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Spazi vuoti

By Bohumil Hrabal

(78)

| Paperback | 9788806193539

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Book Description

«Adesso ogni cosa è via, e lí è tutto un susseguirsi di spazi vuoti, come se un folletto maligno avesse eliminato tutto quello che io adoravo»

Conclusione della trilogia autobiografica iniziata con Le nozze in casa, Spazi vuoti (1985) racconta Continue

«Adesso ogni cosa è via, e lí è tutto un susseguirsi di spazi vuoti, come se un folletto maligno avesse eliminato tutto quello che io adoravo»

Conclusione della trilogia autobiografica iniziata con Le nozze in casa, Spazi vuoti (1985) racconta gli anni tra il '63 e il '73, la nouvelle vague praghese, il successo letterario, e poi i carri armati sovietici, i libri mandati al macero, l'abbandono forzato della vecchia casa e il trasloco in un anonimo palazzo di periferia. Attraverso la voce della moglie Pipsi, Hrabal si mette a nudo rivelando ciò che si nasconde dietro la maschera dello sbruffone da osteria: le sue piccole vigliaccherie, il narcisismo, l'amore per i gatti, la paura delle malattie e il terrore della morte. Finora inedito in Italia, l'ultimo tassello dell'autobiografia di uno scrittore-personaggio negli anni più belli e più drammatici del suo Paese.

9 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    pipsi

    far parlare di se alla moglie immedesimandosi in essa credo sia una delle esperienze più qualificanti.
    io non ho mai avuto una moglie, e a ben guardare indietro non l’ho mai cercata, ma qualcuna l’ho frequentata. il geniale hrabal, scrittore con la ...(continue)

    far parlare di se alla moglie immedesimandosi in essa credo sia una delle esperienze più qualificanti.
    io non ho mai avuto una moglie, e a ben guardare indietro non l’ho mai cercata, ma qualcuna l’ho frequentata. il geniale hrabal, scrittore con la terra in mano, ha scritto una sua biografia molto particolare. sua moglie racconta lo scrittore e hrabal orchestra tutto.
    il libro parte dalla sua prima pubblicazione avvenuta all’età di 49anni e attraversa la storia personale e del suo paese ostaggio di farabutti con la maschera da buoni.
    esilaranti e commoventi le sue bevute, i suoi lavori saltuari, il suo bosco e gli sforzi di essere scrittore.
    un contadino che ha coltivato sullo stesso terreno popolato da persone, una letteratura pregna di rabbia e strette intorno ad un approdo di istruzione “contro la mia volontà” come dice lui a “sua” moglie.
    la potenza della scrittura di hrabal sta tutta nella descrizione della luce che penetra nelle sue parole rendendoli pennelli che annunciano perturbazioni poetiche rumorosissime.
    i suoi libri sono tutti così, miracoli usciti dal linguaggio della gente comune che cerca nel sapere dei libri risposte ad una condizione precaria ad una sovversione necessaria per comprendere il linguaggio scellerato del potere.
    lui ha attraversato, come tutti noi ogni giorno, i momenti peggiori della storia del novecento, quelli dove un si o un no decidevano della vita delle persone.
    è stato censurato, controllato ed anche costretto ad una residenza letteraria per lui senza patria.

    lui è un tenero e la “moglie “ che lo racconta un campo di grano che maturando da cittadinanza ai luoghi più ameni.

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    giovanni milone said on Sep 4, 2013 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Ultimo volume di una trilogia di cui il secondo capitolo non è ancora tradotto in italiano, Spazi vuoti è un lungo monologo di Pipsi, la moglie di Hrabal, su un unico argomento: Hrabal stesso. Si può discutere se in questo modo Hrabal aggiri, ...(continue)

