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Sposati e sii sottomessa

Pratica estrema per donne senza paura

Di

Editore: Vallecchi

3.7
(144)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8884272149 | Isbn-13: 9788884272140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Entertainment , Family, Sex & Relationships , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un'altra razza, e vivere con lui, è un'impresa. Ma è un'avventura meravigliosa. E la sfida dell'impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L'uomo deve incarnare la guida, la regola, l'autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell'emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell'accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania. In questa raccolta di lettere originali ed esilaranti Costanza Miriano scrive di amore, matrimonio e famiglia in uno stile inedito: se fosse per lei produrrebbe delle encicliche, ma siccome non è il Papa mescola i padri della Chiesa e lo smalto Chanel, la teologia e "Il grande Lebowski", sostenendo con ferrea convinzione la dottrina cristiana del matrimonio senza perdere d'occhio l'ultima borsa di Dior. D'altra parte, come scriveva Chesterton, "non c'è niente di più eccitante dell'ortodossia".
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  • 2

    (scambio/vendo) «Anvedi quella che in casa si veste al meglio» mi apostrofa quando scatta l’allarme racchia.

    <"Io, per esempio, spero con granitica fiducia che un giorno mio marito diventi socievole e ciarliero, mi permetta di invitare a cena almeno un quarto delle persone che vorrei, e li accolga come Cary ...continua

    <"Io, per esempio, spero con granitica fiducia che un giorno mio marito diventi socievole e ciarliero, mi permetta di invitare a cena almeno un quarto delle persone che vorrei, e li accolga come Cary Grant con un cocktail in mano facendo battute brillanti ed eleganti. Un marito così è irreale, è chiaro, come quelli che aspettano pazientemente la moglie fuori dalla cabina prova e danno consigli preziosi come «I colori caldi non ti donano al viso, mia cara». E' ovvio che quel tipo di marito poi ti riaccompagna a casa e va dalla moldava ventitreenne."> Questa è spazzatura...

    <Nell'uomo è scritto il nomos, la legge, la regola. Questo principalmente dovrebbe essere il padre. E' un compito importante e anche faticoso, perché quasi sempre è più facile dire sì che non alle richieste dei figli. Il padre indica la strada, consiglia, aiuta a scegliere, orienta. Il padre propone valori e obiettivi. E deve farlo nella libertà del figlio, ed è questo che Giussani chiama «il rischio educativo». Un rischio che una madre spesso non ha il coraggio di correre, più ansiosa e spaventata.>

    Ho scoperto la Miriano l'anno scorso, mi pare, attraverso il suo blog. L'ho seguito per un po'. Poi me ne sono stancata. La mia idea è che magari un libro del genere potrebbe andar bene, forse, ai corsi per fidanzati (anche se non sono molto ferrata in materia essendo riuscita ad evitarli a suo tempo), anche grazie al suo tono piuttosto ironico. Ma non regge a una lettura disincantata. In alcuni punti lo trovo estremamente irritante. Mi ritrovo a pensare a tutti quei padri divorziati di cui sento parlare ogni tanto alla radio, quelli che affollano le mense della Caritas. D'accordo, la legge italiana gli taglia le gambe e sarebbe da rivedere, come dicono ogni tanto alla radio, però un ascoltatore (o ascoltatrice magari) disincantato si ritrova a pensare che a volte questi mariti non sono stati un granché di mariti. Sono disposti ad accettare l'umiliazione di mettersi in fila alla mensa della Caritas quando non sono stati disposti, in primis, a cedere, a cercare di collaborare, a darsi un po' più da fare con moglie e figli. Questa storia del padre che guida i figli verso l'orizzonte l'ho trovata anche in un altro manuale, ma non l'ho compresa fino in fondo, sarò tonta, ma non mi convince. Non è che mi senta sminuita dalle chiacchiere della Miriano, tanto lei per prima fa quello che vuole, lavora e lascia i figli alle cure di nonni e babysitter e donne delle pulizie, quindi tutto sommato anche se suo marito non muove un dito in casa non è una tragedia, è che non si capisce se ci è o ci fa. Non faccio parte della schiera di quelli che dicono che uomo e donna sono uguali e intercambiabili, sono d’accordo che ci siano cose da donna e cose da uomini, e che le donne ci sappiano fare meglio con i bimbi (in linea di massima). Però. La donna lavora e si occupa della casa e si prende cura dei figli. L’uomo lavora e la sera è stanco.

