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Stirpe

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(453)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806157736 | Isbn-13: 9788806157739 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
È il 1889, eppure si direbbe l'inizio del mondo. Michele Angelo e Mercede sono poco più che ragazzini quando s'incontrano per la prima volta, ma si riconoscono subito: "lui fabbro e lei donna". Quel rapido sguardo che si scambiano è una promessa silenziosa che li condurrà dritti al matrimonio, e che negli anni verrà rinnovata a ogni nascita. Dopo Pietro e Paolo, i gemelli, arriveranno Gavino, Luigi Ippolito, Marianna... La stirpe dei Chironi s'irrobustisce e Nuoro la segue di pari passo. Le strade cambiano nome e si allargano, accanto alla pesa per il bestiame spuntano negozi e locali alla moda, e se circolano più soldi nascono anche bisogni che prima non c'erano. Come i balconi da ingentilire lungo via Majore, a esempio, e Michele Angelo che sa del ferro come nessun altro, ed è capace di toccare la materia con lo sguardo prima di plasmarla - si spezza la schiena in officina per garantire prosperità alla sua famiglia. Ma "la felicità non piace a nessuno che non ce l'abbia", e infatti quei Chironi venuti su dal nulla, così fortunati, sono sulla bocca di tutti. È l'inizio della stagione terribile: i gemelli vengono trovati morti, mentre la Prima guerra mondiale raggiunge anche Nuoro, e bussa alla porta di casa Chironi proprio quando Gavino e Luigi Ippolito - taciturno e riflessivo il primo, deciso e appassionato il secondo - sono in età per essere arruolati...
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  • 4

    A lettura ultimata posso dire che Fois non mi ha assolutamente delusa, Stirpe è il racconto di una famiglia dei primi del Novecento, ambientata a Nuoro. Lo scrittore ci racconta di un'epoca molto lontana dalla nostra realtà, ci racconta di una vita fatta di lavoro sodo, di sacrifici, di figli (ta ...continua

    A lettura ultimata posso dire che Fois non mi ha assolutamente delusa, Stirpe è il racconto di una famiglia dei primi del Novecento, ambientata a Nuoro. Lo scrittore ci racconta di un'epoca molto lontana dalla nostra realtà, ci racconta di una vita fatta di lavoro sodo, di sacrifici, di figli (tanti) ma il cui destino li strappa alla vita con vicissitudine varie e drammatiche, tra cui la guerra. I Chironi mi sono sembrati molto simili ai Malavoglia, gente ruvida ma onesta, che ha perso immeritatamente più di quello che ha guadagnato con sacrificio. Una bella saga concentrata in duecento pagine piene di vita, di lirismo e di mirati e calibrati flash back.

    ha scritto il 

  • 3

    Primo libro che leggo di questo autore. Ho trovato bella e coinvolgente la storia, una saga famigliare ambientata in una Nuoro di fine Ottocento - primi Novecento, ma un po' pesanti e sovrabbondanti certi squarci lirici che inframmezzano la narrazione rendendola pesante e faticosa.
    La storia racc ...continua

    Primo libro che leggo di questo autore. Ho trovato bella e coinvolgente la storia, una saga famigliare ambientata in una Nuoro di fine Ottocento - primi Novecento, ma un po' pesanti e sovrabbondanti certi squarci lirici che inframmezzano la narrazione rendendola pesante e faticosa. La storia raccontata ha un sapore antico e lontano, intrisa com'è di una saggezza e di una dignità ormai dimenticate. Gente di poche parole, i Chironi protagonisti della narrazione, perchè le parole fanno parte delle cose superflue di cui si circondano i ricchi, mentre a loro basta avere le cose essenziali e con i silenzi e gli sguardi sanno dire tutto ciò che è necessario dire. Così, anche quando l'agiatezza economica consentirebbe loro di vivere con qualche comodità in più,preferiscono tenersi nell'ombra perchè conoscono bene "la regola del pelo dell'acqua in cui deve galleggiare per sempre la nostra esistenza. Mai sotto la superficie, mai sopra, sempre solo galleggiare ... sul filo, contro l'invidia, contro la commiserazione", per non attirare la malasorte. Eppure la malasorte non li abbandonerà mai, fino a decimare un po' alla volta l'intera famiglia, fino a togliere ogni speranza di vitalità a quella stirpe all’apparenza così forte e promettente. Poi il finale, sorprendente e insperato, lascia intravedere un futuro famigliare possibile, un riscatto futuro per tante sofferenze. Gli elementi per un libro eccellente ci sarebbero dunque tutti, compreso lo stile, il modo di raccontare le cose "dal di dentro" facendo muovere e parlare i personaggi stessi, l'uso quasi sempre non troppo invadente del dialetto... se non fosse per quegli squarci frequenti di eccessivo lirismo, sottolineati da Fois stesso con una grafia diversa, che spezzano il racconto senza amalgamarsi con esso, ma sovrapponendosi come un qualcosa di estraneo ed altro che contraddice l'essenzialità dei discorsi enunciata fin dalle prime pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia fra milioni, di quelle che appartengono ad un altro secolo, quando si partorivano bambini su bambini perché poi a sopravvivere erano pochissimi. Morivano appena nati oppure in guerra e se poi si abbatteva qualche tragedia la discendenza era veramente a rischio. E allora cosa rimane, pe ...continua

