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Stella meravigliosa

Di

Editore: Guanda

3.4
(142)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882464873 | Isbn-13: 9788882464875 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Origlia

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Giappone, anni Sessanta. Una notte d'estate Juichiro, un uomo che conduce unavita tranquilla al riparo delle mura domestiche e dall'affetto dei famigliari,attratto dal chiarore della luna, esce di casa e raggiunge una radura aimargini della città. Lì avviene l'incontro che muterà radicalmente la suavita: un'astronave luminosa, solenne, si schiude all'improvviso davanti aisuoi occhi. L'uomo la contempla estasiato e scopre un segreto sepolto nellasua memoria.
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  • 3

    "Ornavano di fiori sia la gioia sia il dolore: grazie all'effimera durata del fiore reciso capivano che la gioia è un attimo e speravano che fosse così anche il dolore."

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo pieno di rimandi e spunti filosofici, un periodo delicato e permeato dalla paura di nuove Hiroshima, in vista del fulgore e della meraviglia per un Padiglione d'Oro grande quanto il pianeta Terra.

    ha scritto il 

  • 2

    “«Gli esseri umani sono sempre mossi da senti-menti oscillanti e ne rimangono spesso delusi e depressi. Ma noi non siamo esseri umani. Non dimentichiamolo mai».”

    6-9 Agosto 1945, il mondo viene sconvolto da una catastrofe provocata dall’inciviltà e crudeltà dell’essere umano, lo sgancio della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.
    Questo fatto sconvolse un intero assetto mondiale, distrusse completamente una nazione, il Giapp ...continua

    6-9 Agosto 1945, il mondo viene sconvolto da una catastrofe provocata dall’inciviltà e crudeltà dell’essere umano, lo sgancio della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.
    Questo fatto sconvolse un intero assetto mondiale, distrusse completamente una nazione, il Giappone, sancì la fine di una guerra mondiale, ma soprattutto diede vita a una pericolosa era atomica, nella quale , purtroppo, ancor oggi viviamo.
    Sappiamo tutti come lo sgancio della bomba atomica da parte degli Americani sia stato solo un fattore politico e non perché si voleva porre fine a un conflitto che era già terminato da mesi(il Giappone con la sconfitta a Iwo Jima si era quasi definitivamente arreso), una furba manovra atta solo a spaventare i Russi, possessori anche loro della pericolosa arma atomica.
    E questo evento segnò anche quella che venne definita “Guerra Fredda”, che si protrasse dall’immediato dopoguerra(dal discorso di Churchill sulla “cortina di ferro” del 1946 e dall’attuazione del cosiddetto “piano Marshall” del 1947) fino al 1985, quando l’allora presidente russo Michail Gorbaciov aprì un dialogo con l’allora presidente americano Ronald Reagan.
    Da questo importante fatto storico-culturale prende spunto questo romanzo di Mishima, era il 1962 quando lo scrisse, si stava vivendo in pieno la cosiddetta Guerra Fredda e il pericolo di un incombente guerra nucleare pendeva sulle teste dell’intera popolazione mondiale.
    Su questo non ho nulla da dire, se Mishima avesse continuato su questa strada sicuramente ne sarebbe venuto fuori un romanzo più che interessante, ma non so cosa sia successo nella mente del controverso scrittore(o almeno non sono riuscita io a capirlo) che ha deciso, tutt’a un tratto, di cambiare completamente strada e di trasformare quello che finora era un romanzo storico-culturale in un romanzo di pura fantascienza.
    Torno un attimo indietro...il presidente russo ha deciso di sperimentare l’uso d ella bomba atomica e la popolazione, in particolar modo quella nipponica, memore di ciò che è successo in passato, vive giorni di puro terrore e angoscia al pensiero di un’imminente catastrofe.
    E a chi ci possiamo rivolgere noi poveri esseri umani, secondo la mentalità nipponica, quando abbiamo bisogno di aiuto per salvare il nostro pianeta da una minaccia esterna? I cartoni animati insegnano, agli extraterrestri(basti pensare a Goldrake, tanto per citarne una a caso).
    Ecco che in soccorso di noi poveri terrestri minacciati dal pericolo atomico arriva una famiglia proveniente da Marte(i due uomini…e anche qui ho un senso di déjà-vu) e da Venere(le due donne…che originalità, eh?) che si adopererà in ogni modo nel tentativo di salvare la Terra dalla terribile insidia che la minaccia.
    A questo si intrecciano ovviamente varie storie, quella del capofamiglia che non riesce ad ambientarsi sulla Terra, al figlio che allaccerà relazioni più o meno durature con le ragazze terrestri(per la serie “le ragazze della terra sono facili” per parafrasare il noto film di Julien Temple), alla gravidanza della figlia, che seppur vergine rimarrà incinta guardando i dischi volanti con il ragazzo e, appunto, dischi volanti color albicocca che appaiono e scompaiono senza alcuna ragione durante la narrazione.
    Un libro che poteva essere davvero interessante, che poteva in qualche modo dare la sua personale interpretazione a uno dei drammi che hanno maggiormente sconvolto l’umanità e fare così un interessante analisi sul genere umano, ma Mishima ha deciso di cambiare strada in corsa e trasformarlo così in un romanzo simil-fantascientifico piuttosto noioso(la parte finale è davvero difficile da digerire), grottesco, senza alcun senso logico, verboso e prolisso con personaggi odiosi e stereotipati.
    Tra tutti i romanzi di Mishima che ho avuto modo di leggere è senza alcun dubbio il peggiore, un testo scritto con la solita eleganza e raffinatezza(e questo gli vale la seconda stella) ma troppo noioso e troppo raffazzonato in alcuni punti.
    Poteva davvero venir fuori qualcosa di interessante viste le premesse, peccato si sia voluto rovinare tutto in questo modo, un peccato veramente.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli alieni tra noi

