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Storia Di Una Capinera

(Dedalus European Classics)

By

Publisher: Dedalus Ltd

3.9
(2762)

Language:English | Number of Pages: 140 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 1873982461 | Isbn-13: 9781873982464 | Publish date:  | Edition 1. Dedalus ed

Translator: Christine Donougher

Also available as: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
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  • 4

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una gi ...continue

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una giovane monaca innamorata e condannata a morire di crepacuore come un uccellino in gabbia.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il classico che non ti aspetti.

    Una serie di lettere che Maria, la protagonista, scrive ad un’amica Marianna, ci fa conoscere la storia che inizia a Monte Ilice, dove troviamo Maria, una ragazza di 19 anni, orfana di madre che per i ...continue

    Una serie di lettere che Maria, la protagonista, scrive ad un’amica Marianna, ci fa conoscere la storia che inizia a Monte Ilice, dove troviamo Maria, una ragazza di 19 anni, orfana di madre che per indigenza economica è stata costretta dal padre ad entrare in convento dall’età di 7 anni, convento che non ha mai lasciato fino a quando un’epidemia di peste a Catania l’ha costretta a trasferirsi in campagna nella casa in cui vive il padre con la seconda moglie e i suoi due figli, Giuditta e Gigi. Qui Maria entra in contatto con una realtà che non ha mai conosciuto prima; una realtà fatta di aria, luce, cielo, alberi, monti, valli e mare, una realtà ben diversa delle mura grigie del convento in cui è cresciuta e in particolare qui Maria scopre il piacere di condividere le giornate in compagnia della sua famiglia e della famiglia Valentini, i vicini di casa che hanno due figli: Annetta che diventa sua amica intima e Antonio (Nino), di cui la povera Maria si innamorerà. Nino, che ricambia i sentimenti di Maria, cercherà di passare più tempo possibile in sua compagnia, la inviterà a ballare, le offrirà il braccio per accompagnarla nelle sue passeggiate e queste attenzioni faranno nascere in Maria il dubbio sulla sua vocazione. La matrigna accortasi dell’attrazione tra i due farà rinchiudere Maria nella sua stanza, dalla quale potrà uscire soltanto quando in casa non ci saranno ospiti. Obbligata a non vedere più Nino, Maria si ammala e le sue condizioni non migliorano quando, cessata la peste a Catania i Valentini lasciano la campagna per far ritorno in città e Maria viene riportata in convento, dove sempre più debole e febbricitante, assisterà al matrimonio di sua sorella Giuditta con Nino e dove appena una settimana dopo prenderà i voti in una cerimonia che la stessa Maria definisce un funerale. Sempre più sgomenta, cercherà di reprimere i suoi sentimenti e i suoi pensieri peccaminosi, proverà a confessarsi, a rifugiarsi nella preghiera, ma il volto del suo Nino tornerà a tormentarla come un pensiero ossessivo accrescendo il suo senso di colpa e di dannazione eterna, combattuta tra l'amore per il suo peccato e i suoi doveri di suora. Temendo di impazzire, racconta a Marianna della presenza in convento di una suora pazza, suor Agata, che da quindici anni è rinchiusa nella «cella dei matti». Racconta anche di una macabra tradizione del convento, secondo la quale la cella dei matti non deve mai rimanere vuota. Maria è spaventata al pensiero di poter essere lei la prossima, poiché sente che sta perdendo la ragione. Un giorno, dal belvedere del convento scopre che può vedere la casa in cui si sono trasferiti Giuditta e Nino e da allora passerà tutto il suo tempo a cercare di vederlo anche un solo istante, fino a pensare di fuggire per raggiungerlo ed è così che in preda alla follia verrà trascinata e rinchiusa nella “cella dei matti” dove morirà tre giorni dopo.

    Il libro si legge in un paio d’ore, la tensione emotiva di Maria è palpabile e ti spinge a divorare queste pagine. Ti ritrovi a desiderare un finale diverso, anche se tutti sappiamo come andrà a finire, perché abbiamo visto il film o perché ne abbiamo sentito parlare, ma comunque non si può fare a meno di sperare, che ci sia un po’ di serenità e pace per la povera e predestinata Maria. Ti viene voglia di schiaffeggiare il padre che l’ha costretta a quel destino, vorresti urlare in faccia alla matrigna che vuole distruggere quell’amore tra Nino e Maria, in quanto ciò contrasta i progetti che ha per sua figlia Giuditta, vorresti essere lì ad interrompere la cerimonia dei voti e infine vorresti abbracciare la povera Suor Agata, la reclusa della “cella dei matti” che sembra essere l’unica ad avere avuto pietà di Maria.

    said on 

  • 4

    Il libro è scritto benissimo,
    mi sembra che nonostante tutto in Sicilia (e anche in Italia) ci siano molte "capinere"
    ce ne sia la cultura.
    Quando la protagonista dice "La scelta del convento l'ho fat ...continue

    Il libro è scritto benissimo,
    mi sembra che nonostante tutto in Sicilia (e anche in Italia) ci siano molte "capinere"
    ce ne sia la cultura.
    Quando la protagonista dice "La scelta del convento l'ho fatta di mia volontà, ma che peccati ho fatto per meritarla?" non descrive solo la"disforia catanese" di cui si sente parlare.
    Verga vede il dramma nella la sconfitta quotidiana che allontana dalla spiritualità,
    l'individuo sceglie la sottomissione "culturale" a surrogati materialistici dello spirito, che siano la famiglia, la mafia, la chiesa, lo "stato" etc... a scapito delle proprie pulsioni interiori.
    Si assiste a una battaglia tra il coraggio e la paura, dove il coraggio è molto di più della paura,
    eppure la paura vince perché il coraggio viene speso per sopportare.
    E' per timore di essere espulsa dal "clan" che Maria continua ad amare i propri familiari anche mentre la seppelliscono ancora viva.
    Per ribellarsi e maledirli quando ormai è troppo tardi.

