Special Providence

By

Publisher: Picador USA

3.9
(70)

Language: English | Number of Pages: 352 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Dutch , Spanish , French , Italian

Isbn-10: 0312420404 | Isbn-13: 9780312420406 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: eBook , Others

Category: Fiction & Literature

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Book Description
Robert Prentice is eighteen.His mother Alice Prentice is fifty-three.Both are damaged souls: Robert, by war; Alice, by thwarted dreams of prosperity.In two deeply humanizing portraits, the great American writer Richard Yates crafts a novel of post-war America, at once at odds with its own sense of identity and mercilessly prohibitive to its like-minded citizens.AUTHORBIO: Richard Yates is the author of the novels Revolutionary Road, A Special Providence, Disturbing the Peace, The Easter Parade, A Good School, Young Hearts Crying, and Cold Spring Harbor and the story collections Eleven Kinds of Lonelines, Liar in Love and The Collected Stories of Richard Yates. He died in 1992.
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  • 3

    Madre, figlio, e le ossessioni che ne conseguono. Seconda guerra mondiale. Prima e dopo. La madre artista e il figlio coccolato. Poi lui parte per la guerra. E tornerà uomo. A patto che ritorni. ...continue

    Madre, figlio, e le ossessioni che ne conseguono. Seconda guerra mondiale. Prima e dopo. La madre artista e il figlio coccolato. Poi lui parte per la guerra. E tornerà uomo. A patto che ritorni.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Un altro romanzo bellissimo di "uno dei più grandi scrittori meno famosi d'America. Di questo romanzo mi è piaciuto tutto, a cominciare dall'alternanza di brani scritti in periodo di guerra (il prota ...continue

    Un altro romanzo bellissimo di "uno dei più grandi scrittori meno famosi d'America. Di questo romanzo mi è piaciuto tutto, a cominciare dall'alternanza di brani scritti in periodo di guerra (il protagonista Bob Prentice è arruolato nella seconda guerra) ai brani che esplorano la vita di Bobby nel periodo di pace. In questi troviamo il padre buono e generoso che paga i conti, ben oltre gli alimenti, la solita madre aspirante scultrice e le sue spropositate ambizioni. Il tono è sempre sopra le righe perchè Bobby non è adatto alla guerra e forse nemmeno alla pace, probabilmente non è adatto al mondo. Nel suo sogno un altro soldato dà voce a quello che Bobby pensa di sè: è una persona fuori dal comune, intelligente, di un tipo di intelligenza non adatta all'esercito. In ogni caso il periodo nell'esercizio, descritto con i toni che somigliano alla prima parte di Comma 22 (assurdo, esasperante, a ragazzini diciottenni è richiesto coraggio ed esibizione di coraggio) lo porta più vicino alla vita e al genere umano del periodo di pace. La madre Alice, asfissiante, egocentrica, egoista è molto peggio di qualsiasi generale nella sua incoscienza e nel suo affetto appiccicoso. Il finale del romanzo appare liberatorio, sia quello della guerra con la simpatica scazzottata tra i peggiori dell'esercito, sia quello del periodo di pace. Certo nel romanzo aleggia il senso di colpa per le aspettative genitoriali deluse, il dispiacere per la morte del padre, solo, dopo aver sempre provveduto a tutti i loro bisogni prendendosi da Alice solo lavate di testa, e l'ansia per quella madre superficiale, infantile, sognatrice e incapace di badare a se stessa ma anche terribilmente castrante. In un certo senso sembra che l'arte impedisca di essere buoni genitori: vedi Alice, la madre di Yates aspirante scultrice, ma esistono diversi altri esempi nella letteratura. Il padre di Yates, George, aveva una bellissima voce ma non si è mai fatto illusioni e per quello che Alice gli ha permesso è stato un buon padre.

