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Stabat mater

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

3.2
(2163)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Music

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Descrizione del libro
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  • 3

    Cecilia è stata abbandonata presso l’Ospedale della Pietà di Venezia ed è, naturalmente, lì cresciuta insieme ad altre ragazze di ogni età.

    Nella Venezia degli inizi del Settecento, l’istituto, gestit ...continua

    Cecilia è stata abbandonata presso l’Ospedale della Pietà di Venezia ed è, naturalmente, lì cresciuta insieme ad altre ragazze di ogni età.

    Nella Venezia degli inizi del Settecento, l’istituto, gestito dalle suore, è molto prestigioso, anche perchè ospita una prestigiosa orchestra femminile della quale fa parte anche Cecilia e riceve donazioni dai benestanti signori della città.

    Cecilia avverte un vuoto incolmabile dentro di sé, vorrebbe conoscere la madre che l’ha abbandonata e capire il perchè di questo gesto per lei assolutamente incomprensibile. Ed allora comincia a scriverle tutta una serie di lettere in cui le parla di sé, permettendo, così, anche a noi lettori di conoscerla a fondo.

    Un giorno un nuovo maestro, Antonio Vivaldi, assume la direzione dell’orchestra e, contemporaneamente, diventa decisivo nella scelta finale di Cecilia.

    Il libro è decisamente affascinate, ma perde un po’ di smalto alla fine della storia. Gli sviluppi finali diventano, secondo me, un po’ contorti e confusi.

    Però Cecilia è sicuramente un personaggio ben riuscito, anche se spesso può risultare insofferente e, a volte, indolente.

    Per certi versi mi ha ricordato la Maria di “Storia di una capinera” di Verga.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro da ascoltare

    Ho conosciuto "Stabat Mater" grazie a una lettura di Scarpa a pochi giorni dall'uscita del libro. In quell'occasione rimasi incantato dalla storia che raccontava l'autore.
    Per questo ho lasciato tanto ...continua

    Ho conosciuto "Stabat Mater" grazie a una lettura di Scarpa a pochi giorni dall'uscita del libro. In quell'occasione rimasi incantato dalla storia che raccontava l'autore.
    Per questo ho lasciato tanto tempo prima di leggerlo. Per questo, dopo averlo letto, posso dire che "Stabat Mater" è un testo da ascoltare, perché è come se su carta perdesse parte di quella musicalità che lo compone e che è più chiara nella recitazione.
    Detto tutto ciò, l'ho trovato comunque un romanzo avvincente e profondo, che, in poche pagine, riesce a scavare nella vita e nell'esperienza di una persona in maniera mai banale. Forse non sarà il miglior romanzo - fra quelli che ho letto - di Scarpa, ma certamente è una lettura che consiglio.

    ha scritto il 

  • 3

    La musica, la vera presenza concreta

    Nonostante i limiti di una trama esile, di una narrazione frammentata da spazi bianchi, vuoti ( forse per dare tempo ai singhiozzi dell' anima di rallentare? ), di un finale affrettato e poco convinc ...continua

    Nonostante i limiti di una trama esile, di una narrazione frammentata da spazi bianchi, vuoti ( forse per dare tempo ai singhiozzi dell' anima di rallentare? ), di un finale affrettato e poco convincente, il romanzo accende alcune lucette che lo rendono tutto sommato apprezzabile.
    Un gusto dolce-amaro ne accompagna la lettura e fa rimanere per un bel po' dinanzi ai miei occhi la figura di Cecilia, l' orfanella abbandonata subito dopo la nascita. Saranno le suore dell' Ospedale della Pietà a prendersene cura. Dentro quel luogo che Cecilia sente ostile, si snoda la sua esistenza ed si forgia il suo carattere nella solitudine e nella sottrazione di un grande bisogno affettivo: l' amore di una madre mai conosciuta.
    E' un' assenza, quella della madre, che lievita nella sua mente con costante ossessione, e che lei fa diventare "presenza" nelle lettere che le scrive. Sono lettere traboccanti di lamenti ( forse eccessivi! ) e di tanti interrogativi, ma in realtà sono un lungo soliloquio, uno sfogo alle sue angosce, un modo per riversare su qualcuno ansie e paure.
    "Siete voi la mia confidente, come sempre. Siete la mia nicchia di silenzio dove butto dentro tutto quello che non mi dà pace."
    La madre non è la sola confidente. Talvolta le notti insonni di Cecilia hanno per compagna una strana visitatrice, una specie di Medusa che la costringe a riflettere sulla vita, sulla morte, sul significato del voler bene, sui fantasmi che albergano nel profondo della sua mente.
    Ma soprattutto è la musica la compagna della sua giovane vita. Sono le note del violino suonate o risuonate nella segreta intimità del suo animo a trasmettere vibrazioni emotive a corpo e mente, insinuandosi nel tumulto del cuore, nella ragnatela di pensieri sentiti, persino, come "recitativi da cantare".
    E' la musica la sua ancora emozionale; ed è ancora la musica il trait dì union con una madre speciale, la Madre di Dio, altra sua confidente.
    Il libro non è eccezionale, come forse si aspetterebbe da un premio Strega, ma accanto a brani con immagini ripetitive, ne ho trovati altri toccanti e alcuni su cui riflettere.

    ha scritto il 

  • 2

    Prima di scrivere questo commento, ho deciso di fare una piccola ricerca, non solo tra i commenti già presenti nel web di questo libro ma anche su alcune informazioni che potevano darmi un'idea più co ...continua

    Prima di scrivere questo commento, ho deciso di fare una piccola ricerca, non solo tra i commenti già presenti nel web di questo libro ma anche su alcune informazioni che potevano darmi un'idea più completa del libro stesso.

