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Splendori e miserie delle cortigiane

Di

Editore: Rizzoli (Bur classici, L1130)

4.1
(269)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 629 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817171301 | Isbn-13: 9788817171304 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Grazia Porcelli ; Prefazione: Francesco Fiorentino

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Fu l'ultimo libro pubblicato in vita da Balzac. La storia è quella di Lucien de Rubempré, già protagonista delle Illusioni perdute, qui coinvolto in vicende cupe e intricate al fianco di avventurieri, delinquenti, cortigiane sullo sfondo di una Parigi viziosa e corrotta, dove agiscono forze misteriose.
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  • 0

    Decisamente la natura sociale arma tutte le sue specie delle qualità necessarie ai servizi che da essa si attende! La società è un’altra natura!


    “Splendori e miserie delle cortigiane” è un romanzo di forte denuncia sociale che l’autore, nel corso della narrazione, chiama molto più u ...continua

    Decisamente la natura sociale arma tutte le sue specie delle qualità necessarie ai servizi che da essa si attende! La società è un’altra natura!

    “Splendori e miserie delle cortigiane” è un romanzo di forte denuncia sociale che l’autore, nel corso della narrazione, chiama molto più umilmente “studio”. Ed è una denuncia tanto più incisiva in quanto fatta da un conservatore.

    Nella Francia degli anni trenta dell’Ottocento l’aristocrazia tradizionale è ormai soppiantata dalla nuova aristocrazia finanziaria, del censo. Ma i nuovi nobili non sono per nulla diversi dei loro predecessori: stesse ipocrisie, stesso uso del titolo per manipolare il potere, arrivando fin a condizionare la giustizia.

    Le cortigiane del titolo non sono le vere protagoniste della storia, ma sono il simbolo della falsità sociale. Sono al tempo stesso oggetto di disprezzo e di morboso desiderio. Arrivando al caso estremo dei rat, che sin dall’infanzia sono educati all’abiezione e al vizio.

    Si trovano poi delle sorprendenti riflessioni sulla giustizia, penale e civile, che in questa Italia del terzo millennio possono valere ancora.

    C’è infine la vicenda di Jacques Collin, sulla quale Balzac riesce a costruire quasi una spy story, denunciando l’intercambiabilità tra i delinquenti e la polizia politica. Del resto è Collin a chiedersi che futuro può avere un forzato una volta pagato il suo debito con la giustizia, un altro spunto di riflessione che ancora oggi non siamo riusciti a risolvere.

    Collin, persona votata al male, riesce a vivere una sorta di amore, prendendo a cuore la vita di Lucien.
    Sarai grande quanto sei piccolo: ma non dovrai rompere il torchio col quale battiamo moneta.
    Non è una storia di redenzione completa, alla fine del romanzo Collin mantiene ancora intatto il suo odio e non riesce a costruirsi una vita priva di attività torbide. Eppure mostra i suoi sprazzi di umanità su cui, mi pare, il conservatore Balzac getta uno sguardo benevolo, che non vuole condannare totalmente, accettando che per chiunque esista un po’ di luce anche in mezzo a una vita di crimine.

    ---

    In questo romanzo è contenuta la famosa frase di Balzac che si è diffusa, in modo piuttosto semplificativo, come “dietro ogni grande fortuna c’è un grande crimine”.
    I lumi geografici hanno talmente penetrato le masse, la concorrenza ha talmente limitato i profitti, che ogni fortuna rapidamente realizzata o è conseguenza di una scoperta, o è effetto del caso, o è il risultato di un furto legalizzato.
    La citazione, certamente molto icastica, è tolta dal suo contesto. Proseguendo nella lettura si trova un passaggio che, sfortunatamente, non ha avuto l’onore della diffusione.
    La legge costituzionale ha proclamato il regno del denaro, e in tal caso il successo diviene la meta suprema di un’epoca dedita all’ateismo.

    ha scritto il 

  • 5

    Una narrazione accurata della Francia della prima meta' del secolo diciannovesimo. Una analisi approfondita dei meccanismi della giustizia penale, a volte anche (troppo) di dettaglio. Una ricostruzione della trama delle relazioni dell'alta societa', degli intrighi, delle piccole e grandi battagli ...continua

