Storia Di Una Capinera

(Dedalus European Classics)

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Publisher: Dedalus Ltd

3.9
(2994)

Language: English | Number of Pages: 140 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 1873982461 | Isbn-13: 9781873982464 | Publish date:  | Edition 1. Dedalus ed

Translator: Christine Donougher

Also available as: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
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  • 5

    Intrappolata in una me che non sono io

    «Vorrei essere bella come ciò che sento dentro di me.»

    Inserito in un contesto ottocentesco, "Storia di una capinera" si guadagna senza dubbio una candidatura al mio libro preferito in assoluto.

    Sebb ...continue

    «Vorrei essere bella come ciò che sento dentro di me.»

    Inserito in un contesto ottocentesco, "Storia di una capinera" si guadagna senza dubbio una candidatura al mio libro preferito in assoluto.

    Sebbene inizialmente sia difficile riuscire a rapportarsi con lo stile epistolare unilaterale, la lettura delle riflessioni dell'ingenua "capinera" scorre veloce, anche grazie ad una precisa spartizione temporale realizzata dall'autore.

    Ciò che lascia senza fiato e che invoglia il lettore a lasciarsi travolgere completamente dalla lettura, è propria la purezza che emana la protagonista Maria in ogni sua sfaccettatura: dire che il libro parla d'amore è a mio parere un po' riduttivo; piuttosto, oserei dire che il fulcro portante della narrazione è proprio la genuinità e l'eleganza di una giovane educanda d'altri tempi che, nella sua tristezza e totale resa alle dure leggi della società - e della povertà -, è capace di un sentimento così nobile come l'amore, cosa che è certamente rara da trovare negli ultimi tempi.

    La sorpresa, la semplicità e la meraviglia esprimono la più commovente delle tenerezze e portano, in qualche modo, a credere ancora una volta nell'amore puro ed incondizionato, a prescindere da ogni esperienza negativa che si possa aver provato. Queste sensazioni dominano l'atmosfera, che assume un significato quasi magico, e sono alternate a piccole scene quotidiane che irrompono crudelmente nel microcosmo di Maria, quasi come se si volesse sottolineare la differenza - o la superiorità - di tali sentimenti rispetto ai futili e banali problemi sociali e ai meschini espedienti vantaggiosi, che tuttavia fanno capolino solo timidamente, quasi con timore rispetto alla magnificenza dell'amore.

    Per concludere, credo che un piccolo accorgimento al titolo sia d'obbligo.
    La metafora operata da Verga, che lega la protagonista e una capinera, è una delle più sublimi della letteratura italiana: si soffre d'altro, oltre che di fame e di sete.

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  • 3

    Opera morale che rafforza la denuncia che fece a suo tempo Manzoni col suoi affresco sulla sventurata monaca di Monza nei “Promessi sposi (ma ricordate pure i fratelli gesuiti e le sorelle monache pre ...continue

    Opera morale che rafforza la denuncia che fece a suo tempo Manzoni col suoi affresco sulla sventurata monaca di Monza nei “Promessi sposi (ma ricordate pure i fratelli gesuiti e le sorelle monache presenti negli Uzeda di Francalanza nei Vicerè di De Roberto).
    Fino a pochi anni fa avveniva che, a discapito del reale desiderio di vocazione, i capifamiglia decidevano imperativamente di inviare le figlie disgraziate in convento. In realtà tali sadiche decisioni rispondevano a precisi intenti economici, nonché pratici, da cui derivavano vantaggi per tutta la famiglia. In tal modo con una o più figlie in convento si riusciva a perpetuare casato, cespiti e poteri evitando pericolose dispersioni e polverizzazioni dei patrimoni familiari. Il grosso dei capitali e delle proprietà restavano in mano ai primogeniti maschi e in molti casi ci si liberava pure di situazioni scabrose e fastidiose dovute a episodi di emancipazione e anticipate pretese di indipendenza femminile, ma anche di parti illeciti. Analoga sorte la subivano le ragazze che avevano avuto la sventura di innamorarsi della persona sbagliata.
    Molte queste rampolle di nobili casati, in realtà andavano in convento pure con una notevole dote economica come risarcimento e come punto di forza nel convento rispetto alle altre sorelle. Sicchè molti di questi conventi, trasformati in centri di potere, si trovavano a gestire somme ingenti di capitali e di fortune e si determinavano altresì domini ulteriori di una famiglia su un’altra sia in quel convento sia verso le autorità della Chiesa.
    La falsa vocazione è stata praticata fino al secolo scorso ma forse, se ci pensiamo bene, sotto certi aspetti continua anche ora. Quante donne infatti (ma anche tanti uomini) provenienti da paesi poveri e sottosviluppati oggi si trovano a dover solo apparentemente scegliere fra il continuare la propria vita di miseria nel loro paese o preferire starsene in un tranquillo convento sotto l’egida di un paese civilizzato? Le cause e le motivazioni sono ovviamente diverse, come pure diversa è la volontà personale all’adesione da parte di queste nuove converse. Ma il risultato è probabilmente lo stesso, cioè la privazione della libertà di scelta con la giustificazione di una semplice vocazione per fede.

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  • 5

    Verga è uno dei massimi rappresentanti della narrativa degli sconfitti, ed anche in questo romanzo epistolare riesce a superarsi con le sue infinite metamorfosi in piccole ostriche trasportate dalla c ...continue

    Verga è uno dei massimi rappresentanti della narrativa degli sconfitti, ed anche in questo romanzo epistolare riesce a superarsi con le sue infinite metamorfosi in piccole ostriche trasportate dalla corrente dell'afosa Sicilia. Questa volta tocca a Maria, ragazza monacata forzatamente assecondando un rigido codice morale del sud d'altri tempi, ma pur sempre donna.

