Sorgo rosso

Di

Editore: Einaudi

4.0
(905)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 484 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Francese , Chi semplificata

Isbn-10: 8806178520 | Isbn-13: 9788806178529 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rosa Lombardi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è stato avvicinato a "Cent'anni di solitudine".
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  • 5

    Il miglior vino di marca della letteratura è il romanzo di popolo.

    Mo Yan lo leggerò tutto, più lo leggo e più me ne convinco, sono al quarto romanzo, me ne restano da leggere in italiano altrettanti se non di più, ma già mi preoccupo per quelli non ancora tradotti: ...continua

    Mo Yan lo leggerò tutto, più lo leggo e più me ne convinco, sono al quarto romanzo, me ne restano da leggere in italiano altrettanti se non di più, ma già mi preoccupo per quelli non ancora tradotti: l’Einaudi non ne lascerà fuori nessuno, ne posso stare certo?

    Per come racconta della bella e giovane donna (la nonna) che i portantini costringono al vomito mentre la scortano dal suo promesso sposo lebbroso e produttore di vini, e tra i portantini c’è il bel giovane inquieto e futuro sposo reale(il nonno) di chi racconta, e per come racconta del nonno, diventato ormai un bandito, che mangia la testa di cane bollita - l’oste un altro taglio non glielo da, ché quello è per Collo Macchiato - , e per come nel capitolo terzo del libro “Le vie dei cani” racconta dei due bambini nascosti nel pozzo all’arrivo dei diavoli, una sorella e il fratello e la sorella è la madre di chi racconta, che andrà in sposa a “Quel bandito di mio padre(...)”.

    Esteticamente non so trovare un difetto a Mo Yan, che per me è uno scrittore al di fuori e dunque al di sopra di tutte le manfrine su “Lo scrittore oggi”. Mo Yan scrive in maniera inconfondibilmente sua, innovativa senza darci peso, potrebbe aver scritto le sue opere mille anni fa, tanto si potranno leggere con immutato piacere tra altri mille anni e passa.

    Che ci sia di qualcosa di fin troppo tipicamente cinese nel connubio osceno di leggiadria e splatterismo, delicatezza e violenza, volgarità e poesia? In Mo Yan non c’è il facile accostamento che crea lo straniamento al colpo d’occhio. In Mo Yan è il sangue a essere leggiadro anche se cavato con le pugnalate e le mitragliate, è la violenza a mostrare la fragilità che la muove, è la volgarità la poesia più bella per chi le sa assegnare le parole adatte: “Il piscio, battendo contro le pareti del secchio, produceva un suono simile a quello delle perle che cadono in un piatto di giada.”

    Ci sono le trame tessute in tutti i versi, i personaggi dalle cento vite, c’è lo stile, e c’è una generosità di immagini verbali che lascia stremati come dopo le ore dell’amare più leggero e sfrenato e che lascia nel petto “(...) la gioia delle fenici nel campo di sorgo (...)”.

    La Gaomi di Mo Yan è una capitale della letteratura capitale.

    “L’acqua del fiume che scorreva nell’ombra illuminata dalla lampada diveniva del piacevole giallo delle albicocche mature, ma quel piacere durava solo un istante, poi scorreva via, il fiume al buio tornava a riflettere il cielo stellato.”

    “La vecchia era calva come una giara di terracotta, aveva il volto avvizzito, e sulle sue mani magre i tendini sporgevano simili ai filamenti della polpa di zucca.”

    [Notiziona: sulle librerie online risulta che Einaudi quest’anno mandi in pubblicazione: “I quarantuno colpi.” Ah!]

    ha scritto il 

  • 2

    La truculenza

    Combattimenti, sangue, intestini, cadaveri puzzolenti, feci. Puzza di qualsiasi cosa. Ripetere all'infinito.
    Non è nemmeno scritto granché bene. Non ne potevo più. E se mi imbizzarrisco tolgo anche un ...continua

    Combattimenti, sangue, intestini, cadaveri puzzolenti, feci. Puzza di qualsiasi cosa. Ripetere all'infinito.
    Non è nemmeno scritto granché bene. Non ne potevo più. E se mi imbizzarrisco tolgo anche una stella.

    ha scritto il 

  • 4

    Un capolavoro!

