Sposati e sii sottomessa

Pratica estrema per donne senza paura

Di

Editore: Vallecchi

3.5
(176)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8884272149 | Isbn-13: 9788884272140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Intrattenimento , Famiglia, Sesso & Relazioni , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un'altra razza, e vivere con lui, è un'impresa. Ma è un'avventura meravigliosa. E la sfida dell'impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L'uomo deve incarnare la guida, la regola, l'autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell'emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell'accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania. In questa raccolta di lettere originali ed esilaranti Costanza Miriano scrive di amore, matrimonio e famiglia in uno stile inedito: se fosse per lei produrrebbe delle encicliche, ma siccome non è il Papa mescola i padri della Chiesa e lo smalto Chanel, la teologia e "Il grande Lebowski", sostenendo con ferrea convinzione la dottrina cristiana del matrimonio senza perdere d'occhio l'ultima borsa di Dior. D'altra parte, come scriveva Chesterton, "non c'è niente di più eccitante dell'ortodossia".
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  • 2

    Come la volpe con l'uva

    Questi libro mi ha fatto arrabbiare praticamente a pagine alterne. Per tutto il tempo sono stata basita dalla constatazione che possano ancora esistere donne giovani e istruite che pensano che la donn ...continua

    Questi libro mi ha fatto arrabbiare praticamente a pagine alterne. Per tutto il tempo sono stata basita dalla constatazione che possano ancora esistere donne giovani e istruite che pensano che la donna sia nata per servire ed essere sottomessa (anche se l'accezione che ne dà l'autrice non è così terribile come vorrebbe il senso comune). Credo inoltre profondamente nella necessità di uno stato laico, che tuteli la libertà di scelta di chi non è cattolico (ricordandomi soprattutto che il libero arbitrio è uno dei doni più grandi che Dio ci abbia dato), contrariamente a quanto sostiene l'autrice in vari passaggi del libro.
    Fatta questa lunga premessa, però devo ammettere una cosa: sono una zitella incallita, a volte triste e arrabbiata, come descritto nei primi capitoli del libro. Quindi se è vero che questo libro mi ha fatto proprio arrabbiare, non posso non chiedermi se la mia reazione sia un po' paragonabile a quella della volpe con l'uva...

    ha scritto il 

  • 1

    Stancante e ripetitivo alla nausea

    Mi ero incuriosita sentendone parlare prima in televisione (con immensa polemica per le idee reazionarie della scrittrice) e poi leggendo critiche più morbide che spiegavano il lato sarcastico dell'op ...continua

    Mi ero incuriosita sentendone parlare prima in televisione (con immensa polemica per le idee reazionarie della scrittrice) e poi leggendo critiche più morbide che spiegavano il lato sarcastico dell'opera.
    Sono partita perciò con entusiasmo alla volta delle idee di Costanza e.... Bam. Tutto un continuo Dio di qua e Dio di là (sarà che non sono cattolica, ma davvero... Un'esagerazione), sottomissione di qua e sottomissione di là (d'accordo, non la sottomissione della quale siamo abituati sentir parlare, ma di fatto poco cambia se intesa così a largo spettro), stereotipi su qualsiasi cosa (perché è vero che maschi e femmine sono diversi e non lo si può non riconoscere, ma non tutti gli uomini sono buzzurri idioti come li dipinge lei e non tutte le donne sono adatte a diventare madri né ad essere mogli. E non è il matrimonio a sancire l'amore, personalmente voglio sposarmi, ma sono fidanzata da più di cinque anni e non mi sento inferiore a quello che sarei essendo moglie né reputo lui inferiore a quello che sarebbe essendo marito).
    Insomma, mi aspettavo un libro ironico, non infarcito di banalità e ripetizioni solo per allungare la minestra.
    Noia noia e ancora noia.
    Peccato, perché sarebbe potuto essere un libro interessante se scritto con spirito differente.

    ha scritto il 

  • 3

    Spinta dalla curiosità...

