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Sotto il segno della pecora

Di

Editore: Guanda (Le Fenici Tascabili)

4.0
(4153)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Giapponese , Francese , Tedesco , Russo , Olandese , Finlandese , Lettone , Sloveno , Polacco

Isbn-10: 8882462889 | Isbn-13: 9788882462888 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Rusconi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Dimenticate ciò che sapete del Giappone ed entrate nel mondo surreale di Murakami. Un mondo che ha dimenticato geishe e samurai, popolato da ragazze disinibite e indipendenti, da inquieti trentenni in carriera, insicuri e anche un po' mediocri. Uno di questi è il protagonista del romanzo, copywriter in un'agenzia di pubblicità, al quale un giorno arriva una telefonata. Un brutto affare, un "problema di pecore".
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  • 4

    L'ho letto dopo "Dance dance dance" (che quasi quasi adesso dovrei riprendere) e l'ho trovato forse più bilanciato. Buono lo stile, scorrevole la lettura, onirica la trama, con qualche piccola deduzio ...continua

    L'ho letto dopo "Dance dance dance" (che quasi quasi adesso dovrei riprendere) e l'ho trovato forse più bilanciato. Buono lo stile, scorrevole la lettura, onirica la trama, con qualche piccola deduzione lasciata al lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho cominciato Dance Dance Dance, per poi interromperlo intorno a pagina 300, dopo aver scoperto che si trattasse di un sequel.. poi ho cominciato questo, e devo ammettere di far fatica a scindere le d ...continua

    Ho cominciato Dance Dance Dance, per poi interromperlo intorno a pagina 300, dopo aver scoperto che si trattasse di un sequel.. poi ho cominciato questo, e devo ammettere di far fatica a scindere le due letture. L'ho trovato bello, scorrevole, a tratti buffo... mi è piaciuto davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    quest'uomo narra una storia incredibile con una semplicità di linguaggio che a volte confonde la narrazione e il filo conduttore del racconto quasi mitologico...eppur mi piace =)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un giovane Murakami...

    Leggo ingiuste recensioni negative su questo romanzo di Murakami, e non ne comprendo il motivo, forse per lo stile ancora acerbo, ricordo che è un libro pubblicato nel 1982, e in ordine cronologico è ...continua

    Leggo ingiuste recensioni negative su questo romanzo di Murakami, e non ne comprendo il motivo, forse per lo stile ancora acerbo, ricordo che è un libro pubblicato nel 1982, e in ordine cronologico è il terzo del Maestro (lasciatemi passare il termine, amo chiamarlo così!)... pensate che i primi due (Kaze no Uta o Kike e Pinboru no 1973) non sono mai stati "esportati" al di fuori del Giappone perché considerati da Murakami stesso delle vere e proprie schifezze! Sarà, ma se queste sono le sue volontà le rispettiamo.
    Nel Segno della Pecora è uno di quei libri che, in Italia, sembrava di essere stato perso per sempre nella nebbia del tempo e della dittatura editoriale. Dopo aver letto il suo sequel Dance Dance Dance nel 2005 (ero una confusa e acerba 14enne) scrissi una lettera a Longanesi, l'allora casa editrice che aveva pubblicato il fu "Sotto il Segno della Pecora", chiedendo di ristamparlo, in quanto la prima edizione uscita l'anno dopo la mia nascita (1992) era oramai introvabile. Nessuna risposta alla email, ovviamente. Poi, nel 2012, lo ritrovai quasi distrattamente sullo scaffale della libreria della mia città. "Ma non mi dire!", mi dissi. Dal 2012 ad oggi il libro è rimasto letto a metà, qualche giorno fa, dopo 10 anni dal suo sequel, ho iniziato a leggerlo (e nel frattempo mi ero completamente dimenticata che fossero collegati tra loro i due libri).
    Mi mancava un Murakami così, amo i suoi primi racconti, perché racchiudono, come se fossero piccoli sassolini lasciati sul sentiero, tutte quelle chicche che poi avrei ritrovato nei romanzi successivi, come Nat King Cole, il paesaggio montano simile a quello di Norwegian Wood, le misteriose organizzazioni potenti, gli animali fantastici, la Manciuria e la Mongolia... mancava solo il pozzo, ed eravamo al completo. Murakami non delude mai, sono passati 33 anni dall'uscita di questo libro, ma non temo l'impronta del tempo. Perché la scrittura non conosce gli anni.

    Rileggerò Dance Dance Dance!
    PS: L'unica cosa che non mi è piaciuta è stata la separazione dalla ragazza dalle bellissime orecchie!

    ha scritto il 

  • 3

    尋羊冒險記 - 羊到底代表了甚麼?