    Una storia fra milioni, di quelle che appartengono ad un altro secolo, quando si partorivano bambini su bambini perché poi a sopravvivere erano pochissimi. Morivano appena nati oppure in guerra e se poi si abbatteva qualche tragedia la discendenza era veramente a rischio. E allora cosa rimane, per cosa si lotta, per chi si accumula se poi non resta nessuno a cui passare la propria storia? Michele Angelo Chirone e Mercede Lai vengono dal nulla e nessuno avrebbe mai scommesso sul loro futuro. Il loro incontro sembra sfidare la sorte amara a cui erano predestinati ma sara' un riscatto che avra' un prezzo molto alto. Bello ma la lettura in più parti e' davvero faticosa.

    ha scritto il 

  • 3

    "Così la forgiatura è l'arte di combinare trazione, piegatura, compressione, punzonatura. È la disciplina in cui è fondamentale capire quando bisogna fermarsi e quando bisogna avanzare"
    Allo stesso modo il libro scorre, si ferma, fa riflettere, coinvolge nella storia. Non ho provato quell'essere ...continua

    "Così la forgiatura è l'arte di combinare trazione, piegatura, compressione, punzonatura. È la disciplina in cui è fondamentale capire quando bisogna fermarsi e quando bisogna avanzare" Allo stesso modo il libro scorre, si ferma, fa riflettere, coinvolge nella storia. Non ho provato quell'essere dentro la storia, trascinata dalla corrente di sapere oltre cosa sarà con evidente coinvolgimento, ma complessivamente mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Sta tutto dentro l’onomatopeia del titolo il sapore sardo di questo romanzo, ruvido e contratto, come tutti i personaggi che popolano questo commedia terrena scandita da cent’anni di solitudini, dei buddenbrook barbaricini al contrario, il cui silenzio è più espressivo delle loro parole, fatto di ...continua

    Sta tutto dentro l’onomatopeia del titolo il sapore sardo di questo romanzo, ruvido e contratto, come tutti i personaggi che popolano questo commedia terrena scandita da cent’anni di solitudini, dei buddenbrook barbaricini al contrario, il cui silenzio è più espressivo delle loro parole, fatto di vini che macchiano il bicchiere e pane carasau. Sebbene le tragedie sembrano non toccare mai il fondo, la sapiente alchimia e forgiatura(come quella del patriarca protagonista) della prosa, che si tinge di qualche venatura di poesia, tiene il livello di pathos ad un livello duro da digerire come un panetto di piombo. IL patriarca gestisce/subisce/vive il destino della stirpe come una partita doppia, fra paradiso e inferno, in cui cerca di quadrare disperatamente ogni mastrino. Un’atto d’amore per la propria terra che mi ha intenerito la memoria delle mie conoscenze Nuoresi (virtuali e non) e voglia di risalire le mie di radici umili. La falda della letteratura italiana di stampo isolano sale decisamente in zona champions!

    ha scritto il 

  • 4

    Voto generoso, diciamo 3 stelline e mezzo. Epopea di una famiglia distrutta da una serie di disgrazie decisamente eccessiva, praticamente la storia di una serie di tragedie terrificanti. Poi c'è la Sardegna aspra e brulla e di poche parole, come i protagonisti. Fois scrive bene, ma lo trovo un po ...continua

