Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

SpotPolitik

Perché la casta non sa comunicare

Di

Editore: Laterza

4.0
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842099104 | Isbn-13: 9788842099109 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Philosophy , Political , Social Science

Ti piace SpotPolitik?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Che cos'è la SpotPolitik? È la politica che pensa che per comunicare basti scegliere uno slogan generico, due colori e qualche foto. Quella che riduce la comunicazione a uno spot televisivo. Di SpotPolitik hanno peccato tutti i partiti italiani con pochissime eccezioni. Gli anni dal 2007 al 2011 sono stati i peggiori in questo senso, ma non illudiamoci che sia finita: la cattiva comunicazione potrebbe sommergerci ancora. Riflettere sugli errori del passato può essere utile ai politici, per non caderci ancora; e a tutti noi per scoprire come sia stato possibile accettare (e votare) quella roba.
Ordina per
  • 4

    Leggo solo ora il librettino di Giovanna Cosenza (il cui blog è lettura doverosa) dedicato alla comunicazione politica Italia negli ultimi anni (2007-2011), Spotpolitik...


    (continua qua: http://cheremone.wordpress.com/2013/08/27/si-puo-fare-e… ) ...continua

    Leggo solo ora il librettino di Giovanna Cosenza (il cui blog è lettura doverosa) dedicato alla comunicazione politica Italia negli ultimi anni (2007-2011), Spotpolitik...

    (continua qua: http://cheremone.wordpress.com/2013/08/27/si-puo-fare-e-pure-una-battuta-di-frankenstein-junior-temo/ )

    ha scritto il 

  • 4

    molto interessante e attuale

    Avvertenza: Il sottoscritto è stato citato fra i ringraziamenti. Non ho fatto nulla di particolare, se non comiziare nel blog di Giovanna, fra i commenti. La mia capacità di critica si è un poco annebbiata… :-)

    Io: Il libro parla di comunicazione politica…
    Lui: Ma che coraggio hai… n ...continua

    Avvertenza: Il sottoscritto è stato citato fra i ringraziamenti. Non ho fatto nulla di particolare, se non comiziare nel blog di Giovanna, fra i commenti. La mia capacità di critica si è un poco annebbiata… :-)

    Io: Il libro parla di comunicazione politica…
    Lui: Ma che coraggio hai… non è una palla?!
    Io: No, assolutamente. E’ chiarissimo, discorsivo, fila via liscio fino alla fine.
    Lui: E di che parla precisamente?
    Io: Si analizza la comunicazione politica degli ultimi anni e si evidenziano gli errori…
    Lui: Una cosa tecnica, quindi.
    Io: Sì, ma non ci sono concetti e paroloni incomprensibili. Ci sono esempi concreti e alternative comprensibili, sono descritti gesti e modi che capiamo tutti. Li capiamo sicuramente, visto che spesso certa comunicazione politica ci deprime, ma la Cosenza li porta anche alla nostra coscienza con estrema semplicità.
    Lui: E che conclusioni trae?
    Io: Che è necessario riempire di contenuti e di valori la politica e di investire nel modo di comunicare.
    Lui: Cosa c’entrano i contenuti con il modo di comunicare?
    Io: Se non hai idee, hai voglia a provare tecniche di persuasione! Chi persuadi con il nulla?
    Lui: Quindi le cose sono intrecciate…
    Io: Certo! Ma ci vuole anche una certa umiltà per capire che se uno ha cose interessanti da dire, deve investire tempo e soldi per dirle al meglio. Anche questo manca in Italia.
    Lui: La cosa si sta già complicando. Sei sicuro che non sia una palla, il libro? Non ho voglia di cose difficili…
    Io: Senti, se il tema non ti interessa, vivi felice senza il libro. Se invece vuoi capire perché ti viene l’orticaria appena vedi in TV XY, allora questo libro ti sarà utile senza farti venire il mal di testa.
    Lui: Ok, magari gli do una sbirciata in libreria.

