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Stelle morenti

Di ,

Editore: Fanucci

3.9
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8834716132 | Isbn-13: 9788834716137 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andrea Grechi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Una cattedrale in carne e ossa va alla deriva nello spazio. Le vie inaridite si riempiono di fessure, le cupole esplose si screpolano dolcemente e i quartieri periferici si solidificano col passare degli anni... Stelle morenti afferra il lettore e lo conduce in un lontano futuro. L’umanità, sotto le gelide cure materne di immense creature cosmiche, gli AnimaliCittà, si è dispersa nello spazio divisa in quattro sottospecie. Quattro rami, ognuno dotato di sistemi politici, credi religiosi, costumi e ritmi sociologici diversi. Su richiesta degli AnimaliCittà, i rami si apprestano ormai a convergere, a riunirsi, a ritrovarsi nuovamente.
Il luogo del ricongiungimento: una stella prossima all’esplosione, una supernova. Tale è la volontà degli AnimaliCittà. La domanda è: perché lo vogliono? Vincitore del Prix Tour Eiffel e del Prix Ozone immediatamente dopo l’uscita, Stelle morenti è un romanzo originale e complesso, in cui la riflessione filosofica si unisce al meraviglioso, l’epopea spaziale alla speculazione sul destino dell’umanità.
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  • 5

    Però!

    Questo libro meritava di essere lungo almeno 300 pagine in più. Meglio, in due libri, uno la prima parte riguardante le 4 razze e l'altro riguardante il ricongiungimento.
    Un sacco di idee, molte geniali, molte altre semplici ma di grande effetto, tutto però scritto senza il minimo substrato ...continua

    Questo libro meritava di essere lungo almeno 300 pagine in più. Meglio, in due libri, uno la prima parte riguardante le 4 razze e l'altro riguardante il ricongiungimento.
    Un sacco di idee, molte geniali, molte altre semplici ma di grande effetto, tutto però scritto senza il minimo substrato culturale (un Jack Vance ci avrebbe fatto su un universo ad hoc, con tanto di letteratura, mitologia, personaggi storici ed ecosistemi...) per aiutarci a capire cosa sono le quattro razze di esseri viventi protagoniste di questa storia. Così tocca ad arrangiarsi e cercare di dedurre e capire da se, con alcune informazioni che non sono poi così rilevanti e molti riferimenti ad eventi di cui nulla si sa. Ma alla fine la prima parte che è un po' più indigesta la si supera facilmente e si viene ricompensati dalla seconda parte che è letteralmente spettacolare e vale tutto il resto del libro...

    ha scritto il 

  • 4

    Da:
    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/me…

    Un'altra ristampa che mi ha permesso, come per Lo Specchio di Dio, di leggere un buon romanzo che mi era sfuggito nella sua prima edizione. Credo l'avessi ignorato un po' per essere di auto ...continua

    Da:
    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/mese/Luglio-Agosto2010.html

