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Sportswriter

By Richard Ford

(346)

| Mass Market Paperback | 9788807817823

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Book Description

In un normale weekend di Pasqua, Frank Bascombe - un uomo ancora giovane cheha rinunciato al mestiere di scrittore per diventare giornalista sportivo -incontra la sua ex moglie sulla tomba del loro primogenito, Ralph, come inoccasione del suo complea Continue

In un normale weekend di Pasqua, Frank Bascombe - un uomo ancora giovane cheha rinunciato al mestiere di scrittore per diventare giornalista sportivo -incontra la sua ex moglie sulla tomba del loro primogenito, Ralph, come inoccasione del suo compleanno usano fare da quando è morto. Bascombe, primadella tragedia e del conseguente divorzio, si era sistemato, aveva presomoglie e si era trasferito in una grande casa nella piccola città di Haddam,in New Jersey. Desiderava una vita piacevole, tranquilla nelle sue ripetitiveabitudini, in un mondo provinciale al sicuro da scosse e preoccupazioni, cometanti altri americani middle class. Gli eventi però lo obbligano ad affrontarenuove e impreviste, talora drammatiche, situazioni.

58 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Troppo troppo troppo menare il can per l'aia. Dopo un po' eccede.

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    Federico said on Jan 12, 2014 | Add your feedback

  • 14 people find this helpful

    “Ascolto con gli occhi spalancati, come se fosse la rivelazione di un grande segreto, un messaggio promesso da lungo tempo, che a mia volta devo rivelare in una città lontana. E sento … cosa sento, esattamente?”

    Questa domanda me la sono pos ...(continue)

    “Ascolto con gli occhi spalancati, come se fosse la rivelazione di un grande segreto, un messaggio promesso da lungo tempo, che a mia volta devo rivelare in una città lontana. E sento … cosa sento, esattamente?”

    Questa domanda me la sono posta per tutta la lettura del libro. E, fino a prima della fine, ero sicura di non aver sentito assolutamente nulla. Tre stelle mi sembravano anche troppe, eppure provavo un vago senso di delusione, soprattutto per non aver capito il senso del romanzo.
    All’inizio Ford mi aveva catturata, poi era subentrata la noia per via delle descrizioni eccessive (che in genere apprezzo), per i dettagli che ho trovato inutili, sulle città, sui quartieri e sulle strade d’America.
    E’ con questa insoddisfazione che sono giunta al capitolo fine. Questa è stata per me la vera rivelazione: in poche pagine Ford mi ha spinto a riconsiderare tutto ciò che - in molti casi anche con scarso interesse - avevo letto.
    In fondo, questo è un libro di riflessioni, di introspezione, di dialogo col lettore, e anche di confessione. E non si può non immedesimarsi in Frank Boscombe, che, a modo suo, risulta anche simpatico, con le sue contraddizioni e incertezze, con le sue debolezze, con la sua paura di essere solo a New York dopo il tramonto, o il non sapere cosa gli succederà. Un personaggio che può ricordare lati del proprio carattere, forse anche noi “non sappiamo esattamente cosa dire sul mondo in generale e non pensiamo valga la pena di correre il rischio di rifletterci su”.

    Ho pensato, allora, che la vita di Frank Boscombe può rappresentare, metaforicamente, la vita in generale: l’impossibilità di capire cos’è la vita piacevole che spesso ci si aspetta, la sua incertezza, il senso di solitudine, i momenti di vuoto, i sentimenti fragili, la superficialità dei rapporti. La necessità di vivere tutto quello che si può vivere, cogliere le occasioni che si presentano, pensare a un nuovo oggi e a un nuovo domani, cercando di non farsi sopraffare dai rimpianti.

    “Crediamo sempre che la vita vera sia da qualche altra parte. Alla fine della strada, oltre la curva. Invece è proprio qui.”
    “La vera vita ti guarda in faccia ogni giorno. Non c’è bisogno di andarla a cercare”.
    “Certe volte la vita è solo vita e basta, come certe domande sono senza risposta. Non c’è niente da dire”.

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    Aria Saracena said on Oct 27, 2013 | 11 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Sfigato post IJ

    Sono circa a metà

    Questo attesissimo (la libreria da cui mi ostino a servirmi, non mi perdonerei mai chiudesse anche l'ultima [esclusa una cartolibreria] nella mia ridente cittadina sul mare d'origine, ci ha messo tre comodissime settimane a farse ...(continue)

    Sono circa a metà

    Questo attesissimo (la libreria da cui mi ostino a servirmi, non mi perdonerei mai chiudesse anche l'ultima [esclusa una cartolibreria] nella mia ridente cittadina sul mare d'origine, ci ha messo tre comodissime settimane a farselo arrivare, meno male che a un certo punto ho inziato IJ e da quel momento in poi gli altri libri hanno perso la loro priorità) Sportwriter mi sta lasciando in un modo che io saprei descrivere sinteticamente, ma per mezzo di un comune detto, così volgare che proprio non me la sento di usarlo. Il detto in questione riguarda le mutande, e quanto talvolta queste siano inopportune.

    Che sfiga essere dopo IJ, cronologicamente parlando. Mica sono una lettrice, in questo periodo. Cosa viene dopo Lui? Povero Ford. Saresti venuto prima se la libreria ti avesse avuto.

