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Stoner

By

Editeur: Le Dilettante

4.3
(4202)

Language:Français | Number of pages: | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Italian , English , Dutch , Spanish , German , Catalan , Swedish

Isbn-10: 2842636449 | Isbn-13: 9782842636449 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback

Category: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Description du livre
Né pauvre dans une ferme du Missouri à la fin du xixe siècle, le jeune William Stoner est envoyé par ses parents — et au prix de quels sacrifices, à l’université pour y étudier l’agronomie. Hélas, ce grand garçon solitaire va découvrir les livres, la poésie et le monde de l’esprit.
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  • 4

    Una storia semplice nel suo intreccio di avvenimenti, ma molto bella. La storia di un uomo, di origini umili, contadine, che nell'America di inizio novecento diventa insegnante all'Università. Ci sono ...continuer

    Una storia semplice nel suo intreccio di avvenimenti, ma molto bella. La storia di un uomo, di origini umili, contadine, che nell'America di inizio novecento diventa insegnante all'Università. Ci sono, sullo sfondo, due guerre mondiali, ma Stoner, non si lascia nè coinvolgere nè emozionare dagli avvenimenti. Condurrà una vita all'apperenza molto normale: ma la narrazione delle sue vicende è appassionante.

    dit le 

  • 5

    Amore e Conoscenza

    Stoner racconta la vita di un uomo nato alla fine dell'Ottocento in un piccolo paese del midwest americano ed educato, secondo la cultura del luogo e del tempo, a una vita dove amore, piacere, felici ...continuer

    Stoner racconta la vita di un uomo nato alla fine dell'Ottocento in un piccolo paese del midwest americano ed educato, secondo la cultura del luogo e del tempo, a una vita dove amore, piacere, felicità e intimità sono sconosciute e la realizzazione di sé consiste nel compiere in silenzio il proprio dovere. I primi capitoli del libro fanno immaginare le distese di campi del Midwest ed evocano American Gothic, il quadro di Wood. Eppure in questa storia dal destino già scritto irrompe sulla scena un imprevisto, nella forma di un corso d’inglese, un insegnante, ma soprattutto un sonetto scritto da uno che si chiama Shakespeare. È lui che fa scoprire a Stoner l'amore e la possibilità di realizzare il sè invece che nel dovere, nell'amore.

    Una scoperta meravigliosa. Che da quel momento guiderà la vita di Stoner. Amore in primo luogo verso la propria vocazione e l'istituzione Università che la rende possibile come mestiere di vita. Poi verso la moglie, nonostante l'errore iniziale, le difficoltà, la mancanza di reciprocità e di intimità. Amore verso la propria casa e verso la figlia. Amore infine verso Katherine, cui sono dedicate tra le più belle del romanzo, pagine che mi hanno profondamente commosso. Magari avessi incontrato nella vita un uomo come Stoner!

    Il senso del libro, e della vita di Stoner, è tutto nel dibattito con lo studente ribelle, Charles Walker. Ci si domanda: da dove nasce il genio umano? Da un caso fortunato oppure dal lavoro lento, puntuale, appassionato anche se semi-oscuro di tutti coloro che il genio hanno preceduto e a cui lui si è ispirato traendone una sintesi mirabile? La risposta di Williams è evidente e contrasta con il nostro senso comune. Per questo è importante la riscoperta di Stoner nel nostro millennio, così dominato dal mito del superuomo Nietzschiano che ha (de)generato eroi narcisi, in eterna lotta per il successo. Sono gli uomini che ammiriamo, mentre Stoner ci appare perdente. Eppure gli uomini narciso sono troppo impegnati a guardare il proprio ombelico per offrire davvero qualcosa di valore al mondo. Stoner invece dedica la vita alla conoscenza e agli altri, cosicché un futuro Shakespeare potrebbe nascondersi tra i suoi allievi. Riesce a farlo perché non deve conquistare nulla. E’ appagato di ciò che ha. Vive la vita che desidera nonostante ciò che la sua nascita gli aveva destinato. Certo sopporta dolori, situazioni negative e rinunce importanti. Ma sicuramente non ha mai rinunciato a essere sè stesso, non ha mai rinunciato alla propria integrità. Per questo, per me, è un eroe. Vero.