    Un'altra ristampa che mi ha permesso, come per Lo Specchio di Dio, di leggere un buon romanzo che mi era sfuggito nella sua prima edizione. Credo l'avessi ignorato un po' per essere di autori francesi, e un po' per la presentazione che potete leggere sopra, che sicuramente non è fatta per attirare chi ha già qualche dubbio.
    Invece, senza essere un capolavoro, è un romanzo godibile, con diversi spunti interessanti, anche se la struttura narrativa, pur non avendo difetti evidenti, è stata per me un poco "dura", nel senso che a parte alcuni sprazzi qua e là, mi veniva spesso a mancare la "necessità" di continuare la lettura. Questo significa solo che, nonostante le tante buone idee, o forse perchè sono troppe e richiedono lo spazio per essere esposte, la tensione narrativa non è sempre tenuta sufficientemente alta.
    Ma a parte questo difetto che mi impedisce di poterlo giudicare un romanzo ottimo, è una lettura più che soddisfacente, e molti aspetti che vi vengono illustrati potrebbero essere spunto per elaborazioni successive.
    La suddivisione dell'umanità in diversi "rami" per sviluppare tendenze specifiche, permessa da una espansione spaziale, non è una idea nuova nella SF, e basti pensare alla serie dei Dorsai di Gordon Dickson dove tre "rami" umani si separano per sviluppare le proprie specifiche tendenze, quella militare, quella religiosa e quella filosofica-scientifica. In concorrenza e contrapposizione, anche violenta, tra di loro, raggiungono un livello che rappresenta una specie di vicolo cieco evolutivo, che solo la riunificazione può far superare.
    Molto analogamente, ma con un taglio scientifico più moderno, con una visione più "globale" dovuta alle nuove ipotesi sulla struttura dell'universo, di cui viene fatto un uso molto intelligente, in Stelle Morenti viene ripetuto lo stesso schema. I "rami" sono ora diversi, perchè la scienza ha fatto tanta strada dall'epoca di Dickson, e perchè Ayerdhal e Dunyach si sono informati meglio sulle ipotesi più estreme a riguardo della struttura dell'universo. L'elemento più originale sono però gli Animali-Città, esseri organici giganteschi, capaci di navigare le strutture dello spazio, e quindi di rendere possibile l'espansione umana a velocità estremamente superiori a quelle della luce, che sono al contempo possibili sedi di insediamenti umani e anche una raffinata intelligenza che cerca una coesistenza con l'umanità e al contempo di esserne una guida.
    Anche se le estrapolazioni scientifiche sono qualche volta un poco esagerate, la struttura narrativa è del tutto solida. Unico elemento negativo, come ho già detto, è la difficoltà a mantenere la tensione di lettura, dovuta alla struttura stessa del racconto, che salta da un personaggio all'altro in un modo che almeno a me è risultato non immediato da seguire. Nel senso che ogni volta che riparte un nuovo "Punto Di Vista", dovevo faticare a ritrovare la concentrazione narrativa. Non nego che potrebbe essere più banalmente una mia idiosincrasia.
    Complessivamente ritengo che Stelle Morenti sia un romanzo che merita una lettura non superficiale, perchè nasconde molti elementi degni di considerazioni meditate. La fisica dell'universo che viene esposta è una versione non esageratamente incredibile di teorie veramente esistenti senza troppe estrapolazioni.
    Tutto sommato veramente un buon romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma che belle invenzioni! Organismi stellari simili a città (richiamo a Cities in Flight? bah...) ed umani trasmutati dalla tecnologia secondo le branche/inclinazioni più diverse. Nozioni astronomiche, ma giusto nozioni. Un gran muntùn (=ammucchiata) di materiale buttato un po'lì. Affascinante, m ...continua

    Ma che belle invenzioni! Organismi stellari simili a città (richiamo a Cities in Flight? bah...) ed umani trasmutati dalla tecnologia secondo le branche/inclinazioni più diverse. Nozioni astronomiche, ma giusto nozioni. Un gran muntùn (=ammucchiata) di materiale buttato un po'lì. Affascinante, ma confuso, contorto, lacunoso... Colpa della traduzione? in parecchi passaggi avrei voluto avere sotto mano l'originale... o il traduttore (per strozzarlo?). Insomma, bello, ma pesante, scarsamente comprensibile, quasi incompleto. Che peccato, con tutta quella carne (=idee) al fuoco.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantascienza come non se ne legge da tanti anni

    Non entro nella storia, sotto certi aspetti eccessivi (ma è poi così? immaginare a volta è meno della realtà).
    Attraverso la descrizione dei cinque rami in cui l'umanità si è divisa espandendosi nello spazio (spinta da enormi animali città, grandi anche più di un pianeta) vengono descritti ...continua

    Non entro nella storia, sotto certi aspetti eccessivi (ma è poi così? immaginare a volta è meno della realtà).
    Attraverso la descrizione dei cinque rami in cui l'umanità si è divisa espandendosi nello spazio (spinta da enormi animali città, grandi anche più di un pianeta) vengono descritti i mali che ci affliggono da sempre.
    Il bello è la capacità narrativa, la scrittura scorrevole, la capacità immaginifica. Un libro serve se fa pensare e questo lo fa, facendo trascorrere il tempo.

    ha scritto il 

  • 1

    L'originalità non basta

    La fantascienza più ambiziosa, a mio parere, è quella che anela all’edificazione di mondi senza tempo, ancorando tale assoluta creazione a tematiche di interesse scientifico, filosofico, o di attualità. Se questo è vero, Stelle morenti è certamente tra i romanzi di fantascienza più ambizio ...continua