    “Stella meravigliosa” dell’autore giapponese Yukio Mishima (letto nell’edizione Guanda), è forse uno dei romanzi che meglio rappresenta l’angoscia da guerra fredda, la paura della bomba atomica e la perdita di riferimenti degli anni ’60 del secolo scorso. Non a caso a scriverlo è proprio un autor ...continua

    “Stella meravigliosa” dell’autore giapponese Yukio Mishima (letto nell’edizione Guanda), è forse uno dei romanzi che meglio rappresenta l’angoscia da guerra fredda, la paura della bomba atomica e la perdita di riferimenti degli anni ’60 del secolo scorso. Non a caso a scriverlo è proprio un autore nato nel solo Paese ad aver subito il devastante effetto di due esplosioni nucleari, barbaramente provocate su una popolazione civile.
    Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake (平岡公威) (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è autore particolare, apolitico per auto-definizione ma nazionalista e militarista per comportamento. Si toglierà la vita in diretta televisiva mediante la cerimonia rituale del seppuku “taglio dello stomaco”). Per i giapponesi, infatti, il ventre è la sede dell’anima e con questo suicidio se ne mostra l’immacolatezza, confermando il proprio onore non macchiato.
    “Stella meravigliosa” ci parla di una famiglia di alieni che vive sulla Terra. Il padre viene da Marte, la madre da Giove, la figlia da Venere, il figlio da Mercurio. Sulla Terra poi i membri di questa insolita famiglia non sono i soli extra-terrestri. Ce ne sono anche altri del sistema solare e persino provenienti da stelle lontane. Detto così vengono in mente storielle buffe alla Mork & Mindy o qualche cartone animato, al massimo Men in Black. Il romanzo però ha ben altro tono e spirito.
    Come può essere che alieni di pianeti diversi siano parenti? Semplicemente perché tutti loro sono esattamente uguali a noi. Un po’ come ne l’Invasione degli Ultracorpi, anche qui abbiamo a che fare con alieni nel corpo di esseri umani. Solo che non ci sono arrivati traumaticamente. Semplicemente un giorno, di solito alla vista di un UFO, hanno scoperto di non essere umani e hanno intuito di provenire da un pianeta o da un altro.
    Insomma, una famiglia di svitati? Forse, ma Mishima non li descrive nettamente come tali. Pur lasciandoci il dubbio, segue le loro vicende con partecipazione. Questi alieni sono consapevoli di non dover dare nell’occhio, di non dover mostrare la loro “superiorità”, ma hanno una missione: salvare la Terra dall’incombente minaccia nucleare e l’umanità dalla quasi sicura prossima autodistruzione.
    “Possiamo aspettarci che, da un momento all’altro, per motivi accidentali, scoppi una guerra. Basterà che qualcuno prema il pulsante di un telecomando e un antimissile, un missile Nike, uno ICBM a combustibile solido o un minuteman voleranno alla velocità oraria di ventitremila chilometri. Nessuno potrà sfuggire.. non avranno neppure il tempo soffrire” (pag. 117).
    Il padre Jichir allora si espone, cercando di far proseliti, tenendo conferenze in cui annuncia che i dischi volanti che qualcuno vede in cielo (gli extraterrestri li vedono più facilmente e questo provoca in loro una vera estasi) compaiono per avvertire l’umanità del pericolo incombente.
    Ci sono però anche gli alieni provenienti dalla costellazione del Cigno. Anche loro amano l’umanità. Anche loro la vogliono salvare, ma hanno altri metodi. Sono convinti che per noi non ci siano più speranze e vedono l’esistenza degli umani come una dolorosa e inutile agonia. Vogliono dunque accelerare il nostro processo di autodistruzione, provocando un’eutanasia di massa.
