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Stabat mater

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

3.2
(2117)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Musica

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Descrizione del libro
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  • 2

    Prima di scrivere questo commento, ho deciso di fare una piccola ricerca, non solo tra i commenti già presenti nel web di questo libro ma anche su alcune informazioni che potevano darmi un'idea più completa del libro stesso.


    La prima cosa che sono andata a cercare è il Premio Strega
    http:/ ...continua

    Prima di scrivere questo commento, ho deciso di fare una piccola ricerca, non solo tra i commenti già presenti nel web di questo libro ma anche su alcune informazioni che potevano darmi un'idea più completa del libro stesso.

    La prima cosa che sono andata a cercare è il Premio Strega http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Strega tanto per capire (come mi è già capitato ultimamente) su quali basi viene assegnato un premio così prestigioso e perché... e già qui capisco poco. Partiamo dal presupposto che di quella bella lista di libri a cui è andato tale premio, alcuni li ho letti, altri non li ho letti, altri mi rifiuto di leggerli e i rimanenti mi chiedo ancora perché siano stati premiati. Questo libro di Scarpa, in un primo momento, mi ha fatto nascere la stessa domanda: perché un librettino di 130 pagine, scandito da frasi come fossero degli schiaffi (stile di scrittura che io odio profondamente) e non da una prosa scorrevole, e per giunta una storia secondo me ben poco avvincente, ha vinto questo premio? Evidentemente anche questa volta mi sfugge qualcosa.

    La seconda cosa che sono andata a cercare è il significato di Stabat Mater http://it.wikipedia.org/wiki/Stabat_Mater Io non ho mai studiato latino quindi non sapevo precisamente il significato e non essendo neppure una praticante (e tanto meno credente) non sapevo nemmeno che fosse una preghiera che racconta il dolore di Maria per la crocifissione di Gesù (e infatti accompagna spesso la Via Crucis appunto) Di conseguenza visto che wikipedia offriva una nuova ricerca, ho studiato anche la musica http://it.wikipedia.org/wiki/Stabat_Mater_(musica) canto gregoriano, prima abrogato e poi ripristinato e bla bla bla... Riproposto in musica da vari grandi nomi, tra cui anche il Vivaldi, noto veneziano (nonché Don Antonio nella storia).

    Tornando ora al libro, un po' i conti tornano, Scarpa è di Venezia, il libro è ambientato a Venezia, ci sono i violini tra i protagonisti e li senti sempre in sottofondo, Vivaldi è veneziano. Un connubio di tanti ingredienti che fanno l'ambientazione e la colonna sonora al libro. E anche il titolo è azzeccato, ma va visto allo specchio, perché più che la sofferenza di una madre direi piuttosto che si tratta della sofferenza di una figlia, che non si spiega il perché dell'abbandono e segretamente scrive delle lettere alla "Signora Madre" che lei non ha mai conosciuto. Lo stile a frasi secche e separate non è uno stile che apprezzo, anzi proprio non mi piace. Alcune frasi sono veramente taglienti e oserei dire anche eccezionali, però questo non mi ha soddisfatto comunque. Avrei preferito una prosa un po' più fluida, e soprattutto avrei preferito sentire empatia per Cecilia la protagonista. Invece proprio per lo stile ho provato avversione, la storia scorre poco, non riesci a farti piacere nessuno dei protagonisti, e qualche immagine non mi è piaciuta proprio per niente. Forse sarebbe stato il caso anche di inquadrare di più l'ambientazione che solo per deduzione capisci che è Venezia.

    In sostanza sembra un po' una scaletta per scrivere un libro anziché un libro vero e proprio. Mi aspettavo molto di più, ma forse io sono di parte, perché non ho idea di come si possa stare quando si viene abbandonati, quando si cresce in un orfanotrofio, e probabilmente lo stile che è stato scelto nel libro ha l'obiettivo di creare una sorta di disagio e di insoddisfazione nel lettore, tale da dare un'idea del malessere che dimora in queste povere creature abbandonate. Da quest'ottica sicuramente è un gran libro, ma resto dell'idea che mi aspettavo una sensazione diversa. Perché alla fine questo disagio che mi ha appiccicato addosso, non mi ha certo fatto capire meglio come stanno questi abbandonati, e mi ha fatto provare ancora meno simpatia per loro, pur chiaramente non avendo niente contro di loro.

    ha scritto il 

  • 4

    perdonare è impossibile. il perdono non esiste.

    si smette veramente di odiare solo per sfinimento, quando non si hanno più energie nemmeno per detestare.

    oppure si smette per l'arrivo della morte. morendo cediamo il nostro odio alla morte: lei ne farà buon uso.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro avrebbe vinto il Premio Strega?!

    Lagnoso. Deprimente. Pomposo. Teatrale. Ripetitivo. Eccessivo. Disgustoso.

