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Sorgo rosso

By Mo Yan

(892)

| Paperback | 9788806178529

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Book Description

Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è sta Continue

Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è stato avvicinato a "Cent'anni di solitudine".

153 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Racconto epico. Le prime cento pagine non mi hanno entusiasmato, ma poi sono stata catturata. Solo che lascia molte curiosità su ciò che resta non-raccontato.

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    Ludoviji said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Dunque, c'è ancora qualcuno che sa raccontare, scrivere un romanzo (un vero romanzo, s'intende - né un meta-esperimento né un ennesimo deja vu mal scritto) senza essere banale o, al contrario, senza dover mostrare a ogni pagina di essere un vero inte ...(continue)

    Dunque, c'è ancora qualcuno che sa raccontare, scrivere un romanzo (un vero romanzo, s'intende - né un meta-esperimento né un ennesimo deja vu mal scritto) senza essere banale o, al contrario, senza dover mostrare a ogni pagina di essere un vero intellettuale dotato di pensiero profondo.

    Un romanzo completo, trascinante, appagante che mostra ancora una volta come la narrazione sia un'arte che prescinde dalla sola tecnica e che c'è chi nasce con essa innata mescolata col sangue, nelle vene.

    Mo Yan, come direbbe Totò, lo nacque.

    Che poi, dice tutto l'introduzione posta all'inizio del libro e non servirebbe soffermarsi oltre. La storia epica d'una famiglia nella Cina povera e disperata (ma pur sempre orgogliosa) della campagne, prime piegate da fame e miseria, poi umiliate dagli invasori giapponesi, descritta con un vigore e un realismo straordinari, dove i contorni dei fatti narrati sfumano sospesi costantemente fra una prosa epica, ariosa, ricercata, persino mistica e una crudissima, realistica fino a diventare - letteralmente - chirurgica e spietata.

    Lo specchio d'un mondo perennemente appeso fra due estremi, molto più presenti di quanto non lo siano nella nostra vita moderna quotidiana, che vegeta costantemente (o quasi) nella mediocrità mediana.

    Poesia della natura immensa e incontaminata, della cultura tradizionale e dei riti, delle piccole cose e delle grandi emozioni da una parte. Sangue, cadaveri, orrori indescrivibili, merda dall'altra.

    Unire queste due parti senza mediazioni, e riuscirci pure bene, è un'impresa non da poco. Unirle in un racconto avvincente e con una scrittura impeccabile è fenomenale.

    Ebbene, leggete. Soprattutto chi ha amato Cent'anni di solitudine , ma pure tutti gli altri.

    Ne vale la pena.

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    Dvd (A. Erit In Orbe Ultimo) said on Jul 7, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "A volte penso che ci sia un rapporto tra il decadentismo dell'umanità e la prosperità e il benessere in cui viviamo..."

    "La prosperità e il benessere sono obiettivi anche necessari che il genere umano persegue nella sua lotta per il progresso, ma generano profonde e temibili contraddizioni. Il genere umano sta infatti distruggendo con le sue mani alcune delle quali ...(continue)

    "La prosperità e il benessere sono obiettivi anche necessari che il genere umano persegue nella sua lotta per il progresso, ma generano profonde e temibili contraddizioni. Il genere umano sta infatti distruggendo con le sue mani alcune delle qualità che possiede".

    Sorgo Rosso prende l'avvio nel 1939, durante un'azione di guerriglia capitanata dal carismatico bandito cinese Yu Zhan'ao, che si oppone con ferocia agli invasori giapponesi, e procede avanti e indietro nel tempo, dall'inizio del XX secolo agli anni '70, dando vita ad un gigantesco affresco sociale, politico e culturale dei decenni più importanti per la Cina, un affresco fatto di rapine e scorrerie, di amori e passioni, di morti e violenze, di leggi disumane che colpiscono i più deboli e di vendette.
    Attraverso questo racconto lungo e appassionante, minuzioso e assolutamente realistico, Mo Yan dà voce e volto alle migliaia di persone che vivono nelle campagne cinesi, in mezzo alle distese di sorgo.
    Dal romanzo, è stato tratto l'omonimo film di Zhang Yimou, vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino nel 1988.

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    Stefania86 Il mondo è fatto per finire in un bel libro said on Jun 14, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    bellissimo romanzo storico, molto cruento.....potrebbe essere una buona base per una sceneggiatura per un film di quentin tarantino!

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    Pidicin said on Jun 6, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una decantazione lunga quasi un mese. Tanto è il tempo passato dal momento in cui l’ho chiuso con il rimpianto che quelle quasi cinquecento pagine fossero finite.
    Venti anni sono invece trascorsi dall’abbandono del libro, estraneo sia “colturalmente ...(continue)