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  • 0

    Yates leggetelo tutto, leggetelo tanto. A me non ha mai deluso.
    Nei personaggi di questo romanzo(e non solo) si respira l'affanno solitario di chi lotta per sopravvivere all'interno di una società est ...continue

    Yates leggetelo tutto, leggetelo tanto. A me non ha mai deluso.
    Nei personaggi di questo romanzo(e non solo) si respira l'affanno solitario di chi lotta per sopravvivere all'interno di una società estremamente individualista cercando di ritagliarsi uno spazio tangibile. Personaggi perdenti da sempre che vivono nell'illusione di essere diversi, migliori, in attesa di un riscatto che nei romanzi di quest'autore non si potrà mai compiere.

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  • 5

    Due solitudini

    Robert Prentice è un diciottenne fresco di diploma, ma non esattamente il classico giovanotto di belle speranze. Nell’imminenza di un futuro che già bussa prepotente alla sua porta non ci sono impiegh ...continue

    Robert Prentice è un diciottenne fresco di diploma, ma non esattamente il classico giovanotto di belle speranze. Nell’imminenza di un futuro che già bussa prepotente alla sua porta non ci sono impieghi favolosi, né relazioni con fanciulle da cartolina, bensì i campi di battaglia europei del secondo conflitto mondiale ormai agli sgoccioli. Il ragazzo non sarà certo un fenomeno di maturità e consapevolezza ma non pare darsi pena del destino che incombe. In fondo, la guerra può rappresentare un’opportunità formidabile e fare di lui l’eroe che ha sempre sognato di essere, nell’ingenuità di quelle sue prospettive così limitate. E poi, a guardar bene, che cosa lascia a casa? Una famiglia che è solo sua madre Alice, donna assillante oltre ogni immaginazione, e nient’altro: beni, passioni, progetti concreti. Proprio nulla. Nemmeno la suddetta casa, in fin dei conti, visto che dai tempi lontani del divorzio dei genitori ha sempre vissuto la pena di un’esistenza girovaga attraverso gli Stati Uniti, un patetico e lento declino – dal benessere impossibile della buona società di provincia a sistemazioni sempre più umili e avvilenti – a rimorchio della donna e delle sue ambizioni ormai irricevibili. Il fronte come fuga dall’infelicità e dal vuoto delle sue giornate, il fronte come riscatto definitivo. Questo sulla carta, dove non fa una piega. Ma quelle speranze così gracili non potranno che infrangersi contro il muro della realtà, nel fango del Belgio, della Francia, della Germania, per tradursi in una nuova forma di incompiutezza e smarrimento. Se non altro, però, il disincanto accumulato in pochi mesi avrà buon gioco nel mandare in pezzi quella vecchia catena, di frustrazione e dipendenza, che lo opprime dal primo giorno. Un futuro, forse, sarà ancora possibile per lui.

    Impacciato, indifeso, invidioso delle coppiette che incontra per le strade di New York nell’ultima licenza prima di partire. E’ così che ci viene presentato (ri-presentato in realtà, essendo già apparso in uno dei racconti di “Undici Solitudini”) il mite, imbelle Bobby, primo vero alter-ego dello scrittore di Yonkers, qui al secondo romanzo (“A Special Providence” sarà pubblicato nel 1969, otto anni dopo “Revolutionary Road”). Per inquadrare Alice con la necessaria precisione, non occorre molto di più, anzi. Bastano un paio di pagine e la si è già riconosciuta senza possibilità d’errore, la madre di Yates che abita tutte le sue opere con quell’intonazione tra lo sfatto e il nevrotico, e un bicchierino di whiskey sempre a portata di mano. Una donna inerme, minuta, stanca, ansiosa di piacere e di non passare per la fallita che è. Una donna che sognava di affermarsi come artista eminente, scultrice che plasma la creta e lavora la pietra grezza, ma le cui velleità sono state piegate presto da avversità di varia natura, un matrimonio senza capo né coda, un altro legame sentimentale minato dall’inganno e la grande depressione implacabile sullo sfondo, beffardo accompagnamento al disfarsi del suo personale sogno americano. Un’ “odissea isterica”, la sua, alleviata solo dall’amore e la fede incondizionati di suo figlio, quel “meraviglioso cameratismo” a lungo vagheggiato e in cui si troverà a credere solo più lei, visto che il sentimento del ragazzo piegherà piuttosto verso una “pazienza cupa e amorevole”. Nei suoi confronti Robert pare dilaniato, tra il disprezzo silenzioso per la sua ignoranza, per il suo ottuso egocentrismo e le sue bugie, e l’impossibilità di affrancarsene, di sgravarsi di una pietà che è anche e soprattutto un “cercare rifugio nella consolazione” di quelle stesse menzogne condivise.

