Stabat mater

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

3.2
(2184)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Musica

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Descrizione del libro
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  • 4

    Romanzo che nella forma ricorda la divisione in stanze di una poesia, o in movimenti musicali.
    In ogni paragrafo, Scarpa sviluppa una riflessione che sembra alimentarsi da sé, di parola in parola, ani ...continua

    Romanzo che nella forma ricorda la divisione in stanze di una poesia, o in movimenti musicali.
    In ogni paragrafo, Scarpa sviluppa una riflessione che sembra alimentarsi da sé, di parola in parola, animata dal gusto (barocco; un'affinità con la letteratura del periodo storico in cui è vissuto Vivaldi, personaggio del libro) per il paradosso e il passaggio di una cosa nel suo opposto.

    Nella finzione del racconto, si tratta di una raccolta di lettere mai spedite di una sedicenne orfana alla mamma mai conosciuta. Forse sarebbe sembrato un esercizio di stile, se non fosse per la grande sensibilità con cui Scarpa racconta l'animo della ragazza: l'ingenuità dolorosa con cui dimostra di non saper staccarsi dalla madre che l'ha abbandonata, l'irrisolutezza ("io mi rivolgo sempre a voi, sempre con le stesse parole, vi racconto sempre le stesse cose, perché voi siete sempre lo stesso pensiero" p. 33), il senso di colpa, la vita vissuta molto più in compagnia dei propri pensieri che nel mondo delle azioni. Non è un caso che i colori dominanti siano quelli notturni, e soprattutto nelle prime pagine la storia si ambienti in luoghi chiusi - gli stessi spazi angusti di chi è intrappolato in un rovello mentale - ed è davvero credibile che la ragazza fatichi a vivere il proprio corpo se non in modo astratto (lo sente abitato di luce, attraversato dai suoni, un fantasma dietro una grata, un buco nero che inghiotte).

    Ho trovato commovente la parte in cui il maestro di musica dell'orfanotrofio scrive un pezzo in cui accoglie e integra la stessa nota stonata che la sua allieva prediletta aveva volontariamente inserito in un'esecuzione (p127): non è una dimostrazione di rispetto, di amore?

    ha scritto il 

  • 4

    "Se riuscissimo a suonare esattamente quello che pensiamo, se la nostra mente avesse una voce installata nella sorgente dei nostri nuovi suoni pensati, noi potremmo distruggere la terra dalle fondamenta e edificare nuove montagne e nuove stelle."

    L'unica cosa che ricordo ancora della mia insegnante di musica delle medie è che era una mezza matta fissata con Le quattro stagioni...che ci faceva ascoltare ogni volta che se ne presentava l'occasio ...continua

    L'unica cosa che ricordo ancora della mia insegnante di musica delle medie è che era una mezza matta fissata con Le quattro stagioni...che ci faceva ascoltare ogni volta che se ne presentava l'occasione. Questo romanzo cupo, pesante e all'apparenza silenzioso me l'ha fatta tornare in mente...In un orfanotrofio di Venezia del 700, Cecilia passa le sue notti insonni a parlare e a scrivere lettere a sua madre, che non ha mai conosciuto. La sua unica compagnia e consolazione è la musica, che le suore misericordiose insegnano a queste bambine orfane, che nessuno ama e che nessuno vuole. Durante le funzioni suonano i loro concerti nascoste alla vista dei fedeli che non conoscono nemmeno le loro storie e le loro facce. Cecilia è triste, sola, e infelice e il suo violino è l'unica cosa che la tiene ancora lì dentro. Finché arriva un nuovo maestro di musica, nientepocodimeno che Antonio Vivaldi, che ha una sua personale e modernissima, per quei tempi, visione della musica e della sua esecuzione. E per Cecilia forse arriva il momento di far uscire fuori la sua vera personalità e il suo talento. A me questo romanzo silenzioso, ma pieno di musica è piaciuto molto, anche se è pieno di anacronismi (come confessa l'autore) storici. Ok, Vivaldi non ha scritto ed eseguito nell'orfanotrofio della Pietà di Venezia le sue famosissime Quattro Stagioni, anche se vi ha insegnato veramente. Ok, nemmeno sapevo che Vivaldi era un sacerdote, ma che importa? A me, mentre leggevo questo romanzo è tornata in mente la mia insegnante di musica e il suo mangianastri con Le Quattro Stagioni di Vivaldi, e per un po' sono tornato indietro nel tempo, e tanto mi basta.

    ha scritto il 

  • 2

    Come mai abbia vinto questo lo strega e non un altro è come chiedere perché quella volta vinsero gli jalisse e non la pattypravo al sanremo ‘97. La domanda da farsi è semmai un'altra: Meglio escluders ...continua

    Come mai abbia vinto questo lo strega e non un altro è come chiedere perché quella volta vinsero gli jalisse e non la pattypravo al sanremo ‘97. La domanda da farsi è semmai un'altra: Meglio escludersi, come fa la Ferrante e vendere, o forse è meglio esserci e vendere lo stesso. Scarpa pare abbia fatto la sua scelta. O forse l’ha fatta l’Einaudi? Un racconto normale che è il monologo di una ragazzina abbandonata dalla sua mamma che cerca di definire il suo passato e il suo futuro. Il tutto condito di atmosfere cupe e lagunari per giustificare la presa di coscienza grazie alle virtù terapeutiche della musica e del suo mentore nell’istituto delle derelitte, il maestro padre Antonio, che poi altri non è che addirittura Vivaldi (Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso). Lettura dignitosa ma poco emozionante.

    ha scritto il 

  • 5

    Pensieri di una delle orfanelle dell'Ospitale in cui Vivaldi coltivò musiciste. Cecilia pensa spesso alla sua mamma quella che l'ha abbandonata e da sfogo ai suoi pensieri come fossero composizioni mu ...continua

    Pensieri di una delle orfanelle dell'Ospitale in cui Vivaldi coltivò musiciste. Cecilia pensa spesso alla sua mamma quella che l'ha abbandonata e da sfogo ai suoi pensieri come fossero composizioni musicali: è una violinista eccellente con cui lo stesso Vivaldi duetta e vuole che rimanga lì per poter continuare a suonare con lei.

    ha scritto il 

  • 3

    Cecilia è stata abbandonata presso l’Ospedale della Pietà di Venezia ed è, naturalmente, lì cresciuta insieme ad altre ragazze di ogni età.