    Sto seguendo il corso prematrimoniale e su una pagina che seguo hanno nominato i libri di questa autrice... Li avevo già visti in libreria e mi aveva attirato il titolo - o meglio - più che attirato m ...continua

    Sto seguendo il corso prematrimoniale e su una pagina che seguo hanno nominato i libri di questa autrice... Li avevo già visti in libreria e mi aveva attirato il titolo - o meglio - più che attirato mi aveva dato fastidio... Spinta dalla curiosità comunque ho voluto capire dove l'autrice "andasse a parare". Ho appena finito il primo (a breve leggerò anche "Sposala e muori per lei"). Effettivamente l'idea di "sottomissione" che dà l'autrice non è come la si intende il più delle volte, e sono anche d'accordo sul fatto che la parità dei sessi è un'illusione... Maschio e femmina non sono uguali, non lo saranno mai, perchè le differenze ci sono e ci saranno sempre (ma questo non deve però significare che uno è migliore dell'altro)... L'idea di fondo del libro non mi è dispiaciuta; quello che non mi è piaciuto affatto però, è che l'autrice (e qui si nota che di lavoro fa la giornalista), nel tentativo di rendere il libro fresco e di facile lettura (e in un certo senso c'è riuscita), si abbandona a considerazioni un po' da gag e un po' troppo da "voglio far ridere per forza". Altra cosa che non mi è piaciuta sono state le generalizzazioni. E' vero che maschio e femmina non sono uguali ma è anche vero che non tutti gli uomini sono uguali fra loro (stessa cosa vale per le donne). Insomma secondo l'autrice le donne dovrebbero essere tutte casa, figli e focolare.. io penso che ci siano tante sfaccettature invece, cosa che lei in alcuni tratti cerca di ammettere, ma poi ritorna sempre sulle sue convinzioni di "il mondo è solo in bianco e nero"...
    Sicuramente una lettura che fa riflettere ma per quanto mi riguarda, non obbligatoria.

    ha scritto il 

  • 5

    “Dovrai imparare a essere sottomessa, come dice san Paolo. Cioè messa sotto, perché tu sarai la base della vostra famiglia. Tu sarai le fondamenta. Tu sosterrai tutti, tuo marito e i figli... E' chi s ...continua

    “Dovrai imparare a essere sottomessa, come dice san Paolo. Cioè messa sotto, perché tu sarai la base della vostra famiglia. Tu sarai le fondamenta. Tu sosterrai tutti, tuo marito e i figli... E' chi sta sotto che regge il mondo, non chi si mette sopra gli altri”. Questo importante passaggio spiega eloquentemente il leitmotiv dell'interessantissimo saggio di Costanza Miriano. Scritto con uno stile sobrio, immediato, brillante e divertente, si tratta di una pubblicazione che sfida la comune convinzione che uomini e donne siano, sic et simpliciter, uguali. Pur nella pari dignità, non vi è nulla di più ineluttabilmente diverso - richiamando alla mente i principi del famoso volume di John Grey, “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere” - l'uomo rappresenta l'autorità, l'autorevolezza e la guida, la donna invece la tenerezza, l'affetto e l'accoglienza. Si tratta di comprendere fino in fondo la portata di questa fondamentale verità per interpretare al meglio i differenti ruoli, a beneficio della famiglia e dell'intera società.

    ha scritto il 

  • 1

    Uno stereotipo dietro l'altro...

    La premessa di questo libro pare essere che visto che la famiglia e la cerchia ristretta di amici della signora Miriano seguono certi vaghi pattern noti come "ruoli tradizionali", questo si applichi a ...continua

    La premessa di questo libro pare essere che visto che la famiglia e la cerchia ristretta di amici della signora Miriano seguono certi vaghi pattern noti come "ruoli tradizionali", questo si applichi a tutte le persone del mondo, e chi non segue questi ruoli abbia una vita misera e distrutta. Io dico che siamo tutti diversi perche' siamo tutti individui, con le proprie inclinazioni e passioni. Mio padre rammenda i calzini e cucina, il mio ragazzo lava i piatti, sistema la casa e odia guidare, io amo programmare, cucinare torte, e non disdegno di sturare i lavandini e cacciare insetti quando serve. Non siamo famiglie tristi o disfunzionali, signora Miriano, e non stiamo cercando disperamente di "fingere che uomo e donna siano uguali". Smettiamola per favore con questa tiritera del "diverso ma con pari dignita'", solo per poi proporre che la donna sia una serva senza alcuna aspirazione se non quella di casalinga. Io e il mio ragazzo non siamo certo uguali, come non siamo nemmeno uguali io e mia madre. Avere una vagina o un pene non ha alcun collegamento su quanto una persona debba essere portata per le faccende domestiche piuttosto che per la tecnologia o per leggere le carte stradali.
    Smettiamola di giustificare visioni patriarcali della societa' con aneddoti e stereotipi, o cercare con l'ironia di questo libro di giustificare una visione pericolosa di cio' che costituisce un "vero uomo" o una "vera donna".

    Avrei una domanda per le "spose sottomesse" : se il marito vi dice che non vi vuole sottomesse, ma vuole una compagna che sia sua pari in un matrimonio egalitario, che fate?

