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Storia confidenziale della letteratura italiana

dalle origini a Dante

Di

Editore: CDE

4.0
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000085348 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Education & Teaching , Da consultazione , Textbook

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Descrizione del libro
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  • 4

    Giampaolo Dossena è riuscito a creare un caso editoriale: la sua "Storia confidenziale della letteratura italiana", che affronta i primi secoli delle patrie lettere fino a Dante Alighieri, ha bruciato in pochi mesi il traguardo delle 30mila copie, mettendo d'accordo il pubblico delle librerie e q ...continua

    Giampaolo Dossena è riuscito a creare un caso editoriale: la sua "Storia confidenziale della letteratura italiana", che affronta i primi secoli delle patrie lettere fino a Dante Alighieri, ha bruciato in pochi mesi il traguardo delle 30mila copie, mettendo d'accordo il pubblico delle librerie e quello dei "lettori di professione" (Grazia Cherchi, critico notoriamente severo e di gusti difficili, si è spinta a scrivere: "Strepitosamente divertente. Guai a chi non lo legge"). L'aggettivo "confidenziale" non deve trarre in inganno: Dossena, che pure dovrebbe conoscere tutti i trucchi del mestiere (ha lavorato per circa 25 anni, come redattore e dirigente, presso Feltrinelli, Sansoni, Rizzoli, Il Saggiatore, Bompiani e Mondadori) non ha confezionato un libro astuto, alla moda. Il lettore non troverà, qui, il Bellavista di turno che va a importunare gli stilnovisti o Cecco Angiolieri. L'opera di Dossena è dotta, precisa fino alla pignoleria nei dettagli. Ma, appunto, "confidenziale": cioè non scolastica, non dogmatica, non raggelante. "Sono convinto", afferma l'autore in un passo del libro, "della piacevole opportunità di leggere le opere di Dante Alighieri anche col rischio, più o meno consapevole, di leggerle male". Ecco, Dossena chiede la complicità e la collaborazione del lettore, scuote la sua pigrizia, lo invita a deporre il libro, quando è necessario, per andare a consultare altre opere. Soprattutto, gli suggerisce di non avere paura di provare a nuotare in mare aperto; e gli fa nascere la voglia di andare a rileggere, con l'animo di chi farà una scoperta, i classici che la scuola ci ha portato a disertare. "Ho voluto scrivere un libro non scolastico su una fetta di piaceri che non vengono più coltivati. Quand'ero bambino io non c'era nessuna rivista o rubrica di gastronomia: ricordo soltanto Petronilla, che insegnava a risparmiare e a utilizzare gli avanzi. Oggi la gastronomia è un piacere diffuso. Il successo che ha avuto finora il mio libro è il successo di una scoperta. Tutti i recensori si sono trovati d'accordo nel dire la stessa cosa, per me la più lusinghiera e imprevedibile: che questo libro è molto divertente. E' la dimostrazione migliore del fatto che il piacere di certe letture, secondo me, è ancora tutto da scoprire". Dossena parla di piacere, i critici di divertimento. Eppure in tanti, a scuola, hanno trovato tediosi i classici italiani. Perché? "Tutti quelli che non leggono Dante da grandi lo hanno letto a scuola. Dunque la colpa di questa mancata lettura, di questo mancato piacere, è della scuola. Voglio precisare: non degli insegnanti, ma dei programmi scolastici, che risalgono a cent'anni fa". La storia condidenziale di Dossena è costruita a schede, più o meno lunghe, ordinate cronologicamente. Per trovare un discorso generale sull'Inferno dantesco, per esempio, bisogna cercare la scheda "Mantova 1313-1314". Ogni scheda poi ha una serie di freccine che rinviano ad altre schede, avanti o indietro. Ora, Dossena è il massimo esperto italiano di giochi. Ha forse voluto costruire quest'opera come una sorta di gigantesco gioco dell'oca? "In realtà il libro avrebbe funzionato anche senza le freccette, che hanno fatto inorridire i puristi. A me premeva suggerire al lettore di non leggere il libro tutto d'un fiato, di sfoglire ogni tanto un'enciclopedia, un testo, di tornare indietro, di cercare i collegamenti. Di scegliere lui il percorso di lettura. In questo senso, chi vuole accostare il mio libro a un gioco (Gorgio Manganelli e Beniamino Placido, per esempio, lo hanno fatto) ne ha ogni diritto". Ma i giochi, sostiene Dossena, sono una cosa seria. E da queste pagine trapela una cultura d'alrri tempi. Qual è il suo ideale di studioso? "Certi colonelli inglesi dell'età vittoriana, che passavano una vita a scrivere un libro sui tarocchi". Scritto l'1/2/1988

    ha scritto il 

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    Un modo molto originale di scrivere di letteratura!
    Ho apprezzato soprattutto i consigli spassionati su cosa leggere e cosa invece tralasciare. La suddivisione per luoghi e date invece l'ho trovata troppo schematica e difficile da seguire. Considerando il gran materiale letterario disponibile cre ...continua

    Un modo molto originale di scrivere di letteratura! Ho apprezzato soprattutto i consigli spassionati su cosa leggere e cosa invece tralasciare. La suddivisione per luoghi e date invece l'ho trovata troppo schematica e difficile da seguire. Considerando il gran materiale letterario disponibile credo proprio che i successivi volumi siano senz'altro migliori. Chissà se riuscirò mai a trovarli :(

    ha scritto il