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Stanley Kubrick

Di

Editore: Il Castoro

3.9
(182)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8880334174 | Isbn-13: 9788880334170 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Biography , Da consultazione

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Descrizione del libro
Stanley Kubrick (New York, 1928 – St. Alban’s, Londra, 1999) per molti è il più grande regista mai esistito.
Ogni suo film è considerato un capolavoro: Lolita (1962), 2001: Odissea nello spazio (1968), Arancia meccanica(1971), Barry Lindon (1975), Shining (1980), Full Metal Jacket (1987), Eyes Wide Shut (1999).
Il Castoro Cinema N°38 - 5^ edizione aggiornata con 172 fotogrammi b/n
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  • 3

    Ma è proprio necessario citare in continuazione filosofi, musicisti, sociologi, semiologi, psicologi e chi più ne ha più ne metta per parlare di cinema? E' proprio necessario citare Todorov per ogni scoreggia che compare sullo schermo?

    ha scritto il 

  • 4

    Bigger than cinema

    Kubrick è stato davvero il più grande regista di sempre?


    ...non troverete certamente una risposta a tale domanda nel volume di Ghezzi; al massimo, esso potrebbe persuadervi ad una affermativa, se non ci hanno già pensato le opere del regista stesso. Cosa cercare - e trovare - dunque in que ...continua

    Kubrick è stato davvero il più grande regista di sempre?

    ...non troverete certamente una risposta a tale domanda nel volume di Ghezzi; al massimo, esso potrebbe persuadervi ad una affermativa, se non ci hanno già pensato le opere del regista stesso. Cosa cercare - e trovare - dunque in questo prelibato mattoncino ? Sicuramente non Ghezzi, ovvero Ghezzi che parla di Ghezzi : perché per quanto viscerale, istintiva, turbinosa, a tratti barocca sia - e sia sempre stata - la sua scrittura, l'autore non tralascia mai la freddezza necessaria a trattare l'argomento, figurarsi se è di tale spessore. Tanto Kubrick era metodico, maniacale, clinico e lucido nelle sue inquadrature studiate e mai sprecate, tanto lo è Ghezzi nella terminologia, nell'estro di inserire qua e là un riferimento ad Adorno, nel citare altri autori e artisti, nel balzare con grazia dai campi della letteratura a quelli della pittura, passando per filosofia e musica, salvo poi riannodare la matassa e ritornare immancabilmente al cinema ; o almeno così pare, visto che, sotto un certo aspetto, questo libro si rifiuta di parlare di cinema. E' infatti Ghezzi stesso - non l'unico invero a farlo - a dichiarare che l'arte di Kubrick aspira a trascendere il cinema così come lo intendiamo, che è qualcosa che va oltre i "semplici" capolavori di Ford o Buster Keaton ; l'opera è un indagine sugli intenti di questo genio chiuso e schivo, amante del jazz e degli scacchi, formalista ossessivo che tuttavia preferiva Chaplin ad Ejzenstein, sempre sul solco tra la sistematicità propria del cinema americano e la volontà di innovarsi propria di quello europeo.

    Attraverso le sequenze e le immagini epocali della sua produzione (i dialoghi ipnotici e stranianti di Lolita , la violenza atroce ma estetizzante e morbosa di Arancia Meccanica , gli incantevoli piani sequenza di Barry Lyndon ,i deliri allucinati di Shining, i simbolismi enigmatici di 2001, le pulsioni freudiane di Eyes Wide Shut) emerge la volontà di Kubrick di creare un'arte totale, che assorba lo spettatore in un tempio di allegorie audiovisive oramai divenute classiche; così come la critica di Ghezzi aspira ad essere critica totale, che abbracci tutte le arti e nessuna, senza mai perdere di vista il campo cinematografico.

