Specchio delle mie brame

Di

Editore: Adelphi

3.6
(85)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845911276 | Isbn-13: 9788845911279 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Una baronessa bramosa, una villa sfarzosa, un'estate siciliana afosissima. Euna bambinaccia obesa e caparbia, un ragazzaccio bugiardo e porcello,un'istitutrice gallese delle più frementi, un rozzo precettore disposto atutto, uno squisito duca dannunziano che è l'epitome d'ogni decadentismo dellaBelle Epoque... Tutti coinvolti in un folle intreccio di combinazioni erotichesempre più complicate, con rocamboleschi e acrobatici "teatrini".
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  • 3

    Scemo del villaggio cercasi.

    Il bello dell’aver letto così poco di Arbasino – assieme, probabilmente, al suo meglio – è che si può spaziare in quanto ne resta per chissà quanti anni: il gioco della letteratura abbinato alla felic ...continua

    Il bello dell’aver letto così poco di Arbasino – assieme, probabilmente, al suo meglio – è che si può spaziare in quanto ne resta per chissà quanti anni: il gioco della letteratura abbinato alla felicità della lingua, il resto è un fatuo pretesto, e cosa c’è di meglio del raccontare una storia molte volte già raccontata, per dimostrare che nessuno mai l’ha ancora raccontata come sai fare tu? Dando l’aria di buttare tutto via al vento, in un civettare del lessico, uno sgambettare di sintassi, in un ammiccare citazionistico istrionico e per nulla pedante, con quella aggiunta sbarazzina di poppe e patte e maschi petti e potte tutte discutibilmente virginee che ti fanno sorridere, ti fanno dire – Ma va là quante scemate; assieme a “Fa talmente ridere, eppure è letteratura, una sniffatina leggera di, o è qualcosa che comunque non s’allontana mai troppo dalle sue vicinanze.” Il piccolo libro è scritto con un italiano col quale puoi giocarci al salto della corda, alla casa sull’albero, all’arrampicata sugli specchi, allo scivolo sulla neve calda di Sicilia, e poco non è, non lo è mai.

    “Lo scemo del villaggio, benché assai petulante, non si trova: è andato in un’altra storia, e non è ancora tornato.”

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto lo scibile umanamente possibile è scivolato nel cervello di Abrasino che ne ha preso mentalmente nota. Una biblioteca vivente full-time dunque, unita ad una mondanità full-time, impastate a lor ...continua

    Tutto lo scibile umanamente possibile è scivolato nel cervello di Abrasino che ne ha preso mentalmente nota. Una biblioteca vivente full-time dunque, unita ad una mondanità full-time, impastate a loro volta con un gusto assillante per il Kitsch , un' ossessione voyeuristica per le letterature straniere e abbondanti dosi di straniamenti, masochismi e sadismi, allusioni, citazioni,metafore, voli pindarici e sontuose volgarità.
    E poi si ride, di una risata facile, certa, magari un po' sguaiata ma assolutamente liberatoria.Perché questo fustigatore di italioti costumi e malcostumi, in un orgia di vocaboli, riesce a cogliere la banalità della vita e del sesso con taglio cinico e impietoso e, con ghigno squisitamente sardonico, ribadisce la verità che si libera inevitabile.
    Lettura appassionante come quella di un giallo da farsi tenendo a portata di mano dizionari di Italiano, Inglese, Francese, Latino.......
    Difficile da comprendere fino in fondo.

    ha scritto il 

  • 2

    Arbasino mi stava sui cabasisi già da prima, questo libro non ha cambiato di un bit la mia simpatia. Lui eh, e il suo modo di scrivere fighissimo, sperimentalissimo, presuntuosissimo, irritantissimo. ...continua