    ha scritto il 

  • 4

    Esempi di errori comunicativi

    Interessante manuale pratico di veloce lettura, questo libro accompagna il lettore all'interno del mondo della comunicazione politica dei giorni nostri, evidenziando soprattutto gli errori di gran parte della classe politica che ha governato l'Italia negli ultimi 10 anni.
    La sfida a chi com ...continua

    Interessante manuale pratico di veloce lettura, questo libro accompagna il lettore all'interno del mondo della comunicazione politica dei giorni nostri, evidenziando soprattutto gli errori di gran parte della classe politica che ha governato l'Italia negli ultimi 10 anni.
    La sfida a chi comunica peggio ha un vincitore che riesce a sbaragliare il campo: il Partito Democratico e i suoi esponenti di maggior spicco, da Veltroni a Bersani. Il libro ha visto la luce quando si stava aprendo la parentesi del governo dei tecnici, a fine 2011, quindi non analizza il capolavoro riuscito a Bersani poco più di un mese fa: perdere le elezioni mettendo in atto una campagna di comunicazione suicida.
    Ma gli esempi studiati mostrano come tutta la comunicazione degli esponenti del Partito Democratico sia stata segnata da un crescendo di errori già nel corso degli anni passati.
    A sorpresa, poi, l'autrice ci mostra come anche Berlusconi, solitamente ritenuto un maestro nell'arte della comunicazione, abbia commesso, negli ultimi anni, numerosi sbagli. Seguono esempi di cattiva comunicazione da parte della maggior parte dei protagonisti della vita politica contemporanea, da Fini a Vendola, da Penati a Formigoni.
    La conclusione che ci suggerisce la lettura di questo libro è tutta riassunta nel sottotitolo: la "casta" non sa comunicare.

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon punto di partenza

    Il linguaggio sobrio ed essenziale dell'autrice introduce a un'analisi della comunicazione politica italiana contemporanea facile da comprendere anche ai non addetti al settore. Si presta dunque ad essere un buon punto di partenza per un percorso di studio più approfondito, ma può risultare ecces ...continua

    Il linguaggio sobrio ed essenziale dell'autrice introduce a un'analisi della comunicazione politica italiana contemporanea facile da comprendere anche ai non addetti al settore. Si presta dunque ad essere un buon punto di partenza per un percorso di studio più approfondito, ma può risultare eccessivamente scarno per chi è già dentro la materia.

    L'aspetto più discutibile di questa lettura, comunque interessante, è il tono di superiorità e onniscienza che a tratti può diventare irritante e a mio avviso poco professionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Non nutro grande simpatia per le facoltà di Scienze della Comunicazione. Nonostante io stesso insegni comunicazione all’università. Il motivo è semplice: la comunicazione non può vivere di vita propria. Se impari a comunicare ma non hai nulla da comunicare... che cazzo comunichi? Per questo esort ...continua

