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Squartamento

Di ,

Editore: Adelphi (Biblioteca, 106)

4.3
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845904598 | Isbn-13: 9788845904592 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Mario Andrea Rigoni

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 1

    Già l'introduzione di Ceronetti mi induceva alla rinuncia, specie per l'improvvido/abusato accostamento a Leopardi e Nietzsche. La brevità mi ha trascinato stancamente sino all'ultima pagina. Una sequela inaudita di lamentele che si sorreggono su una palude filosofica che in linea di principio un ...continua

    Già l'introduzione di Ceronetti mi induceva alla rinuncia, specie per l'improvvido/abusato accostamento a Leopardi e Nietzsche. La brevità mi ha trascinato stancamente sino all'ultima pagina. Una sequela inaudita di lamentele che si sorreggono su una palude filosofica che in linea di principio uno potrebbe anche condividere ma che qui sono solo l'espressione di un disagio biografico. Gli spavaldi giudizi su persone e fatti della Storia pretendono una loro piena autonomia, che disdegna la necessità di analizzare e confrontare le fonti. Il profondo disprezzo per l'illuminismo e per la filologia lo pongono come l'esatta antitesi di Leopardi e Nietzsche. Incredibilmente lo stile aforistico perde qui ogni leggerezza, la lettura di ognuna delle apocalittiche sentenze si è trasformata in una sofferta scalata verso il nulla dell'ultima pagina: perlomeno si vive sulla propria pelle la condizione di massima abiezione promossa dallo scorrere insulso della Storia e del Tempo, condanne supreme inventate e patite dall'umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tempo squartato

    Veramente opera bellissima che si perde un pò durante la citazioni di aforismi apparentemente sconnessi tra loro.
    Da amante di Carmelo Bene non posso di riflesso non amare questa opera, contro la vita e contro la volontà di trovare un senso a questa vita.
    Opera da leggere assolutamente nella prop ...continua

    Veramente opera bellissima che si perde un pò durante la citazioni di aforismi apparentemente sconnessi tra loro. Da amante di Carmelo Bene non posso di riflesso non amare questa opera, contro la vita e contro la volontà di trovare un senso a questa vita. Opera da leggere assolutamente nella propria formazione filosofica e anti esistenzialista

    ha scritto il 

  • 4

    Sono troppo attaccato al Sommario (che reputo un capolavoro devastante) per dargli lo stesso giudizio. Per certi aspetti i due libri sono simili, sempre dello stesso funesto Cioran si parla, ma bisogna ammettere che l'eleganza con cui è scritto il Sommario è unica.

    ha scritto il 

  • 3

    Saggio/digressione (anti-hegeliana, aggiungo io) sull'inevitabile declino della Storia e, conseguentemente, dell'uomo. Questo per 1/3 del libro. Gli altri 2/3 sono costituiti di aforismi, più o meno (s)collegati tra loro: l'"odio"/ossessione per il Tempo, la malattia, l'umanità come feccia, la mo ...continua

    Saggio/digressione (anti-hegeliana, aggiungo io) sull'inevitabile declino della Storia e, conseguentemente, dell'uomo. Questo per 1/3 del libro. Gli altri 2/3 sono costituiti di aforismi, più o meno (s)collegati tra loro: l'"odio"/ossessione per il Tempo, la malattia, l'umanità come feccia, la morte pacificatrice. E' la prima volta che leggo Cioran; in alcuni punti mi sono trovata d'accordo con lui, in altri no, per niente. Che dire, mi aspettavo qualcosa di diverso.

    ha scritto il 

  • 4

    "Esistere è un plagio"

    Giunta a pagina settantacinque su centosettantasette ho un'urgenza di stellinatura. Procedo con l'operazione.
    Visto che ci sono, qualche minuto dopo, riporto uno dei trenta passaggi che vorrei trascrivere. Questo:


    Quello che ci rovina, no, quello che ci ha rovinati, è la sete di un dest ...continua

    Giunta a pagina settantacinque su centosettantasette ho un'urgenza di stellinatura. Procedo con l'operazione. Visto che ci sono, qualche minuto dopo, riporto uno dei trenta passaggi che vorrei trascrivere. Questo:

    Quello che ci rovina, no, quello che ci ha rovinati, è la sete di un destino, di un destino qualunque; e se questa debolezza, chiave del divenire storico, ci ha distrutti, ci ha annientati, nello stesso tempo ci avrà salvati, dandoci il gusto della rovina, il desiderio di un avvenimento che superasse tutti gli avvenimenti, di una paura che superasse tutte le paure. Dato che la catastrofe è l'unica soluzione, e la post-storia, nell'ipotesi che possa seguire ad essa, l'unico sbocco, l'unica possibilità – è lecito chiedersi se l'umanità quale essa è non avrebbe interesse a cancellarsi adesso piuttosto che estenuarsi e afflosciarsi nell'attesa, esponendosi ad un'era di agonia in cui rischierebbe di perdere ogni ambizione, anche quella di sparire.

    Aggiungo due righe per riprendere coscienza e procedere serena (!) obbligandomi a ricordare che, quando si parla di Cioran, per definire 'catastrofe' e 'cancellazione' si può comodamente attingere alla mistica, anzi, si deve. Il che rende più che plausibile la riconciliazione tra atteggiamento antistorico e disposizione storica. E mi risolve un fastidiosissimo senso di appagamento fisico a prescindere, qualsiasi pronunciamento accompagni le irruzioni del Solitario nei miei giorni.

    Continuo a leggere. A pagina ottantasei trovo questo:

    Ciò che non si può tradurre in termini di mistica non merita di essere vissuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Continuo ad avere un rapporto conflittuale con Cioran che non riesco a spiegarmi. Attrazione magnetica per la sua prosa, ma allo stesso tempo fastidio commisto a esaltazione leggendo i suoi aforismi, perentori e sentenziosi come vuole la tradizione del genere.
    È poi curioso che io senta, con Cio ...continua

    Continuo ad avere un rapporto conflittuale con Cioran che non riesco a spiegarmi. Attrazione magnetica per la sua prosa, ma allo stesso tempo fastidio commisto a esaltazione leggendo i suoi aforismi, perentori e sentenziosi come vuole la tradizione del genere. È poi curioso che io senta, con Cioran, lo stesso senso di vertigine che avverto con la Weil, solo al rovescio: con Cioran sprofondo in un abisso, con la Weil sprofondo nell'alto a cui portano i suoi pensieri.

    ha scritto il 

  • 5

    "Non c’è un altro mondo. Non c’è neppure questo mondo. Che cosa c’è allora? Il sorriso interiore che suscita in noi l’inesistenza evidente dell’uno e dell’altro." (p. 139)

    ha scritto il 

  • 5

    Se è vero che un libro deve fare paura....

    Questo ne fa davvero molta. Cioran non è un autore che si fa amare da subito, un lettore arriva a lui per gradi. Riservato a chi tollera alte dosi di franchezza. Enjoy!

    ha scritto il