    Arbasino mi stava sui cabasisi già da prima, questo libro non ha cambiato di un bit la mia simpatia. Lui eh, e il suo modo di scrivere fighissimo, sperimentalissimo, presuntuosissimo, irritantissimo. Trovo quel suo stile involuto, tutto parentesi, incisi, citazioni, giri di parole e sfoggio di cultura, parecchio fastidioso. Confesso che ho letto parte del romanzo con il kindle connesso a wikipedia, poi mi sono rotta le scatole e scaricato la pila e sono rimasta nella mia becera ignoranza: i miei ricordi del classico risalgono al millenio scorso, abiate pietà. A tratti ho preso il ritmo e la lettura è diventata (moderatamente) piacevole, a tratti il ritmo cambiava, o l'ho perso io, sa il cavolo, e la voglia del lancio dalla finestra saliva vertiginosamente.
    Peccato perché la storia è divertente, scanzonata e stuzzicante, porca quel tanto da non essere pornografica, non adatta alle figlie di maria; mi sono piaciute le bacchettate agli ipocriti dai vizi privati e dalle pubbliche virtù, al "conte dalle braghe onte" e ai riti pagani di una Sicilia rimasta, per queste cose, al medio evo.
    In sostanza: capisco che è bravo, ma io e Arbasino non siamo fatti l'uno per l'altra.

    Edit:
    Mentre pulivo l'insalata stavo pensando: ma se non l'avessi già detestato a monte, Arbasino? Forse sarei meno severa. Poi ho tirato giù dalla libreria "Fratelli d'Italia", edizione Adelphi (1365 pagine), mollato circa un ventennio fa infastidita(*). L'ho scorso qui e là, e ci trovo anche un velato moralismo che me lo fa ancora più antipatico. Ma in luce di quel moralismo... questo testo qui? C'è più biasimo, satira feroce, o più allegro divertimento? Moralismo tout court o moralismo nei confronti dei moralisti? Ecco, non sparei.
    Una bella testa, non discuto. Caustico e cinico il giusto. Colto, coltissimo. Irritantissimo.

    (*) Porca puzzola, ci credo che detesto Arbasino: 68.000 Lire nel 1995, e pure mollato a un decimo (che sono sempre 130 pagine)!! GRRRRR!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Piu' che un libro, un piacevole "divertissement" come dicono quelli che parlano bene :D
    Pieno di aggettivi, di citazioni un tanto al kilo, barocco, roboante, divertente, gaudente ma mai volgare, non ...continua

    Piu' che un libro, un piacevole "divertissement" come dicono quelli che parlano bene :D
    Pieno di aggettivi, di citazioni un tanto al kilo, barocco, roboante, divertente, gaudente ma mai volgare, non e' sicuramente un testo da analizzare parola per parola ma da godere cosi' com'e', quasi lasciandosi travolgere piu' che leggerlo: la versione libraria, un po' piu' raffinata, di un film di Tinto Brass. Da leggere tra un saggio e l'altro, quando si vuole riposare la mente in maniera comunque non insulsa.

    ha scritto il 

  • 3

    "Non c'è più serietà, un autentico impegno, nè un plausibile discorso letterario dabbene"

    Ecco partiamo da qui. Una dichiarazione d'intenti pienamente rispettata. Presa in questo modo risulta un libro ...continua

    "Non c'è più serietà, un autentico impegno, nè un plausibile discorso letterario dabbene"

    Ecco partiamo da qui. Una dichiarazione d'intenti pienamente rispettata. Presa in questo modo risulta un libro oltremodo piacevole, grottesco ma lucido nella sua pecoreccia critica di una certa società bigotta che si nasconde sotto veli di altissima ipocrisia (per esempio chi sotto una "facciata di rispettabilità impeccabile" si rivela essere "mignottona esperta").
    Senza scendere nel sociologico rimane un libro intelligente, volutamente osceno ed estremo, a suo modo sperimentale, che si legge in una giornata, fra l'altro (se esenti da pruderie) ridendo a crepapelle.
    Un libro che si costruisce insieme al lettore pagina dopo pagina, fra citazioni colte e deliranti invenzioni narrative.

    ha scritto il 

  • 2

    Non è Liala

    Ho avuto con questo libro un rapporto di amore-odio.
    Ho apprezzato: l'architettura del romanzo volutamente improvvisata, che ci fa partecipi della nascita dei personaggi e dell'azione; le vicende libe ...continua

