud e a nord del fiume, l'ampia strada giaceva esanime nel folto del sorgo. Era così bello il grande ponte di pietra sul fiume. La distesa sconfinata del sorgo rosso vivo salutava timidamente il sole, ora più alto e luminoso. Le anatre mandavano i loro qua qua, cercando col becco piatto qualcosa nell'acqua bassa.”

    Mo Yan dedica questo romanzo agli “spiriti eroici e oltraggiati” che hanno combattuto negli anni del conflitto sino-giapponese. Come figlio di queste generazione, il narratore di Sorgo Rosso ci racconta la storia della sua famiglia mediante continui flashback e lievi anticipazioni, creando una perfetta sovrapposizione di diversi piani temporali.

    Sembra quasi che sia il sorgo, mosso dal vento, a riportare alla memoria questi ricordi: di come la nonna Dai Fenglian sia potuta potuto sfuggire al proprio destino grazie all’incontro con il suo futuro marito diventando “un’eroina della guerra di resistenza al Giappone, ma anche una pioniera della liberazione sessuale e un esempio di indipendenza femminile”.
    Dello zio Liu, condannato a morire scuoiato per mano del macellaio del villaggio.
    Del nonno Yu Zhan’ao e della sua ascesa da anonimo portatore a comandante delle rivolte contro gli invasori giapponesi; un uomo capace di ucciderne un altro senza rimpianto, ma sul cui volto talvolta appaiono delle lacrime che scaturiscono dal dolore e dalla colpa.
    Del padre Douguan, un ragazzo che ha dovuto lottare per farsi strada e crescere in un mondo devastato dalla guerra e dai massacri. Tenacemente attaccato alla vita, in molte occasioni è grazie alla sua forza e caparbietà che lui e il nonno Yu Zhan’ao riescono a continuare a sopravvivere.
    E infine della seconda nonna Lian’er.

    In questo periodo di guerra identificare il nemico non è facile e Mo Yan racconta di come all’interno dello stesso popolo cinese potesse mancare la solidarietà. Basti pensare all’inganno di Leng il Butterato che, accecato dalla ricerca di onore e gloria, lascia morire un intero villaggio.
    Scontri tra uomini contro uomini, uomini contro animali e animali contro animali – resi quasi antropomorfi nella loro intelligenza e crudeltà – sono raccontate in queste pagine, tra fusti di sorgo che si tingono del sangue che sgorga dalle ferite e che crescono in terreni che custodiscono i corpi e le sofferenze della guerra.

    L’ultimo capitolo del libro, da solo, potrebbe giustificare la grandezza del romanzo e dello scrittore. Scaturisce una forza che acceca, il libro sembra non poter restare tra le mani mentre lo si legge, così intenso che qualsiasi parola sembra essere superflua e irrispettosa. Per cui lascio che siano parti di questo a parlare:

    Ho vissuto dieci anni lontano dal mio villaggio. Sono tornato contaminato dall'ipocrisia dell'operosa < < buona società>>, e il corpo che emana da ogni poro un lezzo soffocante perché immerso a lungo nelle fetide acque della sporca vita cittadina; dopo essermi inginocchiato davanti ad altre tombe sono venuto davanti alla tomba della seconda nonna. […]
    Il sorgo che cresce oggi intorno alla tomba della seconda nonna è di una specie prodotta dall'innesto con piante dell'isola di Hainan e così anche il sorgo che ricopre la terra bruna di Gaomi è un ibrido. Il sorgo rosso come un mare di sangue, da me tante volte cantato, è stato sommerso dall'onda rivoluzionaria, non esiste più. […]
    Circondato da questo sorgo ibrido mi sento perso.

    La scrittura di Mo Yan è sempre lucida e cristallina, perfetta e pulita come l’incisione fatta da un bisturi che taglia nella carne della storia. Regala momenti di intensa bellezza, ma anche di dolore; con le sue parole riporta quanto è veramente accaduto senza attenuazione. Ogni cosa indicata con la sua parola: il sangue è sangue, il piscio è piscio, le viscere sono viscere. Così come riesce a rievocare le bellissime distese di sorgo, Mo Yan riesce a far immaginare le carcasse putrefatte avvolte in nubi di mosche, da cui sgorgano fiumi verdi; gli intestini squarciati da una raffica di proiettili.
    Una scrittura evocativa di rara potenza che afferra la carne del lettore come un uncino da cui, per quanto doloroso possa essere, è difficile fuggire.
    Mo Yan, impareggiabile narratore e attento osservatore della sua Patria e delle sue storie.