    Un giorno riescono a trovare il padre e gli espongono le loro teorie. Spiegano che “gli esseri umani sono caratterizzati da tre malattie congenite, ovvero da tre difetti predestinati. Il primo è l’interesse per gli oggetti, il secondo l’interesse per gli esseri umani , il terzo l’interesse per le divinità. Se l’umanità rinunciasse a questi tre interessi potrebbe forse evitare la distruzione, ma a mio parere sono malattie inguaribili” (pag. 156). Secondo gli alieni del Cigno, che argomentano filosoficamente la questione, tutte e tre queste malattie portano alla costruzione della bomba atomica e, inevitabilmente, alla sua attivazione.
    Jichir si mostra d’accordo con loro ma lui combatte ancora per far affermare la Pace. Ha maggior fiducia nell’umanità, che ritiene avere, a compensazione delle tre malattie, cinque pregi, quelli che il marziano vorrebbe scrivere sul nostro epitafio:
    “<<Qui giace la specie umana che abitava un pianeta chiamato Terra.
    Mentivano spudoratamente.
    Ornavano di fiori sia la gioia sia il dolore.
    Tenevano in gabbia uccellini.
    Arrivavano in ritardo agli appuntamenti.
    Ridevano sovente.
    Riposino in pace nel sonno eterno>>.
    Che, tradotto nella vostra lingua, suona:
    <<Qui giace la specie umana che abitava in un pianeta chiamato Terra.
    Erano degli artisti.
    Usavano gli stessi simboli sia per la gioia sia per il dolore.
    Privavano gli altri della libertà affermando per contrario la propria.
    Non riuscendo a fermare il tempo si limitavano a essergli infedeli.
    Conoscevano l’arte di spazzare via temporaneamente il vuoto con il loro fiato.
    Riposino in pace nel sonno eterno” (pag. 174).
    Questi al marziano sembrano motivi sufficienti per salvarci. Uscito però dalla lunga discussione con gli altri extraterrestri, qualche giorno dopo il padre si ammala e conscio di avere ormai poco da vivere nel suo corpo umano decide di partire con tutta la famiglia i cui membri, dividendosi, sarebbero tornati ciascuno al proprio pianeta.
    C’è in questo totale rassegnazione e impotenza.
    “<<Ma che cosa accadrà all’umanità dopo la nostra partenza?>> domandò Kazuo attento a evitare la folla.
    Iyoko scorse un sorriso sul volto del marito, che rispose con un tono insolitamente rude e frettoloso:
    <<Si arrangerà.>>” (pag. 198).
    E la famiglia raggiunge dei dischi volanti e, effettivamente, parte, lasciandoci soli con le nostre paure e angosce da guerra fredda, con l’incubo nucleare, senza neppure quel gruppetto di pazzoidi visionari a difenderci da noi stessi.

    Forse Mishima ha saputo cogliere la vera ragione di tutte le apparizioni di dischi volanti tanto frequenti in quegli anni: eravamo spaesati, due guerre micidiali avevano sconvolto il mondo, un’altra totale e finale, c’attendeva, pronta a sconvolgere e devastare l’intero pianeta. La scoperta delle potenza dell’energia nucleare ci lasciava attoniti e, in tutto ciò dov’era Dio, dov’erano gli Dei? Come poteva Dio permettere tutto questo? Se lo permetteva era un Dio inutile. Stavamo cominciando a esplorare lo spazio e allora cominciammo a sognare che un aiuto ci potesse davvero venire dal cielo, un cielo concreto e reale, questa volta, non quello astratto della Fede. Da quel cielo cominciarono ad arrivare gli alieni. A volte minacciosi, pronti ad accelerare la nostra follia suicida, come gli extra-terrestri della costellazione del Cigno, altre volte portatori di un messaggio di pace.
    Mishima però non sembra credere nella Pace (non per nulla aveva fondato un proprio esercito personale). I suoi protagonisti che per la Pace combattono ci appaiono come dei poveri invasati e non siamo poi così convinti, come loro stessi affermano, della loro superiorità. E da cosa nascerebbe tale superiorità?
    Forse dalla “indispensabile caratteristica degli extraterrestri di nutrirsi delle verità più terribili riuscendo a trasformarle in sogno”. (pag. 193).
    Di contro questo è il più grande difetto dell’umanità: non accettiamo la verità, per quanto ovvia e evidente e non sappiamo più sognare.