    La prima cosa che sono andata a cercare è il Premio Strega
    http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Strega
    tanto per capire (come mi è già capitato ultimamente) su quali basi viene assegnato un premio così prestigioso e perché... e già qui capisco poco.
    Partiamo dal presupposto che di quella bella lista di libri a cui è andato tale premio, alcuni li ho letti, altri non li ho letti, altri mi rifiuto di leggerli e i rimanenti mi chiedo ancora perché siano stati premiati. Questo libro di Scarpa, in un primo momento, mi ha fatto nascere la stessa domanda: perché un librettino di 130 pagine, scandito da frasi come fossero degli schiaffi (stile di scrittura che io odio profondamente) e non da una prosa scorrevole, e per giunta una storia secondo me ben poco avvincente, ha vinto questo premio?
    Evidentemente anche questa volta mi sfugge qualcosa.

    La seconda cosa che sono andata a cercare è il significato di Stabat Mater
    http://it.wikipedia.org/wiki/Stabat_Mater
    Io non ho mai studiato latino quindi non sapevo precisamente il significato e non essendo neppure una praticante (e tanto meno credente) non sapevo nemmeno che fosse una preghiera che racconta il dolore di Maria per la crocifissione di Gesù (e infatti accompagna spesso la Via Crucis appunto)
    Di conseguenza visto che wikipedia offriva una nuova ricerca, ho studiato anche la musica
    http://it.wikipedia.org/wiki/Stabat_Mater_(musica)
    canto gregoriano, prima abrogato e poi ripristinato e bla bla bla...
    Riproposto in musica da vari grandi nomi, tra cui anche il Vivaldi, noto veneziano (nonché Don Antonio nella storia).

    Tornando ora al libro, un po' i conti tornano, Scarpa è di Venezia, il libro è ambientato a Venezia, ci sono i violini tra i protagonisti e li senti sempre in sottofondo, Vivaldi è veneziano.
    Un connubio di tanti ingredienti che fanno l'ambientazione e la colonna sonora al libro.
    E anche il titolo è azzeccato, ma va visto allo specchio, perché più che la sofferenza di una madre direi piuttosto che si tratta della sofferenza di una figlia, che non si spiega il perché dell'abbandono e segretamente scrive delle lettere alla "Signora Madre" che lei non ha mai conosciuto.
    Lo stile a frasi secche e separate non è uno stile che apprezzo, anzi proprio non mi piace. Alcune frasi sono veramente taglienti e oserei dire anche eccezionali, però questo non mi ha soddisfatto comunque. Avrei preferito una prosa un po' più fluida, e soprattutto avrei preferito sentire empatia per Cecilia la protagonista. Invece proprio per lo stile ho provato avversione, la storia scorre poco, non riesci a farti piacere nessuno dei protagonisti, e qualche immagine non mi è piaciuta proprio per niente. Forse sarebbe stato il caso anche di inquadrare di più l'ambientazione che solo per deduzione capisci che è Venezia.

    In sostanza sembra un po' una scaletta per scrivere un libro anziché un libro vero e proprio.
    Mi aspettavo molto di più, ma forse io sono di parte, perché non ho idea di come si possa stare quando si viene abbandonati, quando si cresce in un orfanotrofio, e probabilmente lo stile che è stato scelto nel libro ha l'obiettivo di creare una sorta di disagio e di insoddisfazione nel lettore, tale da dare un'idea del malessere che dimora in queste povere creature abbandonate.
    Da quest'ottica sicuramente è un gran libro, ma resto dell'idea che mi aspettavo una sensazione diversa. Perché alla fine questo disagio che mi ha appiccicato addosso, non mi ha certo fatto capire meglio come stanno questi abbandonati, e mi ha fatto provare ancora meno simpatia per loro, pur chiaramente non avendo niente contro di loro.

    ha scritto il 

  • 4

    perdonare è impossibile.
    il perdono non esiste.

    si smette veramente di odiare solo per sfinimento,
    quando non si hanno più energie nemmeno per detestare.

    oppure si smette per l'arrivo della morte.
    mor ...continua

    perdonare è impossibile.
    il perdono non esiste.

    si smette veramente di odiare solo per sfinimento,
    quando non si hanno più energie nemmeno per detestare.

    oppure si smette per l'arrivo della morte.
    morendo cediamo il nostro odio alla morte:
    lei ne farà buon uso.

    ha scritto il 

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