    Una narrazione accurata della Francia della prima meta' del secolo diciannovesimo. Una analisi approfondita dei meccanismi della giustizia penale, a volte anche (troppo) di dettaglio. Una ricostruzione della trama delle relazioni dell'alta societa', degli intrighi, delle piccole e grandi battaglie di potere che vi si svolgono. Dove, peraltro, la separazione tra lecito e illecito risulta sempre piu' sfumata e dove i ruoli si ribaltano continuamente.
    Un po' complicate le prime venti-trenta pagine. Ma poi la narrazione scorre in modo fluido.

    ha scritto il 

  • 5

    Rimango sempre molto sorpreso da quanto poco letto sia un monumento della letteratura come Balzac, un gigante dell'ottocento che con la sua acuta scrittura guarderà dall'alto al basso quasi tutta la letteratura del novecento, del duemila e del...
    Appena seicento persone su Anobi possiedono( ...continua

    Rimango sempre molto sorpreso da quanto poco letto sia un monumento della letteratura come Balzac, un gigante dell'ottocento che con la sua acuta scrittura guarderà dall'alto al basso quasi tutta la letteratura del novecento, del duemila e del...
    Appena seicento persone su Anobi possiedono(il che vuol dire che non necessariamente l'abbiano letto) Splendori e miserie delle cortigiane, neanche cinquecento Papà Goriot, quattrocento Eugenie Grandet, un po' di più Illusioni perdute(per fortuna).
    Lungi da me indicare letture più o meno valide, il libro è come un abito bisogna trovare quello che ti veste meglio, mi stupisco oltremodo poiché mi pare che una buona parte degli anobiani legga o abbia letto i Classici della Letteratura.
    La Comedie Humaine scritta nella sua non lunga vita, comprende più di cento tra romanzi e racconti e costituisce un opera formidabile sull'uomo e sullo studio della società di allora, che non possiamo non riconoscere nei suoi tratti distintivi in quella moderna.
    I suoi personaggi e le sue opere seguono un filo unico, si intersecano per poi dividersi da un romanzo all'altro, ma non abbiate timore si possono leggere uno indipendentemente dall'altro; certo per chi non ha mai letto nulla di Balzac consiglio di cominciare da un Papà Goriot o Eugenie Grandet o La cugina Bette, per chi l'ha già gustato ogni parola è inutile

    ha scritto il 

  • 5

    Magnifico Balzac

    Eroi e antieroi,vittime e carnefici,amori contrastati ed improvvisi mutamenti,affaristi, banchieri e prostitute che governano e tramano piani diabolici nella società della Restaurazione francese.Protagonisti Lucien,poeta ingenuo ed ambizioso,nato per il trionfo ma destinato al fallimento e Vautri ...continua

    Eroi e antieroi,vittime e carnefici,amori contrastati ed improvvisi mutamenti,affaristi, banchieri e prostitute che governano e tramano piani diabolici nella società della Restaurazione francese.Protagonisti Lucien,poeta ingenuo ed ambizioso,nato per il trionfo ma destinato al fallimento e Vautrin,suo geniale salvatore-corruttore che lo cura,lo educa e lo ama per elevarlo tra i grandi come un figlio,come una sposa.Oltre al fantastico dipinto di un'epoca Balzac narra la storia delle cosiddette cortigiane,del loro potere e della loro condizione,spesso spietate nel condurre affari ed intrighi,alla fine vittime di un mondo profondamente corrotto,moderno,spaventevolmente simile al nostro fatto di soubrette parlamentari,ministri banchieri,biechi voltagabbana,ricchi conservatori puttanieri,colti farabutti gendarmi.La commedia umana di Balzac è la nostra commedia,fatta di personaggi che in realtà esistono da sempre,fantasia o realtà?Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma, Vautrin è gay?

