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Stand on Zanzibar

By

Publisher: Gollancz

4.0
(166)

Language:English | Number of Pages: 650 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , Italian , Dutch , German

Isbn-10: 1857988361 | Isbn-13: 9781857988369 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
There are seven billion-plus humans crowding the surface of 21st century Earth. It is an age of intelligent computers, mass-market psychedelic drugs, politics conducted by assassination, scientists who burn incense to appease volcanoes ... all the hysteria of a dangerously overcrowded world, portrayed in a dazzlingly inventive style.
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  • 3

    "Credi a tutto quello che senti. Forse il tuo mondo sarà quello dei minchioni; ma ti risulterà molto, molto più vivace."

    Solo questa citazione – una e piccola in confronto all’innumerevoli ...continue

    "Credi a tutto quello che senti. Forse il tuo mondo sarà quello dei minchioni; ma ti risulterà molto, molto più vivace."

    Solo questa citazione – una e piccola in confronto all’innumerevoli lemmi che contengono il romanzo di Brunner, senza escludere le imminenti vicende sinistre e soprattutto i personaggi davvero particolarissimi (indimenticabile Chad C. Mulligan) che nel loro insieme ne esce più che una descrizione del mondo futuro, semmai uno studio approfondito e sviscerato sulla natura dell’uomo – tuttavia, basta solo questa citazione summenzionata a far capire la alticcia storia di Tutti a Zanzibar .

    Perché tutti a Zanzibar ? Perché una stima dell’epoca affermò che se ad ogni donna, uomo e figlio gli fosse stato assegnato uno spazio di 30x60cm, tutta l’umanità avrebbe potuto coabitare sui 1658 kmq di superficie dell’isola di Zanzibar; ed è qui che Brunner semplicemente si accosta, cioè non proprio sulla sostanza della stima ma bensì sulla stima stessa e sui motivi da cui è stata scaturita quest’ultima (nulla di così tanto considerevole); una statistica, studio sociale fattosi negli albori degli anni ’70 e fine anni ‘60, ovvero un decennio quello nel quale il boom economico aveva sovrastato ogni qualsiasi aspettativa, l’egemonia speculatrice dell’edilizia fecondava i suoi germogli in qualunque angolo della terra, il progresso avanzava - e passava come dio fra i comuni incolti - accompagnato per di più da un eccessivo aumento demografico, senza poi escludere i problemi della criminalità e poi la guerra del Vietnam. Dunque John Brunner ha preso come riferimento questi aspetti della nostra società e li ha resi solamente più drastici. Per il lettore è davvero un odissea capire fino a fondo questo romanzo il quale è per l’appunto - e personalmente - molto discontinuo, articolato e poco coinvolgente. Lo si consideri lo stesso come una storia ben riuscita nel suo genere.

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  • 5

    Scritto nel ’68 e meritatamente vincitore del premio Hugo 1969, questo romanzo di Brunner descrive il mondo del 2010 che è estremamente simile alla nostra realtà. Addirittura è presente un ...continue

    Scritto nel ’68 e meritatamente vincitore del premio Hugo 1969, questo romanzo di Brunner descrive il mondo del 2010 che è estremamente simile alla nostra realtà. Addirittura è presente un presidente africano di nome Obomo. Il mondo descritto è totalmente interconnesso in una sorta di gigantesco villaggio globale (come previsto da Marshall McLuhan, che viene citato all’inizio del romanzo) grazie a potentissimi megaelaboratori, tra i quali spicca il supercomputer chiamato Shalmaneser (dal nome di re assiri, costruttori di imperi) che è, a mio parere, il motore nascosto del romanzo. Ad esso si affidano, con eccessiva fiducia, i grandi manager delle corporation, per prendere decisioni vitali per il futuro del pianeta. La lettura può essere un po’ difficile inizialmente, soprattutto per il miscuglio di stili narrativi (spezzoni di pubblicità, annunci televisivi e radiofonici, brani di conversazioni) che Brunner adotta in alcuni capitoli, che servono da contesto alla realtà descritta. Ma tali capitoli servono appunto per costruire lo sfondo di un mondo che sta soffocando in un sovraccarico informativo e nella sovrappopolazione. Spesso si dice che Tutti a Zanzibar è un romanzo che descrive i problemi della sovrappopolazione, ma questa costituisce solo il background della realtà rappresentata. In effetti descrive soprattutto le pressioni sociali e le dinamiche antropologiche della sovrappopolazione che hanno determinato nuove e distorte visioni etiche e morali, con la costituzione di leggi eugenetiche che delimitano il numero massimo di figli per coppia e impediscono a coloro che sono portatori di potenziali malattie o variazioni genetiche (addirittura il daltonismo) di poter avere figli. Un eccesso di regolamentazioni e di leggi per il controllo del comportamento umano, che si basano su ideologie che apparentemente vogliono migliorare il patrimonio genetico umano e controllare la sovrappopolazione, in realtà generano frustrazione, depressione, devianza e crimine (quanti riferimenti a quella patologia ideologica chiamata proibizionismo). E’ quindi ben evidenziato come alcune leggi che vorrebbero migliorare il pool genetico o comunque regolamentare, normare e 'migliorare' i comportamenti, abbiano l'effetto paradossale, imprevisto (?!) e patologico di generare mostruosità. E questo non è che lo sfondo, appunto, di questo gigantesco romanzo in cui si muovono i due protagonisti principali, Donald Hogan (che nella prima parte del romanzo svolge un’attività molto simile a quella di Robert Redford nella società in cui lavora in I Tre Giorni del Condor) e Norman House, la cui vite si avvicinano e si allontanano, ma che rimangono fortemente interconnesse, in un mondo globalizzato. Apparentemente secondario, ma di fondamentale importanza è il sociologo Chad Mulligan (un personaggio in tutto simile a Xavier Conroy de L'Orbita spezzata, di Brunner, sia per l’acutezza e l’originalità delle interpretazioni psicologico/sociologiche sia per i modi bruschi, impazienti e vanitosi con cui si relaziona con le persone). I suoi interventi, sono veri insight su questo mondo, ed una prova delle grandi doti riflessive, satiriche e ironiche di Brunner. Mulligan è l’unico a comprendere ed a svelare la vera natura di Shalmaneser ed è forse l’interazione che avviene tra i due che slatentizza certe caratteristiche che stanno emergendo nel computer e che porteranno alla frase con cui termina il romanzo (frase pronunciata alcune volte in precedenza da un personaggio secondario) e che ancora una volta esprime il livello di interconnessione esistente tra le figure e lo sfondo. Spesso gli autori di fantascienza mostrano realtà future che rilette oggi possono apparirci un po’ antiquate e ingenue. Non così Tutti a Zanzibar; a parte certi aspetti politici (ad esempio il conflitto armato Usa-Cina nel pacifico) per il resto parla della nostra realtà. E prima o poi dovremo aspettarci di vedere i signori e le signore Ovunque apparire sui nostri schermi. Voto: 5/6 stelle.