    Voto generoso, diciamo 3 stelline e mezzo. Epopea di una famiglia distrutta da una serie di disgrazie decisamente eccessiva, praticamente la storia di una serie di tragedie terrificanti. Poi c'è la Sardegna aspra e brulla e di poche parole, come i protagonisti. Fois scrive bene, ma lo trovo un po' troppo ricercato, eccessivamente attento al suono, alla poesia, alla ricercatezza formale. insomma, non male, certo, ma non cercherò altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 2

    Frammentario

    Questo romanzo dovrebbe raccontare la storia collettiva di una famiglia ma in realtà ho avuto la sensazione che fossero una serie di storie messe l'una di seguito all'altra visto che il racconto si concentra di volta in volta su uno dei personaggi (potremmo dire che vengono esaminati a turno: pri ...continua

    Questo romanzo dovrebbe raccontare la storia collettiva di una famiglia ma in realtà ho avuto la sensazione che fossero una serie di storie messe l'una di seguito all'altra visto che il racconto si concentra di volta in volta su uno dei personaggi (potremmo dire che vengono esaminati a turno: prima Luigi Ippolito, poi Gavino e infine Marianna) lasciando gli altri membri della famiglia a margine come spettatori. Poi alla fine si tirano le somme mostrando quali sono gli effetti che un determinato avvenimento ha avuto sull'uno o sull'altro. La percezione che ne ho avuto io è quella di una estrema frammentazione della narrazione accentuata anche dal modo di scrivere dell'autore. Non mi è piaciuto lo stile dell'autore volutamente arzigogolato, ridondante, troppo costruito. Non mi sono piaciute le lunghissime riflessioni (che parevano voler essere assiomi di validità universale) piazzate proprio nei punti in cui stava per accadere qualcosa nella storia. Non mi è piaciuto il saltellare avanti e indietro nel tempo, l'abitudine di raccontare prima le conseguenze per poi tornare alle cause. In sostanza mi aspettavo qualcosa di completamente diverso da questo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Perchè il chiasso della vita piace solo a chi pensa di doverlo raccontare, per tutti gli altri il silenzio è un privilegio.

    Fino ottocento Michele Angelo Chirone e Mercede Lai, figli di nessuno e padroni di niente, si incontrano, si riconoscono, riconoscono ognuno la solitudine dell'altro e si perdono uno nell'altro. Un amore acerbo, un sentimento sconosciuto e giovanissimi si sposano con una cerimonia ricca solo d'am ...continua

    Fino ottocento Michele Angelo Chirone e Mercede Lai, figli di nessuno e padroni di niente, si incontrano, si riconoscono, riconoscono ognuno la solitudine dell'altro e si perdono uno nell'altro. Un amore acerbo, un sentimento sconosciuto e giovanissimi si sposano con una cerimonia ricca solo d'amore. Sono andati dritti, senza mai voltarsi, come gli anonimi più anonimi che si possano pensare. Sul ciglio di quella strada che, dall'alto del calesse, sembra essere maestra, ma dal basso, con i piedi a smuovere ghiaia, pare terribile e infinita. Qualcuno l'hanno incrociato e mai, mai riconosciuto, perchè il loro è un procedere esclusivo, sono due ma sono un; non vedono e non sanno niente. Solo il loro amore: ostinato, irremovibile, banale, cieco Ma la loro sfortunata vita è un'alternanza di grandi gioie e dolori laceranti, Paradiso e Inferno nello stesso tempo. Una storia triste, in alcuni passaggi straziante ma che mi ha appassionato. Mi sono piaciuti i personaggi i loro travagli interiori la loro sofferenza e i loro pensieri. Il motivo percui mi sono fermata a 3 stelline, è in parte per lo stile di Fois che scrive bene, è vero, ma a volte mi è sembrato ampolloso, pesante, troppo perfetto e poetico e in parte per la lunga parentesi storica che riguarda le origini del cognome.

    Gli amori durano esattamente un momento perfetto, il resto è solo rievocazione, ma quel momento può essere sufficiente a dare un senso a più di una vita.

    Avvertirono che le persone care mancano nei momenti belli. E nei momenti brutti, dovunque esse siano, si vorrebbe che fossero voltate da un'altra parte. Tutto questo era vita, contro qualunque morte possibile. Era vita di gemme e poi foglie e poi grappoli. Per questo, forse, valeva la pena di richiamare le anime ad assistere al proprio istante di felicità

    ha scritto il 

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