    Ultimo volume di una trilogia di cui il secondo capitolo non è ancora tradotto in italiano, Spazi vuoti è un lungo monologo di Pipsi, la moglie di Hrabal, su un unico argomento: Hrabal stesso. Si può discutere se in questo modo Hrabal aggiri, o invece accentui, il rischio tipico delle autobiografie, e cioè di rivolgere a se stesso uno sguardo troppo indulgente. Ho il sospetto che sia vera la seconda ipotesi. Non mancano giudizi aspri e frasi sferzanti, ma nel complesso il tono è autoassolutorio. Perdonami tu visto che io non posso perdonarmi, sembra che dica lo scrittore alla voce narrante; e non avrebbe potuto fare scelta migliore, visto che Pipsi lo conosce e lo accetta come nessun altro farebbe: “…e sul suo viso era apparso di nuovo un sorriso impertinente, quel sorriso del quale gli piaceva raccontare che, quando da ragazzo qualcuno lo vedeva con quell’espressione sul viso, subito smontava dalla bicicletta e gli spaccava il muso”.

    Così è Hrabal: maestro dell’oralità, spiazzante e incalzante, comico e malinconico. Rispetto ai testi più felici, ai romanzi del periodo d’oro, qui però il tono è più uniforme, e più dolente. La fragorosa creatività di Ho servito il re d’Inghilterra c’è ancora, e ci sono passaggi di straordinaria finezza in ognuno dei brevi capitoli; memorabile la passeggiata per Praga con uno stralunato Heinrich Böll, in mezzo ai carri armati dell’invasione sovietica del ’68. Ma anche nel racconto delle fasi più serene (i primi successi letterari, le storie d'amore con i gatti, le colossali sbronze con la vasta schiera di amici che sempre lo hanno circondato) qui Hrabal comunica un incurabile senso della perdita, degli anni che tutto consumano. Giusta quindi, una volta tanto, la scelta editoriale del brano in quarta di copertina: “Adesso ogni cosa è via, e lì è tutto un susseguirsi di spazi vuoti, come se un folletto maligno avesse eliminato tutto quello che adoravo”.

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    Dani Mela said on Apr 30, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mio marito, il mio tesoro, il premio di Stato

    Hrabal scrive di sé per bocca di sua moglie. Una donna che, alla fine del libro, ammette di essersi dimenticata di fare dei figli a forza di stare dietro a quel suo bambino un po' cresciuto... a suo marito, il suo tesoro, il premio di Stato.
    Bella Pr ...(continue)

    Hrabal scrive di sé per bocca di sua moglie. Una donna che, alla fine del libro, ammette di essersi dimenticata di fare dei figli a forza di stare dietro a quel suo bambino un po' cresciuto... a suo marito, il suo tesoro, il premio di Stato.
    Bella Praga vista con gli occhi (per modo di dire) di Pipsi, la moglie di Hrabal. C'è anche la rivoluzione di Praga in piazza Venceslao... Ma raccontata in un modo buffo, "alla moglie di Hrabal".
    Un assaggio:
    "Di se stesso a mio marito piaceva dire di essere in realtà una signorina travestita da uomo, diceva che il suo umore cambiava diverse volte al giorno [...] poi invece alcune ore ancora era come se stesse ad annusare merda. [...] era l'unica cosa che apprezzavo in mio marito, il fatto che di se stesso, avesse proprio una pessima opinione."

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    Hippocampus said on Feb 13, 2012 | Add your feedback

  • 13 people find this helpful

    Questo non è un libro.
    E' qualcosa che gratta via tutto il sudicio accumulato che avevi dentro e ti fa vedere l'animo di un uomo-bambino spaventato.

    Ancora in fase di lettura, scriverò un degno commento alla fine, sempre se ci riuscirò.

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    Lady Revenge said on Jan 10, 2012 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Il mondo è bello da impazzire, non che lo sia davvero, ma io è così che lo vedo...

