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State lasciando il settore americano

By Luigi Lusenti

(11)

| Others | 9788886751544

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Book Description

6 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Storia personale e storia collettiva...

    Quello che mi è piaciuto di questo libro è il senso di un cambiamento epocale, irreversibile che ricordo di aver percepito all'epoca dei fatti narrati nel romanzo da adolescente che iniziava a guardare con una certa attenzione tg e programmi di appro ...(continue)

    Quello che mi è piaciuto di questo libro è il senso di un cambiamento epocale, irreversibile che ricordo di aver percepito all'epoca dei fatti narrati nel romanzo da adolescente che iniziava a guardare con una certa attenzione tg e programmi di approfondimento... una sensazione che si respirava anche da lontano e che deve aver respirato ancora di più chi si trovava a Berlino in quei giorni decisivi del 1989... quello che mi ha convinto meno è una certa fretta nel raccontare alcuni episodi, ma resta un libro interessante, per cui aspetto a rispedirlo all'autore sperando che qualcuno si incateni dopo di me..

    dimenticavo un fattore importante: la narrazione del giornalista / protagonista inizia nel 1983 quando la guerra fredda era ancora in corso e i cambiamenti che sarebbero arrivati non erano prevedibili... per cui si sente nel libro il cambio di atmosfera tra i due monenti temporali... apparentemente vicini perché in mezzo c'è una distanza di soli 6 anni, ma politicamente lontanissimi...

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    Cristina Contilli said on Jan 3, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro promette una storia interessante: raccontare il muro di Berlino visto con gli occhi di due diverse coppie di amanti, quindi con situazioni ed emozioni diverse. Ma non mantiene la promessa, perchè la voce narrante si perde nelle parole senza ...(continue)

    Il libro promette una storia interessante: raccontare il muro di Berlino visto con gli occhi di due diverse coppie di amanti, quindi con situazioni ed emozioni diverse. Ma non mantiene la promessa, perchè la voce narrante si perde nelle parole senza creare nel lettore un coinvolgimento emotivo, l'interesse viene stuzzicato ma rimane insoddisfatto per la mancanza di dettagli e di chiarezza narrativa... e un bel libro non è dato solo da una piacevole scrittura ma anche da una trama emozionante e lineare.

    La trama: in una sera del novembre 1989, pochi giorni dopo l'inizio della caduta del muro, il protagonista si ritrova a bere in un bar e racconta la sua storia ad una ragazza seduta al tavolo accanto. Giornalista italiano a Berlino da circa 5 anni, racconta il suo amore più fisico che psichico con Dorothy, militare della RDT che verifica i permessi di passaggio. E sullo sfondo ogni tanto appare anche la storia di Monica e Jürgen, storia che se ben narrata meriterebbe un libro tutto per sé: separati improvvisamente dalla costruzione del muro, vivranno nell'attesa di rivedersi nonostante il muro.

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    Ladygiodesi said on Oct 8, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Secondo me troppi elementi e tropo poco approfonditi.
    La "storia d'amore" con Dorothy non la vedo come una storia d'amore. Anche questa è affrontata secondo me con troppa superficialità. Sembra non ci sia coinvolgimento, le parole, le frasi non sono ...(continue)

    Secondo me troppi elementi e tropo poco approfonditi.
    La "storia d'amore" con Dorothy non la vedo come una storia d'amore. Anche questa è affrontata secondo me con troppa superficialità. Sembra non ci sia coinvolgimento, le parole, le frasi non sono forti a sufficienza. Tutto blando e non incisivo. L'unico elemento che mi aveva svegliato dal torpore è stata la storia di Jurgen e di qualche altro personaggio che gravita intorno al muro e al check point. Check point che torna spesso e non è una brutta cosa.
    Anche il raccontare alla giornalista intervallato da questi continui tentativi... per sedurla forse? boh?
    Per usare una metafora culinaria mi sembra una ratatouille di verdure surgelate: nessun colore e nessun sapore delle singole verdure riesce a colpirmi.

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    Sara said on May 31, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Ricordare bene è come impazzire"

    Invece che continuare a coltivare la retorica del bravo nordista e del cattivo terrone e a dividerci fra celoduristi e romaladrona dovremmo prendere esempio da chi ha saputo capovolgere la storia e in pochi anni far dimenticare al mondo che esisteva ...(continue)

    Invece che continuare a coltivare la retorica del bravo nordista e del cattivo terrone e a dividerci fra celoduristi e romaladrona dovremmo prendere esempio da chi ha saputo capovolgere la storia e in pochi anni far dimenticare al mondo che esisteva la Germania dell'est terra di povertà e disperazione ma con un ricco medagliere olimpico. La tetra copertina già ci dà il senso di ciò che ci aspetta. I personaggi del libro sono fantasmi, ectoplasmi che si muovono solitari e irraggiungibili nelle nebbie del passato di un giornalista che ha vissuto dal di dentro un pezzo della storia del '900. Mi aspettavo qualcosa di diverso in effetti, la dimensione storico-politica è solo sfiorata mentre il racconto si dipana in modo non sempre facilmente comprensibile. Di sicuro mi prendo l'impegno di leggere "La fine dell'avventura" di Greene.