    La signora Miriano afferma convinta di non condividere lo sconvolgimento dei ruoli; lei non vuole un marito colf – cosa di cui, tra l’altro, non avrebbe bisogno, tanto alle faccende ci pensano nonni, tata e colf stipendiata – lasciando intendere anche che i mariti colf sono quelli che poi in trasferta si portano a letto le belle ragazze, ben vestite, ben truccate, toniche e riposate.

    Il discorso religioso alla fine è quello che pesa di meno, non c’è nessuna crociata contro la convivenza o il sesso o la contraccezione; gli unici punti saldi sono il no all’aborto, peraltro condivisibilissimo – anch’io sono contro l’uccisione dei bambini –, e il no al divorzio. E anche qui ha ragione, perché il matrimonio religioso è una promessa per la vita, davanti a Dio. Indissolubile. E ha ragione quando dice che bisogna lavorarci su, che la quotidianità non è sempre facile, che ormai si è promesso e non ci si può tirare indietro. Però va troppo oltre, scaricando tranquillamente la responsabilità di tutto sulla donna. Una donna che ha un marito insopportabile non deve rendersi a sua volta insopportabile, perché così tira fuori il peggio dall’uomo (il quale uomo probabilmente non perderà occasione per tirar fuori anche altro, lontano dagli occhi indiscreti della moglie petulante e dei figli rompiscatole). Deve invece essere sottomessa – come lo intende lei – e paziente e questo e quello finché un giorno si renderà conto che l’uomo ha reagito positivamente e le cose hanno preso a girare per il verso giusto. Perché la donna ha in sé delle risorse che l’uomo non ha, e bla bla bla.

    Gli ultimi capitoli poi sono votati ai figli; rompono, sono egoisti ed esigenti, sarà un bel problema tirarli su come si deve, hanno bisogno di regole, di baci, di abbracci, di verdura, di Tachipirina. Si sa, 'E figl' so' ppiezz' 'e còre, niente di nuovo. Un capitolo dedicato ad un’amica (una di quelle reali o immaginarie che sono protagoniste di ogni capitolo, insieme a qualche amico) che aveva pensato di abortire, una sortita nel politically correct delle favole, una tirata d’orecchi ai maniaci del bio, vari aneddoti familiari; chiacchiere per riempire il libro, tutto sommato. E ancora una volta ritorna sul ruolo della mamma che deve pensare a tutto. C’è forse di che lamentarsi se si ritrova da sola con 4 bambini a letto malati, senza Tachipirina e con il marito in trasferta in capo al mondo? I figli sono suoi, chi ci deve pensare? A parte il fatto che lei non si è mai trovata davvero da sola alle prese con la figliolanza, perché tutto sommato tra nonni e tate e colf qualcuno che l’aiutasse ci sarà pur stato (lei è stanca, dorme in piedi, si presenta al lavoro senza trucco e con la ricrescita, ha poco tempo per andare a correre, scrive di notte, ma grazie al Cielo i soldi per i contributi della colf non le mancano), ma, davvero i figli sono soltanto suoi? Non magari suoi e di suo marito? E poniamo il caso che i nonni non ci siano, o siano lontani, o siano inabili all’accudimento dei nipoti, chi si va a spremere (come dice lei) in quel caso? Addirittura mia suocera, una di quelle donne che mangiavano dopo aver servito marito e figli, ricorda con sollievo di aver avuto i suoi suoceri a darle una mano con i figli piccoli, tre in quattro anni: almeno poter mettere la cena in tavola, sbrigare delle commissioni, fare pipì.

    La signora Miriano è una donna fortunata, è cresciuta in una bella famiglia, ha studiato, ha un buon lavoro che le piace, una valida rete di amicizie e conoscenze, soldi, un marito a posto. Doni del Cielo, perché no? Ma forse pecca di poca umiltà, l’umiltà di riconoscere che le famiglie non sono tutte come la sua, che la vita degli altri può essere dura anche se non si passano le notti in bianco a scrivere e preparare zaini di scuola. Certo, dice delle cose sensate quando parla del lavoro e della maternità, di permessi e di stipendi, ma restano, appunto, chiacchiere. Come quella sulla tuta da casa, tomba del matrimonio. Detta da lei suona ridicola. Possibile che uno sposo cristiano non riesca a vedere la bellezza della sua sposa oltre la tuta o il pigiama infilato nei calzettoni?