    Una decantazione lunga quasi un mese. Tanto è il tempo passato dal momento in cui l’ho chiuso con il rimpianto che quelle quasi cinquecento pagine fossero finite.
    Venti anni sono invece trascorsi dall’abbandono del libro, estraneo sia “colturalmente” ( il sorgo, che è ?) sia culturalmente (la Cina è tanto più lontana quanto più vicini di casa lo sono letteralmente i cinesi ).
    Ma, come tutti i libri destinati a segnarmi,” Sorgo rosso” non si era mai nascosto negli scaffali tra tutti gli altri impilati alla rinfusa. Mi capitava sempre tra le mani diventando così, per il solo titolo, un ricordo insistente e fastidioso da cui potevo liberarmene in solo modo, aborrendo il peccato mortale del darlo via: leggendolo.
    Ho attraversato la savana di sorgo, unica ambientazione e unico grande protagonista per quattrocentosettantun pagine: sorgo sangue, sorgo morte, sorgo madre, sorgo strega, sorgo amico, sorgo vile, sorgo sole, sorgo luna, sorgo pianto, sorgo riso, e soprattutto sorgo vino, l’assenzio dei poveri.
    Avvolto in questi campi di sorgo, né sfondo né tantomeno simbolo, sorge un villaggio.
    Villagio immaginario nella misura in cui ogni evento narrato è deformato dalla memoria e dall’inconscio, ma geograficamente reale in cui nascono e muoiono i protagonisti di una “saga” familiare ambientata in un arco temporale che va dal 1939 al 1972 circa.
    Nella zona a nordest di Gaomi, distretto rurale della provincia cinese dello Shandong, il sorgo regna incontrastato sulla vita di contadini ed artigiani. In mezzo ai suoi alti fusti scorre la storia di Yu Zhan'ao e della sua famiglia, narrata dal nipote grazie alle testimonianze ed ai ricordi dei sopravvissuti ad una serie di episodi oscuri e violenti, come i tempi in cui hanno vissuto.
    Tra continui flash-back, ci immergiamo nella storia del ragazzo orfano di padre, Yu Zhan'ao nonno del narratore, nel suo incontro fatale con la bella Dai Fengliang, obbligata ad un matrimonio disgraziato con il figlio malato di un ricco distillatore locale, e nella loro tenace e disperata lotta contro l'invasore giapponese. Yu Zhan'ao è assassino ed eroe, brigante, guerriero coraggioso, sempre in lotta contro tutto e tutti.

    È mistero gaudioso l’uso spregiudicato da parte dei critici della parola "simbolo" riferita alla descrizione dei campi di sorgo in mezzo a cui si muovono, per forza di cose, i personaggi !
    Anche l’uso della parola” saga”e “epopea”riferita alla narrazione di Mo Yang, è funzionale all’ “obbligato” accostamento con quella dei Buendìa (di cui è pieno il Web a conferma delle sante parole di Michel Foucault: “un testo può creare non solo la conoscenza ma anche la realtà effettiva di ciò che descrive”. Il primo che ha scritto, magari in buona fede questa fandonia – e non sono riuscita a risalirci!-, l’ha trasformata in una realtà interpretativa da cui nessuno può prescindere). Senza tener conto che all’epoca della stesura di Sorgo Rosso l’autore sconoscesse assolutamente Cent’anni di solitudine, come il lusingato Mo Yang confessa.
    L’andirivieni temporale, sull’onda dei ricordi di coloro che gli raccontano quei fatti lontani, non vuol dire adesione al tempo circolare come un ritorno al punto di partenza, caratteristica del racconto marquesiano. Il tempo scorre, e come, dentro quel mondo in cui comunisti, nazionalisti di Chiang Kai-shek e briganti affrontano i giapponesi e i cani, nemici comuni, e si scannano anche tra loro, in un tempo storico definito ma deformato, per forza di cose come ho detto e com’è naturale, dal ricordo e dalla psicologia di Mo Yang.
    Solo la forzatura dell’autore, che può essere anch’essa grandiosa, costringe il flusso dei ricordi in un moto rettilineo uniforme. Cosa da cui Mo Yang si astiene, per scelta, senza per questo scostarsi dalla storia senza far lo storico - lui è narratore- né tantomeno per trasformare i ricordi nella chanson de geste.

    Anche l’accostamento all’” Urlo e il Furore” da tanti avanzata, è parimenti forzato volendo tirare l’autore per la giacchetta verso una visione e prassi della scrittura in senso occidentale, come se la sola cosa in sé fosse pregevole o spregevole. L’occidente si sente nella forma ma la sostanza è tutta cinese. Punto.
    Dicono, poi, che "Sorgo Rosso" sia solo apparentemente storico e realistico, senza tener conto della grandezza dello scrittore - come quella dei veri grandi – nel sapere trasformare il particolare del mondo contadino cinese nell’ universale cultura degli intoccabili di tutto il modo. E i suoi “intoccabili” non sono necessariamente buoni ma “ contadini ignoranti, balordi, coraggiosi, superstiziosi, vigliacchi, nobili, assassini, vittime e carnefici: fanno l’amore, si ubriacano, combattono, violentano e sono violentati. Sono quella canaglia di cui ha parlato Mao.”
    Il fatto che lui li descriva in tutta la loro arretratezza sociale e morale non significa che voglia magnificare la rivoluzione che ha spazzato via quel mondo arcaico. Né, di contro, la simpatia con cui ce li racconta, quasi a volere trasformare in eroi quei suoi antenati prossimi, significa un’opposizione al regime di cui non risulta nessuna scomunica allo scrittore. Semplicemente: lui proviene da quel mondo. Ne conosce come proprio vissuto il modo di vivere e di pensare e non può che parlarne con verità: un fatto automatico.

    Nemmeno il grido “odio il sorgo ibrido” lanciato nell’ultima pagina è rimpianto del bel tempo antico. Dice: “ Il sorgo rosso come un mare di sangue, da me tante volte cantato, è stato sommerso dall’onda rivoluzionaria, non esiste più, lo ha rimpiazzato questo ibrido dai fusti bassi e tozzi, dal fogliame fitto e coperto di polvere bianca, le cime lunghe come code di cani.” Si sente spaesato tra quel sorgo ibrido. Le storie che ha ascoltato e che ci ha raccontato perderebbero di senso in quel nuovo mondo. Sparirebbero assieme ai personaggi che da quel sorgo erano stati plasmati.

    Magnifico.

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    Maria Francesca e basta said on May 26, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'epopea crudele di nonni e padre scritta dal figlio per riconciliarsi col suo passato. Che era un'altra epoca, un altro mondo. Adesso è cambiato tutto. E tutti che il loro passato lo negano e lo nascondono. Chissà perché.

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    juri_kid_a said on May 6, 2014 | Add your feedback

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