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    ♥Cricri♥ said on Mar 24, 2012 | 1 feedback

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    È così dalla fine della guerra: più ci si avvicina al muro, più incombe l’orribile spazio indefinito della Postdamer Platz percorso da rari passanti, pedinati dalle sentinelle dell’est che bucano la frontiera infilando nell’ovest la diffidenza tipica dei

    regimi comunisti. Trattengono i cani che guaiscono ai reticolati. In pochi luoghi si misurano le parole e gli sguardi con gli sconosciuti come in Postdamer Platz.

    Il muro di Berlino raccontato in prima persona da un giornalista italiano, voce ...(continue)

    regimi comunisti. Trattengono i cani che guaiscono ai reticolati. In pochi luoghi si misurano le parole e gli sguardi con gli sconosciuti come in Postdamer Platz.

    Il muro di Berlino raccontato in prima persona da un giornalista italiano, voce narrante del romanzo. Lui era là quando il muro è stato tirato su, è rimasto per un po’, poi è tornato per vederlo cadere. E in questa occasione si racconta in un bar ad una donna, tra avances esplicite e ricordi di storia e sesso nella Berlino divisa.

    Il libro ha un che di incompiuto. Mi piace la scelta della narrazione in prima persona, dei continui salti tra passato e presente, dell'intreccio tra fatti storici e faccende personali. Però il racconto è un po' confuso, e ci sono ancora diversi errori sfuggiti ai controlli.
    Il libro di Greene è comuque finito nella mia wish list.

    Pag. 35
    Eravamo in piena guerra fredda, quando il nemico era chiaro e si poteva indicare a dito, ben lontani dai tempi di Gorbaciov e Raissa, dalla glasnost e dalla perestrojka. Sul ponte delle spie andava di moda il baratto fra dissidenti e agenti segreti, sui tetti delle ambasciate grappoli di paraboliche codificavano il mondo, orrore e sangue senza imbarazzo e tacita consegna di non aprir bocca, in palio per tutti la sopravvivenza. Mi verrebbe voglia di dire che vittime e sicari godevano assieme, vinti e vincitori si susseguivano nei ruoli, dubbio e incertezza si assomigliavano come due gemelli zigoti.

    Pag. 51
    Hai mai provato a stringere forte le mani sulle palpebre fino a sentire una pressione interna e vedere neon impazziti sotto le ciglia chiuse? Ci provi. I pensieri brutti così volano via, un metodo più semplice di tanti medicinali e naturale come una tisana.

    Pag. 65
    Salii rampa dopo rampa senza incontrare persona. Cosa avrei fatto se mi fossi trovato improvvisamente di fronte qualcuno, magari una vecchietta ficcanaso, di quelle che sbirciano in continuazione, o un membro del partito ligio alle sue funzioni? Possibilità nient’affatto improbabili. La Stasi è il miglior sistema di spionaggio interno del mondo, con occhi e orecchie ovunque. I tedeschi dell’est si controllano a vicenda, fra amici, fra vicini di casa, nelle mura domestiche, fra genitori e figli, perfino nel letto matrimoniale tra il marito e la moglie. E chi può vantare un amante, per la proprietà transitiva, corre un rischio maggiore.

    Pag. 95
    Disse “duemila marchi” come se stesse chiedendo una cifra immensa e senza pudore Mike contrattò. L’uomo era avvilito, neppure la sua vita pareva avere valore e un americano qualunque si permetteva di abbassarne il prezzo. Sono le leggi del mercato, c’è chi offre e chi compra. Lui offriva la sua vita, noi la compravamo. O meglio compravamo la storia e le immagini della fuga che il nostro uomo avrebbe tentato il giorno dopo.

    catena di lettura
    http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3183457#new_…

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    Thalita said on Mar 19, 2012 | Add your feedback

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    State lasciando il settore americano

    Un moderno cantastorie nelle vesti di un inviato speciale a Berlino nell’83 , ancora divisa dal muro, quella Berlino che era il simbolo del “ […] mondo diviso in due blocchi rigidi e contrapposti dove la volontà individuale non contava nulla e il des ...(continue)