    Non nutro grande simpatia per le facoltà di Scienze della Comunicazione. Nonostante io stesso insegni comunicazione all’università. Il motivo è semplice: la comunicazione non può vivere di vita propria. Se impari a comunicare ma non hai nulla da comunicare... che cazzo comunichi? Per questo esorto i miei studenti a studiare qualcosa... qualsiasi cosa, non importa se Fisica o Scienze Politiche... cioè a farsi una cultura, e dopo, se proprio ci tengono, se davvero vogliono darsi alla comunicazione, al giornalismo, alla divulgazione, frequentare un master di secondo livello o un corso specializzazione. Ma solo dopo. Altrimenti, se partono subito solo con la comunicazione, impareranno a fare le scatole e a infiocchettarle come splendidi pacchetti regalo, ma non avranno alcuna idea di che cosa ci si può mettere dentro: dipenderanno sempre da altri per produrre dei contenuti. Per fortuna i miei corsi sono complementari all’interno di piani di studio scientifici o umanistici. Detto questo sulla comunicazione, bisogna aggiungere però che è un’attività fondamentale. Anzi critica: una comunicazione fatta male porta al fallimento qualsiasi progetto. Ecco perché questo libro è illuminante e deve tassativamente esser letto da chiunque voglia occuparsi di comunicazione, di politica o di comunicazione politica.
    Giovanna Cosenza non solo studia la comunicazione. Giovanna Cosenza la sa fare da Dio. Se t’attacchi a questo libro, non lo molli più: in poche ore arrivi in fondo. Perché è scorrevole, colloquiale, avvincente, divertente. In più è preciso e documentato. Non solo: è spietato, soprattutto. E io adoro i libri spietati.
    Cosenza piglia dei casi di studio di comunicazione politica fallimentare e li smonta frase per frase, spiegando perché e percome non si comunica così ma invece bisognerebbe comunicare cosà. E ce n’è per tutti, da Bersani a Berlusconi, da Veltroni a Fini, con i loro sorrisi falsi ma anche le loro facce cupe, il loro stile espressivo paludato, retorico, contorto ma anche il loro turpiloquio fuori contesto. Ma ce n’è anche per le agenzie di comunicazione, con la loro ignavia, la loro codardia, la loro presunzione di essere sempre dalla parte della ragione.
    Nel bastonare a destra e a manca, Cosenza regala pagine splendide, come la descrizione del fallimento di un progetto comunicativo per miopia e mancanza di fegato: http://bit.ly/citcosenza E sembra di esserci, di essere lì presenti ad assistere a quelle pietose riunioni. E allora non ci vuol molto a capire che l'autrice queste scene le ha viste coi propri occhi.
    Giovanna Cosenza parte dal principio fondamentale che deve ispirare ogni atto comunicativo, ovunque e sempre: il primo e l’ultimo dei pensieri dev’essere il target. Nella comunicazione politica, ciò significa che “i cittadini hanno sempre ragione”. Che non significa che i cittadini non possono pensare, dire, votare delle minchiate: se così fosse, dar loro sempre ragione sarebbe demagogia. Del resto i populisti della Lega fanno schifo proprio perché sono espressione dei borborigmi da Bar Sport della Padania profonda. “I cittadini hanno sempre ragione” significa invece che la comunicazione politica dev’essere funzionale ai destinatari. E che, se i destinatari non la capiscono o non la apprezzano, la colpa non è loro, perché sono scemi o ignoranti, ma di chi quella comunicazione la fa in maniera stupida, superficiale, incompetente. In una parola: inefficace.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel lbro. Un saggio sulla comunicazione politica in Italia, scritto da una studiosa del tema. Ma di agevole lettura anche per coloro che non sono specialisti. Ricco di esami di casi (di comunicazione sbagliata). Sviluppa la tesi secondo la quale i politici italiani, salvo rarissimi esempi, n ...continua

    Un bel lbro. Un saggio sulla comunicazione politica in Italia, scritto da una studiosa del tema. Ma di agevole lettura anche per coloro che non sono specialisti. Ricco di esami di casi (di comunicazione sbagliata). Sviluppa la tesi secondo la quale i politici italiani, salvo rarissimi esempi, non sanno comunicare bene. Al tempo stesso, mette in risalto che il problema della comunicazione non si riduce a quello della identificazione delle tecniche piu' efficaci allo scopo, ma esige una previa definizione dei valori che si intendono porre al centro del proprio programma politico. Sicuramente meritevole di essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un solo appunto o forse due: il termine "casta" nel titolo, che fa ricadere il titolo stesso del libro nello "spotpolitik" e la lunghezza, perché ormai mi ero appassionato e avrei gradito altri esempi e altre analisi della comunicazione politica in Italia. Un bel libro, consigliato a chi si inter ...continua

    Un solo appunto o forse due: il termine "casta" nel titolo, che fa ricadere il titolo stesso del libro nello "spotpolitik" e la lunghezza, perché ormai mi ero appassionato e avrei gradito altri esempi e altre analisi della comunicazione politica in Italia. Un bel libro, consigliato a chi si interessa di politica ma soprattutto a chi fa finta di capirne ma in realtà ne ha solo una comprensione superficiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello. Nulla da dire. Un altro lucidissimo libro di Giovanna Cosenza che questa volta usa la lente della semiotica per affrontare un tema di tutti: la comunicazione della politica. O la politica della comunicazione. Invertendo i fattori il risultato non cambia. Purtroppo.


