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Storia Di Una Capinera

(Dedalus European Classics)

By

Publisher: Dedalus Ltd

3.9
(2792)

Language:English | Number of Pages: 140 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 1873982461 | Isbn-13: 9781873982464 | Publish date:  | Edition 1. Dedalus ed

Translator: Christine Donougher

Also available as: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    In una Catania dove imperversa il colera, Maria - nata per diventare una monaca - muore uccisa non dal morbo, ma dall'amore fortissimo e irrinunciabile per un coetaneo. Nel giro di poche pagine, Verga ...continue

    In una Catania dove imperversa il colera, Maria - nata per diventare una monaca - muore uccisa non dal morbo, ma dall'amore fortissimo e irrinunciabile per un coetaneo. Nel giro di poche pagine, Verga condensa tutta la sofferenza di questa giovane "capinera" in gabbia destinata a non poter spiccare il volo. Con Maria non si può non condividere l'angoscia e la rabbia che nascono in lei dal dover accettare passivamente un destino scelto dagli altri, scoprendosi una peccatrice perché incapace di rinunciare alle gioie che la vita comunitaria può regalare.
    Nonostante alcune riserve iniziali, il libro è stato una rivelazione, riuscendo a farmi vincere la mia avversione per i romanzi epistolari. Sicuramente un classico con la C maiuscola, se riesce ancora oggi a toccare le corde emotive del lettore moderno, pur raccontandoci una storia che denuncia una consuetudine sociale oggi (spero) decaduta...

    said on 

  • 5

    Osservazioni sparse:
    - Definirlo "struggente" è scandalosamente riduttivo
    - Verga si è calato nei panni di una giovane donna come tante scrittrici giovani donne contemporanee ed evolute non riuscirann ...continue

    Osservazioni sparse:
    - Definirlo "struggente" è scandalosamente riduttivo
    - Verga si è calato nei panni di una giovane donna come tante scrittrici giovani donne contemporanee ed evolute non riusciranno a fare neanche da qui a venticinque anni
    - Il dramma della monacazione forzata esce, da questo testo, rinnovata in tutta la scelleratezza e il dolore
    - Ho condiviso profondamente i dubbi morali della protagonista sulla religione.

    Bello, bello, bello.

    said on 

  • 4

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una gi ...continue

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una giovane monaca innamorata e condannata a morire di crepacuore come un uccellino in gabbia.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il classico che non ti aspetti.

    Una serie di lettere che Maria, la protagonista, scrive ad un’amica Marianna, ci fa conoscere la storia che inizia a Monte Ilice, dove troviamo Maria, una ragazza di 19 anni, orfana di madre che per i ...continue