    Poi arriva don Antonio. Poi si parla di musica. E allora si salva un po'. Ma nel complesso, non lo consiglio. Leggete altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Parlando con la mamma e con la Morte

    Partendo dal presupposto che il libro mi è piaciuto, mi rendo conto che su 140 pag. circa le prime 90 sono un po' ferme.
    C'è questa ragazza orfana che fa le sue riflessioni (sulla maternità soprattutto) immaginando di scrivere una lettera alla mamma che l'ha abbandonata in fasce presso l'Ospitale ...continua

    Partendo dal presupposto che il libro mi è piaciuto, mi rendo conto che su 140 pag. circa le prime 90 sono un po' ferme. C'è questa ragazza orfana che fa le sue riflessioni (sulla maternità soprattutto) immaginando di scrivere una lettera alla mamma che l'ha abbandonata in fasce presso l'Ospitale dove abita tuttora e conversando con questo personaggio che identifica con la Morte. La cosa è affascinante, ma può anche risultare un po' lenta e, se non ti prende, credo possa essere una lettura abbastanza disastrosa. Dopo 90 pagine, il libro decolla, nel senso che cominciano a capitare cose (arriva questo nuovo insegnante di musica, lei acquisisce un ruolo/consapevolezza come violinista e così via) fino al finale inaspettato, ma liberatorio.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro corre per alcune pagine lungo il crinale che divide il capolavoro dalla "ca@@ta pazzesca" di fantozziana memoria... e spesso purtroppo sembra virare decisamente verso quest'ultima.
    La lettura è raramente scorrevole, la ricerca ossessiva di eleganza formale (non sempre raggiunta...) appes ...continua

    Il libro corre per alcune pagine lungo il crinale che divide il capolavoro dalla "ca@@ta pazzesca" di fantozziana memoria... e spesso purtroppo sembra virare decisamente verso quest'ultima. La lettura è raramente scorrevole, la ricerca ossessiva di eleganza formale (non sempre raggiunta...) appesantisce il testo e Scarpa (di cui riconosco l'indubbio valore) si perde un poco...

    ha scritto il 

  • 3

    Soddisfatta a metà. Libricino breve ma molto intenso, toccante e poetico in alcuni punti. Tuttavia, non mi ha convinta del tutto: alcuni passi introducono spunti di riflessione molto interessanti, ma la maggior parte di essi non sono approfonditi, sono solo accennati, in modo, a mio parere, insod ...continua

    Soddisfatta a metà. Libricino breve ma molto intenso, toccante e poetico in alcuni punti. Tuttavia, non mi ha convinta del tutto: alcuni passi introducono spunti di riflessione molto interessanti, ma la maggior parte di essi non sono approfonditi, sono solo accennati, in modo, a mio parere, insoddisfacente. Molti passaggi sembrano un puro esercizio formale, risultando di poco impatto. Compensa comunque con alcune scene di grande potenza emotiva (su tutte, la scena del parto nelle latrine), e con i passaggi dedicati alla musica. Si avverte in ogni pagina il grande amore di Scarpa per la musica, e per Vivaldi in particolare. Quest'ultimo emerge, dalle seppur poche scene in cui compare, come personaggio più affascinante e meglio riuscito, riuscendo a conferire anche una maggiore completezza alla protagonista stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    cerebrale, elegante, affascinante; si fatica un po' a entrarci, ma poi se ne rimane coinvolti; toccante il rapporto fra don Antonio e Cecilia, un po' abrupto il finale. sembra pronto per essere sceneggiato come calligrafico film d'autore.
    stupisce però, nell'interessante e onesta "Nota" finale, i ...continua

    cerebrale, elegante, affascinante; si fatica un po' a entrarci, ma poi se ne rimane coinvolti; toccante il rapporto fra don Antonio e Cecilia, un po' abrupto il finale. sembra pronto per essere sceneggiato come calligrafico film d'autore. stupisce però, nell'interessante e onesta "Nota" finale, in cui Scarpa dà un po' di bibliografia, l'assenza di "Lavinia fuggita" di Anna Banti, che sembra essere per molti versi un significativo antesignano di questo libro. omissione dolosa (improbabile), reale non conoscenza del testo (le coincidenze, allora, sarebbero davvero notevoli), o il tipico caso di una cosa letta tra le tante, dimenticata, ma rimasta a sedimentare e poi produrre, magari a distanza di anni, i suoi effetti?

    ha scritto il 

  • 4

    è passato molto tempo da quando l'ho letto, ma ricordo che mi era piaciuto, sia per il linguaggio particolare, sia per la storia narrata e la riscossa della protagonista, lo metto in lista fra quelli da rileggere. © Miriam Caputo

    ha scritto il 

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