    總算閱讀完第一本村上春樹的著作,聽聞村上春樹之大名已久,盛傳文青都愛村上春樹,至於原因我是不清楚,不過有所喜愛必定有所原因,但我想多數人雖然自認為文青,但應該很少真正了解村上春樹,才看完這一本尋羊冒險記,就有許多的不同感受,對於村上春樹所描寫的主人翁,那種平凡卻是又那麼不平凡的遭遇,正描寫著每個人在面對自我時,所呈現出的一種矛盾感。

    完整內容 http://jbear.net/blogs/blac ...continua

    總算閱讀完第一本村上春樹的著作,聽聞村上春樹之大名已久,盛傳文青都愛村上春樹,至於原因我是不清楚,不過有所喜愛必定有所原因,但我想多數人雖然自認為文青,但應該很少真正了解村上春樹,才看完這一本尋羊冒險記,就有許多的不同感受,對於村上春樹所描寫的主人翁,那種平凡卻是又那麼不平凡的遭遇,正描寫著每個人在面對自我時,所呈現出的一種矛盾感。

    完整內容 http://jbear.net/blogs/black/archive/2015/06/27/29831.aspx

    ha scritto il 

  • 1

    Murakami?

    Mai avrei pensato di votare un libro di Murakami con una stellina. Ho scelto di leggerlo perché credevo mi fosse utile per il mio vero obiettivo: "Dance dance dance" . I temi sono indubbiamente i suo ...continua

    Mai avrei pensato di votare un libro di Murakami con una stellina. Ho scelto di leggerlo perché credevo mi fosse utile per il mio vero obiettivo: "Dance dance dance" . I temi sono indubbiamente i suoi preferiti, è il modo di scrivere che non gli riconosco; scrittura distratta, priva di quella solita intensità che contraddistingue questo grande scrittore.

    P.s.: Dance dance dance l'ho iniziato l'altra sera, ed eccolo il Murakami che amo.
    Finalmente, ben ritrovato.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro a tratti surreale sulla vicenda di un impiegato, che durante il suo Gap year fa incontri straordinari, come quello indimenticabile con l'uomo pecora.
    Hotel Delfino di Hokkaido mi ha ricordato ...continua

    Il libro a tratti surreale sulla vicenda di un impiegato, che durante il suo Gap year fa incontri straordinari, come quello indimenticabile con l'uomo pecora.
    Hotel Delfino di Hokkaido mi ha ricordato l’Overlook Hotel del film Shining, la sala da ballo, il cameriere e il barista (quello al bancone che serve da bere a Jack per intenderci). I personaggi del libro sembra che abitano là. E il confronto con il film, che è un horror anche se sui generis, rende inquietante anche l'ambientazione scelta da Murakami per la vicenda. L’ultima parte con l'incontro del protagonista con l'uomo-pecora, è molto simile alla parte finale del libro TOKIO BLUES, con il ritiro in un luogo ameno a leggere libri. La cosa mi affascina di più di questi due romanzi di Murakami è la solitudine del protagonista, ciò che riesce a farne è geniale.
    Il suo primo romanzo pubblicato in Italia (Longanesi 1992) è Sotto il segno della pecora [1982]. Il protagonista è un uomo che conduce una vita normale: divorziato dalla moglie, possiede una collezione di cinquecento dischi disperatamente superati, ha imparato a memoria i nomi di tutti gli assassini di Ellery Queen e ha la raccolta completa dei volumi della Recherche, anche se ne ha letti solo la meta’. Per una serie di circostanze fortuite comincia a frequentare una ragazza che fa la correttrice di bozze part-time, la modella commerciale specializzata in primi piani delle proprie bellissime orecchie e la ragazza squillo in un discreto club per pochi intimi.
    Come in quasi tutti i romanzi di H. M. la situazione di partenza e’ una pausa nell’esistenza del protagonista che lascia il lavoro e con i propri risparmi si concede una ricerca. La ricerca di qualcosa di impossibile e di altamente improbabile: l’uomo-pecora. Il vero grande dono della scrittura di Murakami è che in mezzo alla follia delle vicende riesce a mantenere la calma della vita di tutti i giorni.
    Per chi non lo sa il libro ha un seguito, abbastanza riuscito anche quello, in Dance dance dance.

    ha scritto il 

  • 3

    I PARAOVINI DI MURAKAMI

    LETTO IN EBOOK
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    Un ragazzino che passa il tempo nel museo di un acquario a fissare un pene di balena, un tale (il ragazzino cresciuto) lasciato dalla moglie che si è portata via tutto ...continua