    Una serie di lettere che Maria, la protagonista, scrive ad un’amica Marianna, ci fa conoscere la storia che inizia a Monte Ilice, dove troviamo Maria, una ragazza di 19 anni, orfana di madre che per indigenza economica è stata costretta dal padre ad entrare in convento dall’età di 7 anni, convento che non ha mai lasciato fino a quando un’epidemia di peste a Catania l’ha costretta a trasferirsi in campagna nella casa in cui vive il padre con la seconda moglie e i suoi due figli, Giuditta e Gigi. Qui Maria entra in contatto con una realtà che non ha mai conosciuto prima; una realtà fatta di aria, luce, cielo, alberi, monti, valli e mare, una realtà ben diversa delle mura grigie del convento in cui è cresciuta e in particolare qui Maria scopre il piacere di condividere le giornate in compagnia della sua famiglia e della famiglia Valentini, i vicini di casa che hanno due figli: Annetta che diventa sua amica intima e Antonio (Nino), di cui la povera Maria si innamorerà. Nino, che ricambia i sentimenti di Maria, cercherà di passare più tempo possibile in sua compagnia, la inviterà a ballare, le offrirà il braccio per accompagnarla nelle sue passeggiate e queste attenzioni faranno nascere in Maria il dubbio sulla sua vocazione. La matrigna accortasi dell’attrazione tra i due farà rinchiudere Maria nella sua stanza, dalla quale potrà uscire soltanto quando in casa non ci saranno ospiti. Obbligata a non vedere più Nino, Maria si ammala e le sue condizioni non migliorano quando, cessata la peste a Catania i Valentini lasciano la campagna per far ritorno in città e Maria viene riportata in convento, dove sempre più debole e febbricitante, assisterà al matrimonio di sua sorella Giuditta con Nino e dove appena una settimana dopo prenderà i voti in una cerimonia che la stessa Maria definisce un funerale. Sempre più sgomenta, cercherà di reprimere i suoi sentimenti e i suoi pensieri peccaminosi, proverà a confessarsi, a rifugiarsi nella preghiera, ma il volto del suo Nino tornerà a tormentarla come un pensiero ossessivo accrescendo il suo senso di colpa e di dannazione eterna, combattuta tra l'amore per il suo peccato e i suoi doveri di suora. Temendo di impazzire, racconta a Marianna della presenza in convento di una suora pazza, suor Agata, che da quindici anni è rinchiusa nella «cella dei matti». Racconta anche di una macabra tradizione del convento, secondo la quale la cella dei matti non deve mai rimanere vuota. Maria è spaventata al pensiero di poter essere lei la prossima, poiché sente che sta perdendo la ragione. Un giorno, dal belvedere del convento scopre che può vedere la casa in cui si sono trasferiti Giuditta e Nino e da allora passerà tutto il suo tempo a cercare di vederlo anche un solo istante, fino a pensare di fuggire per raggiungerlo ed è così che in preda alla follia verrà trascinata e rinchiusa nella “cella dei matti” dove morirà tre giorni dopo.

    Il libro si legge in un paio d’ore, la tensione emotiva di Maria è palpabile e ti spinge a divorare queste pagine. Ti ritrovi a desiderare un finale diverso, anche se tutti sappiamo come andrà a finire, perché abbiamo visto il film o perché ne abbiamo sentito parlare, ma comunque non si può fare a meno di sperare, che ci sia un po’ di serenità e pace per la povera e predestinata Maria. Ti viene voglia di schiaffeggiare il padre che l’ha costretta a quel destino, vorresti urlare in faccia alla matrigna che vuole distruggere quell’amore tra Nino e Maria, in quanto ciò contrasta i progetti che ha per sua figlia Giuditta, vorresti essere lì ad interrompere la cerimonia dei voti e infine vorresti abbracciare la povera Suor Agata, la reclusa della “cella dei matti” che sembra essere l’unica ad avere avuto pietà di Maria.

    said on 

  • 4

    Il libro è scritto benissimo,
    mi sembra che nonostante tutto in Sicilia (e anche in Italia) ci siano molte "capinere"
    ce ne sia la cultura.
    Quando la protagonista dice "La scelta del convento l'ho fat ...continue

    Il libro è scritto benissimo,
    mi sembra che nonostante tutto in Sicilia (e anche in Italia) ci siano molte "capinere"
    ce ne sia la cultura.
    Quando la protagonista dice "La scelta del convento l'ho fatta di mia volontà, ma che peccati ho fatto per meritarla?" non descrive solo la"disforia catanese" di cui si sente parlare.
    Verga vede il dramma nella la sconfitta quotidiana che allontana dalla spiritualità,
    l'individuo sceglie la sottomissione "culturale" a surrogati materialistici dello spirito, che siano la famiglia, la mafia, la chiesa, lo "stato" etc... a scapito delle proprie pulsioni interiori.
    Si assiste a una battaglia tra il coraggio e la paura, dove il coraggio è molto di più della paura,
    eppure la paura vince perché il coraggio viene speso per sopportare.
    E' per timore di essere espulsa dal "clan" che Maria continua ad amare i propri familiari anche mentre la seppelliscono ancora viva.
    Per ribellarsi e maledirli quando ormai è troppo tardi.

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