    Un moderno cantastorie nelle vesti di un inviato speciale a Berlino nell’83 , ancora divisa dal muro, quella Berlino che era il simbolo del “ […] mondo diviso in due blocchi rigidi e contrapposti dove la volontà individuale non contava nulla e il destino dei singoli si fermava sulla linea tracciata dai generali.”, con una narrazione a volte ironica e apparentemente distaccata, a volte affannata e attraversata dalla passione ci fa girare per quella città. Quindi la protagonista della sua narrazione è la città stessa, in cui il protagonista cerca il suo presente e il suo passato (c’è, nel complesso ben poco futuro) nei tanti personaggi che la popolano e nella condizione esistenziale di vivere (e morire) o da una parte della città o dall’altra parte, divisi da una grande striscia di terra di nessuno, la “Niemandsland”. Seguendo la storia dei diversi protagonisti il cantastorie guida per Berlino il lettore (raffigurato nel romanzo da una ragazza che in un bar ascolta il lungo racconto svolto in prima persona del narratore-protagonista) e lo fa sempre passare da un punto preciso: il Check-Point Charlie, il passaggio attraverso il muro, consentito agli stranieri. L’oggetto dell’”autobiografia”, con cui il nostro cantastorie cerca (forse) di conquistare la giovane donna che l’ascolta, parla della sua storia d’amore con una ragazza di Berlino Est, Dorothy: questa vicenda affettiva fa da legante a tutti i personaggi che incontriamo, condizionati pesantemente nelle loro relazioni sociali dal sospetto continuo che ossessiona chiunque viva a Berlino. Si tratta di una storia d’amore molto appassionata, anch’essa condizionata dal questo muro di cemento e di ferro che divide la città e da quello fatto di emozioni, di paure e di desideri che divide le persone. Proprio per questo il romanzo si svolge su due piani: prende connotati del giallo, da intrigo internazionale, ma presenta anche i caratteri dello scavo psicologico, elaborato con la pazienza del tarlo.

    Lo sguardo storico sugli avvenimenti viene fornito al giovane protagonista dall’anziano collega Veronesi. Ci si accorge subito che la storia di Berlino del Novecento è rappresentativa di tutte le tragedie della storia del secolo passato, concetto che viene rappresentato dai movimenti di Veronesi dal “die Mauer” al “die Mitte”, una distanza di 2 km circa, “[…] ove non vivono persone ma “fluttuanti fantasmi” del passato remoto e prossimo, riti antichi e modernità socialiste.” .Sulla guerra fredda l’anziano giornalista fa il seguente commento: “[…] la guerra fredda, ed io me ne intendo, è solo un pretesto per continuare ad abbaiare senza mordere.” La mancanza di significato vero del conflitto tutto simulato e burocratizzato tra le due superpotenze rende ancora più drammatica, se possibile, la perdita di vite umane, di sentimenti, di desideri umani, tutto sacrificato al moloch della ripetitività e del mantenimento dei ruoli. Da questo mondo chiuso dal muro, dal filo spinato e dalle sentinelle che controllavano tutta la linea del muro si usciva solo con una fuga e questo pensiero era l’ossessione di Dorothy e non solo il suo: infatti molti tentarono di fuggire, ma molti sono stati i fallimenti pagati con la morte. Ancora oggi vicino al Brandenburger Tor e vicino al Reichstag ci sono le croci che ricordano queste fughe fallite.

    E’ questa l’immagine di Berlino che ci viene fornita questo breve romanzo: non solo di Berlino, ma di tutto il mondo che ha generato questa città, al tempo stesso realtà e metafora dell’impossibilità di comunicare. Il sostanziale silenzio delle figure femminili (anche di Dorothy) e il monologare ossessivo degli uomini sono, forse, la caratteristica stilistica di questa narrazione: non per niente il punto più alto è forse raggiunto nella storia della finta, impossibile ma indispensabile comunicazione tra i due innamorati divisi prima proprio dal crescere brutale e violento del muro, poi dal muro invalicabile della morte. Ma proprio perché storia di vite spezzate “State lasciando il settore americano” è un romanzo corale e la vera protagonista è la città: giustamente l’autore fa riferimento al romanzo di Döblin Berlin Alexanderplatz in cui il protagonista Franz Biberkopf vaga per la città della fine anni 20, avendo sempre lo stesso punto di riferimento la “Alexanderplatz”, come il nostro cantastorie si muove sempre, fisicamente e psicologicamente, attorno al Check-Point Charlie.

    Il 9 novembre 1989 cade il Muro e da quel momento non ci sono più muri esterni da abbattere e superare, ma ora, come ha scritto Christa Wolf, bisogna affrontare la propria insicurezza interiore.

    di Liana Maddaloni

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    Lusenti said on Dec 20, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (11)
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 180 Pages
  • ISBN-10: 8886751540
  • ISBN-13: 9788886751544
  • Publish date: 2004-01-01
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