    La fantascienza più ambiziosa, a mio parere, è quella che anela all’edificazione di mondi senza tempo, ancorando tale assoluta creazione a tematiche di interesse scientifico, filosofico, o di attualità. Se questo è vero, Stelle morenti è certamente tra i romanzi di fantascienza più ambiziosi che si possano incontrare. Lo straordinario universo dipinto da J. C. Dunyach e Ayerdhal – con i quattro rami dell’umanità dispersi nello spazio e divisi da conflitti e reciproche incomprensioni – non è altro (per quel che posso giudicare) che una “traduzione” fantastico-fantascientifica di tematiche legate al razzismo e all’intolleranza tra gruppi etnici: gli autori sono tra l’altro francesi ed è dunque probabile che, vivendo in un paese multietnico, abbiano sentito molto questo tema.
    Tuttavia, se le intenzioni sono encomiabili, la realizzazione – a mio avviso – non lo è. Nella descrizione dei quattro rami in cui si è divisa l’umanità – descrizione che occupa metà del libro e che costituisce il lungo preambolo all’evento centrale, il ricongiungimento – gli autori dimostrano un’originalità davvero non comune: pratiche sociali, mentalità, tecnologie – senza dimenticare gli AnimaliCittà, altra trovata di indubbia originalità degli autori – sono descritti in modo assai circostanziato, rivelando una fantasia e una creatività che, se considerate in astratto, sono davvero sorprendenti. Ho tuttavia imparato a mie spese come ciò non implichi necessariamente la buona riuscita di un romanzo.
    Tanto per cominciare, c’è un’insistenza quasi maniacale nell’azzerare qualsiasi elemento di familiarità. I quattro mondi che il lettore si trova davanti sono interamente estranei e purtroppo non c’è un filo che egli possa percorrere per addentrarsi in essi, familiarizzando con le situazioni e sentendosi coinvolto nella trama. Mi rendo conto che si tratta di impressioni molto personali, tuttavia quello che ho costantemente avvertito nel corso della lettura è stata come la presenza di un “muro” tra me e il libro, problema acuito dalla prosa “barocca” degli autori.
    Il corollario di tutto ciò è che non v’è alcun criterio con cui il lettore possa valutare la plausibilità di quello che accade. Tutto è talmente estraneo e incomprensibile che quasi non si possono nutrire aspettative, non si può prevedere cosa accadrà e si accetta qualsiasi cosa capiti. Tanto, chi è che potrà sindacare se quello che succede è implausibile o impossibile?
    Anche le numerosi suggestioni scientifiche, in particolare astrofisiche, che pervadono il volume, non fanno che appesantirlo ulteriormente, generando un senso di profondo distacco che purtroppo pervade il romanzo dalla prima all’ultima pagina.
    A mio parere, forse gli autori avrebbero fatto meglio a selezionare alcuni degli elementi narrativi – indubbiamente originali – da loro introdotti in questo romanzo, per costruire una vicenda che risultasse maggiormente intelligibile.
    Diciamo che la pettinatura di Ayerdhal avrebbe dovuto mettermi in guardia...

    ha scritto il 

  • 3

    Troppa grazia, Sant'Antonio...

    Gli inglesi direbbero "too much of a good thing": il troppo stroppia.
    Come sottolineato giustamente nelle precedenti recensioni (alle quali rimando per la descrizione della trama: mi parrebbe superfluo ripeterla io per la dodicesima volta), questo romanzo contiene davvero ottime idee ...continua

    Gli inglesi direbbero "too much of a good thing": il troppo stroppia.
    Come sottolineato giustamente nelle precedenti recensioni (alle quali rimando per la descrizione della trama: mi parrebbe superfluo ripeterla io per la dodicesima volta), questo romanzo contiene davvero ottime idee (io ho trovato piacevolmente disturbante la cultura degli Originari, che ammettono al diritto di cittadinanza le simulazioni elettroniche delle persone morte, ma d'idee assolutamente nuove ce n'è a bizzeffe, in uno zampillìo pirotecnico stupefacente), momenti di autentico fascino... ma gli autori si dilungano troppo, specie nei loro noiosi "viaggi" nelle menti, in primis quelle dei nevroticissimi Connessi (dopo le saghe galattiche, ecco le saghe mentali...).