    Perché analizzand ...continua

    Bello. Nulla da dire. Un altro lucidissimo libro di Giovanna Cosenza che questa volta usa la lente della semiotica per affrontare un tema di tutti: la comunicazione della politica. O la politica della comunicazione. Invertendo i fattori il risultato non cambia. Purtroppo.

    Perché analizzando i principali (mis)fatti pubblicitari e comunicativi degli ultimi 4 anni, l'autrice ci regala un viaggio analitico straordinario. Che leggi nello spazio di un weekend, ma che raccoglie riflessioni profonde, sul senso della comunicazione e sui valori della politica.

    Che poi, come scritto in Spot Politik, tutte queste cose dovrebbero stare insieme - cucite a doppio filo - valori, politica, messaggi, idee, promesse e speranze che la comunicazione dovrebbe veicolare e che invece non riesce a superare l'avvitamento su se stessa. Senza darci un refolo di speranza.

    Forse.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro che ogni politico dovrebbe leggere (prima che sia troppo tardi)

    «La comunicazione non è sufficiente, ma necessaria», recita il paragrafo in cui, a riguardo, è sintetizzato il pensiero di Cosenza, molto critica verso chi «pensa che basti dare una mano di colore a contenuti fiacchi o contraddittori per farli passare», e molto lucida nelle argomentazioni con cu ...continua

    «La comunicazione non è sufficiente, ma necessaria», recita il paragrafo in cui, a riguardo, è sintetizzato il pensiero di Cosenza, molto critica verso chi «pensa che basti dare una mano di colore a contenuti fiacchi o contraddittori per farli passare», e molto lucida nelle argomentazioni con cui sostiene la critica. Senza questa distinzione, che è frutto della ventennale esperienza dell'autrice, il libro avrebbe rischiato di essere una sorta di "SpotSemiotik", e di giustificare, attraverso l'analisi tecnica, un certo modo di fare politica, come se non fosse possibile un altro. Invece il libro non solo ci dice che il modo di fare politica degli ultimi anni si è affidato alla comunicazione per colmare le proprie lacune, ma che troppo spesso lo ha fatto male. Una nuova comunicazione e una nuova politica, dunque, sono possibili, secondo Giovanna Cosenza...

    http://www.valigiablu.it/doc/782/spotpolitik-perch-la-casta-non-sa-comunicare.htm

    ha scritto il 

  • 5

    SpotPolitik... ovvero "Perché la 'casta' dovrebbe studiare comunicazione!"

    Comunicare mica è semplice. Chi pensa il contrario è un tantino ingenuo. Se poi lo pensa il politico è un tantino a distanza dai propri elettori. Come Giovanna Cosenza ci ha mostrato analizzando alcuni sprazzi di comunicazione politica negli anni 2007-2011 e come la stessa politica ha potuto vive ...continua

