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Storia degli Indiani d'America

Leggenda e realtà di un popolo in lotta per la sua sopravvivenza

Di

Editore: Mondadori (Oscar)

3.9
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: A000013481 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Education & Teaching , History , Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 3

    Buon quadro generale scritto negli anni Settanta. Stile un po' monotono. La condivisibile simpatia nei confronti dei nativi a scapito degli europei è argomentata. Sono d'accordo con l'autore ma il tono è comunque un po' troppo partigiano per un saggio storico.

    ha scritto il 

  • 4

    La ricchezza di un popolo, che nulla ha a che vedere con quella materiale, testimoniata in un libro e contrapposta alla mentalità occidentale, incapace di apprezzare la diversità, incapace di rispetto e di gratitudine ma, soprattutto, incapace di ammettere la superiorità di pensiero di antiche cu ...continua

    La ricchezza di un popolo, che nulla ha a che vedere con quella materiale, testimoniata in un libro e contrapposta alla mentalità occidentale, incapace di apprezzare la diversità, incapace di rispetto e di gratitudine ma, soprattutto, incapace di ammettere la superiorità di pensiero di antiche culture troppo spesso etichettate come inferiori e incivili. La storia di un popolo privato delle sue terre, della sua dignità e della sua spiritualità, contaminato dall'odio, dall'indole distruttiva, dall'egoismo e dal materialismo occidentale fino alla sua completa distruzione. Da leggere anche solo per ricordarci che noi occidentali, con la nostra tanto decantata civiltà, non siamo meglio di nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    I love USA

    Ammetto che io sono particolarmente di parte, amando molto la cultura dei nativi americani, e avendo letto altri libri sulla “storia degli indiani”, ma lo metto tra i miei favoriti. Jacquin parla di ciò che spero già tutti sappiamo, di una popolazione(pacifica per lo più) che viveva in armonia co ...continua

    Ammetto che io sono particolarmente di parte, amando molto la cultura dei nativi americani, e avendo letto altri libri sulla “storia degli indiani”, ma lo metto tra i miei favoriti. Jacquin parla di ciò che spero già tutti sappiamo, di una popolazione(pacifica per lo più) che viveva in armonia con gli elementi ma in "civiltà organizzate", con tanto di ruoli sociali, regole o "leggi", princìpi “incorruttibili” e spiritualità. Fino all'arrivo dell'uomo bianco, feccia dell'europa,melting pot di biscazzieri, "rifugiati politici" (che in realtà sarebbero avanzi di galera, ricercati) fanatici "religiosi" e cercatori d'oro che ,dapprima smembrano la terra e le montagne sacre, poi sgombrano il territorio da animali e uomini. Gli indiani d’America sono stati raggirati,battezzati, espropriati, umiliati, massacrati, e infine (o durante) “sterminati". La ricostruzione storica rende agli indiani una sorta giustizia, ma non riporta indietro la civiltà che ha popolato l'America prima che prendesse questo nome,prima che i vaneggiamenti e i sogni di ricchezza e di onnipotenza di portoghesi , spagnoli,olandesi,francesi e inglesi distruggessero e sostituissero ciò che di puro viveva in quella grande terra fino ad allora rimasta vergine e rispettata.

    ha scritto il 

  • 5

    Si parla ancora di scoperta dell'America, sarebbe ipocrita negarlo effettivamente noi siamo in parte ancora quegli europei che più di cinquecento anni fa' scoprirono l'America e diedero inizio ad uno dei più grandi genocidi della storia, il nostro sistema di conoscenze ed il nostro modello di svi ...continua

    Si parla ancora di scoperta dell'America, sarebbe ipocrita negarlo effettivamente noi siamo in parte ancora quegli europei che più di cinquecento anni fa' scoprirono l'America e diedero inizio ad uno dei più grandi genocidi della storia, il nostro sistema di conoscenze ed il nostro modello di sviluppo sono gli stessi e questo è così diffuso da sembrare l'unico possibile. E' bene quindi rendersi conto che ci furono milioni di persone che ricordarono il nostro 1492 come l'inizio dell'invasione della loro terra. Philippe Jacquin ce lo ricorda egregiamente, forse a tratti c'è una leggera mitizzazione dell'indiano e della sua società sicuramente eco-sostenibile ma anche senza dubbio violenta, l'opera di Jacquin si inserisce in un contesto storico dove purtroppo è sempre presente il rischio che queste culture vengano (irrispettosamente) adottate come emblema di ideologie (e.g. comunismo) e stili di vita (e.g. hippy) tipicamente occidentali, del tutto estranei e anacronisticamente incompatibili.

    ha scritto il 

  • 5

    400 trattati, neanche uno rispettato...

    Indovinare da parte di chi è ormai patrimonio più o meno comune, non ostante che i Pellerossa siano ancora dimenticati per lo più nelle scuse di rito dei massacri e ancor più spesso ridotti a macchiette della spiritualità accattona degli occidentali...
    Un popolo che in questo saggio davvero ben f ...continua

    Indovinare da parte di chi è ormai patrimonio più o meno comune, non ostante che i Pellerossa siano ancora dimenticati per lo più nelle scuse di rito dei massacri e ancor più spesso ridotti a macchiette della spiritualità accattona degli occidentali... Un popolo che in questo saggio davvero ben fatto ritrova un poco del proprio posto, non più quello dei selvaggi, buoni magari, ma sempre da civilizzare: piuttosto quello d'un insieme di popoli con tratti di civiltà che l'uomo bianco considera ancora un'utopia... A esemplificazione di tutto ciò che si può trovare tra le pagine: F. Engels (sugli Algonchini): “Niente guardie o polizia, niente prefetti, giudici, prigioni, niente procedimenti giudiziari.” M. Twain: “Non producono niente, non hanno villaggi, né si riuniscono in comunità tribali rigorosamente definiti.” Eagle Wing: “Abbiamo commesso un solo peccato: possedevamo ciò che l'uomo bianco desiderava.” Tutto molto eloquente, e che necessita d'un solo commento: la società pellerossa non era un rifugio edenico, di purezza e perfezione, com'è ovvio, ma è divertente che siano sempre stati i bianchi a poter sentire un certo richiamo al modo di vivere degli “indiani”, ma mai l'opposto... e d'altra parte l'esempio dei Cherokee, menzionato anche in quest'opera, dimostra che nemmeno sarebbe bastato a salvarli dal sistematico etnocidio di cui sono stati l'oggetto!

    ha scritto il 

  • 3

    Dalla lettura di questo libro si ha l'ennesima conferma che l'alcol e la guida di veicoli su ruote mal si conciliano.
    Infatti si scopre che gli indiani non conoscevano nè la ruota nè l'alcol ed erano felicemente in armonia con la natura.
    L'uomo bianco ha portato queste novità e come risultato ora ...continua

    Dalla lettura di questo libro si ha l'ennesima conferma che l'alcol e la guida di veicoli su ruote mal si conciliano. Infatti si scopre che gli indiani non conoscevano nè la ruota nè l'alcol ed erano felicemente in armonia con la natura. L'uomo bianco ha portato queste novità e come risultato ora l'identità culturale degli indiani è morta ed essi vivono in riserve...

    ha scritto il