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Spoon River Anthology

testo integrale originale a fronte

By Edgar Lee Masters

(52)

| Softcover

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Book Description

Edizione fuori commercio, ristampa dell'originale del 1955, omaggio Einaudi ai suoi clienti.

823 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    in teoria non è un libro da consultazione
    ma a me piace viverlo così
    ogni tanto lui mi guarda dagli scaffali, e io rispondo..

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    Momo said on Jun 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La poesia della vita

    Dire che questa raccolta di poesia sia fantastica non solo è giusto ma ė anche riduttivo.
    Mai mi era capitato di leggere, concentrate in un solo volume, così tante poesie che raccontano la natura umana: l'invidia, l'ingiustizia, l'amore, la politica ...(continue)

    Dire che questa raccolta di poesia sia fantastica non solo è giusto ma ė anche riduttivo.
    Mai mi era capitato di leggere, concentrate in un solo volume, così tante poesie che raccontano la natura umana: l'invidia, l'ingiustizia, l'amore, la politica e gli ideali delusi.
    Trovo fantastica l'idea di far parlare i defunti, sepolti sulla collina di Spoon River, in prima persona, sotto forma di poesia, per raccontare quello che sono stati in vita, come abbiano vissuto, il modo in cui siano morti.
    Un volume fondamentale della storia umana, una rivoluzione copernicana nel mondo della poesia.

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    Mariceli said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una geniale raccolta poetica scritta in forma d'epitaffio in cui viene sventagliato l'intero genere umano. Commentarla sarebbe superfluo. Voto ****1/2.

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    SoulMeetsBody said on Jun 7, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Spoon River, l'Antologia del loro scontento...E.L.Masters poeta rivoluzionario.

    La storia italiana di Spoon River ha una storia a sé. Meritevole nelle sue implicazioni di esser raccontata come appendice dell'antologia stessa... fu Cesare Pavese a consigliare ad una giovanissima Fernanda Pivano, la lettura di autori americani ed ...(continue)