    Comunicare mica è semplice. Chi pensa il contrario è un tantino ingenuo. Se poi lo pensa il politico è un tantino a distanza dai propri elettori. Come Giovanna Cosenza ci ha mostrato analizzando alcuni sprazzi di comunicazione politica negli anni 2007-2011 e come la stessa politica ha potuto vivere sulla propria pelle in risposta ai propri 'spot'.
    Che cos'è la 'SpotPolitik' ce lo scrive senza tanti giri di parole l'autrice ad inizio testo: è quella "politica che imita il peggio di ciò che fanno certe aziende italiane con la pubblicità"; essa "ha radici profonde nella cultura e nella mentalità dominanti nel nostro paese, cioè esprime gusti, desideri e bisogni di un'ampia fascia di italiani". Il che la rende un virus piuttosto resistente, tanto più in un Paese dagli anticorpi lillipuziani. Ecco allora che non serve lamentarsene, quanto studiarla e capirla, possibilmente per non ripeterla. Perché sarà anche vero che il governo Monti ha prodotto una interruzione nel flusso del delirante political-slang che "più basso di così c'è solo da scavare" (Daniele Silvestri), ma non è detto che questo iato si riveli ben presto solo il 'break' tra un primo e un secondo tempo di una unica, lunga, noiosa partita. Con le curve oscillanti tra un "Forza Italia!" e un "Salviamo l'Italia!". Bipartisan, per usare un termine incluso nella SpotPolitik.
    La SpotPolitik passa per un punto fondamentale: il mancato rispetto dei cittadini. Almeno dal lato della comprensione. Il cittadino non capisce il mio messaggio. Accidenti! Allora il cittadino è stato fuorviato e il suo comprendonio è stato bruciato dagli avversari. E invece, forse forse, c'è un assunto "elementare, quasi banale, che non ha bisogno di vent'anni di studio per essere compreso: per comunicare bene è necessario fare un semplicissimo cambiamento di prospettiva che in Italia, evidentemente, pochi sono disposti a fare: uscire da se stessi per mettersi nei panni degli altri". Giusto per non essere autoreferenziali e per provare a pensare che, se un messaggio inviato ai cittadini non è stato compreso, forse è il caso di vedere se il problema non stia dal lato emittente. Concentrati sui bisogni dell'altro e magari ecco che comunicherai meglio con lui.
    Questa è la base. Da qui crearsi un metodo e uno stile è questione di applicazione, un po' di studio e tanta umiltà. Da questi elementi creare un canale coerente di comunicazione con i propri cittadini potrebbe essere la desiderata conseguenza.
    Seconda base: essere coerenti. Con se stessi, per evitare di apparire schizofrenici o cinici; con il contesto, per evitare di disorientare i propri sostenitori.
    Giovanna Cosenza analizza un vasto esempio di casi in cui coerenza in sé e con il contesto è andata a farsi benedire, con buona pace delle rettifiche o giustificazioni dell'ultim'ora. Anzi, il più delle volte senza neppure queste, visto che il gioco dei reparti di comunicazione dei politici è spesso quello della difesa ad oltranza della comunicazione prodotta, a costo di arrampicarsi sui (tipicamente fragilissimi) vetri.
    Il valore aggiunto del testo (sulla scia di tutti i testi precedenti di Cosenza) è che mette "le mani in pasta": analizza il fatto comunicativo riportandone l'oggetto e il contesto e, solo a quel punto, decostruendolo grazie principalmente, ma non solo, alla teoria semiotica (parlo in generale, per i dettagli... leggete il testo che, nei precisi riferimenti, è quanto mai mirato). Insomma, non 'fuffa', ma sostanza, quando scrive Cosenza. Non è casuale: è l'intenzione precisa e dichiarata di chi intende scagliarsi contro "quell'idea di comunicazione come estetica superficiale contro cui [l'autrice] si è già espressa". Anche perché, la comunicazione 'estetico-fuffosa', in uso commerciale e, a mezzo di ingenuo traslato, anche politica, è quella che, se ti va bene, funziona una volta. Perché a ripeterla, sicuramente, ti freghi da solo. Molti esempi nel testo riprendono il punto.
    Io invece voglio qui riprendere un altro punto essenziale e, direi, potentissimo del testo: il dialogo che esso instaura e ha saputo instaurare con il contesto comunicativo attuale. Dialogo che, come già scrissi altrove (http://www.ragionamente.net/2012/03/sole-salute-e-spotpolitik.html), si ritrova sino dall'introduzione, che un po' riconosco, essendo quello che scivola tra i post del blog della nostra aca-blogger (DIS.AMB.IGUANDO). Una ricercatrice in ambito semiotico, del resto, non tralascia le nuove forme di comunicazione che si stanno affermando sui nuovi media.