    La frase dello zio Pepin ( qui figura in realtà abbastanza marginale ) che per altro finirà anche nella sua partecipazione per il funerale ( facendolo divergere ancora una volta dalla madre) riassume bene lo spirito del libro dove si vede una Praga ...(continue)

    La frase dello zio Pepin ( qui figura in realtà abbastanza marginale ) che per altro finirà anche nella sua partecipazione per il funerale ( facendolo divergere ancora una volta dalla madre) riassume bene lo spirito del libro dove si vede una Praga altra, sicuramente non da lonely planet nè da agenzia turistica...
    Inoltre l'amore per i gatti ( andava ad aprire e lasciava uscire o entrare i gattini, senza mai dire una sola parola, un solo improperio,perché, come ripeteva, loro sono i nostri figli, e i figli quando sono piccoli sono qualcosa di sacro... anche se magari poi non valgono proprio una benemerita mazza, ripeteva mio marito, il premio di Stato.), le sue ossessioni, le piccole e grandi spacconate, il suo eterno prendersi in giro seriamente attraverso gli occhi della moglie ci vengono regalati in questo suo inedito che chiude la trilogia.
    Prendendosi in giro rincara la dose sul mal di vivere che molto spesso attanaglia troppa gente:
    ah queste mie paturnie, tutta questa bua che continuo a sentire, questo mio desiderio dio non esistere... mi basta di ricordarmi di Pavlik e di Lothar... [...] loro lo avevano già superato da un pezzo... puntano tutto solo ed esclusivamente sull'arte di vivere... essere costretti a imparare a voler vivere... mentre io sono proprio un vigliacco,ah, e che vigliacco...

    beh hrabal è sempre lui.

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    Lorenzo il Russo said on Jan 4, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Non bisogna in effetti essere dogmatici. In tal senso quindi situarsi nelle aree liminari del testo, aree ove ce-ne viene spiegata la genesi non solo per quanto riguarda la biografia dell’autore, ma anche per la vicenda editoriale e di connessione co ...(continue)

    Non bisogna in effetti essere dogmatici. In tal senso quindi situarsi nelle aree liminari del testo, aree ove ce-ne viene spiegata la genesi non solo per quanto riguarda la biografia dell’autore, ma anche per la vicenda editoriale e di connessione con la storia al testo contemporanea, cosa quest’ultima particolarmente probante, data l’area geografica, il momento storico, la temperie sociale.

    E dunque, Hrabal all’inizio del decennio ottanta produsse in un breve torno di tempo un manoscritto di settecento pagine e rotti.
    Un manoscritto contenente la storia personale dell’autore dalla metà degli anni cinquanta fino all’inizio dei settanta.

    Anni in cui nella vita di Bohumil H. succedono varie cose, dal matrimonio, al tardivo ma subito vincente esordio come scrittore, alla successiva messa in liquidazione di quello stesso scrittore che le opere partorì [questa della messa in liquidazione è una vicenda che ovviamente inerisce ai fatti accaduti nella Cecoslovacchia post sessantotto eccetera].

    Sempre all’inizio del decennio ottanta: il testo una volta scritto poi rimase lì, di settecento pagine. Anni dopo Hrabal lo riprese e lo divise per tre: “Spazi vuoti” risulta, nella cronologia degli eventi narrati, come l’ultimo tratto di questa tripartizione.
    Le altre due, di cui una in particolare è stata tradotta in italiano, ovvero “Le nozze in casa”, dico subito che non le ho lette.

    Questa invece, uscita nell’ambito dell’interessante collana delle Letture Einaudi, m’interessava in ragione del fatto che sulla quarta di copertina era riportato che in esso volume si “racconta[no] gli anni tra il ‘63 e il ‘73, la nouvelle vague praghese, il successo letterario, e poi i carri armati sovietici, i libri mandati al macero, l’abbandono forzato della vecchia casa e il trasloco in un anonimo palazzo di periferia”.

    Il punto di partenza nel sessantatre, quando uscì il primo libro di Hrabal, il quale aveva già la bella età, per un autore esordiente, di quarantanove anni.
    Prima di allora pare avesse fatto vari mestieri, i quali avrebbero alimentato, con le esperienze e gli incontri che ne scaturivano via via, la vena picaresca dei libri scritti a seguire, dall’inizio del periodo narrato dentro a “Spazi vuoti” in poi.