    La storia italiana di Spoon River ha una storia a sé. Meritevole nelle sue implicazioni di esser raccontata come appendice dell'antologia stessa... fu Cesare Pavese a consigliare ad una giovanissima Fernanda Pivano, la lettura di autori americani ed inglesi tra cui “Antologia di Spoon River” appunto, di Edgar Lee Masters. Dopo qualche anno lo stesso Pavese, trovando in un cassetto la traduzione che la sua amica-allieva aveva fatto all'insaputa di tutti, la portò a Einaudi e dovette faticare non poco per farla pubblicare. Era già di per sé difficile vendere poesia, e al tempo la censura del ministero di Cultura Popolare prestava attenzione particolare per tutto ciò che rappresentava America. Tempo dopo Pavese raccontò che l'autorizzazione fu chiesta per un “Antologia di S. River”, confidando di convincere il funzionario di turno che si trattasse di una raccolta poetica di un Santo poco conosciuto..quando infine uscì la pubblicazione, fu subito sequestrata per alcuni “appunti proibiti” di copertina ma, cambiata quella, poiché l'autorizzazione era regolare, i pensieri di libertà di Master poterono circolare nell'Italia fascista stabilendo uno spartiacque importante nella gioventù di allora; la Pivano ricordò sempre quel giorno d'inverno, quando si incontrò con Pavese che gli diede “L'Antologia di Spoon River”, e come quelle pagine così terse, dai verbi regolari, simile ad un'arte povera un poco criptiche e altrettanto dirette, forse inconsciamente richiamarono una generazione al pensiero critico ed individuale, dopo anni di condizionamento agli slogan fascisti e al pensiero unico ed impersonale, vi fu un suggerimento composto in versi che portava alla presa di coscienza dell'uomo nel contorno apparentemente normale di un villaggio,di una città, di un quartiere... infatti in tutta l'opera prevale un senso di tragedia sia nelle grandi metropoli, indifferenti alle anime salve, sia nella pettegola e bigotta comunità paesana, dove E. Lee Masters mostra nei suoi risvolti più diversi l'angoscia, il rimpianto o la semplice solitudine dell'individuo: più si restringe il centro sociale, limitando i campi d'azione, tanto più gli uomini si sentono isolati nel loro comune scontento. Uno stato d'animo da cui, proprio perché collettivo ciascuno potrà liberarsi solamente da sé, distogliendosi da quei legami così asfissianti e fatali come le tradizioni, l'amore in molti suoi aspetti e il buonsenso comune. Spoon River porta infatti con sé il fermento sotterraneo di ognuno, celato sotto la formale apparenza di una civiltà immatura e obbligatoriamente ottimista come quella americana, rivelando senza mezzi termini i desideri repressi di donne e uomini che hanno come ucciso i loro sogni nel nascere, e che predicando da sempre, la nazione, la libertà e l'indipendenza, si sono ritrovati ingannati dai loro stessi ideali. Divenuti coscienti dell'incapacità di appagare i bisogni più veri della libertà umana, i morti pensanti della collina sono i testimoni di questo pessimismo ritrovato, e l'Antologia,composta nei primi anni della grande guerra denuncia sia le ferite di una prima generazione perduta, che quelle che il puritanesimo avrebbe lasciato e continuerà a lasciare sulla pelle dell'immensa provincia americana. E se è un libro come l'Antologia, a riassumere e a contenere efficacemente i molti temi della provincia americana e del periodo storico, non è un caso. A differenza della ricerca stilistica di Pound, Eliot o Withman difatti, lo schema preciso è altresì sfumato e allo stesso tempo fin troppo articolato, qualcosa che è la negazione stessa di ogni struttura e di ogni ricerca formale, un verso libero che a volte fa persino perdere il passo tanto è colloquiale il narrare dei protagonisti. L'immagine è però netta e innovativa: nella collina dietro al paese, sorge un insieme di croci, classico paesaggio americano, in cui però ogni morto recita da sé il proprio epitaffio. Formalmente ispirato dagli epigrammi greci, da qualche folgorazione dantesca, vi è una straordinaria verità psicologica, e un a verità a suo tempo percorsa dal realismo del primo '900. Ma se London, Dreiser, Twain e altri unirono il riflesso europeo a una ricerca di stile, E.L. Master scoprì un tono, un senso di smarrimento, un emozione dai tanti nomi della “small town” quella “piccola città bastardo posto” del Middle West in cui 244 epitaffi raccontano le loro vite mai pienamente vissute o realizzate, in cui nell'epoca dei grandi cambiamenti la crisi di ognuno si mescola tra fortune disgrazie amori e passioni in cui solamente dalle tombe risorgevano con tutta la loro spiazzante sincerità. E' quindi facile riconoscere i temi fondamentali dei successori: dall'epico ricordo della guerra di secessione e di quella civile in cui Masters riscrive, con una sottile ma tagliente polemica, l'inutilità di ogni sovrastruttura, definendola come superflua condizione delle convenzioni umane, in cui parole come patria, onore, dio, famiglia, rimbombano nel loro vuoto demagogico e propagandistico fino agli altri temi fondamentali che grazie alle testimonianze degli epitaffi predono una forma definita e articolata: il giudizio divino e quello spesso limitato ed ingiusto del sistema giuridico, l'amore e la sessualità che, raccontato con sobria e terribile semplicità, sarà lo stesso che si ritroverà in Anderson,Hemingway, Faulkner; quell'amore rivisitato in tutti i suoi aspetti, dall'evasione al soffocamento fino al tema forse più lirico e alto del malato di cuore che sacrifica la vita per un momento per lui unico...un amore che è spesso spunto di tragedia, metafora di una violenza mimetizzata sotto la bianca vernice dei sepolcri, come in vita era coperta dall'indelebile patina puritana. In fine i mille linguaggi professionali: il giudice, il chimico, il procuratore il poeta romanziere o il confessore...si raccolgono in sequenze che rimandano alla lingua parlata, ad una via di mezzo tra la poesia e la prosa, un artificio che la Pivano riuscirà a mantenere nonostante le difficoltà di traduzione: si fondano così come una Babele di ruoli e frasi i mille rimpianti, i sospiri e i peccati sussurrati fino ai loro sogni, trasformandosi in una poesia della memoria, dove la realtà è anche vissuta sotto l'aspetto malinconico del ricordo e del desiderio: gli epitaffi non ci dicono di ciò che il villaggio è stato, ma di ciò che gli abitanti di esso hanno fantasticato, e forse proprio per questo che dietro la fantasia infinita di ogni scemo, c'è sempre un villaggio. Attraverso Masters quindi, la poesia si trasforma e diventa veicolo d'ispirazione e riflessione per tutti, in cui sulla sconfitta dell'uomo della porta accanto, sulle contraddizioni micidiali di cui sempre i più deboli hanno pagato, si può riconoscere la franchezza con cui leggere e con cui approdare alla dimensione di Spoon River. E'la morte, la grande livellatrice, un altro elemento indispensabile dell'opera mentre è il poeta stesso a dare il suo giudizio misurato e umano...E' lui che ridà dignità e identità e che raddrizza i torti subiti, le lacrime versate, colui che, in fine, si sostituisce a quella giustizia umana o divina che, nella provincia a stelle e strisce, ha spesso fallito. E' in questo senso che l'Antologia restituisce anche la saggezza che un paese tanto grande e accelerato, aveva miserabilmente perso. Masters la rende a chi ormai non ha più vita ma forse proprio per questo, acquisisce quelle caratteristiche onniscienti di chi sente e vede con i sensi placati o semplicemente più affinati. E proprio perchè guardano e parlano al passato, protagonista è il tempo, una dimensione della memoria in cui non sono appunto loro a parlare di se stessi ma è il tempo che li ha trasformati, Lee Masters così trasfigura le parti e si riconcilia con la vita. Con quella di Minerva Jones, assetata d'amore, o quella di Hod Putt che si riconosce in pace fianco a fianco con gli altri, o ancora quella di George Gray che vede la più grande tortura in una vita senza significati. E così, con una poesia pubblica e “socialista” E.L. Masters racconta con chiarezza, senza vergogna, senza condizionamenti dall'alto, qualsiasi sia questo alto...per questo insieme di voci non certo allegre ma spaventosamente reali. Per finire l'appendice alla storia italiana dell'Antologia, nel 1971 Fernanda Pivano che raccolse il testimone di Pavese andò ad aprire a chi aveva suonato alla sua porta. Fu lì che conobbe un giovane, che voleva fare un disco su Spoon River...quel giovane era Fabrizio de Andrè e il disco, in cui alcune poesie rivisitate e musicate del libro, risplendono di una luce forse ancora più brillante è quello che sto ascoltando ora, che mi fa scrivere di getto questi pensieri... un albero quasi genealogico che definisce il profilo intenso di questa storia...da Edgar Lee Masters a Pavese, da Fernanda Pivano a Fabrizio de Andrè, passando per le 243 voci più un'eccezione...quel suonatore Jones “che fu sorpreso dai suoi novant'anni, e con la vita avrebbe ancora giocato...lui che offrì la faccia al vento la gola al vino e mai un pensiero...non al denaro non all'amore né al cielo...”

