Stoner

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Publisher: Blackstone Audiobooks

4.3
(5869)

Language: English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) Italian , Dutch , Spanish , French , German , Catalan , Chi traditional , Swedish

Isbn-10: 144174830X | Isbn-13: 9781441748300 | Publish date: 

Narrator: Robin Field

Also available as: Hardcover , Paperback , eBook

Category: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 2

    forse quando ti aspetti troppo è facile che resti deluso
    ma veramente ho trovato poco per poterne parlare bene o ricordarlo in particolare

    said on 

  • 4

    Romanzo dallo stile pulito, scorrevole, funzionale al contenuto e ad esso strettamente correlato. Si legge d’un fiato e non manca di restituire al lettore giusta ricompensa: una bella storia, tanti sp ...continue

    Romanzo dallo stile pulito, scorrevole, funzionale al contenuto e ad esso strettamente correlato. Si legge d’un fiato e non manca di restituire al lettore giusta ricompensa: una bella storia, tanti spunti di riflessione, un personaggio indimenticabile e soprattutto naturale empatia. Come non simpatizzare per un giovanotto che a dispetto della sua umile origine trova le risorse in se stesso per esplorare il suo percorso di vita, un ragazzotto che fa dell’amore per la letteratura la sua identità, che da adulto riesce a convivere con le storture della vita senza mai sgomitare, senza mai mancare di rispetto a nessuno, senza fondamentalmente tradirsi mai?

    Apparentemente imperturbabile, possiede una grande capacità di amare che gli fa scivolare addosso le cattiverie della moglie, le gelosie di un ambiente lavorativo ostile, le mire vendicative di un collega, essendone comunque pienamente cosciente ma volutamente superiore. Mentre Stoner, tassello dopo tassello, costruisce la sua crescita personale in una parabola di vita, a mio avviso stupenda, tutto il contesto è altamente distruttivo. La sua vita coincide con il culmine dell’aberrazione umana, i due conflitti mondiali, a più riprese lo scritto evidenzia il pensiero pacifista dell’autore, e tra di essi il periodo nero della recessione economica seguita alla crisi del ’29. La stessa forza distruttiva è mirabilmente rappresentata dalla figura della moglie, dal loro matrimonio, dal destino della loro figlia; eppure Stoner resiste, il personaggio più resiliente che abbia mai conosciuto. Non sono affatto d’accordo con chi vede in lui un inetto, mai mi sono disperata per le avversità da lui patite, mai una volta, nel corso della lettura ho disapprovato le sue scelte, al contrario ho visto in lui un grande esempio di vita, una capacità, la sua, di scorgere l’essenziale e di non farsi toccare dalle miserie umane, adottando una strategia vincente, quella degli abitanti della sua terra educati all’imperturbabilità fin da bambini. Al momento delle scelte decisive, pragmatiche, fondamentali, pur soffrendo, non sbaglia un colpo. Posto di fronte alla malattia e alla morte, come tutti, sperimenta un’estrema disillusione rispetto alla sua esistenza, eppure è ancora capace di riconoscersi il giusto merito: non ci può essere fallimento laddove si ci si è profondamente rispettati e mai traditi.
    “La coscienza della sua identità lo colse con una forza improvvisa, e ne avvertì la potenza. Era se stesso, e sapeva cosa era stato”.
    Bellissimo, struggente, dentro il cuore

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  • 5

    All'inizio del romanzo alcuni passaggi mi sono sembrati approssimativi, la lingua così come il personaggio di Stoner apparivano comuni, qualunque. E' la storia di un contadino che capisce l'importanza ...continue

    All'inizio del romanzo alcuni passaggi mi sono sembrati approssimativi, la lingua così come il personaggio di Stoner apparivano comuni, qualunque. E' la storia di un contadino che capisce l'importanza della cultura, studia, si innamora, diventa padre e muore. Solo proseguendo nella lettura si capisce che una vita semplice non è una vita vuota, priva di profonde passioni. Stoner rapisce, è una storia qualunque descritta da mani abili... Consigliatissimo!

    said on 

  • 2

    Un uomo senza qualità. E il libro non è meglio.

    Una delle poche volte in cui mi sono lasciato confondere dal successo commerciale di un libro (dodici edizioni in pochi anni!), e purtroppo sono rimasto amaramente deluso. Non è che non sapessi che i ...continue

    Una delle poche volte in cui mi sono lasciato confondere dal successo commerciale di un libro (dodici edizioni in pochi anni!), e purtroppo sono rimasto amaramente deluso. Non è che non sapessi che i miei gusti di lettore sono particolari, è che l'essermi avvicinato all' audiolettura ha semplificato molto l'accesso ad alcune opere, tra cui questo Stoner che mi ha incuriosito appunto per il suo successo.