    Nonostante la banalità e la ripetitività, il libro ha avuto un buon successo di pubblico, son contenta, almeno risparmierà a marito e figli il peso di una donna frustrata in casa.

    ha scritto il 

  • 3

    A partire dal titolo (no, non riesce a spiegarsi cammino facendo, la sottomissione resta una cosa ignobile e l'autrice non la nobilita, per quanto si spertichi), passando per concetti come "se non ti ...continua

    A partire dal titolo (no, non riesce a spiegarsi cammino facendo, la sottomissione resta una cosa ignobile e l'autrice non la nobilita, per quanto si spertichi), passando per concetti come "se non ti sposi e non figli che vivi a fare", vomitando su concetti come "le sculacciate che non dai ai tuoi figli ti rendono insicuro" e arrivando ai ringraziamenti in cui si definisce "glamour" quella personaccia che e' Ferrara, le cose che di questo libro mi hanno disgustata sono molte. Quello che mi stupisce è che non siano tutte. Perché su alcuni punti, e mi duole, quanto mi duole, ha proprio ragione. Il concetto di emancipazione secondo cui una donna per essere emancipata e di carattere deve mostrarsi polemica rissosa lamentosa e spaccapalle ci rende oggettivamente infelici e rende un inferno qualunque rapporto. Che la rinuncia al controllo e l'accettazione dell'altro per come è (altro da noi appunto), e la capacità di amarlo come vuole essere amato siano cose buone e giuste è indiscutibilmente vero. Che rimarcando senza posa all'altro il peggio che fa si tiri fuori il suo peggio... Beh, è evidente. E che nessuna donna sicura di sè abbia bisogno di fare tutto questo, lo è ancora di più. Peccato che a corollario regni la più bieca chiesarrottosità, peccato davvero. Perché questo toglie la pur minima credibilità al tutto. E invece c'era più di qualcosa degno di essere preso sul serio.

    ha scritto il 

  • 3

    Un titolo provocatorio, che in realtà non allude alla schiavizzazione della donna ma al suo essere di sostegno, di fondamento alla famiglia, e al tempo stesso alla sostituzione della logica del ...continua

    Un titolo provocatorio, che in realtà non allude alla schiavizzazione della donna ma al suo essere di sostegno, di fondamento alla famiglia, e al tempo stesso alla sostituzione della logica del dominio con quella dell'accoglienza. Un modo di vivere e di pensare che, più che essere condivisibile, è da me totalmente condiviso. Provo una profonda sim-patia, in senso etimologico, per questa pazza che corre fra gli impegni e i figli, mezzo morta di sonno e sentendosi sempre inadeguata smagliata e stinta, sempre in lotta con il proprio carattere, ma in fondo sempre allegra, che mi ricorda un po' la Brunella Gasperini della mia adolescenza, e le cui strategie somigliano molto alle mie (e dopo trentotto anni di vita coniugale, tuttora allegra e vitale, posso confermare che funzionano). Perché è proprio vero che la fede aiuta a vivere non solo per la speranza della vita eterna, ma perché fa vivere più felici già da oggi.

    Allo stesso tempo, questo libro mi irrita perché detesto la struttura ripetitiva, capitolo dopo capitolo, della storiella dell'amico/amica, che già puzzicchia di fittizio, di arrangiato e adattato perché serva di esempio a sorreggere una tesi, o da pista di decollo per un discorso generale (anche se in linea di massima, ribadisco, io quel discorso e quella tesi li condivido). Ancor più urticante e meno sopportabile trovo il tono da maestrina o da predicatrice saputella, che è il motivo per cui non distribuisco questo libro alle mie figlie, una copia per una, anche se credo che gli farebbe un mondo di bene: temo che, già esasperate da anni di prediche materne, me lo tirerebbero dietro. Di mamma ce n'è una sola, nessuno potrebbe sopportarne due.

    ha scritto il 

  • 4

    divertente, acuto, molto femminile

    qui e là alcune grandi verità sulla differenza tra uomo e donna e sulla sfida del rapporto a due. il messaggio che passa, nemmeno troppo tra le righe, è un "ne vale la pena, nonostante tutto". ...continua

    qui e là alcune grandi verità sulla differenza tra uomo e donna e sulla sfida del rapporto a due. il messaggio che passa, nemmeno troppo tra le righe, è un "ne vale la pena, nonostante tutto". consigliato a tutte le donne (e non solo) che desiderano che prevalga sull'altro (che è proprio ALTRO... questo libro al riguardo è illuminante!) uno sguardo di accoglienza piuttosto che di pretesa... perchè appunto a stare in due ci si guadagna!