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  • 4

    Molto molto bello. Le ultime pagine sono così intense e l'angoscia di Maria (che non può far nulla per liberarsi dalla condizione in cui si trova) descritta talmente bene, che per un momento è come se ...continue

    Molto molto bello. Le ultime pagine sono così intense e l'angoscia di Maria (che non può far nulla per liberarsi dalla condizione in cui si trova) descritta talmente bene, che per un momento è come se fossi stata rinchiusa tra quattro mura anche io ed ho quasi avuto voglia di urlare e ribellarmi. Tristissimo, ma una piccola perla.

    said on 

  • 5

    mi sono innamorata. mi avevano detto che l'avrei dimenticato, ma non è accaduto. quando si ama qualcuno come lo amo io non lo si può dimenticare.
    si può impazzire d'amore?
    si può morire d'amore?

    * un ...continue

    mi sono innamorata. mi avevano detto che l'avrei dimenticato, ma non è accaduto. quando si ama qualcuno come lo amo io non lo si può dimenticare.
    si può impazzire d'amore?
    si può morire d'amore?

    * un classico che mancava fra le mie letture, che rileggerò con affetto tutte le volte che sentirò una campana suonare

    said on 

  • 4

    Strazio nel convento

    Il romanzo è ambientato nella Sicilia, precisamente nel catanese, a cavallo della metà ottocento. Protagonista è la giovane Maria che, a causa di avverse vicissitudini familiari, è costretta in età pr ...continue

    Il romanzo è ambientato nella Sicilia, precisamente nel catanese, a cavallo della metà ottocento. Protagonista è la giovane Maria che, a causa di avverse vicissitudini familiari, è costretta in età pre-adolescenziale a diventare, in maniera coatta, novizia in convento. Prima ancora di prendere i voti, a causa di un’epidemia di colera, la ventenne Maria viene temporaneamente allontanata dal convento e fa ritorno nella famiglia dove è nata ma totalmente cambiata dopo che il padre si è risposato e avuto altri figli; in questo nuovo conteso inizia una corrispondenza epistolare con una sua compagna di convento, Marianna, dove racconta la sua vita a contatto con questa nuova famiglia. Maria manifesta il proprio affetto verso i fratellastri e la matrigna ma non è ricambiata; la vicenda continua con l’innamoramento platonico con un giovane vicino di casa, ma l’idillio dura poco perché con l’estinguersi dell’epidemia Maria è costretta a far ritorno in convento e a intraprendere la strada che conduce alla presa dei voti religiosi e alla naturale conseguenza di rinuncia a una vita di amore verso e con la persona amata. Questo dispiacere farà ammalare Maria il cui epilogo della sua storia sarà tragico e sofferente, colmo di alienazione fisica e psicologica.

    A similitudine di altri romanzi scritti da altrettanti famosi scrittori dell’800, anche il presente è un atto di denuncia contro l’ingiustizia sociale nei confronti della condizione femminile dell’epoca privata della sua libertà di decidere del proprio destino e spesso assoggettata a uno stato di inferiorità da cui si determinava la vita coatta all’interno di un chiostro. Infatti prendere i voti era una sorte inflitta alle ragazze meno abbienti che non possedevano una cospicua dote e di conseguenza avevano difficoltà a trovare un degno giovane con cui sposarsi.

    La tormentosa e tragica fine di Maria si può, appunto, paragonare alla capinera rinchiusa in gabbia e privata della naturale libertà di volare nella natura.

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  • 3

    Coloro che non hanno voce...

    Una volta esistevano costumi ed usanze incivili: le famiglie ricche e di origini altolocate destinavano uno dei figli (o delle figlie) alla chiesa senza che costoro fossero d'accordo.
    Per esigenze di ...continue

    Una volta esistevano costumi ed usanze incivili: le famiglie ricche e di origini altolocate destinavano uno dei figli (o delle figlie) alla chiesa senza che costoro fossero d'accordo.
    Per esigenze di patrimonio, per esigenze di potere, per accordi di tipo gerarchico, per scopi semplicemente devozionali o puramente egoistici.
    La storia di Maria, in questo libro di Verga, si snoda in forma di diario...
    Nel diario ella si confida con un'amica svelando le emozioni che la colpiscono, i desideri che la pervadono.
    Vorrebbe amare e sposarsi ma non può.
    La volontà del padre ha deciso altrimenti per lei.
    Dovrà trascorrere la sua vita in convento, come figlia obbediente a un destino che non ha scelto, ma che le è stato imposto con prepotenza dal padre.
    In questo tragico destino, in questa vicenda che tocca profondamente l'animo del lettore e che commuove, Verga dona voce a coloro che non ce l'hanno, a coloro che per secoli, sono rimasti muti e agghiacciati da una sorte avversa, imprigionati nella rete dei genitori, che con crudeltà hanno deciso al posto loro.
    A che serve la vita in una condizione forzata, coatta di prigionia fisica e spirituale?
    E' vero si può morire per fame, per malattia, ma anche per non essere in grado di esprimere il proprio desiderio di amare e di non poterlo appagare.
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    said on 

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