    Ho avuto con questo libro un rapporto di amore-odio.
    Ho apprezzato: l'architettura del romanzo volutamente improvvisata, che ci fa partecipi della nascita dei personaggi e dell'azione; le vicende libertine condotte con maestria, senza mai scadere nel volgare, e con un pizzico di suspense; lo stile personalissimo; le invenzioni e la grande ampiezza lessicale; l'ironia pungente e la satira della società rappresentata; la tecnica di ridurre i capitoli a un concentrato di poche righe che - immagino - nella versione cartacea spiccano nella pagina quasi vuota (questo effetto si perde un po' nell'ebook); lo straniamento dei personaggi che negano la loro essenza presentandosi sempre per quel che non sono. Emblematica Stefania, con "facciata di rispettabilità impeccabile" ma sotto sotto "mignottona esperta", personaggio che non passerà alla storia ma certo ricorderò a lungo.
    Devo premettere che spesso, nei libri che leggo, non capisco proprio tutto tutto. Di solito è colpa mia, non dell'autore. Non ci arrivo per carenza di cultura, di attenzione, di intuito, di memoria, di immaginazione ecc.. Pare che Arbasino stavolta ci abbia aggiunto del suo. Cito ad esempio una frase tratta dalle prime pagine:
    Potrebbe anche trattarsi di un esperimento di Kitsch sul Kitsch condotto in forma narrativa piuttosto che non saggistica - dunque divertimento sulle strutture formali travestito da assemblage e pastiche - remotissimo dalla pratica del Sublime Sistematico per mezzecalze full time, e applicabile al manufatto narrativo dilatando o restringendo (proprio a fisarmonica) il credibility gap romanzesco, o la mozione dei Doveri Letterari - quando la Storia da Farsi viene effettivamente confezionata artigianalmente, “come qui”, operando sulle diverse forniture di Kitsch (letterario, cinematografico, meridionale) o di meta-Kitsch (“mythos” narratologico di secondo grado), davanti al cliente che aspetta seduto in bottega.
    Ecco, io questa frase l'ho letta e riletta, e non ci ho capito una beatissima mazza. Quando leggo e non capisco mi impermalisco con me stesso o con l'autore, e in ambo i casi l'idillio con il libro se ne va.
    Poi c'è una pletora di personaggi/citazioni a me ignoti, e qui vi confesso tutta la mia ignoranza. Qualche esempio:

    - [...] Si può anche temere un gesto proverbiale, come la profanazione saffica di Mademoiselle Vinteuil a Montjouvain,
    - [...] mentre invece l’amica le parla di Elizabeth Barrett Browning, le discorre di Christina Rossetti...
    - [...] secondo i modi di operare di Marcel Duchamp, o di Raymond Roussel
    - [...] Possiede - si osserva - il tratto di Giorgio Aurispa, il piglio di Stelio Effrena, il portamento di Paolo Tarsis, e l’allure di Andrea Sperelli.
    - [...] astuccio di smalto di Limoges già appartenuto a un Poldi Pezzoli
    - [...] viene a somigliare sempre più a quelle sue care e ingenue compatriote lettrici di Ouida o di Marie Corelli
    - [...] spumeggianti boutades mondane degne di un Sacha Guitry,

    Insomma, le invenzioni narrative che a tratti mi hanno fatto sorridere, ridere o sghignazzare svaporano di fronte al dubbio che l'autore abbia strafatto o abbia rinunciato a comunicare oppure, peggio ancora, abbia voluto dimostrare la sua erudizione. Il dubbio, dico. Ma è una quasi-certezza che il codice di comunicazione di Arbasino, in quest'opera, è contorto e affetto da cerebralismo.
    Arbasino aderì al Gruppo 63 che criticò fortemente"autori all'epoca già 'consacrati' dalla fama quali Carlo Cassola, Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti 'Liale', con riferimento a Liala, autrice di romanzi rosa.". Saranno criticabili, ma io li preferisco, e di gran lunga.