    E' il racconto romanzato della vita qualunque di un uomo qualunque. Bill Stoner è l'archetipo dell'americano mediamente povero che mediamente arranca per sopravvivere e da uomo medio decide con la testa, e non con il cuore, di far proprio il sogno americano e non il sogno di Bill Stoner. E questo lo rovinerà.
    Intendiamoci, non c'è niente che non vada nella vita del protagonista. Ha voluto sposarsi è c'è riuscito. ha voluto un figlio e lo ha avuto. Ha voluto un' amante e la ha avuta. Un ottimo lavoro all'università? certo, come no. Ma il vero dramma, che poi è il dramma della grande maggioranza degli uomini d'oggi, è che essendo questi obiettivi non scelti da noi ma imposti dal sentire comune, niente di tutto questo importa davvero, ed al momento di tirare le somme la vita che ne consegue è piena di niente.

    In fondo a pensarci ci sono diversi altri libri che affrontano lo stesso tema, traendone tra l'altro lo spunto per un ritratto concreto e vivo della società del ventesimo secolo. su tutti, e lo tengo come pietra di paragone per valutare "Stoner", mi viene in mente "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo. Ed il povero Bill ne esce con le ossa rotte. Tanto vivo appare l' italiano nell'affrontare passioni e problemi della vita moderna che allo stesso modo sono di tutti, ma che sono resi con grande drammaticità narrativa, tanto le pagine sull'americano restituiscono una figura deliberatamente scialba e apatica, che non mi ha mai restituito una vita vera: alla fine della fiera, inutile.

    Probabilmente una parte della colpa è da attribuirsi alla monotona e snervante lettura di Sergio Rubini che impoverisce ulteriormente una vita emotiva già insufficiente, ma non penso che l'aspetto principale sia questo. Il punto è che si vede troppo bene la volontà dello scrittore che le cose vadano in un certo modo, piuttosto che una rappresentazione della realtà così come è, magari solo scegliendo u determinato punto di vista.
    John Williams ha una tale voglia che le cose vadano male al suo personaggio, da anticipare al lettore gli eventi funesti. Più di un capitolo si apre con frasi del tipo "la tale cosa fu un disastro", una negatività sbattuta in faccia al lettore in modo quasi compiaciuto, che toglie il piacere di girare la pagina e che mi ha dato un fastidio tale che più di una volta ho avuto voglia di interrompere la lettura. Peraltro (come ovvio direi) anticipazioni di questo tipo in senso positivo brillano per la loro assenza; ed oltretutto quando inevitabilmente l'autore passa a raccontare periodi positivi della vita del protagonista (che non potevano mancare, altrimenti la storia sarebbe stata davvero troppo poco credibile) ecco che assistiamo ad una noncurante ellissi temporale fino alla catastrofe successiva.

    Il risultato complessivo? Mentre Zeno Cosini resta nella memoria come una figura a tutto tondo, viva e vitale, dentro un mondo di certo tutt'altro che positivo ma comunque complesso e dinamico, Bill Stoner rimane solo un povero personaggio di carta, che vive una vita a singhiozzo saltando da un evento negativo all'altro; evento negativo che inoltre è il più delle volte causato da scelte di vita veramente incredibili in una persona che non sia un autentico allocco (cosa che nella maggior parte del romanzo il protagonista davvero non sembra essere).

    Come mai tanto successo, mi chiedo. Probabilmente perchè nello scegliere di raccontare la vita dell'uomo qualunque, John Williams promuove al ruolo di protagonista proprio un uomo di cultura, un professore universitario di medio livello: che vive quelle (mal raccontate) problematiche e quelle scelte che proprio un lettore forte comunque può capire. Scelta coraggiosa, che complica maledettamente il già arduo compito di scrivere un romanzo psicologico: questa scelta la rispetto, ma romanzi come "la coscienza di Zeno" sono davvero tutta un'altra cosa.

    said on 

  • 3

    Per una buona metà del libro ho pensato che non fosse niente di speciale. Meravigliosamente ben scritto, sì, ma con uno stile pacato e tutto sommato ordinario. Niente avventure nella vita del protagon ...continue

    Per una buona metà del libro ho pensato che non fosse niente di speciale. Meravigliosamente ben scritto, sì, ma con uno stile pacato e tutto sommato ordinario. Niente avventure nella vita del protagonista. Eppure la trama scorre fluida, naturale, e la vita di Stoner appare vivida, ed emoziona. Pagina dopo pagina William Stoner emerge come una persona, una persona reale, di cui conosciamo il carattere, le passioni, i pregi e i difetti, le relazioni mai semplici con le persone che gli stanno attorno, narrati e approfonditi con una delicatezza mai banale. L'affetto poi cresce al punto che Stoner diventa un carissimo vecchio amico, di cui soffro per i rimpianti e per la fine.

    said on 

  • 4

    “In me tu vedi il crepuscolo di un giorno...".