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante

    "Tutti i giorni della tua vita finchè morte non vi separi, effettivamente potrebbero essere un sacco di giorni. Ma a che serve vivere se non costruisci qualcosa che ti superi?".
    Un saggio molto carino ...continua

    "Tutti i giorni della tua vita finchè morte non vi separi, effettivamente potrebbero essere un sacco di giorni. Ma a che serve vivere se non costruisci qualcosa che ti superi?".
    Un saggio molto carino che invita a riflettere molto su aspetti della vita di coppia spesso sottovalutati. Ho apprezzato moltissimo i riferimenti alla religione e l'invito all'umiltà e alla tolleranza. L'unica cosa che non mi è piaciuta è il fatto che l'autrice voglia essere "simpatica per forza", ovvero non ho apprezzato tutti quei suoi riferimenti pasticcioni e a volte "eroici"...appunto come una persona che voglia sembrare comunque divertente...insomma, un po' "forzata".
    Consiglio vivamente la lettura, a chi sta per sposarsi o a chi è già dentro questa esperienza. Di sicuro leggerò il "seguito" prossimamente

    ha scritto il 

  • 2

    nsl; eur

    «Anvedi quella che in casa si veste al meglio» mi apostrofa quando scatta l’allarme racchia.

    "Io, per esempio, spero con granitica fiducia che un giorno mio marito diventi socievole e ciarliero, mi pe ...continua

    «Anvedi quella che in casa si veste al meglio» mi apostrofa quando scatta l’allarme racchia.

    "Io, per esempio, spero con granitica fiducia che un giorno mio marito diventi socievole e ciarliero, mi permetta di invitare a cena almeno un quarto delle persone che vorrei, e li accolga come Cary Grant con un cocktail in mano facendo battute brillanti ed eleganti. Un marito così è irreale, è chiaro, come quelli che aspettano pazientemente la moglie fuori dalla cabina prova e danno consigli preziosi come «I colori caldi non ti donano al viso, mia cara». E' ovvio che quel tipo di marito poi ti riaccompagna a casa e va dalla moldava ventitreenne." Questa è spazzatura...

    ”Nell'uomo è scritto il nomos, la legge, la regola. Questo principalmente dovrebbe essere il padre. E' un compito importante e anche faticoso, perché quasi sempre è più facile dire sì che non alle richieste dei figli. Il padre indica la strada, consiglia, aiuta a scegliere, orienta.
    Il padre propone valori e obiettivi. E deve farlo nella libertà del figlio, ed è questo che Giussani chiama «il rischio educativo». Un rischio che una madre spesso non ha il coraggio di correre, più ansiosa e spaventata.”

    Ho scoperto la Miriano l'anno scorso, mi pare, attraverso il suo blog. L'ho seguito per un po'. Poi me ne sono stancata. La mia idea è che magari un libro del genere potrebbe andar bene, forse, ai corsi per fidanzati (anche se non sono molto ferrata in materia essendo riuscita ad evitarli a suo tempo), anche grazie al suo tono piuttosto ironico. Ma non regge a una lettura disincantata. In alcuni punti lo trovo estremamente irritante. Mi ritrovo a pensare a tutti quei padri divorziati di cui sento parlare ogni tanto alla radio, quelli che affollano le mense della Caritas. D'accordo, la legge italiana gli taglia le gambe e sarebbe da rivedere, come dicono ogni tanto alla radio, però un ascoltatore (o ascoltatrice magari) disincantato si ritrova a pensare che a volte questi mariti non sono stati un granché di mariti. Sono disposti ad accettare l'umiliazione di mettersi in fila alla mensa della Caritas quando non sono stati disposti, in primis, a cedere, a cercare di collaborare, a darsi un po' più da fare con moglie e figli.
    Questa storia del padre che guida i figli verso l'orizzonte l'ho trovata anche in un altro manuale, ma non l'ho compresa fino in fondo, sarò tonta, ma non mi convince. Non è che mi senta sminuita dalle chiacchiere della Miriano, tanto lei per prima fa quello che vuole, lavora e lascia i figli alle cure di nonni e babysitter e donne delle pulizie, quindi tutto sommato anche se suo marito non muove un dito in casa non è una tragedia, è che non si capisce se ci è o ci fa.
    Non faccio parte della schiera di quelli che dicono che uomo e donna sono uguali e intercambiabili, sono d’accordo che ci siano cose da donna e cose da uomini, e che le donne ci sappiano fare meglio con i bimbi (in linea di massima). Però. La donna lavora e si occupa della casa e si prende cura dei figli. L’uomo lavora e la sera è stanco.