    Un binomio parallelo di corrispondenza biunivoca tra artista e critico : personalmente, è uno dei generi di critica che preferisco.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ottimo testo per chi vuole approfondire la filmografia e la poetica del grande regista.
    Ghezzi è un eccezionale critico, ed è bravissimo nel far dialogare il cinema di Kubrick con l'estetica e con elementi di filosofia.
    D'altra parte, è anche difficile scartare certi argomenti quan ...continua

    Un ottimo testo per chi vuole approfondire la filmografia e la poetica del grande regista.
    Ghezzi è un eccezionale critico, ed è bravissimo nel far dialogare il cinema di Kubrick con l'estetica e con elementi di filosofia.
    D'altra parte, è anche difficile scartare certi argomenti quando si tratta di opere tanto monumentali.

    Su qualche paragrafo bisogna un po' ritornarci su, poiché non è proprio il massimo dell'immediatezza; ma è una cosa che da Ghezzi ci si aspetta, da un lato è anche il suo bello.

    Peccato non abbia trattato lui "Full metal jacket". E la mia vecchia edizione, ahimé, manca di "Eyes wide shut".

    ha scritto il 

  • 3

    Uno dei "castori" più famosi.
    Un saggio di caratura elevatissima (forse eccessiva - occorrerebbe un altro manuale di supporto per potervisi approcciare) che ancora oggi rappresenta un riferimento europeo di grande valore nel vastissimo panorama della bibliografia kubrickiana.
    Ostico m ...continua

    Uno dei "castori" più famosi.
    Un saggio di caratura elevatissima (forse eccessiva - occorrerebbe un altro manuale di supporto per potervisi approcciare) che ancora oggi rappresenta un riferimento europeo di grande valore nel vastissimo panorama della bibliografia kubrickiana.
    Ostico ma brillante.

    ha scritto il 

  • 2

    Saccente

    Sembra la tesi che ha portato per laurearsi, è piena di citazioni di Adorno quasi ad ogni pagina, non ho l'impressione di sapere di più su Kubrick, ma devo ammettere che può essere dovuto alla mia incapacità, per mancanza dei mezzi necessari, di capire il suo saggio.

    ha scritto il 

  • 3

    Ghezziano

    Un testo originale che porta avanti il personale discorso sul cinema di Kubrick con lo stile tipico dell'autore, fatto di suggestioni, parallelismi, connessioni e fascinazioni estetiche. Raccoglie alcune dichiarazioni del regista accorpate per tema. Due foto in bianco e nero. La prima edizione de ...continua

    Un testo originale che porta avanti il personale discorso sul cinema di Kubrick con lo stile tipico dell'autore, fatto di suggestioni, parallelismi, connessioni e fascinazioni estetiche. Raccoglie alcune dichiarazioni del regista accorpate per tema. Due foto in bianco e nero. La prima edizione del saggio è del 1977, aggiornato dallo stesso Ghezzi dopo l'uscita di Shining e completato per Full Metal Jacket da Di Giammatteo; l'attuale riedizione presenta anche alcune pagine su Eyes Wide Shut e un aggiornamento bibliografico.

    ha scritto il 

  • 2

    Forse non l'ho compreso bene quando lo lessi, ma non ho mai sopportato molto quegli scritti in cui si vuole descrivere qualcosa usando paroloni e frasi talmente altisonanti da farti perdere il senso di ciò che vogliono dire.
    Probabilmente è un mio limite, sono troppo ignorante per comprender ...continua

    Forse non l'ho compreso bene quando lo lessi, ma non ho mai sopportato molto quegli scritti in cui si vuole descrivere qualcosa usando paroloni e frasi talmente altisonanti da farti perdere il senso di ciò che vogliono dire.
    Probabilmente è un mio limite, sono troppo ignorante per comprendere ciò che dice, ma il senso che mi ha dato, è che vi siano scritte tante cose, ma che non vi sia un vero senso per tutto ciò che è stato detto.
    Lo ammetto, non amo molto i saggi del genere, anzi non li amo per nulla.

    ha scritto il