    L'inizio, nel quale vengono descritti minuziosamente i quattro rami in cui è divisa l'umanità del futuro, è spaziale, ma poi la prolissità prende il sopravvento e dopo la metà io ho iniziato a saltare capitoli interi per arrivare alla (prevedibile) fine. E questo non è un buon segno.

    Gli autori hanno idee altamente originali, sono capaci di creare universi e situazioni del tutto muove (o comunque ancora poco sfruttate dal genere SF), raggiungendo nel contempo un bel livello di speculative fiction.
    All'opposto di tanti loro colleghi, poveri d'idee e ricchi d'intreccio fino all'isteria, il loro problema è semmai riuscire a gestire in modo credibile la sovrabbondanza della loro fantasia, impacchettando le troppe idee in un discorso fluido e congruente.

    A mio parere non ci riescono, e le idee sbordano da tutte le parti. Del resto, neppure il più abile giocoliere del mondo può tenere per aria 150 palline tutte assieme. C'è un limite oltre il quale, appunto, il troppo è troppo.
    Faccio un esempio: le pippe mentali sulla condizione femminile nella società Meccanicista sono totalmente superflue ai fini della narrazione: il carattere di questa società sarebbe stato identico e congruente anche se le donne avessero partecipato ai combattimenti su un piede di parità, dato che la caratterizzazione che spicca qui è la simbiosi fra umani e macchinari. Ma no, ci tocca sorbirci la questione dell'emancipazione femminile nell'Umanità del 4000 d.C... Un tema imprescindibile!

    ===========

    Non condivido l'affermazione di un altro recensore anobiano che dice che qui l'azione è mozzafiato. La mia opinione personale è invece che, una volta osservato l'interminabile piazzamento delle pedine sulla scacchiera, il prosieguo diventa del tutto prevedibile.

    Secondo il mio punto di vista personale, l'errore sta nel fatto di avere scelto una cornice d'azione per inserire un materiale per molti aspetti "antropologico" (solo per descrivere i quattro rami dell'umanità se ne vanno tre capitoli per ciascuno, totale, dodici capitoli, cioè metà libro, e questo solo per la premessa...) per il quale una struttura narrativa alla Le Guin http://www.anobii.com/search?s=1&productType=0&keyword=urula+le+guin sarebbe stata molto più adatta.

    In altre parole, questo romanzo avrebbe forse funzionato meglio nella collaudata tradizione dei romanzi di scoperta, di "viaggio affascinante" di un/a protagonista fra le varie società umane del lontano futuro (un precedente che somiglia molto alle premesse di questo romanzo, per quanto meno ricco d'idee, è Frugate il cielo di Pohl e Kornbluth http://www.anobii.com/search?s=1&productType=0&keyword=frugate+il+cielo+Pohl , che segue apunto la struttura del viaggio di scoperta).
    Invece gli autori hanno optato per una cornice d'azione adatta a un romanzo con la metà delle pagine.

    Inoltre la decisione di mettere in moto e fare interagire a tutti i costi la massa enorme di personaggi introdotti nel gioco (e non bastando gli umani, ci sono pure le città spaziali volanti, viventi e senzienti, a loro volta divise fra "addomesticate" dagli umani e libere... e le personalità sintetiche... e...) obbliga a lasciar cadere da tutte le parti per strada, senza più raccoglierli, svariati spunti narrativi. Con conseguente impressione di confusione nel lettore.

    ========

    Paradossalmente i cattivi (Meccanicisti) sono i personaggi meglio riusciti, nel senso di più coerenti. La loro armatura da combattimento è una delle invenzioni più affascinanti di cui abbia letto di recente. Quasi quasi valeva la pena di fare un romanzo solo su di loro...
    Peccato solo che dopo aver costruito in modo credibile una cultura invincibile in guerra, gli autori siano di fronte al dilemma dell'oggetto inamovibile vs. la forza irresistibile: come far sconfiggere gli invincibili guerrieri Meccanicisti dai "buoni" Artefattori che coltivano la Mente?