    Il mio rapporto con Balzac dura da parecchio tempo. La mia prima lettura di un suo libro, Papà Goriot, risale però solo (che ignorante!) alla primavera dell'anno scorso ed è proseguita in estate con le Illusioni perdute e poi di seguito Splendori e miserie delle cortigiane, c ...continua

    Il mio rapporto con Balzac dura da parecchio tempo. La mia prima lettura di un suo libro, Papà Goriot, risale però solo (che ignorante!) alla primavera dell'anno scorso ed è proseguita in estate con le Illusioni perdute e poi di seguito Splendori e miserie delle cortigiane, che è appunto la prosecuzione delle Illusioni. L'altra comparsa nelle opere balzachiane di Vautrin è nel testo teatrale eponimo, che è l'unica cosa da me letta nel volume Tutto il teatro (magari ci ritorno quando ho esplorato anche altre opere maggiori). Ma l'annotazione di voler leggere appunto Papà Goriot è nei mei progetti di lettura fin da quando avevo 19 anni e ho acquistato un po' di nascosto Leggere omosessuale di Giovanni Dall'Orto, libro rimasto a lungo nella mia libreria con il dorso rivolto verso il muro, per nascondere la parola compromettente che non volevo venisse letta dai miei genitori. Se lo riapro oggi trovo che tutti i titoli su cui ho apposto durante la lettura un segno di interesse (una "x", e nei casi più urgenti una freccia sul margine), con una coerenza quasi spettrale, li ho poi effettivamente letti, mancava giusto Balzac. Sarà che, come altri commenti di Dall'Orto, quel suo secco "Il personaggio di Vautrin è omosessuale", a giustificazione dell'inserimento in una bibliografia dei romanzi lesbici e gay, non mi convinceva del tutto. Poteva esistere in un libro così famoso della prima metà dell'Ottocento un personaggio omosessuale?

    Non starò a discutere i commenti di Giovanni Dall'Orto, a cui debbo - per avere pubblicato quella bibliografia, e parecchie altre cose da lui scritte, anche di recente sul suo sito - una incondizionata gratitudine. Ma, Vautrin, il re dei ladri, il supertruffatore che ritorna qui con il travestimento di padre Herrera, è davvero omosessuale? Dopo la lettura dei principali romanzi in cui questo personaggio compare, la mia risposta è articolata. Certo è molto attratto da giovani uomini belli, e per niente dalle donne, ma la relazione che stabilisce con loro non lascia mai affiorare esplicitamente un elemento erotico. Il suo apprezzamento per la bellezza fisica dei suoi protetti, che è insistito, dettagliato, è però anche sempre tecnico, professionale. Sembra solo inteso a stabilire quante ricche ereditiere quell'avvenenza è in grado di circuire. Se qualcosa come un sapore sessuale si riesce a percepire nei rapporti fra Vautrin e i suoi giovani protetti, si trova appunto solo in Papà Goriot, nel tentativo di trascinare Rastignac in una complicità criminale. In quelle scene avviene qualcosa di fisico: i due personaggi si fronteggiano, la forza virile matura di Vautrin viene a contatto per un momento con il vigore giovanile di Eugène che non lo respinge, subito, ne sente la forza, l'odore di maschio, e sta per cedere a un rapporto che - si avverte chiaramente, ma sempre in modo implicito - non sarebbe soltanto di complicità in un delitto. L'eredità di m.lle Taillefer non è la sola cosa che Vautrin vuole da Rastignac. In Papà Goriot, anzi, la complicità sembra uno strumento per stringere un legame più profondo con il ragazzo. Con Rubemprè non ci si avvicinerà mai più così chiaramente a una relazione sessuale. La bellezza di Lucien è il mezzo per ottenergli il matrimonio giusto, attraverso il quale Vautrin accederebbe alla posizione a cui aspira, dalla quale continuerebbe a proteggerlo come un figlio, come un buon investimento. Niente di più. Forse anche perché è passato qualche anno. La forza di Vautrin è intatta, ma non il suo appeal fisico che in Papà Goriot aveva conquistato e ovviamente un po' turbato tutte le signore della pensione Vaquer. Nel prete Herrera che raccoglie Lucien al margine del suo tentativo di suicidio alla fine delle Illusioni, l'attrattiva sessuale sembra del tutto scomparsa (se ne descrive anzi, mi pare di ricordare, la grande bruttezza). Con Rastignac avrebbe potuto essere un legame di coppia, con Rubemprè si tratterà di un intenso rapporto filiale, privo o quasi di sfumature sensuali. Rispetto al Vautrin di Papà Goriot Herrera sembra del tutto appagato, anche fisicamente, dalla sola prospettiva della scalata sociale.