    Il suo blog è un esempio di quelli che io chiamo blog 'generattivi': perché generano conoscenza dialogica e si attivano per partecipare al mondo reale. Si pensi al capitolo (4) "Ma le donne? Dove stanno le donne?", che attinge da un discorso sempre aperto e concreto sui problemi di genere (mi si perdoni la sintesi che non rende ragione del dispiegarsi attento e profondo del tema, ma in una recensione non si può fare più di così!), tanto nella comunicazione intesa globalmente, quanto -e a maggior ragione! - in quella politica. Non c'è polemica vana. C'è studio attivo sulle gonne svolazzanti e sul corpo quale oggetto mediatico a tutto tondo, sui e per i giornali, su e per la discriminazione di genere, su e per il valore simbolico della Ruby di turno e via analizzando. Ho scritto studio 'attivo' non a caso: una analisi sulla questione di genere intorno al 2011 non è (solo) un'analisi della comunicazione (post-)femminista e di quanto quella sia stata usata o piegata nella SpotPolitik. E' anche la sensibilità ad errori che possono, rileva l'autrice, nascondere pericoli in grado di togliere linfa ad un discorso sulla donna che non deve ritornare ad essere intermittente e finalizzato, in senso di sfruttamento della questione, a destra e manca. Ecco allora una rassegna di pericoli, che però possono inglobare potenziali soluzioni: la scarsa presenza di uomini (discorso sulle donne confinato o auto-confinatosi solo alle donne); la scarsa trasversalità politica; la tendenza a frammentarsi e a competere; la mancanza di obiettivi e di proposte concrete... insomma, non basta parlare e scrivere, bisogna ricondurre a sistema, individuando i rischi e le rotture, il discorso -che è sicuramente anche politico- sulla situazione delle donne nella società contemporanea.
    Ci sono molti altri contenuti in questo scorrevole testo della della "aca-blogger" Giovanna Cosenza. Per esempio l'analisi del discorso facciale; quella del lessico e della sintassi usati dai diversi politici; la narrativa soggiacente (o assente); il brief quale strumento per una solida campagna di comunicazione... insomma, il testo, già si è capito, è ricco.
    Quindi appunto qui due elementi che mi sono piaciuti molto.
    Uno: imparare a comunicare guardando oltre i confini dell'Italia. Per esempio, potrebbe giovare, con una oculata attenzione al nostro contesto, una bella iniezione di speech(ghost)writing fresco e ragionato (non stagionato, di quello no, grazie, ne abbiamo abbastanza), alla Jon Favreau e per candidati del color che si voglia (in tutti i sensi, letterale, storico, massi'... anche politico ;-), ma con quella capacità "di uscire da se stessi per mettersi nei panni degli altri" che, come detto sopra, e non fa male ripeterlo anche qui sotto, è il 'sine qua non' per comunicare (bene) qualcosa a qualcuno. Magari ai potenziali elettori, no?
    Due: la dimostrazione che la rete serve ed è potente. Un pregio dell'autrice è avere saputo esprimere e argomentare questa 'concreta' utilità non solo parlando di se stessa e del rapporto con le proprie fonti di informazioni, ma, nel libro, delegando un problema complesso, quello di creare il 'brief' (e di fatto identificare i valori) di due campagne, una per la sinistra ed una per la destra, ad alcuni blogger intercettati sul blog dell'autrice (DIS.AMB.IGUANDO). Uno sforzo creativo che, dai lavori dei blogger riportati nel testo, dimostra quanto di buono, nuovo ed utile (vedi nuovoetuile.it, AnnaMaria Testa) ci sia in rete. Chi trova un amico, si dice, trova un tesoro. Chi trova il modo giusto di dialogare in rete, mimo io, trova un mondo di creatività e di soluzioni. Con un forte ed inscindibile legame ai valori. Perché, chiude (per ora!), Giovanna Cosenza, "è di valori, appunto, che sto parlando. Perché è da lì che la comunicazione parte. Ed è solo da lì che la politica può ripartire".

    P.S: non posso non aggiungere una chicca del testo che io adoro in ogni testo: e cioè la sezione "Per saperne di più" dove, capitolo per capitolo, Giovanna Cosenza individua le fonti principali, i richiami utili, rinvia a materiali per ampliare il discorso... insomma, fornisce quei puntelli espansivi della narrazione che è bellissimo trovare, discente, curioso, docente che tu sia, a corredo dell'opera, oltre l'indice analitico delle fonti che, naturalmente, c'è!

    ha scritto il