    C'è veramente poco da aggiungere alla straordinaria capacità di Mo Yan di raccontare la Cina: un autore che sa emozionare attraverso una scrittura di immagini, colori e suoni trasformati in sensazioni ...continua

    C'è veramente poco da aggiungere alla straordinaria capacità di Mo Yan di raccontare la Cina: un autore che sa emozionare attraverso una scrittura di immagini, colori e suoni trasformati in sensazioni. I suoi sono personaggi veri, tremendamente umani, che nascono, vivono e muoiono nelle campagne disseminate di sorgo, così presente nella narrazione tanto da divenire quasi una presenza umana che cresce, soffre e si tinge di rosso. Lo consiglierei volentieri a chi desiderasse conoscere una penna che sia veramente cinese, ossia leggermente distante da quel modo tradizionale di fare letteratura cui il lettore occidentale è più abituato: in Mo Yan talvolta magnifiche descrizioni si esauriscono in accostamenti stridenti, nell'utilizzo di aggettivi insoliti che un po' colpiscono un po' lasciano l'immagine sospesa, quasi mancasse una chiusura perfetta.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sono avvicinata a Mo Yan iniziando a leggere un libro di racconti, e già lì mi erano piaciute le sue descrizioni dell'ambiente naturale e sociale. In questo libro ho trovato la sua capacità descrit ...continua

    Mi sono avvicinata a Mo Yan iniziando a leggere un libro di racconti, e già lì mi erano piaciute le sue descrizioni dell'ambiente naturale e sociale. In questo libro ho trovato la sua capacità descrittiva molto potente :in diverse occasioni mi pareva di vedere la scena, come al rallentatore, con grande coinvolgimento. Non conoscevo granché della Cina, l' autore coi suoi libri mi ha fatto conoscere un po' di storia e società. In una recensione si criticava il racconto della guerra coi cani, forse perché non si era entrati nello spirito del racconto, nella tragicità della lotta per la sopravvivenza in un ambiente devastato dalla guerra.

    ha scritto il 

  • 5

    era un po che non davo cinque stelle, un eccezionale.
    solitamente per i romanzi mi pare esagerato ma questo è davvero notevole.

    sicuramente non è un libro facile
    ma mi ha affascinato la narrazione con ...continua

    era un po che non davo cinque stelle, un eccezionale.
    solitamente per i romanzi mi pare esagerato ma questo è davvero notevole.

    sicuramente non è un libro facile
    ma mi ha affascinato la narrazione con continui salti nel tempo,
    mi ha affascinato questa cina così profondamente diversa da noi eppure così uguale nella sua guerra, identica alla nostra che per combattere i tedeschi ci ha portato ad ucciderci fra vicini di casa.
    affascinanti i personaggi (sarà difficile dimenticare le sue due nonne, quella bianca di carnagione e delicata nell'aspetto, e quella scura e carnosa. come non pensare alle diversità che vediamo fra i nostri parenti ?)

    ha scritto il 

  • 3

    “Era l’anno 1939, il nono giorno dell’ottavo mese del calendario lunare. Quel bandito di mio padre aveva poco più di quattordici anni.”

    Difficile valutare questo romanzo. La scelta di intercalare i te ...continua

    “Era l’anno 1939, il nono giorno dell’ottavo mese del calendario lunare. Quel bandito di mio padre aveva poco più di quattordici anni.”

    Difficile valutare questo romanzo. La scelta di intercalare i tempi della storia rende la lettura non scorrevole, aggravata anche dal fatto che l’autore si riferisce raramente ai personaggi chiamandoli per nome ma preferisce piuttosto indicare il legame di parentela, lasciando al lettore lo sforzo di collocarli nel quadro narrativo. Eppure questo romanzo ha una grande forza descrittiva ed evocativa. E’ forte e crudo e allo stesso tempo ricco di fantasia e di immagini mitiche. Racconta di un tempo relativamente recente ma l’impressione è di leggere le avventure epiche di un’era buia, lontana e magica. Le immagini sono vivide e veramente efficaci, l’atmosfera pulp, i personaggi tenaci e forti di quella forza che è innata nelle antiche società rurali, schietti, ingenui e al tempo stesso banditi navigati e crudeli. Protagonista del libro, al pari degli uomini e delle donne, è il sorgo nelle sue molteplici vesti e funzioni, alimento, nascondiglio, campo di battaglia e giaciglio, sempre rappresentato in maniera mirabile al punto di renderlo presenza viva e parte attiva nella storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Mo Yan significa "colui che non desidera parlare" e infatti questo scrittore non parla, ma canta una melodia che avvince legando chi legge alle storie che racconta e dipinge facendo entrare dentro la ...continua