    dit le 

  • 3

    Ore 03:55.
    Dopo un’ora e mezzo a rigirarmi nel letto, colpita dalla solita insonnia, ho avuto la pessima idea di dedicare la mia attenzione agli ultimi capitoli del libro che stavo leggendo: Stoner di ...continuer

    Ore 03:55.
    Dopo un’ora e mezzo a rigirarmi nel letto, colpita dalla solita insonnia, ho avuto la pessima idea di dedicare la mia attenzione agli ultimi capitoli del libro che stavo leggendo: Stoner di John Williams.
    In questo momento so bene che, con quella mossa, ho lasciato sfumare anche la lievissima possibilità di condurre il cervello al sonno.
    Ho gli occhi gonfi, la gola brucia e le labbra si sono spaccate.
    Non sono una persona che piange facilmente, per l’appunto erano parecchi mesi che non assaporavo la sensazione di lacrimare.
    Sono furiosa per aver letto le ultime dieci pagine di questo romanzo, piangendo come se stessi partecipando al funerale di una persona cara.
    Poi è arrivata la consapevolezza, mentre incartavo ragionamenti interni, che Stoner è diventato una persona cara. Contro ogni pronostico, contro ogni volere verso cui il mio cuore mi induceva, perfino contro i miei principi caratteriali.
    Stoner non lascia molta scelta, è difficile non perdonare quella sua arrendevolezza che tanto sconforto ci avvolge addosso.
    E’ difficile non volergli bene.
    Dopo l’ultima frase del libro, sono stata costretta a rintanarmi in bagno. Che lacrimoni! Continuavo a singhiozzare e guardare il mio riflesso allo specchio allibita! Ritornata al giaciglio, ho letto la postfazione di Peter Cameron. L’ho adorata. Deliziosa, breve, coincisa. Sintetica e dannatamente veritiera. Sapere poi che anche Cameron si riduce sempre a piangere in quelle drammatiche ultime pagine, mi ha strappato un sorriso, costringendomi a non vedere più la mia reazione in modo tanto rabbioso.
    Stoner è stato un romanzo che non potrei definire “straordinario” o “bellissimo”. E’ una storia così vera e spietata, nella sua pacatezza, che nessuno può accreditargli un giudizio genuino.
    Durante questo viaggio immaginario, mi è capitato assiduamente di definire la storia angosciante. Ed è lo stesso singolo termine in cui, anche dopo, continuo a racchiuderla.
    E’ un libro scritto magistralmente, che ci mostra quanta splendida cultura doveva possedere l’autore, con un lessico tanto ricercato e colto da ritornare a leggere alcune frasi soltanto per il gusto di rigirare un termine raffinato e inusuale sulla lingua.
    Ho amato quella scrittura.
    Chi è, quindi, William Stoner?
    Stoner è un uomo tranquillo, buono, senza pretese dalla vita né tanto meno dalle persone, che va incontro alle vicissitudini, che è arrendevole, pacato. Che rispetta le regole e una promessa a costo del proprio benessere. Stoner non si arrabbia. Vive la sua storia, fatta di rinunce, di solitudine e libri.
    Mi chiedo: se potessi tornare indietro, acquisterei ancora questo romanzo?
    La risposta giunge severa e istintiva: sì, certo che lo farei.
    E’ una lettura che mi ha donato tanto, in modo estremamente sottile da non accorgermene subito.
    Mi sento di consigliare questa lettura? Non saprei. In tale caso vacillo. Posso dire che i libri sono cose sacre e preziose, che contengono un pezzetto d’anima di chi li ha scritti, e quindi sì, un libro merita sempre di essere letto. E il lettore merita sempre di giudicarlo una lettura buona o mediocre.
    Stoner è un libro che fa testo. Che vanta una certa importanza, anche se ora come ora non saprei davvero dichiarare il perché. Si tratta di un’opera che va letta per obbligo morale di un lettore.
    Un po’ come Dickens.
    Un po’ come Shakespeare.
    Un po’ come il grande Fred Uhlman.
    So che a Stoner, quel testone adorabile e grande, l’ho voluto bene così tanto, che non era Edith a tenergli la mano su quel letto, in quelle ultime pagine. Ero io.
    E se ho pianto così tanto da imbarazzarmi, ora che ci penso, un motivo ci sarà?
    In questo testo ho profondamente disprezzato Edith, anche se, a dirla tutta, quella donna aveva seri problemi mentali.
    Grace una delusione.
    Lomax un emerito stronzo, passatemi il francesismo.
    Katherine, il piccolo raggio di sole nella vita di Stoner. Una donna delicata, che alla fine, anche senza più la sua presenza, è stata così incisiva nel libro, seppur avendone vissuto per poco tempo, che un grazie è volato a lei, che ha lasciato un ricordo di “felicità” nel cuore di Bill.
    Insomma, tra queste righe troverete l’amaro che aleggia tra gli esseri umani, e che le persone buone non vengono sempre ricompensate, un po’ per scarsa volontà propria, un po’ perché la vita è così, ingiusta.
    Troverete di come capiti spesso di ritrovarsi letteralmente soli, e nessuno che prenda le vostre difese.
    Troverete quel parlare pochissimo, quel disinteresse che incarna molti esseri umani, quella strafottenza che tanto mi disgusta, e il poco dialogare a cui, per sfortuna e anche per propria volontà, il protagonista è stato indotto.
    Sì, su ognuna delle nostre teste pendono delle colpe. Alcune enormi, altre piccole. Ma l’accusa più grande, spesso, è addosso a chi ci sta intorno.
    Mi sono lasciata prendere dal fervore e ho scritto più del dovuto.
    Capitemi, sono una lettrice.
    Avevo urgente bisogno di distrarmi e calmare il mio corpo, che continuava a produrre lacrime.