    Ora, se penso ad H., a questa scrittura autobiografica, mi viene in mente Paolo Nori.
    Premetto che non m’appassionano i libri dello scrittore parmense; rispetto il suo lavoro, ma le cose che scrive, come le scrive sono cosa molto lontana da ciò che vorrei leggere.

    Ma non è questo il punto; il punto è che entrambi gli scrittori partono - ognuno a modo proprio, per carità... tenendo anche conto, ma che lo dico affare, che tra Hrabal e Nori ce ne corre ma ce ne corre ma ce ne corre - da una scrittura caratterizzata da un registro basso, colloquiale, attingente, e lo si vede soprattutto qua in questo Hrabal che si descrive direttamente, vicino dunque alla tematica dell’autobiografismo traslato di Nori, a una continua narrazione.

    Tale narrazione sta tra il parlarsi addosso e il riconnettersi ad una tradizione magari anche sotterranea di raccontatori, di bassi aedi, di conta-storie, di buffi, di strambi, d’intronati.
    Che in Emilia per le fermentazione [bullicante gassosa nebbiogena] delle fasce grasse che inframmezzano le marne del terreno, produce certo stralunamento di personaggi con la cadrega fuori nell’aia. Gli esempi sono innumeri.

    Allo stesso in Boemia, a partire dalle stramberie di Pan Hašek [ma anche del giovane e decadente Rilke che se va d’attorno in Praga con un giglio bianco in mano come uno Za la Mort volto in bello e diafano e esangue e poeta; ma anche del giovane Jiřì Mordecai Langer, che parte, va allo shetl e poi torna a casa di babbo e mamma mutatosi in un reb “abnorme”], per passare traverso i surrealisti che a Praga oltre che andare a mille viaggiavano pure a birra e costine di porco e carpe alla panna acida, già di per loro stessi a tempo debito travolti dalla fascinazione di un Apollinaire in visita di cortesia - allo stesso in Boemia qualcosa di truce/bislacco fermenta.
    E Hrabal uguale, amico di guardacaccia, e beoni e guardiani di passaggi a livello.

    Pensiamo anche, per restare agli anni cinquanta in oggetto [all’incirca] al “tenero barbaro” Egon Bondy, colui che nell’intimità sfregava la barba contro la potta di Honza Krejcarova, poi saliva in tram con il bigliettaio che suo malgrado inalava l’odore sublime di cui quella barba era pregna e se ne andava, poveretto, fino al deposito col pisello ritto ne’ pantaloni.

    Ma perché Hrabal e Nori? Sottolineando ancora che tra il boemo e il parmense ovviamente ce ne corre ma ce ne corre ma ce ne corre... sottolineando questo, uno mi ricordava l’altro perché dietro questa apparente facilità di stralunamento e di bassura, c’è, lo si avverte anche senza conoscere la figura di detti scrittori per come sono “fuori dalla pagina”, una ferrea griglia culturale, di dati, di letture, di pensiero.
    V’è la letteratura con le sue leggi, anche se pare che dentro al libro si stia cianciando di chissà che.

    Dunque eccola qui: questo Hrabal nella mia opinione non va preso per un soffice o acuminato clown moravo, poiché in codesta scrittura [con l’artifizio della moglie Pipsi che scrive descrivendo con tenerezza ma anche a volte una certa acredine, il marito Bohumil], in tutta la sua opera c’è un lavoro e una sedimentazione che non si sospetterebbero nello scrittore più palesemente letterario.
    Non abbandoniamoci dunque ai sentimenti; abbandoniamoci piuttosto alla letteratura, cosa che è pure un’esperienza più intensa assai.

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    Damiano Zerneri said on May 9, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (78)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 226 Pages
  • ISBN-10: 8806193538
  • ISBN-13: 9788806193539
  • Publisher: Einaudi (Letture Einaudi)
  • Publish date: 2010-12-01
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