    La signora Miriano afferma convinta di non condividere lo sconvolgimento dei ruoli; lei non vuole un marito colf – cosa di cui, tra l’altro, non avrebbe bisogno, tanto alle faccende ci pensano nonni, tata e colf stipendiata – lasciando intendere anche che i mariti colf sono quelli che poi in trasferta si portano a letto le belle ragazze, ben vestite, ben truccate, toniche e riposate.

    Il discorso religioso alla fine è quello che pesa di meno, non c’è nessuna crociata contro la convivenza o il sesso o la contraccezione; gli unici punti saldi sono il no all’aborto, peraltro condivisibilissimo – anch’io sono contro l’uccisione dei bambini –, e il no al divorzio. E anche qui ha ragione, perché il matrimonio religioso è una promessa per la vita, davanti a Dio. Indissolubile. E ha ragione quando dice che bisogna lavorarci su, che la quotidianità non è sempre facile, che ormai si è promesso e non ci si può tirare indietro. Però va troppo oltre, scaricando tranquillamente la responsabilità di tutto sulla donna. Una donna che ha un marito insopportabile non deve rendersi a sua volta insopportabile, perché così tira fuori il peggio dall’uomo (il quale uomo probabilmente non perderà occasione per tirar fuori anche altro, lontano dagli occhi indiscreti della moglie petulante e dei figli rompiscatole). Deve invece essere sottomessa – come lo intende lei – e paziente e questo e quello finché un giorno si renderà conto che l’uomo ha reagito positivamente e le cose hanno preso a girare per il verso giusto. Perché la donna ha in sé delle risorse che l’uomo non ha, e bla bla bla.

    Gli ultimi capitoli poi sono votati ai figli; rompono, sono egoisti ed esigenti, sarà un bel problema tirarli su come si deve, hanno bisogno di regole, di baci, di abbracci, di verdura, di Tachipirina. Si sa, 'E figl' so' ppiezz' 'e còre, niente di nuovo. Un capitolo dedicato ad un’amica (una di quelle reali o immaginarie che sono protagoniste di ogni capitolo, insieme a qualche amico) che aveva pensato di abortire, una sortita nel politically correct delle favole, una tirata d’orecchi ai maniaci del bio, vari aneddoti familiari; chiacchiere per riempire il libro, tutto sommato. E ancora una volta ritorna sul ruolo della mamma che deve pensare a tutto. C’è forse di che lamentarsi se si ritrova da sola con 4 bambini a letto malati, senza Tachipirina e con il marito in trasferta in capo al mondo? I figli sono suoi, chi ci deve pensare?
    A parte il fatto che lei non si è mai trovata davvero da sola alle prese con la figliolanza, perché tutto sommato tra nonni e tate e colf qualcuno che l’aiutasse ci sarà pur stato (lei è stanca, dorme in piedi, si presenta al lavoro senza trucco e con la ricrescita, ha poco tempo per andare a correre, scrive di notte, ma grazie al Cielo i soldi per i contributi della colf non le mancano), ma, davvero i figli sono soltanto suoi? Non magari suoi e di suo marito? E poniamo il caso che i nonni non ci siano, o siano lontani, o siano inabili all’accudimento dei nipoti, chi si va a spremere (come dice lei) in quel caso?
    Addirittura mia suocera, una di quelle donne che mangiavano dopo aver servito marito e figli, ricorda con sollievo di aver avuto i suoi suoceri a darle una mano con i figli piccoli, tre in quattro anni: almeno poter mettere la cena in tavola, sbrigare delle commissioni, fare pipì.

    La signora Miriano è una donna fortunata, è cresciuta in una bella famiglia, ha studiato, ha un buon lavoro che le piace, una valida rete di amicizie e conoscenze, soldi, un marito a posto. Doni del Cielo, perché no? Ma forse pecca di poca umiltà, l’umiltà di riconoscere che le famiglie non sono tutte come la sua, che la vita degli altri può essere dura anche se non si passano le notti in bianco a scrivere e preparare zaini di scuola. Certo, dice delle cose sensate quando parla del lavoro e della maternità, di permessi e di stipendi, ma restano, appunto, chiacchiere. Come quella sulla tuta da casa, tomba del matrimonio. Detta da lei suona ridicola. Possibile che uno sposo cristiano non riesca a vedere la bellezza della sua sposa oltre la tuta o il pigiama infilato nei calzettoni?

    Nonostante la banalità e la ripetitività, il libro ha avuto un buon successo di pubblico, son contenta, almeno risparmierà a marito e figli il peso di una donna frustrata in casa.

    ha scritto il