    Ancora una volta i personaggi di Richard Yates appaiono schiavi indimenticabili. Di se stessi, ovvero dei propri sogni impossibili, ma anche degli altri, dei loro affetti e, come se non fosse abbastanza, dell’alcool in cui affogare tutta la loro sconfinata (e altrimenti non silenziabile) amarezza. Dopo un’introduzione a mo’ di ribalta condivisa, prima della partenza di Bobby per l’Europa, ecco lo sguardo del narratore americano seguire i suoi protagonisti come in montaggio alternato, la sua lucida prospettiva realista a fare da comune denominatore: il presente di Robert, dapprima giovane zimbello dei commilitoni nel campo addestramento reclute, quindi fragile soldatino senza carattere in balia degli eventi nel teatro bellico; e i trascorsi di Alice annientata nella solitudine, illusa dalla gentilezza del nuovo compagno, Sterling Nelson, tormentata dalla garbata disapprovazione della sorella Eva, pervicace nel suo ottimismo stoico e un po’ triste. Rispetto alle altre donne dei romanzi di Yates, Alice è segnata da una disperazione placida e mai davvero rovinosa. Soffre in silenzio ma non si abbatte, nonostante quel senso di abbandono ritornante, e non si piega al rancore come diverse sue omologhe in altre opere (si pensi alla straordinaria Grace di “Cold Spring Harbor”), non è incattivita da un livore all’ultimo stadio.

    In ultimo, il ritorno al fronte e a un conflitto che si conclude nella desolazione. Un compagno d’armi morto fuori scena in modo assurdo, e tutto che sembra sempre più privo di senso, nella maniera più banale possibile. Se il cameratismo si rivela nulla più che una fugace illusione, la guerra stessa non potrà essere che l’espediente per espiare colpe soltanto immaginate. Ma anche questa, nel gioco a schema libero del caso, resta una pur vana speranza. A differenza che nei film, i combattimenti non plasmano eroi, non servono a regolare conti o a dimostrare alcunché. Soprattutto, non offrono risposte che già non si conoscano. L’implicito parallelo tra i due soggetti pare, in tal senso, evidente. Bobby sui campi di battaglia è come la madre in giro per gli States, sballottata da una destinazione all’altra senza mai riuscire ad essere l’attrice della sua stessa esistenza: entrambi inadatti, entrambi fuori contesto e fuori fuoco, entrambi rassegnati a mentire a se stessi per non dover guardare in faccia la realtà e provare a cambiare le cose. Ma se Bobby alla fine riuscirà a fare quel minimo scatto, il medesimo sussulto verrà negato ad Alice, e la sua resa all’inganno sarà ineludibile. Pubblicato per ultimo in Italia solo grazie all’opera meritoria di Minimum Fax, “A Special Providence” è l’ennesimo grande romanzo del narratore statunitense. Forse il meno crudele, a dispetto dei temi affrontati, di certo il più autobiografico. In alcuni frangenti (su tutti la parentesi-miraggio in cui appare il falso gentiluomo Sterling Nelson, o la patetica fissazione con cui Alice si aggrappa a quella remota istantanea di notorietà, pubblicata da una nota rivista), siamo senza dubbio dalle parti del miglior Yates.