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  • 5

    Un libro strano, nel quale si intrecciano più livelli. Alcuni inutili, altri meno. Imponente per mole, difficile da inquadrare e capire, risulta di un'attualità disarmante, nonostante l'età. Non ...continue

    Un libro strano, nel quale si intrecciano più livelli. Alcuni inutili, altri meno. Imponente per mole, difficile da inquadrare e capire, risulta di un'attualità disarmante, nonostante l'età. Non scoraggiatevi dopo le prime 100 pagine, la narrazione svolta dopo questo scoglio iniziale. Lasciate perdere se siete alla ricerca di una tranquilla lettura, con un inizio ed una fine. Senza voler ricorre a roboanti termini, lo consiglio agli amanti della sociologia, dell'economia e dell'antropologia. Di fatto, gli ingredienti che a mio avviso dovrebbe avere ogni buon titolo di sci-fi...

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  • 3

    sarà che erano anni che non leggevo fantascienza ho trovato qualche difficoltà.in alcuni tratti è un libro noioso, ma considerato che è stato scritto nel 1977 è incredibilmente reale: c'è pure ...continue

    sarà che erano anni che non leggevo fantascienza ho trovato qualche difficoltà.in alcuni tratti è un libro noioso, ma considerato che è stato scritto nel 1977 è incredibilmente reale: c'è pure un presidente che si chiama obomo. la sovrappopolazione, le risorse energetiche, l'inquinamento, e...la stupidità umana sono la realtà.

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  • 2

    La trama è esile, ciò che conta è il "rumore di fondo": dialoghi a una festa, stralci di notiziari... ci sono anticipazioni interessanti, ma mi fa pensare più agli anni '60 che al 2010. Un ...continue

    La trama è esile, ciò che conta è il "rumore di fondo": dialoghi a una festa, stralci di notiziari... ci sono anticipazioni interessanti, ma mi fa pensare più agli anni '60 che al 2010. Un guazzabuglio psichedelico, da leggere con Sly and the family Stone in sottofondo.

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  • 5

    It starts as a tough reading for sure (especially for a non native speaker): loads of fictional terminology and situations of unclear context.

    But if one endures few chapters and let oneself get ...continue

    It starts as a tough reading for sure (especially for a non native speaker): loads of fictional terminology and situations of unclear context.

    But if one endures few chapters and let oneself get caught by the story flow the beautiness of the book unravels: believable, tormented characters moving in the bleak scenario of an overpopulated Earth, pawns or players of a complex political game. Loved the witty dialogues and monologues.

    Overall a marvelous book, although probably not for everybody taste.

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  • 3

    Che fatica!

    Sì, è originale nella struttura e nell'intreccio, ma quanta dispersione! E' molto faticoso andare avanti nella lettura: fin oltre la metà del romanzo non si capisce bene dove voglia andare a ...continue

    Sì, è originale nella struttura e nell'intreccio, ma quanta dispersione! E' molto faticoso andare avanti nella lettura: fin oltre la metà del romanzo non si capisce bene dove voglia andare a parare.

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  • 5

    Il giudizio di allora: ottimo con lode!

    Nel ricordo, errato, l'autore era Silverberg. Dai ricordi della lettura, confrontati con cosa è avvenuto nel mondo in questi 30 anni, userei l'aggettivo ...continue

    Il giudizio di allora: ottimo con lode!

    Nel ricordo, errato, l'autore era Silverberg. Dai ricordi della lettura, confrontati con cosa è avvenuto nel mondo in questi 30 anni, userei l'aggettivo "profetico".

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  • 1

    De todos los libros que recuerdo haber leído es el que más me ha costado con diferencia. Lo dejé tres o cuatro veces y cuando tomé la determinación de llegar al final tardé más de dos ...continue

    De todos los libros que recuerdo haber leído es el que más me ha costado con diferencia. Lo dejé tres o cuatro veces y cuando tomé la determinación de llegar al final tardé más de dos meses. Cuenta la historia de diferentes personas en un mundo superpoblado, aunque de forma mal desarrollada, sin conectar bien con los personajes, con un lenguaje que hace dificil en ocasiones entender qué quiere decir. El final te deja como al principio. En fin una pena

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