    Nella Venezia degli inizi del Settecento, l’istituto, gestit ...continua

    Cecilia è stata abbandonata presso l’Ospedale della Pietà di Venezia ed è, naturalmente, lì cresciuta insieme ad altre ragazze di ogni età.

    Nella Venezia degli inizi del Settecento, l’istituto, gestito dalle suore, è molto prestigioso, anche perchè ospita una prestigiosa orchestra femminile della quale fa parte anche Cecilia e riceve donazioni dai benestanti signori della città.

    Cecilia avverte un vuoto incolmabile dentro di sé, vorrebbe conoscere la madre che l’ha abbandonata e capire il perchè di questo gesto per lei assolutamente incomprensibile. Ed allora comincia a scriverle tutta una serie di lettere in cui le parla di sé, permettendo, così, anche a noi lettori di conoscerla a fondo.

    Un giorno un nuovo maestro, Antonio Vivaldi, assume la direzione dell’orchestra e, contemporaneamente, diventa decisivo nella scelta finale di Cecilia.

    Il libro è decisamente affascinate, ma perde un po’ di smalto alla fine della storia. Gli sviluppi finali diventano, secondo me, un po’ contorti e confusi.

    Però Cecilia è sicuramente un personaggio ben riuscito, anche se spesso può risultare insofferente e, a volte, indolente.

    Per certi versi mi ha ricordato la Maria di “Storia di una capinera” di Verga.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro da ascoltare

    Ho conosciuto "Stabat Mater" grazie a una lettura di Scarpa a pochi giorni dall'uscita del libro. In quell'occasione rimasi incantato dalla storia che raccontava l'autore.
    Per questo ho lasciato tanto ...continua

    Ho conosciuto "Stabat Mater" grazie a una lettura di Scarpa a pochi giorni dall'uscita del libro. In quell'occasione rimasi incantato dalla storia che raccontava l'autore.
    Per questo ho lasciato tanto tempo prima di leggerlo. Per questo, dopo averlo letto, posso dire che "Stabat Mater" è un testo da ascoltare, perché è come se su carta perdesse parte di quella musicalità che lo compone e che è più chiara nella recitazione.
    Detto tutto ciò, l'ho trovato comunque un romanzo avvincente e profondo, che, in poche pagine, riesce a scavare nella vita e nell'esperienza di una persona in maniera mai banale. Forse non sarà il miglior romanzo - fra quelli che ho letto - di Scarpa, ma certamente è una lettura che consiglio.

    ha scritto il 

  • 3

    La musica, la vera presenza concreta

    Nonostante i limiti di una trama esile, di una narrazione frammentata da spazi bianchi, vuoti ( forse per dare tempo ai singhiozzi dell' anima di rallentare? ), di un finale affrettato e poco convinc ...continua

    Nonostante i limiti di una trama esile, di una narrazione frammentata da spazi bianchi, vuoti ( forse per dare tempo ai singhiozzi dell' anima di rallentare? ), di un finale affrettato e poco convincente, il romanzo accende alcune lucette che lo rendono tutto sommato apprezzabile.
    Un gusto dolce-amaro ne accompagna la lettura e fa rimanere per un bel po' dinanzi ai miei occhi la figura di Cecilia, l' orfanella abbandonata subito dopo la nascita. Saranno le suore dell' Ospedale della Pietà a prendersene cura. Dentro quel luogo che Cecilia sente ostile, si snoda la sua esistenza ed si forgia il suo carattere nella solitudine e nella sottrazione di un grande bisogno affettivo: l' amore di una madre mai conosciuta.
    E' un' assenza, quella della madre, che lievita nella sua mente con costante ossessione, e che lei fa diventare "presenza" nelle lettere che le scrive. Sono lettere traboccanti di lamenti ( forse eccessivi! ) e di tanti interrogativi, ma in realtà sono un lungo soliloquio, uno sfogo alle sue angosce, un modo per riversare su qualcuno ansie e paure.
    "Siete voi la mia confidente, come sempre. Siete la mia nicchia di silenzio dove butto dentro tutto quello che non mi dà pace."
    La madre non è la sola confidente. Talvolta le notti insonni di Cecilia hanno per compagna una strana visitatrice, una specie di Medusa che la costringe a riflettere sulla vita, sulla morte, sul significato del voler bene, sui fantasmi che albergano nel profondo della sua mente.
    Ma soprattutto è la musica la compagna della sua giovane vita. Sono le note del violino suonate o risuonate nella segreta intimità del suo animo a trasmettere vibrazioni emotive a corpo e mente, insinuandosi nel tumulto del cuore, nella ragnatela di pensieri sentiti, persino, come "recitativi da cantare".
    E' la musica la sua ancora emozionale; ed è ancora la musica il trait dì union con una madre speciale, la Madre di Dio, altra sua confidente.
    Il libro non è eccezionale, come forse si aspetterebbe da un premio Strega, ma accanto a brani con immagini ripetitive, ne ho trovati altri toccanti e alcuni su cui riflettere.

    ha scritto il 

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