    ha scritto il 

  • 5

    Una cosa è sicura: non si può rimanere indifferenti di fronte a questo libro. Si può essere disgustati dalla crudezza delle numerose scene cruente o si può essere affascinati dallo stile grafico con c ...continua

    Una cosa è sicura: non si può rimanere indifferenti di fronte a questo libro. Si può essere disgustati dalla crudezza delle numerose scene cruente o si può essere affascinati dallo stile grafico con cui queste scene sono descritte, da una scrittura che scorre come acqua, ma sicuramente non si può dire che questo libro, nel bene o nel male, non lascia nulla. E' un romanzo che ti avvolge nella sua realtà così lontana dalla nostra, nel tempo e nello spazio, tanto che rischia di generare incredulità e alienazione di fronte agli aneddoti narrati, ma Mo Yan riesce a trascinare il lettore nella Cina degli anni '20 e '30, in piena guerra civile e in piena invasione giapponese, seguendo le storie di Yu Douguan e dei suoi genitori, Dai Fengliang e Yu Zhanao, narrate dal figlio di Yu Douguan. Sono personaggi che oscillano tra l'ordinarietà e il mito, le loro imprese, in guerra e nella vita di tutti i giorni, hanno il sapore di leggende nonostante siano immerse in dettagli rozzi e prosaici. Sono personaggi multi-strato, ma ogni strato viene rivelato a poco a poco, proseguendo nella lettura e saltando di anno in anno, di epoca in epoca, di vicenda in vicenda, avanti e indietro sulla linea del tempo, in un intreccio che è un arabesco, per come fa emergere la complessità dei personaggi, per come ci fa ripensare a come li abbiamo conosciuti e a cosa avevano già dietro nella loro storia personale quando li incontriamo. Leggiamo nei primi capitoli della nonna Dai Fengliang come eroina di guerra, saggia e ammirata padrona della distilleria di vino di sorgo e poi ne leggiamo come impaurita sposina novella, come amante tradita, come madre superstiziosa e a ogni nuova sfumatura rimettiamo insieme i pezzi della sua personalità. Leggiamo del duro comandante Yu Zhanao, del suo valore e del suo orgoglio quasi dispotico e poi leggiamo dello Yu Zhanao portatore, anziano, ragazzo, bandito, padre, marito. Si può avere l'impressione che Mo Yan non ci dica nulla sulla psicologia dei personaggi e invece le loro azioni e gli eventi che subiscono parlano più di mille parole.
    E' un romanzo pregno di umori, gli umori del corpo, sangue, urina, escrementi, è un romanzo vivido di colori, in primis il rosso del sorgo e del sangue, è un romanzo che tratta con realismo lirico il triviale e l'osceno. Non è un romanzo facile, lo si può amare come lo si può odiare. Io personalmente l'ho amato.

    P.S: chapeau alla traduttrice. Nel passare dal cinese all'italiano, Rosa Lombardi ha creato un'opera d'arte mettendoci sicuramente anche del suo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior vino di marca della letteratura è il romanzo di popolo.

    Mo Yan lo leggerò tutto, più lo leggo e più me ne convinco, sono al quarto romanzo, me ne restano da leggere in italiano altrettanti se non di più, ma già mi preoccupo per quelli non ancora tradotti: ...continua

    Mo Yan lo leggerò tutto, più lo leggo e più me ne convinco, sono al quarto romanzo, me ne restano da leggere in italiano altrettanti se non di più, ma già mi preoccupo per quelli non ancora tradotti: l’Einaudi non ne lascerà fuori nessuno, ne posso stare certo?

    Per come racconta della bella e giovane donna (la nonna) che i portantini costringono al vomito mentre la scortano dal suo promesso sposo lebbroso e produttore di vini, e tra i portantini c’è il bel giovane inquieto e futuro sposo reale(il nonno) di chi racconta, e per come racconta del nonno, diventato ormai un bandito, che mangia la testa di cane bollita - l’oste un altro taglio non glielo da, ché quello è per Collo Macchiato - , e per come nel capitolo terzo del libro “Le vie dei cani” racconta dei due bambini nascosti nel pozzo all’arrivo dei diavoli, una sorella e il fratello e la sorella è la madre di chi racconta, che andrà in sposa a “Quel bandito di mio padre(...)”.