    Romanzo questo, dunque, che ci presenta gli alieni in modo del tutto peculiare, lontano dalle impostazioni della fantascienza. Gli extraterrestri sono in fondo solo uomini che si preoccupano delle sorti del mondo e dell’umanità. Pochi tra tantissimi. Ognuno a modo suo. Tutti un po’ “fuori dal mondo”, un po’ alieni, appunto. Eppure bastano una gravidanza o una malattia a colpire i loro corpi in prestito, perché la prospettiva delle cose anche per loro muti e il personale torni a contare di più del generale. Alla fine anche loro, spaventati dai dolori del vivere quotidiano, sono tornati a essere umani e come tali a disinteressarsi dell’uomo. Perché se una delle tre malattie dell’uomo e l’interesse per gli altri uomini, il suo continuare a parlare di loro, a ragionare come se l’Uomo fosse il metro e il centro di tutte le cose, questo non toglie che, quando le esigenze del corpo chiamano, il solo uomo cui all’uomo importi è se stesso.
    Con una simile visione delle cose non sorprende che Mishima si sia suicidato, seppur in modo tanto preordinato e plateale: quale speranza si può nutrire con una simile visione del mondo?

    ha scritto il 

  • 5

    E' bellissimo.
    Per tutto il libro non sai se ridere o cedere alla disperazione. Mentre ti offre un appiglio, ti scava un fosso sotto i piedi.
    Un documento davvero particolare dell'atmosfera degli anni della grande paura della bomba. Non me l'aspettavo proprio.

    ha scritto il 

  • 2

    Fly, my UFO robot in the sky!

    Prendiamo Mishima in vena di fantascienza,
    diamogli due fazioni di giapponesi che si credono extraterrestri e sono in "lotta" per difesa e distruzione del mondo.
    Spruzziamo di dischi volanti bianchi e con sfumature albicocca.
    Voilà!

    Ironico senza dubbio, ma col dubbio che ...continua

    Prendiamo Mishima in vena di fantascienza,
    diamogli due fazioni di giapponesi che si credono extraterrestri e sono in "lotta" per difesa e distruzione del mondo.
    Spruzziamo di dischi volanti bianchi e con sfumature albicocca.
    Voilà!

    Ironico senza dubbio, ma col dubbio che sia un pò troppo di maniera a rendermi sospettosa.

    AGGIUNTA DI FINE LETTURA:

    Mettiamoci pure che siamo nel periodo della Guerra fredda, degli esperimenti nucleari USA-URSS, dell’incertezza giapponese post atomica e nell’affrontare l’apertura forzata al mondo. Aggiungiamo anche quel tocco di superiorità misogina di Mishima, il suo edonismo per alcuni versi assomigliante a quello di D’Annunzio (per quanto ne ho letto).

    L'uomo cerca freneticamente gli altri uomini per concludere: "in fondo siamo uguali" e per pensare nello stesso tempo: "ma bene o male io sono diverso".

    Ecco un romanzo che ci parla della politica, società ed incertezza nel futuro, della poca fiducia nell’essere umano e dell’alienazione dalla società.
    Questi sono gli “alieni”, chi vede la disperazione di vivere negli altri per non riconoscerla in sè...
    La fredda spocchia ed il manierismo però sia di autore che protagonisti, oltre ai personaggi con cui non si riesce a fraternizzare, mi lasciano una sensazione di acciaio poco piacevole.

    Gli dei sono morti, lo spirito è morto, il pensiero è morto. Rimangono soltanto dei corpi, o meglio, carcasse con l'apparenza di corpi, violati da una morte inavvertita, senza sofferenza, senza dolore, come questa brezza della sera. La fine scenderà così, naturale come il calar della notte. Le bare sono già pronte. Le stanno ricoprendo con un drappo. Lentamente, con naturalezza, davanti agli occhi di tutti. Soltanto gli esseri umani non avvertono la puzza di cadavere che si diffonde nel mondo, il lezzo che precede la morte. La guerra atomica non sarà affatto rumorosa. Si udrà soltanto il piccolo, delicato giro di chiave con cui una porta sarà chiusa per sempre dall'esterno.

    In eBook

    This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License

    ha scritto il 

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