    Sto ricercando il mio equilibrio di lettrice, perché David muove qualcosa dentro e di conseguenza l'orientamento diventa complicato. Nella vita di tutti i giorni risulto svagatamente propositiva (so che sembra un ossimoro, ma IJ è un libro così grande che devi provare essere migliore, dopo averlo letto, nel contempo la bussola manda segnali diversi che devi imparare a decodificare). Come lettrice non apprezzo Ford quanto magari si meriterebbe. Da qualcun altro dovevo pur ripartire.

    Io ci ho provato, strenuamente, oserei dire, a dare la colpa del mio rifiuto per Ford, col suo Sportswriter, a Infinite Jest. Ho fatto del mio meglio, mi sono raccontata che venivo da un punto troppo in alto nelle orbite celesti della letteratura (mi fa un po’ effetto scrivere “letteratura”, mi sento in soggezione, io sono una mera fruitrice di libri) per poter apprezzare qualcosa di diverso da DFW, mi sono blandita dicendomi che solo col tempo avrei potuto tornare ad apprezzare anche cose men che eccezionali, poi ho smesso di prendermi per il culo (anche se DFW è effettivamente di più e quindi il confronto è svantaggioso per tutti): Sportswriter non mi è piaciuto.

    Leggendo Canada avevo avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un grande scrittore non particolarmente ispirato, mi si era impresso nella mente con una lentezza esasperante, ma si era scavato la sua nicchia nel mio cervelletto con la proverbiale efficienza della goccia che modella la roccia.

    Ho atteso fiduciosa che Frank Boscombe facesse il suo lavoro, ma ora, a poche pagine dalla fine, sono scoraggiata.

    Io e Frank apparteniamo a due specie diverse. Non ha avuto, per tutto il libro, una reazione che avrebbe potuto nemmeno lontanamente assomigliare alle mie. Non riuscivo a seguirlo come non seguirei le reazioni di un piccione sotto anfetamine. Mi raccontavo che era una cosa voluta, il senso di spaesamento del dolore che ci voleva trasmettere Ford, ma dopo un po’ mi sono rotta le palle. Non posso leggere un libro dove la gente agisce secondo logiche e patemi emozionali che non riesco minimamente a seguire. Un documentario su una nuova specie aliena mi sarebbe stato più familiare. La familiarità non è un requisito fondamentale, ma mi sono immedesimata più nel gatto Lucifero, di Cenerentola, che in Frank, o Vicki. Ora sono infastidita, scocciata, esasperata. Mi mancano pochissime pagine a liberarmi di Frank, ma siccome permane la sensazione del grande scrittore di cui ho letto il libro sbagliato continuerò con la trilogia. Con calma però.

    Finito.

    Dunque. Avete presente quei librini dove prof o studenti raccolgono le giustificazioni più ridicole trovate nel libretto delle assenze? Ecco, questo libro, per me, potrebbe essere definito “il verboso libretto delle giustificazioni di Frank”. Stamani, dentro un libro meraviglioso (Paradiso e inferno), ho letto: “I libri dovrebbero rendere gli uomini buoni, pensa il ragazzo. Eh sì, è ancora così giovane”. Mi sono sentita, insolitamente, tanto giovane anche io. Ecco, forse sono troppo giovane per Frank, e, udite udite, troppo idealista. La vita è piena di dolore e di bellezza, ma io non voglio leggere libretti delle giustificazioni. Nemmeno quando chi li scrive è decisamente bravo. Nemmeno se mi vuol dire che il dolore e la confusione a volte ci precipitano in un pantano da cui è difficile venire fuori (quello me l’aveva detto il cavallo di Atreiu, una lezione indimenticabile). Ma forse sono tutte cavolate. Quando un libro è bello ti dimentichi quasi di quello che è il succo del discorso, però, in questo momento, dopo la botta per IJ che mi sto portando dietro (nonostante, sì, sia vero, Paradiso e Inferno mi sta reinsegnando a leggere, un certo Stucchevole ha indovinato!), ho la sensazione che sia, anche, la resistenza di Don a dare valore a quelle pagine, e la continua lotta che le percorre. Leggere è un affare serio. Ti mette in testa un sacco di domande, a volte anche quando il libro non ti è piaciuto. A Frank per ora non voglio tanto bene, però per Ford il discorso è diverso. E io sono testona, non lo lascio a metà.

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    Cristina non sa (che) leggere dopo IJ said on Sep 20, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Concreto

    'Un buon pranzo tra poco. Una partita in tv. Un pò di sereno tra le burrasche dell'esistenza. Non è poi tanto male, finchè non ci si pensa'.

    Davvero una gran bella scoperta.

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    Mitru said on Jun 21, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'elaborazione del lutto in salsa anglosassone. Senza eccessi esteriori, tipici dei latini, ma vissuta con un lacerante dolore tutto interno che non smette mai di farsi sentire. Ho fatto una certa fatica a completare questo libro, nonostante la mole ...(continue)

    L'elaborazione del lutto in salsa anglosassone. Senza eccessi esteriori, tipici dei latini, ma vissuta con un lacerante dolore tutto interno che non smette mai di farsi sentire. Ho fatto una certa fatica a completare questo libro, nonostante la mole non certo infinita. Le digressioni nel passato dell'io narrante le ho trovate spesso noiose. E mi è sembrato che tutti i dialoghi si svolgessero fra pazzi allucinati. Probabilmente è una scelta stilistica dell'autore, ma non credo mi lancerò a breve sugli altri romanzi della trilogia di Bascombe.

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    salvaspir said on Jun 4, 2013 | Add your feedback

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