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  • 4

    Pagine straordinarie su una esistenza ordinaria

    Una vita. Di questo parla Stoner. Niente di speciale. Stoner vi chiederà solo di avere pazienza e vi ricompenserà con pagine straordinarie su una esistenza ordinaria.

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  • 3

    Mi è piaciuto molto lo stile di Williams...scorrevole, accurato, misurato.
    Riesce in modo magistrale a rendere coinvolgente la storia di una vita ordinaria e frustrante.

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  • 5

    La vita straordinaria di un uomo medio, raccontata con estrema delicatezza e in punta di piedi.
    Un capolavoro troppo a lungo lasciato nell'oblio e giustamente riportato alla luce.

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  • 0

    Uno non ci crede...

    ... Che una sessione d'esame, tra l'altro vista dalla parte del docente, possa coinvolgerti più di un thriller sul filo del rasoio. Una vita qualunque di un tizio qualsiasi: eppure una straordinaria e ...continuer

    ... Che una sessione d'esame, tra l'altro vista dalla parte del docente, possa coinvolgerti più di un thriller sul filo del rasoio. Una vita qualunque di un tizio qualsiasi: eppure una straordinaria emozione

    dit le 

  • 3

    Ciò che conta, qui, è l'accumulo,
    i protagonisti passano la vita ad accumulare e accumulare,
    inutilmente, e poi all'improvviso la rivelazione.
    Erano loro gli accumuli, si scontrano senza parlarsi,
    non ...continuer

    Ciò che conta, qui, è l'accumulo,
    i protagonisti passano la vita ad accumulare e accumulare,
    inutilmente, e poi all'improvviso la rivelazione.
    Erano loro gli accumuli, si scontrano senza parlarsi,
    non respirano, solo merda, sono merda.

    dit le 

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