    Mo Yan significa "colui che non desidera parlare" e infatti questo scrittore non parla, ma canta una melodia che avvince legando chi legge alle storie che racconta e dipinge facendo entrare dentro la storia stessa. In questo libro, uno dei migliori che abbia letto, un uomo racconta le vicende del padre e soprattutto del nonno, durante l'occupazione giapponese in Cina. Questo nonno protagonista, eroe e grandissima canaglia ma anche i personaggi secondari, che per la maniera in cui agiscono e vengono dipinti, secondari non sono per niente, rendono questo libro un capolavoro, che mette insieme passione, truculenza e poesia e lascia stampati nella mente gli sconfinati campi di sorgo "che in autunno scintillanti come un mare di sangue".

    Mo Yan significa "colui che non desidera parlare" e infatti questo scrittore non parla, ma canta una melodia che avvince legando chi legge alle storie che racconta e dipinge facendo entrare dentro la storia stessa. In questo libro, uno dei migliori che abbia letto, un uomo racconta le vicende del padre e soprattutto del nonno, durante l'occupazione giapponese in Cina. Questo nonno protagonista, eroe e grandissima canaglia ma anche i personaggi secondari, che per la maniera in cui agiscono e vengono dipinti, secondari non sono per niente, rendono questo libro un capolavoro, che mette insieme passione, truculenza e poesia e lascia stampati nella mente gli sconfinati campi di sorgo "che in autunno scintillanti come un mare di sangue".

    Mo Yan significa "colui che non desidera parlare" e infatti questo scrittore non parla, ma canta una melodia che avvince legando chi legge alle storie che racconta e dipinge facendo entrare dentro la storia stessa. In questo libro, uno dei migliori che abbia letto, un uomo racconta le vicende del padre e soprattutto del nonno, durante l'occupazione giapponese in Cina. Questo nonno protagonista, eroe e grandissima canaglia ma anche i personaggi secondari, che per la maniera in cui agiscono e vengono dipinti, secondari non sono per niente, rendono questo libro un capolavoro, che mette insieme passione, truculenza e poesia e lascia stampati nella mente gli sconfinati campi di sorgo "che in autunno scintillanti come un mare di sangue".

    ha scritto il 

  • 1

    tra l'andirivieni nel tempo presente passato e futuro, tra la bassa macelleria, pagine e pagnine solo dedicate all'uccisione di cani...... Questa volta lo mollo. Mica mi pagano per leggerlo........ ...continua

    tra l'andirivieni nel tempo presente passato e futuro, tra la bassa macelleria, pagine e pagnine solo dedicate all'uccisione di cani...... Questa volta lo mollo. Mica mi pagano per leggerlo........

    ha scritto il 

  • 2

    Finito con difficoltà

    Non un brutto libro, ma un libro non semplice da portare a termine, vuoi per lo stile di scrittura, vuoi per la difficoltà nel collocare geograficamente e storicamente gli eventi, difficoltà accresciu ...continua

    Non un brutto libro, ma un libro non semplice da portare a termine, vuoi per lo stile di scrittura, vuoi per la difficoltà nel collocare geograficamente e storicamente gli eventi, difficoltà accresciuta dai piani di narrazione sovrapposti, spostandosi continuamente avanti e indietro nel tempo nell'arco di 40 anni. Resta comunque un libro denso di epica e di guerriglia criminale e contadina, dove le circostanze costringono a passare senza problemi da una categoria all'altra senza soluzione di continuità.
    Un romanzo da canzone di gesta con tutti i crismi.

    ha scritto il 

  • 1

    12/9

    270 pagine le ho lette.
    E con questo ho espiato i peccati di quest'anno (compresa la bugia su "finito")
    Il prossimo cercherò di essere più buona, lo prometto.
    Amen.

    ha scritto il 

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