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Apr 27, 2014 | 4 feedbacks

  • 6 people find this helpful

    Tanta umanità

    Avevo più o meno sedici anni la prima volta che lessi l'Antologia di Spoon River. Se ne stava lì, stipata dentro l'affollata libreria di mio padre, in una lussuosa edizione Einaudi del 1970. Il bianco della copertina aveva già virato da tempo ...(continue)

    Avevo più o meno sedici anni la prima volta che lessi l'Antologia di Spoon River. Se ne stava lì, stipata dentro l'affollata libreria di mio padre, in una lussuosa edizione Einaudi del 1970. Il bianco della copertina aveva già virato da tempo al giallo. E l'odore! Ah, l'odore! Sapeva di Biblioteca Malatestiana. Chi non c'è mai stato non può capire, non può sapere! - L'antico! L'eterno! Il sacro! -.
    Mio padre aveva letto l'Antologia quando era adolescente; come me a quel tempo. Ne era rimasto sedotto, incantato. Sfogliare quelle pagine era un mio modo per esplorare il suo mondo, conoscere ciò che lo affascinava. E sovrapporre le mie dite alle sue impronte, leggere sulle sue sottolineature, ricalcarle con le mie, affiancargli i miei appunti, fu un'esperienza emozionante. Lì narrate non c'erano solo le storie di quegli uomini e di quelle donne sepolti sulla collina di Spoon River, ma c'era anche la sensibilità di mio padre, e il suo modo di vedere il mondo; che attraverso quelle pagine diventava anche il mio.
    Rimasi sedotta da tal modo di raccontare la vita, attraverso la morte. Epitaffi, no, poesie; anzi, prosa in versi. Non so che forma sia quella. So però che ti scava l'anima. Perché a guardarla da laggiù, l'esistenza, sembra fare tutt'un'altro effetto. Credi di sapere cos'è, mentre sei qui. Ma in verità, forse, non sai proprio niente. Forse, per capirla, hai bisogno di cambiare prospettiva. Di osservarla da un domani che non verrà, attraverso vite che hanno calpestato questa terra prima di te, insieme a te, e non hanno saputo comprenderti come tu non hai compreso loro. Finché alla fine, appunto, non ti è chiaro che - è inutile dannarsi - siamo tutti soli; divisi da una materica incomunicabilità.

    George Gray

    Molte volte ho studiato
    la lapide che mi hanno scolpito:
    una barca con le vele ammainate, in un porto.
    In realtà non è questa la mia destinazione
    ma la mia vita.
    Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
    il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
    l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
    Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
    E adesso so che bisogna alzare le vele
    e prendere i venti del destino,
    dovunque spingano la barca.
    Dare un senso alla vita può condurre a follia
    ma una vita senza senso è la tortura
    dell'inquietudine e del vano desiderio -
    è una nave che anela al mare eppure lo teme.

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    Pensierofelice said on Apr 4, 2014 | 3 feedbacks

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