    Quella di William Stoner non è la storia di un uomo che ha lasciato tracce memorabili nella sua esistenza. Lo scrittore mette le cose in chiaro fin dall'inizio, gettando subito sul romanzo una luce di ...continue

    Quella di William Stoner non è la storia di un uomo che ha lasciato tracce memorabili nella sua esistenza. Lo scrittore mette le cose in chiaro fin dall'inizio, gettando subito sul romanzo una luce di malinconia e disillusione.
    Sono i dettagli quelli che contano in questo libro, oltre ai punti salienti di una vita che procede malgrado i numerosi fallimenti.
    Dopo averne conosciuto i sentimenti più riposti ci si sente crudeli a definire Stoner un fallito, sebbene lo sia indubbiamente sotto molti punti di vista.
    Ma non si dimenticano le sue mani tozze e brune, sciupate dal lavoro nei campi - le mani di un figlio di contadini poveri - che sfogliano delicatamente un libro di letteratura, non si dimentica la sua folgorazione durante una lezione all'università di Columbia:
    “Shakespeare le parla attraverso tre secoli di storia, Mr Stoner. Riesce a sentirlo?”.
    Li sente eccome quei versi struggenti, con un'intensità che lo stordisce e che cambierà la sua vita:
    “In me tu vedi il crepuscolo di un giorno che dopo il tramonto svanisce all'occidente...”
    Il campus diviene la sua vera casa, studia con passione per recuperare il tempo perduto fino a consumarsi gli occhi, e i libri resteranno sempre i suoi fedeli compagni.
    Quarant'anni di vita accademica in qualità di docente, quarant'anni di matrimonio con una moglie nevrotica che farà pagare a lui un'infanzia infelice e anaffettiva, e che per gelosia e invidia ucciderà la felicità della figlia distruggendo metodicamente il suo rapporto col padre.
    Stoner incassa i colpi senza reagire più di tanto, lotta con dignità per ciò in cui crede ma si lascia più volte disarcionare, mentre le sue spalle di studioso si incurvano sotto il peso del tempo che avanza e delle frustrazioni personali e professionali.
    Comincerà a morire molto prima della sua fine effettiva, quando rinuncerà all'amore senza combattere.
    “Non ho mai imparato”, dice ad un collega ed amico, che a differenza sua sembra sapere perfettamente come si sta al mondo.
    Le ultime pagine toccano le vette del capolavoro, mentre il lettore fa suo in un certo modo doloroso l'interrogativo di respiro universale che Stoner rivolge a se stesso:
    “Cosa ti aspettavi?”.

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  • 4

    La storia di un perdente e dell'inverno del suo stesso scontento. Emblema dell'antieroe, Stoner rappresenta quella parte con la quale ciascuno deve fare i conti e che costituisce la cifra che caratter ...continue

    La storia di un perdente e dell'inverno del suo stesso scontento. Emblema dell'antieroe, Stoner rappresenta quella parte con la quale ciascuno deve fare i conti e che costituisce la cifra che caratterizza l'uomo: l'impotenza della volontà che, sola, non può nulla contro lo svolgersi di un'esistenza, delle difficoltà e dei tranelli che ognuno si trova a dover affrontare.
    Ma quanta musica nelle riflessioni di un egoismo solipsistico che subisce se stesso, incapace di agire. Quanta profondità e capacità osservativa nell'animo di un letterato appassionato, che si lascia condurre dalla vita anziché affrontarla. Quanto rigore nei confronti del suo unico rifugio - l'insegnamento - baluardo di sicurezza.
    Forse solo un'anima superficiale riesce ad essere davvero felice.
    Ma la grande capacità narrativa di Williams rende felici tutti i lettori, perché ciascuno riesce inevitabilemtne a leggere qualcoa di sé, senza l'angoscia di imbattersi nel proprio ritratto. E questa è la grandezza della vera letteratura.

    said on 

  • 5

    forse non è perfetto, ma..

    Una storia che ti tocca con dita delicate e pallide, ma ti fa soffrire fino a perderci quasi il fiato: da tempo (mai?!) non piangevo così a singhiozzi per la fine di un romanzo. Stoner diventa un amic ...continue

    Una storia che ti tocca con dita delicate e pallide, ma ti fa soffrire fino a perderci quasi il fiato: da tempo (mai?!) non piangevo così a singhiozzi per la fine di un romanzo. Stoner diventa un amico, l'Amico. Quello di sempre. Gli voglio bene.

    said on 

  • 5

    uno di quei libri che potrei rileggere una volta all'anno e troverei sempre affascinante, sono affascinata dal protagonista dalle sue scelte quiete e dal suo destino, a suo modo, grandioso. Uno dei mi ...continue

    uno di quei libri che potrei rileggere una volta all'anno e troverei sempre affascinante, sono affascinata dal protagonista dalle sue scelte quiete e dal suo destino, a suo modo, grandioso. Uno dei miei libri preferiti

    said on 

  • 5

    Quando dopo poche pagine inizi a voler bene al protagonista, allora si tratta di un buon libro. E STONER lo è, per tanti piccoli motivi che si fa fatica a sintentizzare una volta arrivati alla fine (c ...continue

    Quando dopo poche pagine inizi a voler bene al protagonista, allora si tratta di un buon libro. E STONER lo è, per tanti piccoli motivi che si fa fatica a sintentizzare una volta arrivati alla fine (con le lacrime agli occhi).
    Ottima anche la postfazione di Cameron.
    Ho trovato molto ben fatta anche questa analisi pubblicata su un blog: http://www.leparoleelecose.it/?p=12699

    said on 

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