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro e' un interessante spaccato sul significato del ruolo della donna all'interno del matrimonio cristiano...nulla che esempi di nonne e mamme non ci abbiano fatto vedere...offre pero' ...continua

    Il libro e' un interessante spaccato sul significato del ruolo della donna all'interno del matrimonio cristiano...nulla che esempi di nonne e mamme non ci abbiano fatto vedere...offre pero' interessanti spunti per una metariflessione sul proprio...Ma...e qui e' la sorpresa, non e' un mattone su considerazioni etico-religiose, ma una serie di lettere che l'autrice, cattolica fervente, invia ad amiche, amici, marito e figli nelle quali affronta di volta in volta un tema, l'arrivo di un bimbo, il matrimonio...rallegrate da gag e un tono davvero leggero che fa ridere. Quindi 4 stelle e mezzo perche' far ridere e riflettere assieme non e' cosa da poco.

    ha scritto il 

  • 0

    L'autrice, cattolica, giornalista Rai e mamma di quattro figli, nonchè scrittrice di due o tre romanzi, dice che la donna deve essere sottomessa, ossia, messa sotto, come diceva San Paolo, per ...continua

    L'autrice, cattolica, giornalista Rai e mamma di quattro figli, nonchè scrittrice di due o tre romanzi, dice che la donna deve essere sottomessa, ossia, messa sotto, come diceva San Paolo, per costituire le fondamenta, solide, della famiglia. Ciò non significa che la donna valga meno dell'uomo, significa solo che ha una funzione di pilastro, atto a consolare, accogliere, amare e coccolare tutta la famiglia. Deve essere quindi disponibile e dedicare del tempo a tutti i componenti famigliari, ognuno trattato con rispetto e attenzione per la sua individualità. Ci sono diverse pagine di riflessione sul matrimonio (sposarsi sempre), sul tema dell'aborto (non farlo), sull'educazione dei figli (cattolica, molto cattolica), sulla condizione della donna sempre scissa tra lavoro e famiglia (propone di chiedere aiuto allo stato)alcune considerazioni sono da fondamentalista cattolico, altre considerazioni infondono positività: qualcuno crede ancora nella famiglia. Pronta a perdonare alla Miriano il suo integralismo cattolico - in fondo sta religione le ha dato un lavoro, lavora per Rai Vaticano - pronta a perdonare, dicevo, perchè mi piace l'idea della famiglia mulino bianco e chi la difende, mi sono trovata a farmi delle domande. (sì, anche a noi donne capita: ci facciamo delle domande) Mi chiedo come fa una con un lavoro full time, quattro figli, un marito da tenere d'occhio (il libro è pieno di allusioni al fatto che i mariti se non li tieni d'occhio son sempre pronti a scoparsi la segretaria tant'è che io le consiglierei un corso di autostima), diversi libri scritti, altri in scrittura, il tour promozionale dei libri eccetera, ecco, mi chiedo come faccia LEI in primis a mettere in atto le parole, grondanti carità cristiana, che scrive in questo libro. A mio avviso, semplicemente non ce la fa. E quindi niente, il Mulino Bianco non esiste nemmeno sotto la protezione del Principale.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente!

    Quando ho iniziato a leggere questo libro, mi sono detta: "Sarà carino, divertente, ma quando metterò le stelline su Anobii sicuramente saranno massimo 4!". E invece le 5 stelline le merita tutte. ...continua

    Quando ho iniziato a leggere questo libro, mi sono detta: "Sarà carino, divertente, ma quando metterò le stelline su Anobii sicuramente saranno massimo 4!". E invece le 5 stelline le merita tutte. Non carino, bellissimo; divertente, ma capace di far riflettere su temi scottanti e basilari della nostra vita. Ovviamente è basato sul concetto di amore lasciatoci da Gesù, per cui se siete atei e non aperti al confronto con chi la pensa palesemente in maniera diversa da voi, che lo comprate a fa'??

    ha scritto il 

  • 2

    Carino, ironico e divertente... Se si concludesse entro le prime 10 pagine. Il resto è ripetizione delle prime esilaranti gag, non aggiunge nulla al messaggio, di per sé maturo e condivisibile - ...continua

    Carino, ironico e divertente... Se si concludesse entro le prime 10 pagine. Il resto è ripetizione delle prime esilaranti gag, non aggiunge nulla al messaggio, di per sé maturo e condivisibile - essere le prime a cedere per favorire l'armonia del rapporto a due - ma allo stesso tempo discutibile. Libro prescindibile.

    ha scritto il