    Esteticamente non so trovare un difetto a Mo Yan, che per me è uno scrittore al di fuori e dunque al di sopra di tutte le manfrine su “Lo scrittore oggi”. Mo Yan scrive in maniera inconfondibilmente sua, innovativa senza darci peso, potrebbe aver scritto le sue opere mille anni fa, tanto si potranno leggere con immutato piacere tra altri mille anni e passa.

    Che ci sia di qualcosa di fin troppo tipicamente cinese nel connubio osceno di leggiadria e splatterismo, delicatezza e violenza, volgarità e poesia? In Mo Yan non c’è il facile accostamento che crea lo straniamento al colpo d’occhio. In Mo Yan è il sangue a essere leggiadro anche se cavato con le pugnalate e le mitragliate, è la violenza a mostrare la fragilità che la muove, è la volgarità la poesia più bella per chi le sa assegnare le parole adatte: “Il piscio, battendo contro le pareti del secchio, produceva un suono simile a quello delle perle che cadono in un piatto di giada.”

    Ci sono le trame tessute in tutti i versi, i personaggi dalle cento vite, c’è lo stile, e c’è una generosità di immagini verbali che lascia stremati come dopo le ore dell’amare più leggero e sfrenato e che lascia nel petto “(...) la gioia delle fenici nel campo di sorgo (...)”.

    La Gaomi di Mo Yan è una capitale della letteratura capitale.

    “L’acqua del fiume che scorreva nell’ombra illuminata dalla lampada diveniva del piacevole giallo delle albicocche mature, ma quel piacere durava solo un istante, poi scorreva via, il fiume al buio tornava a riflettere il cielo stellato.”

    “La vecchia era calva come una giara di terracotta, aveva il volto avvizzito, e sulle sue mani magre i tendini sporgevano simili ai filamenti della polpa di zucca.”

    [Notiziona: sulle librerie online risulta che Einaudi quest’anno mandi in pubblicazione: “I quarantuno colpi.” Ah!]

    ha scritto il 

  • 2

    La truculenza

    Combattimenti, sangue, intestini, cadaveri puzzolenti, feci. Puzza di qualsiasi cosa. Ripetere all'infinito.
    Non è nemmeno scritto granché bene. Non ne potevo più. E se mi imbizzarrisco tolgo anche un ...continua

    Combattimenti, sangue, intestini, cadaveri puzzolenti, feci. Puzza di qualsiasi cosa. Ripetere all'infinito.
    Non è nemmeno scritto granché bene. Non ne potevo più. E se mi imbizzarrisco tolgo anche una stella.

    ha scritto il 

  • 4

    Un capolavoro!

    C'è veramente poco da aggiungere alla straordinaria capacità di Mo Yan di raccontare la Cina: un autore che sa emozionare attraverso una scrittura di immagini, colori e suoni trasformati in sensazioni ...continua

    C'è veramente poco da aggiungere alla straordinaria capacità di Mo Yan di raccontare la Cina: un autore che sa emozionare attraverso una scrittura di immagini, colori e suoni trasformati in sensazioni. I suoi sono personaggi veri, tremendamente umani, che nascono, vivono e muoiono nelle campagne disseminate di sorgo, così presente nella narrazione tanto da divenire quasi una presenza umana che cresce, soffre e si tinge di rosso. Lo consiglierei volentieri a chi desiderasse conoscere una penna che sia veramente cinese, ossia leggermente distante da quel modo tradizionale di fare letteratura cui il lettore occidentale è più abituato: in Mo Yan talvolta magnifiche descrizioni si esauriscono in accostamenti stridenti, nell'utilizzo di aggettivi insoliti che un po' colpiscono un po' lasciano l'immagine sospesa, quasi mancasse una chiusura perfetta.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sono avvicinata a Mo Yan iniziando a leggere un libro di racconti, e già lì mi erano piaciute le sue descrizioni dell'ambiente naturale e sociale. In questo libro ho trovato la sua capacità descrit ...continua

    Mi sono avvicinata a Mo Yan iniziando a leggere un libro di racconti, e già lì mi erano piaciute le sue descrizioni dell'ambiente naturale e sociale. In questo libro ho trovato la sua capacità descrittiva molto potente :in diverse occasioni mi pareva di vedere la scena, come al rallentatore, con grande coinvolgimento. Non conoscevo granché della Cina, l' autore coi suoi libri mi ha fatto conoscere un po' di storia e società. In una recensione si criticava il racconto della guerra coi cani, forse perché non si era entrati nello spirito del racconto, nella tragicità della lotta per la sopravvivenza in un ambiente devastato dalla guerra.

    ha scritto il 

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