    Penso di avere esplorato tutte le opere dove compare Vautrin, questo incredibile personaggio, monarca di una specie di regno segreto dei ladri, talmente abile in tutto da trascendere, unico fra tutti i personaggi di Balzac, i limiti della sua classe. Limiti ai quali ogni altro abitante della Comèdie humaine è al contrario imbullonato in modo inesorabile e che, forse, sono il vero soggetto di questo scrittore molto amato da Marx. Vautrin sembra poter davvero sperare di raggiungere il vertice della società, ingannandone le leggi e servendosi dei giovani uomini di cui diventa guida e protettore. Tentativo grandioso, disperato, nel quale Balzac ha probabilmente cifrato il proprio di scrittore che ha cercato, con la forza della letteratura, di imporsi negli ambienti da cui il suo censo lo escludeva (profetizzando così il fallimento nel quale, almeno in vita, quel tentativo è finito).

    Ma, tornando alla domanda che ci stiamo facendo, le tracce per una risposta positiva non mancano. Oltre al tentativo di seduzione fatto verso Rastignac e al rapporto comunque ambiguo con la bellezza di Rubemprè, vanno registrati la relazione stretta con un giovane e bellissimo ladruncolo corso (ricordato qui in Splendori, alla fine) e la vicenda che coinvolge una copia di Rubemprè, nella quale non so bene a quale età di Vautrin questi si sarebbe imbarcato, raccontata nel dramma teatrale che porta il suo nome. Mi resta un senso di insoddisfazione. L'omosessualità di Vautrin è comunque solo un ingrediente del saporito intruglio di cui è composto questo personaggio portentoso. E' una delle armi nascoste nell'arsenale misterioso da cui estrae le risorse più inaspettate. Guardandolo dritto negli occhi, forse, avendone il coraggio, potremmo intravederla fra le sue molte e ben celate motivazioni. Ma noi tutti, forse lo stesso Balzac, siamo troppo inferiori a Vautrin per pretendere di indagarle.

    ha scritto il 

  • 4

    Alle volte è un piacere tornare ai grandi classici, con delle trame dense, colorite, con dei ricami e delle volute nel racconto proprie di chi sa come intrattenere il lettore. Per i miei personali gusti certi dettagli sul sistema giudiziario, sul sistema carcerario non erano necessarie , ma per l ...continua

    Alle volte è un piacere tornare ai grandi classici, con delle trame dense, colorite, con dei ricami e delle volute nel racconto proprie di chi sa come intrattenere il lettore. Per i miei personali gusti certi dettagli sul sistema giudiziario, sul sistema carcerario non erano necessarie , ma per l'epoca saranno state sicuramente appropriate. Me lo sono goduto

    ha scritto il 

  • 4

    SOLITUDINE E NATURALEZZA

    p. 47: sentirsi comodi
    Il privilegio di sentirsi dovunque a casa propria appartiene solo ai re, alle prostitute, ai ladri.

    p. 520: solitudine
    la solitudine è il vuoto; e la natura morale ne ha altrettanto orrore che la natura fisica. La solitudine è abitabile solo per l'uomo di ...continua

    p. 47: sentirsi comodi
    Il privilegio di sentirsi dovunque a casa propria appartiene solo ai re, alle prostitute, ai ladri.

    p. 520: solitudine
    la solitudine è il vuoto; e la natura morale ne ha altrettanto orrore che la natura fisica. La solitudine è abitabile solo per l'uomo di genio che la riempie delle sue idee, figlie del mondo spirituale, o per il contemplatore delle opere divine, che la trova illuminata dalla luce del cielo, animata dal soffio e dalla voce di dio. Tranne questi due uomini così vicini al paradiso, la solitudine sta alla tortura come il morale sta al fisico.