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  • 4

    Molto bello, ma molto doloroso... è stato straziante leggere di questa povera ragazza costretta a passare la sua vita in convento senza avere una vocazione naturale, che scopre per caso la felicità fu ...continue

    Molto bello, ma molto doloroso... è stato straziante leggere di questa povera ragazza costretta a passare la sua vita in convento senza avere una vocazione naturale, che scopre per caso la felicità fuori da quelle quattro mura e anche l'amore, a cui però è costretta a rinunciare.
    Il suo delirio è stato reso talmente bene che è stata una sofferenza anche per me, e in questo Verga è stato un maestro.

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  • 3

    Impeccabile eppure terribilmente datato, pieno di palpiti, sospiri e svenimenti. Sono altri i capolavori di Verga. Quest'opera giovanile si può tranquillamente evitare, e magari sostituire (sullo stes ...continue

    Impeccabile eppure terribilmente datato, pieno di palpiti, sospiri e svenimenti. Sono altri i capolavori di Verga. Quest'opera giovanile si può tranquillamente evitare, e magari sostituire (sullo stesso tema) con i più antichi -eppure più moderni, e mille volte più interessanti- "La monaca" di Diderot e "Melmoth" di Maturin.

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  • 2

    Questo romanzo per me è stato un patimento. Forse ho dei problemi con la narrazione in forma epistolare.. ma già non sopporto il vittimismo in genere, nella realtà e nei libri, che espresso in prima p ...continue

    Questo romanzo per me è stato un patimento. Forse ho dei problemi con la narrazione in forma epistolare.. ma già non sopporto il vittimismo in genere, nella realtà e nei libri, che espresso in prima persona l'ho trovato estremamente irritante. Confrontandomi con una compagna di lettura che a ragione lo ritiene una grande testimonianza delle monicazioni forzate non riesco comunque a digerirlo. Anche la monaca di Monza nei Promessi sposi di Manzoni lo è ma inserita all'interno di una storia molto più complessa e affascinante.

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  • 5

    Un bellissimo classico dimenticato.

    Ogni tanto ci vuole, ritornare ai classici. Per riscoprire il piacere della lettura e capire come mai leggere ci piace così tanto.
    Questo romanzo di Verga mi ha riportato ad amare i libri, ad amare le ...continue

    Ogni tanto ci vuole, ritornare ai classici. Per riscoprire il piacere della lettura e capire come mai leggere ci piace così tanto.
    Questo romanzo di Verga mi ha riportato ad amare i libri, ad amare leggere. Perché ogni frase, ogni riga, ogni parola, trasmette un’emozione, forte.
    “Quante cose ci sono in un raggio di sole”
    La storia è quella di una giovane monaca che, dopo aver assaporato le delizie della vita, è costretta alla clausura e non può vivere. Non riesce a rinunciare a quelle emozioni, a quei semplici piaceri che le ha donato il suo breve soggiorno nelle campagne siciliane. In quel breve soggiorno ha conosciuto l’amore, lei, che così giovane è stata costretta dalla povertà a chiudersi in convento. Ha conosciuto il piacere di accarezzare un cane e guardare la luna, ascoltare il vento sulla faccia e la pioggia contro i vetri della finestra. Il piacere di un sentimento semplice come può esserlo un amore ricambiato.
    “Sapresti dirmi perché il rumore di taluni passi si senta col cuore come se il cuore udisse?”
    Verga riesce con la sua prosa (che più che prosa, è poesia) a trasmetterci le emozioni vissute da Maria, attraverso le lettere che lei stessa scrive all’amica Marianna. E a dirci come questa giovane, piano piano, scopre non solo il mondo, ma anche se stessa.
    Le emozioni belle, la scoperta della natura e dei sentimenti, e le emozioni brutte, ovvero la progressiva presa di coscienza che quei tempi non torneranno mai, che quelle quattro mura del convento saranno la sua prigione per il resto della sua vita, mentre fuori da lì tutti possono godere del sole, della luna, del volo degli uccelli… delle semplici cose della vita. E questo la porterà alla follia.
    “Ah vorrei essere tigre! Vorrei essere demonio! Vorrei strapparmi a brani queste carni! Vorrei avvelenare colla mia disperazione quest’aria! Accecare col mio lutto questo sole!”
    Leggetela, la storia di questa povera capinera chiusa in gabbia, perché vi farà riscoprire la meraviglia che può nascondersi in un libro.
    5 stelle su 5

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  • 3

    E' un romanzo breve, che fa parte della prima produzione verghiana, cioè prima che approdasse al verismo, però non può considerarsi parte della narrativa "borghese" e brillante (come Eva), quindi è un ...continue

    E' un romanzo breve, che fa parte della prima produzione verghiana, cioè prima che approdasse al verismo, però non può considerarsi parte della narrativa "borghese" e brillante (come Eva), quindi è un romanzo atipico della produzione del Nostro. Mi è piaciuto molto, e anzi sinceramente non l'ho mai trovato simile al Werther, che invece non mi è piaciuto affatto, che ho trovato stucchevole. Invece qui non c'è nulla di stucchevole, la sofferenza è dipinta con una verosimiglianza che fa male, l'angoscia sale parallelamente al delirio della protagonista, la di lei tensione amorosa è quasi insopportabile per chi legge. E il finale l'ho trovato impressionante e ricchissimo di pathos. Una bella lettura.

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