    Risposta: con un escamotage tirato fuori dal rotto della cuffia, di verosimiglianza zero. Infatti, a quanto pare, più di qualsiasi altra cosa, coltivare la Mente rende guerrieri micidiali.
    Se siete disposti ad accettare questa premessa, allora vedere due Artefattrici - due! - sconfiggere a mani nude!!!!! un intero distaccamento da guerra in grado di distruggere un pianeta, vi parrà una soluzione narrativa valida. Altrimenti, tanto vale leggere le fiabe, che facciamo prima. "Bidibibodibibù, l'armata cattiva c'era, e non c'è più!"

    =========

    Ciò detto, resta da aggiungere che gli autori sono senz'altro da tenere d'occhio.
    Il fatto che siano francesi certo ha contribuito a far sì che non ci abbiano ammannito la solita americanata (magari, già che c'erano, postmodernista, com'è di moda oggi).
    E 500 pagine per 13 eurini sono decisamente un buon prezzo.

    Quindi, se siete alla ricerca della prossima saga che vi tenga impegnati per i prossimi venti giorni, e quindi la lunghezza della narrazione per voi non è un disincentivo ma anzi un aspetto positivo, allora questo è senz'altro un buon candidato: vi regalerà idee e affascinanti quasi ad ogni pagina.
    Goûtez, et comparez...

    ha scritto il 

  • 4

    una stella mancante (o morente)

    Meraviglioso ed imponente affresco di un futuro remoto in cui l'umanità ha conquistato lo spazio, ma è divisa in 4 Rami: i Meccanicisti, gli Originari, gli Artefattori e i Connessi. Ogni ramo è caratterizzato da diversi atteggiamenti e stili di vita come conseguenza della propria organizzazione p ...continua

    Meraviglioso ed imponente affresco di un futuro remoto in cui l'umanità ha conquistato lo spazio, ma è divisa in 4 Rami: i Meccanicisti, gli Originari, gli Artefattori e i Connessi. Ogni ramo è caratterizzato da diversi atteggiamenti e stili di vita come conseguenza della propria organizzazione politico-sociale, tradizione e tecnologia.
    Una buona metà del romanzo, viene impiegata per illustrare le peculiarità dei vari rami, dai bellicosi Meccanicisti, ai fragili Connessi, dagli anarchici Artefattori ai trascendenti Originari. L'alto livello della prosa nella narrazione delle vicende dei protagonisti, consente un'immersione completa nelle virtù e nei difetti delle diverse società.
    Ad arricchire e complicare ulteriormente il quadro, ci sono gli AnimaliCittà, enormi entità organiche intelligenti legate indissolubilmente al destino dell'uomo.
    L'impatto iniziale con questo strano mondo è allo stesso tempo forte e destabilizzante, e si fatica a mettere a fuoco la situzione. Poi tutto diventa chiaro e lentamente si scopre anche quale sia la natura del rapporto che gli AnimaliCittà hanno con l'umanità e con l'universo stesso.
    Nella seconda metà del libro, le storie dei vari personaggi si intrecciano in occasione dei Ricongiungimenti, durante i quali alcuni umani e gli AnimaliCittà si riuniscono attorno ad una stella doppia in procinto di esplodere come supernova. Qui cambia il ritmo e la trama acquista un po' di brio anche se rimane sempre abbastanza lineare. I colpi di scena sono diluiti dalle approfondite descrizioni e solo nel finale gli eventi accelerano per poi precipitare verso l'epilogo chiarificatore.
    Le motivazioni di alcuni soggetti, non sono chiarissime e dopo essermi caricato di aspettative, alla fine alcuni mi hanno deluso. La quinta stella mancante (o morente, se preferite) è dovuta in parte a questa delusione, ed in parte ad una certa staticità che il romanzo si trascina dietro fino in fondo. Comunque molto valido e consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno splendido libro di fantascienza come non ne leggevo da parecchio tempo. Lasciano sbalorditi sia la descrizioni di possibili e futuribili "tipi" umani diversissimi tra loro ma con logica, sia la stupefacente e complessa descrizione della struttura del (nostro?) universo.
    Il tutto condito ...continua

    Uno splendido libro di fantascienza come non ne leggevo da parecchio tempo. Lasciano sbalorditi sia la descrizioni di possibili e futuribili "tipi" umani diversissimi tra loro ma con logica, sia la stupefacente e complessa descrizione della struttura del (nostro?) universo.
    Il tutto condito dai giusti tempi narrativi.
    Complimenti!

    ha scritto il