    ha scritto il 

  • 5

    Carlos e Lucien

    Il complesso, ma per certi aspetti fin troppo chiaro rapporto fra il malefico Carlos Herrera e il bellissimo Lucien de Rubempré, è il filo che lega gli episodi di questo romanzo in 4 parti, dedicato sì alle Cortigiane, ma in realtà fondato sull'amore di un ex-galeotto e futuro grande consigliere ...continua

    Il complesso, ma per certi aspetti fin troppo chiaro rapporto fra il malefico Carlos Herrera e il bellissimo Lucien de Rubempré, è il filo che lega gli episodi di questo romanzo in 4 parti, dedicato sì alle Cortigiane, ma in realtà fondato sull'amore di un ex-galeotto e futuro grande consigliere di polizia per un artista dalla personalità complessa, fragile e cinico, ingenuo e intraprendente. Mai come in questa storia l'amore muove le vicende umane, quelle personali, ma anche e soprattutto quelle politiche e giudiziarie. La libertà e la disillusione con cui Balzac può scrivere di un mondo cinico e senza pudori, in cui i sentimenti sinceri brillano come rari momenti di commozione, è la cifra della sua grandezza e della difficoltà di eguagliare la sua forza narrativa e di coinvolgimento.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Le illusioni ritrovate: Lucien ci riprova

    Lucien è un personaggio dalle risorse inesauribili, soprattutto perché sono quelle altrui. Nel seguito di Illusioni Perdute lo ritroviamo di nuovo alla conquista di Parigi, stavolta guidato da un fortissimo e ambiguo protettore, il sedicente abate Herrera (nel quale il lettore ritrova con delizia ...continua

    Lucien è un personaggio dalle risorse inesauribili, soprattutto perché sono quelle altrui. Nel seguito di Illusioni Perdute lo ritroviamo di nuovo alla conquista di Parigi, stavolta guidato da un fortissimo e ambiguo protettore, il sedicente abate Herrera (nel quale il lettore ritrova con delizia la più amata delle anime nere della Commedia Umana) che ne fa il suo pupillo: ora che dispone di denaro e degli agganci giusti - e mentre le nobildonne se lo contendono come amante - può mirare a un ricco matrimonio nell’alta società.
    Nelle sue nuove fortune Lucien è sostenuto dall’affetto potente e torbido del suo protettore, e gratificato dalla passione imprudente ed ostentata delle sue nobili amanti, nonché dall’amore, incondizionato e in un certo senso puro, della giovane prostituta Esther (un bellissimo personaggio femminile, ma della categoria "sacrificali").
    Nonostante la sua nuova brillante fortuna, Lucien resta uno strumento in mano altrui, e finisce per essere il punto debole di ogni piano. Gli intrighi e le ombre che circondano la figura di Herrera minacciano la realizzazione dei suoi progetti, e in un momento in cui non è sostenuto dall’immensa energia del suo protettore, a un passo dalla meta, Lucien cede. Per scoraggiamento, sfiducia, paura. Dopo aver attraversato i palazzi e le alcove delle duchesse, la sua esistenza termina in una squallida cella del Palazzo di Giustizia.
    Benché Illusioni Perdute e Splendori e Miserie siano come due puntate dello stesso romanzo, sono profondamente diversi: mentre il primo si concentra più sulla descrizione degli ambienti sociali e dei caratteri, il secondo, pur senza perdere nulla della ricchezza dello stile di Balzac, esibisce tutti i gloriosi e tradizionali ingredienti del feuilleton: caratteri estremi nel bene e nel male (indimenticabili anche Asia ed Europa, le due sinistre complici di Herrera) passioni, intrighi, spie, segreti, ricatti, veleni, rapimenti, debiti colossali e altrettanto colossali fortune.
    Ma Lucien si suicida e brevemente si pensa: alla fine ha avuto quello che meritava! Ma poi non si riesce a dimenticarlo, e c’è chi si è messo a lutto per lui: «Il più grande dolore della mia vita? - scrisse Oscar Wilde. - La morte di Lucien de Rubempré! È un dolore che non sono mai riuscito a superare del tutto. Mi turba nei momenti di piacere. Me ne ricordo quando rido»

    ha scritto il