    ha scritto il 

  • 4

    In un afoso e infuocato meriggio di fine estate, in terra gattopardesca, la pantera baronessa si trastulla l’istitutor. Oibò!
    Lui è un banale Michele ma giovanottaccio e fustone, Madonna e san Frances ...continua

    In un afoso e infuocato meriggio di fine estate, in terra gattopardesca, la pantera baronessa si trastulla l’istitutor. Oibò!
    Lui è un banale Michele ma giovanottaccio e fustone, Madonna e san Francesco al collo, e smisurate erezioni in bella mostra. “Oh!!! Che impressione!!!”
    Nei mesi d’estate, con la scuola in vacanza, il banale e ben fornito Michele dà ripetizioni a Fulco, il secondogenito della baronessa un po’ porcella, che rischia (parola di mater familias) di diventare cieco, calvo, pazzo, paralitico, sifilitico, contrarre malattie apocalittiche, apoplettiche. Addirittura andare all’Inferno; vien da dire che sia il male minore.
    Fra una premonizione catastrofica al pupo e un austero ammonimento all’impacciata figlia, la vogliosa Stefania e il banale Michele-sempre-pronto proseguono, a ruoli alterni, nelle porno-rappresentazioni sado e maso. Sempre a sipario chiuso. Ma non troppo.
    All’arrivo di Judy Faggotty, istitutrice gallese, caruccia e atletica, chiamata per erudire la primogenita pingue Francesca, il banale Michele si strugge d’appetito per lei (l’istitutrice, si capisce), con effetti drammatici per la baronessa e le sue voglie. Come può mai pensare donna Stefania di replicare “specchio! specchio delle mie brame! dimmi! chi è la più bella dama del Reame delle Due Sicilie?”, quando al tacer dello specchio corrispondeva una mano misteriosa che schiudeva la finestra? Vi pare che l’ingorda baronessa non possa trovare soluzione? Eh già che la trova! La trova, la trova. E con vantaggi più che certi. Divertimento senza pudore. Purché non si sappia! Per carità!
    “Che piacer, che piacer, che sarà!
    Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
    Che piacer, che piacer, che sarà!”

    Ah! Inutile! Inutile, signore mie! Come recita il vecchio adagio: al kitsch non si comanda!
    Non era così?

    Pastiche gaudente, beffardo e pecoreccio, con citazioni disseminate. Qua e là, s’intende. E luoghi comuni sparsi e spersi tra il dire e il fare (c’è di mezzo il Michele).
    Non divertitevi troppo. Anzi sì!

    ha scritto il 

  • 0

    Celine de noartri

    anche qui usa una lingua di ammiccamenti e metafore e richiami e citazioni e e e ...
    Luois Fedinand è il suo maestro, ma la prosa che scorre in italiano è ricca e ben comprensibile essendo la sto ...continua

    anche qui usa una lingua di ammiccamenti e metafore e richiami e citazioni e e e ...
    Luois Fedinand è il suo maestro, ma la prosa che scorre in italiano è ricca e ben comprensibile essendo la storia "robba de noartri" mica scritta in francese e poi tradotta senza note! Molto avanti rispetto al suo tempo quando ancora il porno non era stato sdoganato x tutti, ricchi e prolet, molto prima dei cellulari e dei punti d'incontro xxx su internet

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura molto divertente con infiniti riferimenti sia nello stile che nel narrato.
    Interessante il finale con Zerlina e Masetto che cantano alle proprie nozze volendo così paragonare la filosofia di v ...continua

    Lettura molto divertente con infiniti riferimenti sia nello stile che nel narrato.
    Interessante il finale con Zerlina e Masetto che cantano alle proprie nozze volendo così paragonare la filosofia di vita sessualmente dissoluta ed arrogante della baronessa a quella di Don Giovanni.
    Mentre i libri, capolavori di Jane Austen e di Charlotte Bronte, cadono misteriosamente dalla torretta saracena capiamo che tutto il romanticismo di Jane è crollato col suo consapevole e piacevole coinvolgimento nel folle turbinio di combinazioni erotiche: “teatrini”.

    ha scritto il