    (9.0/10)

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  • 4

    SOTTO UNA BUONA STELLA

    Bobby Prentice è un giovane soldato che va in battaglia con l’aspirazione di diventare un eroe. Sua madre Alice è una mediocre scultrice che insegue un chimerico successo, incurante delle proprie scon ...continue

    Bobby Prentice è un giovane soldato che va in battaglia con l’aspirazione di diventare un eroe. Sua madre Alice è una mediocre scultrice che insegue un chimerico successo, incurante delle proprie sconfitte, come artista, come madre e come donna. Accadeva spesso che, mentre Alice sproloquiava delle sue illusioni, Bobby smettesse di ascoltare, anche se “grazie a una lunga esperienza era in grado di dire ‘Ah, sì’, oppure: ‘Ma certo’, sempre al momento giusto”.
    Una storia di incomunicabilità. I personaggi sono quelli tipici della produzione di Yates: esseri che vivono i propri tracolli oppressi dal peso delle proprie ambizioni, frustrate propaggini del fallimento del sogno americano.

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  • 4

    Un altro tuffo in una irrestibile mediocrità. Bobby, in fondo, è come saremmo noi in una situazione quasi incomprensibile come una guerra. E la mamma Alice, così ottimista da essere irritante, lascia ...continue

    Un altro tuffo in una irrestibile mediocrità. Bobby, in fondo, è come saremmo noi in una situazione quasi incomprensibile come una guerra. E la mamma Alice, così ottimista da essere irritante, lascia completamente disarmati.
    Non il migliore di Yates, ma anche in questo caso tanto di cappello. Mi inchino.

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  • 3

    Per sempre può la sua sete placare

    -Ma saranno davvero le grandi aspirazioni e i sogni ad occhi aperti a rendere infelici?
    Di nuovo complimenti per le prefazioni Minimun Fax (quelle da leggere alla fine dell’opera), la domanda si trova ...continue

    -Ma saranno davvero le grandi aspirazioni e i sogni ad occhi aperti a rendere infelici?
    Di nuovo complimenti per le prefazioni Minimun Fax (quelle da leggere alla fine dell’opera), la domanda si trova lì. Il riconoscimento sociale è l’essenza del sogno americano. Il mondo dei ricchi, l’elite a cui i personaggi di Yates aspirano è tanto splendente da fuori quanto buia al suo interno. Nessuno dei suoi personaggi però arriverà a formulare quest’equazione. Può darsi che Yates mi piaccia particolarmente per la traccia autobiografica presente quasi ovunque nei suoi scritti. Figlio di divorziati, divorziato a sua volta, ritrae la maggior parte delle famiglie già sfasciate in partenza. La sua caratterizzazione dei personaggi è magistrale. L’essenzialità delle sue sculture nasconde un lavoro di riduzione e smussatura tali da far ritenere a chi legge che quei personaggi non potrebbero essere diversi da come sono stati descritti.
    Il protagonista di Sotto una buona stella, vive con la madre divorziata fino al giorno in cui decide di arruolarsi. La madre ha notevoli ambizioni artistiche e nell’attesa della fama, si mantiene precariamente sulla soglia della povertà. Lo fa scialacquando i soldi che le passa il marito per il quale nutre un odio immeritato.
    -Ma saranno davvero le grandi aspirazioni e i sogni ad occhi aperti a rendere infelici?
    A leggere Yates sembra di sì.
    La storia della madre e quella del figlio si scindono nel momento in cui quest’ultimo parte per la guerra.
    Se le mie stelle sono solo tre è perché i capitoli in cui il diciannovenne Bobby si trova in Europa, alle prese con la sua imperizia, sono parecchio militari. Sono scritti con la cognizione di chi sotto le armi c’è stato davvero (Yates fu spedito in Europa durante la seconda guerra mondiale), alla lunga però si preferiscono le peripezie della madre spiantata la cui fede nella gloria è incrollabile, a dispetto dell’età che avanza.
    Il punto più toccante del romanzo a mio avviso è quello che seguirà questo dialogo fra Alice e il suo ex marito George
    ..Alice, il punto è che non voglio invecchiare da solo. E tu?»..
    ..«Io non penso all’invecchiare», rispose.
    «Lo so che non ci pensi. Questa è una delle cose che ammiro in te, Alice. Hai una sorta di fiducia inesauribile nel futuro. Non ti arrendi mai».
    «Può darsi che sia un’ottimista».
    «Altroché se lo sei. Alice, non credo che potremo decidere niente stasera. E in ogni caso si sta facendo tardi. Ma voglio che tu ci pensi su. Lo farai? E potremo riparlarne presto?»
    «Va bene».
    Il mio progetto di leggere tutto ciò che di Richard Yates è stato pubblicato rimane immutato, baderò solo a centellinarlo.