    LETTO IN EBOOK
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    Un ragazzino che passa il tempo nel museo di un acquario a fissare un pene di balena, un tale (il ragazzino cresciuto) lasciato dalla moglie che si è portata via tutto ciò che la ricordava, persino la metà delle foto, un autista che ha il numero di telefono di Dio, un Boss moribondo che cerca una pecora e una pecora immortale che vuole cambiare il mondo sono tutte trovate geniali per scrivere delle storie affascinanti. Haruki Murakami le ficca tutte assieme in “Nel segno della pecora”, ottenendo un romanzo che incuriosisce ma che, purtroppo, ha i classici difetti dei romanzi di questo autore, che meriterebbe la collaborazione con un editor aggressivo per trasformarsi in un gigante della letteratura. Anche qui l’amore per i dettagli inutili e la prolissità di Murakami riescono a dare una bella botta a una storia che aveva le carte per essere qualcosa di piuttosto affascinante. Si aggiunga a questo una certa confusione generata nel lettore da vicende tanto incredibili e prive di una forte logica e forse si capirà perché la mia ricerca del capolavoro tra le pagine di questo autore tanto creativo sia fallita ancora una volta. “Nel segno della pecora” è stato pubblico nel 1982, mentre la bi-trilogia “1Q84” è uscita nel 2009-2010. Nel primo romanzo ritroviamo alcuni elementi che saranno sviluppati in “1Q84”. Il Boss ricorda molto il Leader della trilogia, la pecora qui ha il potere di entrare nelle persone, mentre in “1Q84” c’erano i Little People che uscivano da una capra cieca. Praticamente dei para-ovini (ovini dai poteri paranormali)! Qui non c’è il mondo alternativo e quasi ucronico dell’opera più recente, ma il protagonista si ritrova comunque estraniato dalla sua vita normale, spinto in questa caccia surreale alla pecora e alla ricerca dell’amico perduto detto Il Ratto. Una certa passione di Murakami per gli erbivori direi che si ritrova anche ne “La fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie” con i suoi unicorni al pascolo, mentre l’atmosfera surreale pare una costante nelle opere del giapponese, non mancando neanche in “Kafka sulla spiaggia”. Fa eccezione in questo forse solo “Norwegian wood”. “Nel segno della pecora” condivide invece con “Tokyo blues” (altro nome di “Norwegian wood”) il senso di perdita, che si delinea subito con l’abbandono da parte della moglie del protagonista, poi da parte della sua ragazza, ma soprattutto con il senso di vuoto provato da chi (Il Professore delle Pecore, Il Boss) ha perso la pecora che era stata in lui o in chi (Il Ratto) teme di perderla. Anche qui si parla di amicizia, ma è più che altro ricerca di un’amicizia perduta.
    Insomma, continuo ad adorare le idee di questo autore di Kyoto, ma non riesco a sentirmi mai pienamente soddisfatto dalla loro realizzazione. Tra i romanzi che ho letto, il solo che mi pare avere un buon equilibrio narrativo è forse “Kafka sulla spiaggia”. In effetti, un po’ poco per consentire all’accademia di Stoccolma di insignirlo del premio Nobel, cui è stato più volte candidato (con il mio incerto tifo).

    ha scritto il 

  • 3

    Probabilmente aver letto Il segno della pecora dopo 198Q, Dream Dream Dream, Kafka sulla spiaggia e tanto altro, è stato un errore.
    Probabilmente non avrei sentito questo se lo avessi letto prima di ...continua

    Probabilmente aver letto Il segno della pecora dopo 198Q, Dream Dream Dream, Kafka sulla spiaggia e tanto altro, è stato un errore.
    Probabilmente non avrei sentito questo se lo avessi letto prima di tutto il resto.
    So solo che quando un sapore amarognolo di già sentito, già "sfruttato", si insinua tra una pagina e la successiva in un lavoro che si basa su metafore e allegorie, su rappresentazioni magiche e immaginifiche del reale, il risultato perde il senso dello stupore e meraviglia provocando solo un'inevitabile disagio.
    Insomma, l'ho letto senza forse capirlo, con momenti di fastidio e noia a tratti.
    E non è la prima volta che mi succede, con Murakami.
    Arrivata alla lettura delle ultime righe, ero quindi pronta a chiudere il libro con un bello sbatter di pagine finale: stònc!, quando inizia la breve scena di un pianto di due ore, stigmatizzata con quel semplice : "era la prima volta in vita mia che versavo così tante lacrime".
    Mi è venuto in mente come un lampo un pianto di tanti anni fa, senza un inizio ed una fine, profondo come il lamento del mondo. Lacrime versate senza freno, incontenibili, disperate e senza parole come quelle dei bambini di un anno, eppure adulte, terribilmente adulte.
    Ho chiuso allora il testo, gentilmente.
    Perché quel pianto, il mio, il suo, raccontavano tutto il libro: dove si parla, adesso lo so, del lutto e della perdita, del difficile cammino del distacco. La storia del protagonista e di tutti i personaggi a contorno rappresentano le varie tappe dell'addio, dall'illusoria ricerca di trattenere chi non c'è o è destinato a non esserci più, fino al momento in cui devi lasciare inevitabilmente andare.
    Ho colto l'insieme solo alla fine, con un colpo d'ala sublime.
    E non è la prima volta, con Murakami.

    ha scritto il 

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