    Colonna sonora:
    I’ll Walk Alone
    http://www.youtube.com/watch?v=0y_ijleIdzs

    Glorious Things of Thee Are Spoken
    http://www.youtube.com/watch?v=nrHI3ATW9Co

    Colonel Bogey March
    http://www.youtube.com/watch?v=QuVYS4uw0as

    E-book N°91
    Sotto una buona stella (Yates, Richard)
    Dicembre 2014

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  • 4

    Forse il più intimista dei romanzi di Yates letti finora, di una tristezza desolata nutrita di aspettative disilluse. Dinamiche familiari da manuale rese con una scrittura, ancora oggi, sorprendenteme ...continue

    Forse il più intimista dei romanzi di Yates letti finora, di una tristezza desolata nutrita di aspettative disilluse. Dinamiche familiari da manuale rese con una scrittura, ancora oggi, sorprendentemente moderna.

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  • 5

    “ Ti ricordi la strada di caliche ? ”

    Non fosse stato per un commento letto proprio su Anobii (non ricordo chi fu ad inserirlo ma abbia la mia gratitudine eterna) che a suo tempo mi piacque e mi incuriosì , probabilmente non avrei mai sco ...continue

    Non fosse stato per un commento letto proprio su Anobii (non ricordo chi fu ad inserirlo ma abbia la mia gratitudine eterna) che a suo tempo mi piacque e mi incuriosì , probabilmente non avrei mai scoperto “I non conformisti (meglio noto come Revolutionary Road) e avrei forse persino ignorato l'esistenza di Richard Yates.
    Fortunatamente non è andata così e dopo quest'altra opera (che non sarà certamente l'ultima) non posso far altro che collocare questo autore , tanto grande quanto quasi del tutto sconosciuto , in una posizione di tutto rilievo nella mia personalissima lista di gradimento.
    Un romanzo bellissimo con due protagonisti principali , il diciannovenne Robert Prentice , inquadrato durante il periodo del suo reclutamento e la sua missione in Europa nelle fasi finali della seconda guerra mondiale , e sua madre Alice , divorziata da un uomo “ottuso, banale e puzzolente di gin” , fermamente persuasa di essere una scultrice di talento e quindi in continua attesa di una consacrazione definitiva .
    I due personaggi, accomunati da grandi aspettative oltre che da una sostanziale solitudine esistenziale , mettono in evidenza un tema ricorrente nella prosa dello scrittore , ossia quello della complessità di costruire e mantenere un rapporto duraturo, maturo e sereno fra le mura domestiche , sicuramente retaggio della difficile situazione famigliare dello scrittore stesso.
    E poi ci sono le pagine dedicate alla guerra , nelle quali non vengono messi in mostra atti di eroismo o gesta valorose , bensì le paure , le miserie e le sofferenze di ogni conflitto armato viste con gli occhi del soldato “Bobby”alla ricerca di un'impresa da ricordare, di un'azione che lo riscatti da un'esistenza sin lì anonima e sottomessa , che sono , a mio giudizio , di straordinaria intensità .

    said on 

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